domenica 22 novembre 2009

I media hanno la capacità di deformare il senso della vita

“Non importa che si parli male o bene di me, basta che se ne parli”. Sull’onda di questo slogan assistiamo da anni agli show incredibili e disgustosi di politici, prostitute, arrivisti, pseudo attori ed attrici, ninfette, travestiti, esibizionisti ed edonisti che sbattono in prima pagina o serata, nei talk show e nelle riviste patinate, il “meglio di sé”.

La assoluta modestia professionale dei direttori dei media, che guardano quasi unicamente alla tiratura dei giornali o all’audience, fa sì che questa mediocrità sia sottoposta o imposta alle masse ben sapendo come sia fruttifero speculare sulle debolezze umane. Più perversa o assurda è la notizia, il fatto o il caso, più accanimento giornalistico viviamo.
Da un lato il battage sulle esperienze sessuali dei personaggi che contano, sugli intrighi di palazzo, sull’invio di avvisi di garanzia (ma una volta non erano comunicazioni a tutela dei soggetti?), sulle notizie raccolte da “fonti attendibili” (in genere tendenziose) per spingere la politica in una direzione cui l’elettore non avrebbe neppure pensato e dall’altro quello sulle cronache più abiette riguardanti spaventosi eventi sociali che sono proposti, reiterati con analisi che impegnano seri professionisti ad uso e consumo di quelle masse che si trovano a nutrirsi di tanta disumanità.
Certo, sembra che questi insulsi pranzi nutrano folle di amanti del genere, moderni spettatori di un Colosseo sempre pronto ad offrire loro in pasto i propri gladiatori (che proprio eroi certamente non erano) o vittime innocenti di fiere affamate. Uno spettacolo oggi mediamente disgustoso alimentato da personaggi vuoti, ma in ogni modo molto furbi, che offrono la propria dignità, la propria immagine e quel poco di vita vissuta all’immagine deformata di sé attraverso i media.
Da sempre le riviste rosa hanno offerto ai propri lettori (spesso lettrici) ogni tipo di scoop o non scoop costruendo, in piena collaborazione con i soggetti interessati, avventure amori e tradimenti di un piccolo, ma famoso, gruppo di attori/attrici magari sulla cresta dell’onda o in da troppo tempo in ombra. Ma questa tecnica vincente ha trovato sempre più spazio nei ben più titolati quotidiani e trasmissioni televisive. Solo le guerre sono riuscite a “rubare la piazza”. Da quella ebraica dei sette giorni per passare all’Iraq e finire in Afganistan passando attraverso la Bosnia e la Serbia. Abbiamo sempre visto con parecchia “chiarezza” chi erano i buoni e chi i cattivi. Mi pare però che israeliani, americani ed europei se la siano cavata sempre piuttosto bene in quanto ad immagine. Un numero imprecisato di “nemici”, siano stati essi ungheresi, bosniaci, serbi, croati, palestinesi, egiziani, irakeni, afgani, cittadini dei Paesi ex sovietici irredenti, somali, eritrei, sudanesi del Darfur, tibetani, congolesi, ivoriani, nepalesi, cingalesi sono rimasti e sono, invece, le vittime invisibili. Loro non fanno notizia, sono comparse in un’opera lirica che solo gli interpreti principali portano all’onore delle cronache. Se poi dalla loro terra non sgorga il petrolio, ma solo sassi, fame e malattie, sono proprio da dimenticare!
Ma torniamo a noi, ai nostri "opinion leader" o "modelli", che si ergono a tale autoattribuita posizione per aver partecipato al Grande Fratello, ai programmi della Defilippi e della RAI, accompagnati dalle attestazioni di “orgoglio dei genitori”! Va bene che la scuola e l’università giacciono in condizioni pietose, ma così è troppo! Ed i media che fanno? Beh, qui lascia fare ai palinsesti, talk show e interviste che “educano” e “propongono” le immagini in una farisea farsa di critiche.
Dalla strage di Novi Ligure al delitto di Cogne, dal mostro di Firenze agli stupri, passando dall’omicidio di Garlasco a quello di Perugia, viviamo processi mediatici che assolvono e condannano approfondendo fatti che dovrebbero essere parte della valutazione di merito dei giudici, se non addirittura "soffiate" dei soliti ben informati. Di questi giorni, la notizia bomba! Forse è stata raggiunta la pace in Medio Oriente? No, c’è una insulsa giornalista, in cerca di notorietà, che sarebbe pronta a sposare l’assassino (confesso) del Circeo. Strano? No, sennonché ha dichiarato che vuole riaprire i processi per le due stragi in quanto si tratta di errori giudiziari, lui sarebbe innocente. Questo non lo hanno ammesso né l’interessato né il suo avvocato, ma tutto ciò basta a fare notizia e quindi la hanno sbattuta sugli schermi delle più importanti TV e delle cronache.
Forse basta questo per cominciare a riflettere e ricordare ai più giovani che la vita è anche e soprattutto un’altra cosa.

sabato 14 novembre 2009

La contestazione dell'Onda ed i professori sessantottini

La nostra posizione sulla scuola non cambia, quando è rivolta ai professori che appoggiano con complicità i manifestanti dell’Onda ad Alessandria
Luca Lavezzaro
Mario Bocchio


Nei giorni passati abbiamo più volte preso posizione in riguardo alle proteste contro la riforma Gelmini. Il nostro duro intervento comparso sui giornali locali, nei confronti degli insegnanti che appoggiano simili atti di inciviltà, basati sulla calunnia verso forze di polizia e dirigenti scolastici, verso ministri e pubblici amministratori crediamo, però, sia stato in qualche modo frainteso.
Affermando che i professori di stampo sessantottino abbiano nel tempo creato una generazione di alunni inetti e violenti, siamo convinti di non dire un’eresia e di circoscrivere molto bene il “raggio d’azione” del nostro attacco.

Non crediamo assolutamente che tutti i professori sentano di essere ed appartenere a quei sessantottini che, a partire dal diciotto politico o dal sei politico, alle lauree di gruppo, fino ad arrivare alle promozioni miracolose nel campo della sanità, in particolare della psichiatria, dove semplici infermieri vennero promossi, senza troppi sforzi al ruolo di psicologi che, ovviamente, comportava un carico di responsabilità professionali e morali ben superiori, hanno rovinato numerosi settori della Repubblica Italiana di cui, purtroppo, ancora oggi tutti paghiamo le conseguenze.
Non vogliamo pensare che ci siano persone che, per il solo fatto di aver vissuto il sessantotto o per aver insegnato in quegli anni, possano definirsi sessantottini con così tanta leggerezza.
La scuola italiana, che con la riforma Gelmini-Tremonti si è cercato di elevare qualitativamente, crediamo non possa permettersi di annoverare tra le sue fila quei professori e quel personale Ata che, pubblicamente, su tutti i mezzi di informazione locale e nazionale, ha sostenuto l’Onda Anti riforma Gelmini.
Il motivo della nostra affermazione, chiaramente, va ricercato nell’esempio positivo che i professori dovrebbero trasmettere ai giovani, agli studenti.
Nei casi di calunnie, di occupazioni turbolente seguite da atti di inciviltà urbana, come l’imbrattamento dei muri delle scuole cittadine, alcune delle quali recentemente ristrutturate, coloro che non intervengono o non sono intervenuti pur essendone preposti per incarico professionale crediamo che non lo facciano o non lo abbiano fatto per motivi di sola tolleranza delle diversità ideologiche o di manifestazione del pensiero ma, bensì, che fiancheggino o abbiano fiancheggiato con complicità, visti gli interessi contrattuali in gioco, un movimento che di democratico ed edificante, dal punto di vista della crescita civica e morale, non ha nulla.
I professori che, giustamente, si sono espressi in maniera critica verso le vigliacche calunnie anonime indirizzate al Preside dell’istituto “Saluzzo” Picchio, alla Polizia, ai Dirigenti Scolastici, con un atto di grande coscienza e professionalità, hanno assunto quella posizione pubblica che noi ci auspicavamo, in onore di tutta quella serie di regole e
norme morali che, comunemente, rappresentano l’educazione civica.
La critica di crescere ragazzi inetti ed incivili, ovviamente, non è da sollevare verso queste coscienze, maturate da anni ed anni di duro lavoro a contatto con gli studenti, verso questi professionisti che hanno cresciuto ed indirizzato verso il mondo di lavoro giovani, scalmanati e non, che da loro hanno tratto innumerevoli insegnamenti scolastici e di vita.
La lezione che dobbiamo e, soprattutto, i manifestanti devono trarre da questi professori, alcuni dei quali, tra l’altro, abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente, è il senso della civiltà, il senso della dignità e l’educazione che va oltre all’orientamento politico, che va oltre l’intimo assenso o rifiuto riguardo all’impostazione voluta per la scuola dal Ministro Gelmini.
Non tolleriamo, però, che si voglia utilizzare un nostro pensiero per renderlo banalmente l’emblema di quella che fu una delle cause degli anni di piombo, vera e propria guerra contro lo Stato, per sminuire i danni di quella rivoluzione sbagliata che fu il ’68, quella enorme diseducatività insita nell’imbrattare pubblici edifici, nello sperperare fondi pubblici che, quindi, appartengono alla collettività e non soltanto al movimento studentesco di protesta.
Affermare che i professori compiano enormi sforzi per insegnare, per correggere i compiti in classe, per i ricevimenti dei genitori, per l’assistenza dei ragazzi cosiddetti difficili, corrisponde alla verità e la condividiamo pienamente.
Ergere a difesa dei professori sessantottini l’inesistenza dei diciotto politici, del lassismo dei pubblici funzionari, dell’ inciviltà di certe squallide ed irritanti proteste, spendendo richiami alla carta di Oxford, al pensiero di Gaetano Martino, al fascismo, al becerismo, così come abbiamo avuto modo di desumere dalla lettera dell’amico Antonio, però, non ci pare possa corrispondere alla verità storica del nostro Paese.

mercoledì 28 ottobre 2009

La ricerca tecnologica: dai bandi generici sui finanziamenti ad un sostegno della ricerca richiesta dalle Aziende da inserire nei futuri bandi

Partire dalle reali esigenze delle Imprese, progettare l’intervento di innovazione non al buio, ma soltanto dopo “aver acceso la luce” su ciò che davvero necessita alle aziende e ricercare i finanziamenti necessari.

Questa la filosofia che fa da sfondo al progetto “Tecnogate PMI”, presentato venerdì scorso all’API di Alessandria da parte degli Imprenditori che compongono la rete associativa di NordOvest Imprese e che ha subito raccolto l’interesse e l’adesione dei rappresentanti delle Istituzioni.
“ Si è trattato di un evento completamente diverso dai soliti nei quali si discute di innovazione, perché è stata presentata una metodologia operativa di grande novità, una inversione di tendenza rispetto al percorso utilizzato fin qui da parte di Istituzioni ed Imprese - ha dichiarato il Presidente di NOI Roberto Roveta - Infatti, finora, si è sempre cercato, dopo l’emanazione di bandi nazionali o europei, di adattare le richieste di fondi ai temi esposti dai documenti stessi, con il risultato di ottenere una frantumazione a pioggia dei finanziamenti, con risultati non sempre efficaci. Con questo progetto si incomincia dall’azienda,entrandoci dentro e raccogliendone le reali esigenze, mettendo così fine al “teatrino” dei soliti informati su tutto, come abbiamo visto sempre verificarsi in questi anni".
Dov’è, allora, la novità del progetto presentato dall’Associazione delle Piccole e medie Industrie?
“In accordo tra l’Associazione e gli esponenti degli Atenei piemontesi e liguri verrà costituito un panel di 500 aziende, che saranno visitate dai funzionari tecnici delle varie sedi di NordOvest Imprese unitamente ad esponenti del mondo universitario per monitorare le loro esigenze in ambito dell’innovazione di prodotto o processo.- ha spiegato il Direttore generale di NOI Enrico Taverna - Le principali richieste verranno trasferite in un software realizzato specificatamente e saranno trasferite ai rappresentanti del Politecnico e dell’Università, ai vari consulenti tecnici ed economico/finanziari partner del progetto al fine di trovare le opportune soluzioni. Attraverso l’applicazione di un sistema certificato di valutazione sarà definita in maniera attendibile e chiara la situazione tecnologica delle imprese, dando modo alle Istituzioni competenti di verificare l’efficacia degli strumenti, anche economici, di supporto all’innovazione ed introdurre eventualmente nuove agevolazioni o correggere quelle esistenti. E’ la prima volta che, in maniera strutturata e con monitoraggio scientifico costante, si entra nelle aziende per raccoglierne le reali esigenze al fine di trasformarle in risposte mirate e concrete.”
Il nuovo servizio, denominato “Tecnogate PMI”, opererà nell’ambito delle sinergie attivate da NordOvest Imprese nei confronti di partner istituzionali, quali il Politecnico, le Università piemontesi, liguri ed emiliane, gli Istituti Bancari, grandi Imprese eventualmente interessate e i Centri di Eccellenza nella Ricerca e nello Sviluppo.
A questo proposito il responsabile della sede alessandrina del Politecnico di Torino, Guido Saracco, ha affermato che “ sarà intensa e continua la collaborazione con la Cittadella della Tecnologia e della Scienza di Alessandria. Questo progetto consentirà di sviluppare un lavoro congiunto nella definizione e attuazione di una nuova concezione del rapporto tra Aziende e Atenei.”
L’obiettivo generale è infatti proprio quello di aiutare le imprese associate a sviluppare la cultura della ricerca e innovazione e sviluppare una collaborazione con il mondo accademico, dando la possibilità ai ricercatori di affinare le competenze pratiche sul campo e ai neo laureati di trovare una effettiva e rapida collocazione nel mondo del lavoro.
“Esiste inoltre un aspetto qualificante del progetto che si rivolge espressamente alle aziende - ha concluso Taverna - Ci prefiggiamo infatti l’obiettivo di sviluppare, insieme con gli Atenei, un percorso finalizzato al raggiungimento del “rating tecnologico dell’impresa”, per attestare il grado di innovazione di una specifica impresa esistente al momento della verifica. Il rating, che certificherà il “tasso di futuro”, non verrà definito in modo artigianale, ma sarà una certificazione determinata sulla base di un protocollo elaborato dalla società TUV ThuringenItalia Srl, uno dei maggiori Enti certificatori esistenti al mondo. La valutazione di questo aspetto sarà utile per aiutare gli imprenditori ad ottenere sul mercato del credito un accesso privilegiato al finanziamento dei progetti di innovazione.”
L’interesse all’iniziativa presentata nella sede API ad un folto pubblico composto dai rappresentanti delle Istituzioni, del mondo accademico e imprenditoriale si è fatto sentire immediatamente.
Il Direttore delle Attività Produttive, Industria e Ricerca della Regione Piemonte, Giuseppe Benedetto si è dichiarato disponibile da subito ad incontrare i rappresentanti dell’Associazione insieme con l’Assessore Bairati ed a verificare le forme di finanziamento necessarie allo sviluppo del progetto.
Il Presidente della Camera di Commercio di Alessandrina e Vicepresidente nazionale di Unioncamere Renato Viale ha elogiato l’iniziativa, affermando la disponibilità a sostenerla in ambito locale e a presentarla come esempio di reale novità al consiglio nazionale di Unioncamere.
Oggi “Tecnogate PMI” verrà presentato da parte dei responsabili di NOI al Rettore ed a tutto il corpo accademico della Facoltà di Ingegneria di Genova, in un incontro fissato a Villa Cambiaso, sede dell’Ateneo.

mercoledì 21 ottobre 2009

La crisi colpisce anche tanti dirigenti

"Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie"Sergio Favero
Credo che questa poesia ermetica di Ungaretti rappresenti molto bene la stagione dei dirigenti in questo momento di profonda crisi (l'autunno) quando basta un pò di vento e le foglie (i dirigenti) cadono.In tutti questi anni ho assistito molti colleghi sul piano contrattuale e legale e sovente mi sono chiesto perchè l'autunno ne avesse colti parecchi impreparati: eppure si trattava di dirigenti anche con mansioni apicali o comunque preposti a funzioni importantissime che comportavano elaborazione di strategie finanziarie, di pianificazione di attività aziendali.Colleghi esperti di marketing che hanno trovato nicchie di mercato per le loro aziende, a volte, non si sono accorti della voragine che si stava aprendo sotto i loro piedi.

Sicuramente tanti (troppi!) colleghi pensano di essere indispensabili e insostituibili per l'azienda. Sono convinti che a loro non capiterà mai di essere chiamati per risolvere il rapporto di lavoro, perchè la loro valutazione professionale è eccellente, perchè sono competenti e professionalmente preparati. Qualcuno crede di avere anche rapporti di amicizia con l'imprenditoree, sicuramente, con il direttore del personale.L'autunno può avere molte sfumature di colore che vanno dal disinteresse degli azionisti verso l'attività produttiva per spostarsi verso l'aspetto finanziario, i figli ed i nipoti della proprietà che stanno per entrare o sono già entrati nell'azienda, le friziionature dei rapporti interni tra i soci che, a volte, comporta il doversi schierare da una parte o dall'altra. Come i colri dell'autunno che cambiano a seconda della luce o del punto di osservazione, anche la valutazione pprofessionale di un dirigente cambia nel tempo, proprio perchè sovente bisogna schierarsi proprio come abiamo detto prima. Si verificano poi in azienda piccole riorganizzazioni che comportano raggruppamenti diversi di funzioni su cui spesso non si riflette abbastanza.Anche alle prime nebbie di autunno non si presta attenzione: la riluttanza o il diniego a partecipare a fiere, viaggi all'estero, o peggio, l'affiancamento di parenti dell'imprenditore , la richiesta incessante di ridurre i costi si accompagna con l'ipotesi di affidare settori specifici a "consulenti" esterni, ecc.Non si coglie il vento, per esempio l'improvviso interesse dell'imprenditore o del direttore generale, per il possesso o meno dei requisiti pensionistici o sugli interessi personali che si potrebbero coltivare quando si starà a casa, il tutto mentre si prende il caffè alla macchinetta!Tutto questo spiega perchè in molti colleghi si riscontri un rifiuto psicologico ad accettare la comunicazione della direzione aziendale, perchè crollano tutte quelle certezze che costituiscono il quotidiano.L'aspetto economico è sicuramente fra le cose meno importanti mentre quello che spaventa è il futuro inimmaginabile senza un lavoro che ha permesso a molti di realizzarsi sia sul piano professionale sia su quello econommico sociale con lo status di dirigente. Il valore del lavoro è proprio questa autorealizzazione a cui si dedicano le migliori energie, molto tempo sottratto alle famiglie e rinunciando sovente alle vacanze. Sintomatica è la prima presa di contatto con l'associazione dei dirigenti: quasi non si presentano e si lanciano a capofitto nella descrizione particolareggiata delle proposte e scenari che, a volte, hanno già (purtroppo) discusso con l'azienda. Il telefonino continua a squillare, si danno ordini, perchè a loro dire, si tratta di problemi importantissimi per l'azienda, come se il problema della perdita del posto di lavoro non fosse altrettanto importante....A questo punto normalmente vengono invitati a presentarsi meglio: si accenna ad un brevissimo exrcursus professionale per riprendere la filastrocca interrotta. Si cerca di spiegare che solo un quadro dettagliato delle effettive esperienze professionali acquisite, dei periodi lavorativi ai fini dei contributi pensionistici, della situazione famigliare e del contesto sociale, permetterà di elaborare una strategia che enga conto di questi parametri. Finalmente è possiile fare un quadro completo del percorso da fare e della difficile e delicata situazione in cui occorre operare nel contesto del rapporto lavorativo ancora in essere.La conclusione si sta avvicinando, negli ulteriori contatti con l'associazione dirigenti il telefonino è spento e non disturba più la valutazione delle proposte aziendali che sovente sono degli odiiosi ricatti "o si firma subito o ti licenziamo.... ti consigliamo di accettare subito questi soldi perchè se la questione la prendono in mano "loro" non ti daranno niente". E' il solito giochetto del buono e del cattivo fatto tra la direzione di funzione e quella centrale.Non esiste però solo l'autunno e proprio per questo si è avuto il piacere di conoscere splendide figure di colleghi che, anticipando le decisioni aziendali, hanno saputo rimettersi in gioco e cogliere altre opportunità. Colleghi che hanno reagito molto bene alla momentanea battuta di arresto professionale trasformandola in un fatto positivo attraverso la ricollocazione.
"Mi illumino di immenso"
Anche questa volta la poesia di Ungaretti ci può aiutare a capire certi meccanismi.Il collega dirigente che si presenta alla sua associazione, dopo aver discusso e trattato con l'azienda la sua buonuscita, in quanto ha capito che non c'è più spazio per lui, esordisce di solito con ".. mi offrono tot....." oppure ".. mi pagano ancora un anno ...mi offrono anche della consulenza..". La ciliegina sulla torta è quasi sempre l'auto aziendale regalata. Proprio su alcuni semplici conteggi, distinguendo bene il costo aziendale da quanto proposto (lordo o netto?) con i riflessi contrattuali su TFR, FASI, ecc. il collega si illumina e sbotta "..ma mi vogliono fregare..". Cominciano le recriminazioni :"se avessi saputo di finire così, avrei fatto dei corsi che mi sarebbero stati utili adesso.... Ho ancora un centinaio di giorni di ferie da fare, se fosse adesso....li farei con la mia famiglia..."Si scopre, poi, dopo un esame sereno, il pozzo senza fondo della voce "indennità di trasferta" mai erogata per anni, le ferie non godute azzerate ogni anno, per cuui, in caso di impugnativa del licenziamento si evita il ricorso al Collegio Arbitrale perchè competente sugli aspetti dell'applicazione del contratto.Alcune considerazioni: le aziende sanno molto bene le date in cui effettuare licenziamenti: la vigilia delle festività natalizie o del periodo di chiusura per ferie e questo aggiunge al trauma del licenziamento risvolti famigliari non indifferenti. Ma lo shock più grande rimane quello di capire che il lavoro fatto fino ad ieri sembra che non serva più, perchè sarà diviso come uno spezzatino tra i collaboratori o assunto in parte direttamente dal direttore generale per rendere più credibile la motivazione del risparmio dei costi.Alcuni colleghi dirigenti si accorgono, poi, che tutti gli amici in azienda o fuori, da cui era certo che avrebbero avuto un aiuto nella ricerca di una nuova sistemazione, adagio adagio spariscono o non si fanno più trovare al telefono.Si torna allora all'associazione dirigenti per farsi spiegare meglio le convenzioni con le società di outplacement; ovviamente questa volta non c'è bisogno di spegnere il telefonino, tanto non suona più.Alla conclusione di questa vertenza e ricerca, alcuni dirigenti si rivolgono con parole di ringraziamento all'associazione dei dirigenti, la Federmanager, ed in questi casi è proprio chi li ha aiutati ad "illuminarsi di immenso", perchè hanno capito la strada fatta insieme in un difficile percorso condividendo ansie, difficoltà e frustrazioni, ma anche, poi, il senso di libertà conseguente alla definizione della cosa.

domenica 11 ottobre 2009

Vizi privati e pubbliche…….vicissitudini !

Da molti mesi l’Italia, colpita da eventi naturali disastrosi oltre che da una crisi economico finanziaria di rilevante portata, vede il sistema politico fortemente impegnato ad analizzare e disquisire su fatti che ben poco hanno a che vedere con gli interessi reali.

Mi chiedo quanto interessi agli italiani “normali”, cioè benpensanti, il tipo di frequentazioni “a titolo di amicizia” del nostro Presidente del Consiglio o la solidità della sua situazione familiare piuttosto che la disinvolta abitudine di festeggiare in modo più o meno lascivo.
Non entro nel merito etico che comunque sarebbe molto distante dal mio, sono affari suoi, ma resto stupito dal tambureggiamento ossessivo dei media che si sono spinti, secondo me, molto oltre il loro doveroso compito di informare. Questo non è stato certamente casuale, visto che i direttori dei giornali, si sono esposti in prima linea tanto nel firmare gli articoli che partecipando a combattutissimi talk show. Non mi sembra di aver visto, letto o sentito da costoro un simile calore nell’affrontare le tematiche di un angoscioso impoverimento di certe categorie di lavoratori, della loro impossibilità a sostenere economicamente quelli che, fino a pochi anni fa, erano fabbisogni primari oggi divenuti lussi. Ho sentito invece gridare allo scandalo, da una parte, e alla ritorsione verbale, dall’altra, in uno scambio di commenti, accuse e sarcasmi degni della peggiore sceneggiata napoletana dei quartieri spagnoli.
Scandalo, indegnità, amoralità, abuso di potere e così via per citare alcune delle espressioni usate. Allora mi chiedo, ma qualcuno di loro ha letto il libro “La casta” e le successive uscite? Come mai gli autori non sono stati portati in tribunale a rispondere di diffamazione? Come mai i direttori dei giornali e telegiornali, non hanno titolato per mesi fatti che avranno certamente sconvolto tutti i lettori onesti?
E qui non si parla di destra, sinistra, centro ma di onestà, rispetto dei cittadini, senso di responsabilità. Ai moralisti lasciamo che facciano il loro mestiere, se lo vogliono e se possono permettersi di scagliare la prima pietra, ma verso i cittadini, quali doveri sentono gli attori di questa vergognosa e continua farsa? Forse nessun dovere, tutti fanno politica della peggior specie perché si misurano sulla quotidianità dell’audience e ben sanno che lo scandalismo, sul breve, paga. Avete mai osservato quanto spazio abbiano nei talk show di sinistra e di destra, nei pomeriggi domenicali o di sera, quei partecipanti che nulla hanno da dire che meriti una riflessione, ma che “gridano, urlano, si disperano, offendono, deridono” assenti e presenti? Coloro che invece tentano di esporre ragionamenti e fatti concreti si ritrovano con spazi minimi o rapidamente zittiti. Nelle trasmissioni televisive domina la nullità spiegata come “intrattenimento”.
C’è o non c’è dietro questi fatti una volontà di mettere il bavaglio all’informazione?
Non lo so, potrebbe essere che esista la volontà di distrarre l’opinione pubblica da cose ben più serie ma forse c’è anche la caduta verticale dei valori sociali nei responsabili che non si pongono troppe domande, se non una e cioè “Quale ritorno economico ho e avrò da ciò che sto facendo”? Alla fine di tutto ricade sul denaro, e niente è più contingente di esso, e sulla lotta di potere.
Forse è sempre stato così, ma non mi pare. I padri della Costituzione, pur in un confronto duro posto da presupposti di ideali diversi, hanno lavorato insieme e faticosamente per darci una base comune di intesa sociale. Insigni uomini di destra e di sinistra hanno dato un enorme contributo allo sviluppo di questo Stato e della sua società senza risparmiarsi nell’impegnativo confronto politico. Abbiamo così conosciuto degli “statisti” che sono scomparsi per lasciare posto alla generale mediocrità dei politici “di carriera” che affollano le aule del nostro Parlamento. Piccoli uomini dai grandi interessi personali che vivono laggiù, lontano da tutto e da tutti e che “usano” il sistema per trarne il massimo dei benefici economici ed i media per condizionare gli elettori e garantirsi la continuità del potere.
E noi siamo qui “Come d’autunno sugli alberi le foglie”

mercoledì 30 settembre 2009

IV Forum dei Direttori delle Risorse Umane

Il 24 settembre u.s., presso la Robino e Galandrino di Canelli (AT), organizzato da Federmanager Asti e Federmanager Alessandria, si è tenuto il IV Forum dei Direttori del Personale.

Si è ritenuto opportuno mettere all’ordine del giorno la situazione di crisi che si sta trascinando ormai da un anno nonché le modalità con cui le aziende si stanno attrezzando per affrontare uno dei più difficili periodi dell’attuale Imprenditoria.

Hanno partecipato oltre 15 Direttori del Personale ed esperti di relazioni industriali, mentre hanno aderito al Forum un’altra decina di Responsabili Risorse Umane, pur non potendo essere presenti per sopraggiunti impegni presso le loro aziende.

Dopo una presentazione ed una visita guidata allo stabilimento della Società ospitante, si è entrati nel merito del tema della giornata con una relazione introduttiva di Michele Bramardi, già Direttore di Confindustria Alessandria, che ha ricordato come il periodo post feriale 2009 si preannunci non facile per le aziende e per chi dovrà affrontare e gestire le conseguenze della più grave crisi degli ultimi decenni.
In queste settimane e nei prossimi mesi, in quelle aziende toccate da una crisi effettiva e non beneficiate da una significativa ripresa dei mercati di competenza, l’esaurimento degli ammortizzatori sociali potrebbe comportare inevitabilmente l’adozione di più pesanti provvedimenti, dalle possibili chiusure di stabilimenti, alle riduzioni di personale, dall’esigenza di percorrere nuove strade organizzative, all’esigenza di incidere pesantemente sui costi fissi.

Peraltro, le crisi e l’esigenza di ricercare soluzioni alternative possono avere anche aspetti positivi: a titolo di esempio mettere in cantiere riforme strutturali, riscoprire certi valori come la produttività e il merito, rafforzare chi saprà dimostrare capacità di resistenza, perseguire l’innovazione alla ricerca di maggior competitività e quant’altro.
In questo contesto le relazioni industriali all’interno delle aziende ed all’esterno con le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori acquistano una grande importanza basata fondamentalmente sulla reciproca credibilità e rispetto tra le controparti: fortunatamente, o per merito, non siamo più in una situazione di conflittualità esasperata, ma non si può dimenticare che la difesa del posto di lavoro è molto più importante- anche di fronte all’opinione pubblica- di una rivendicazione normativa o salariale e le reazioni possono essere molto più pesanti. Gli esempi, anche attuali, non mancano.
Le nostre aziende come si stanno preparando? Con strumenti tradizionali o con iniziative innovative?

Gli interventi che si sono succeduti nel corso di oltre tre ore di dibattito hanno evidenziato molti risvolti interessanti sia sotto l’aspetto di quanto è già stato posto in essere, sia sull’evoluzione della situazione in corso.
In particolare è stato sottolineato che i primi provvedimenti adottati sotto il profilo occupazionale sono stati quelli tradizionali degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, prepensionamenti, incentivi all’esodo, ferie anticipate, blocco straordinari, blocco del turn over per diminuire nel tempo i livelli occupazionali, trasformazioni da full time a part time, ecc.) nonché la mancata conferma od il mancato rinnovo dei contratti a termine, ma non sono mancati interventi sulla gestione aziendale se non proprio innovativi, comunque significativi e idonei ad attenuare impatti solamente penalizzanti.


Si è tornati per esempio, a percorrere la strada della novazione tra personale indiretto (impiegatizio) a personale diretto (operaio di produzione), con risultati positivi dopo un certo periodo di addestramento; si è potenziata la ricerca e sviluppo finalizzata alla creazione di migliori condizioni di nuovi prodotti e nuove potenzialità per nuovi mercati; ove possibile, si è proceduto a spostamenti di personale e/o addirittura di produzioni in diversi stabilimenti in Società multilocalizzate; si è potenziata la formazione continua soprattutto per il personale diretto alla ricerca della massima flessibilità e finalizzata alla plurimansionalità con il conseguente miglior utilizzo dei collaboratori anche in presenza di un mercato isterico che impone consegne riavvicinate; si sono privilegiate le quote produttive magari a scapito dei prezzi pur di mantenere la Clientela e per ipotecare il futuro.

Non sono peraltro mancati interventi dei partecipanti al Forum su argomenti di “politica industriale”.
Si è infatti sottolineata l’opportunità di introdurre una certa cultura economica nei rapporti con i dipendenti e soprattutto con le rappresentanze sindacali, affinché la parola “esuberi” non sia vista solamente come una scelta dell’Impresa, ma una logica conseguenza ad una evoluzione industriale e produttiva e che è assurdo mantenere in essere un lavoro se questo non esiste più.

Più interventi hanno sottolineato quanto sia importante la trasparenza tra le parti ed i buoni rapporti aziendali con il massimo coinvolgimento possibile del personale al fine di migliorare sempre più il clima in azienda.

Si deve infine sottolineare come la maggior parte degli intervenuti abbia evidenziato come i segnali di ripresa, sia pure ancora parziali, esistano concretamente e che anche la ricerca di personale in assunzione, dal settembre in corso, sia timidamente ripresa (con esclusione, purtroppo per il personale dirigenziale ancora in crisi profonda).

Il relatore/moderatore Bramardi ha in conclusione dei lavori cercato di dare una risposta al titolo del Forum “autunno caldo, tiepido o freddo?”.
Senza alcuna volontà e possibilità di preveggenza, se il Governo non riuscirà a reperire le necessarie risorse per rifinanziare gli ammortizzatori sociali (peraltro sollecitati da tutte le parti sociali, sindacali e imprenditoriali), allontanando nel tempo interventi negativi sull’occupazione, favorendo di conseguenza un agganciamento ad un mercato che prima o poi dovrà riprendersi e le aziende si vedranno costrette ad intervenire sull’occupazione stante l’esaurimento degli ammortizzatori stessi, è probabile che ci appresteremo ad un autunno (e ad una primavera 2010) caldo.
Se al contrario si verificheranno le condizioni di cui sopra, ci potremo avviare verso un autunno tiepido - salvo qualche caso sporadico – anche con le azioni di supporto che potranno dare CISL, UIL e UGL, mentre la CGIL probabilmente continuerà con la sua posizione “politica” contro ogni iniziativa governativa ed imprenditoriale.
Se infine si realizzeranno – come auspicabile – i presupposti precedentemente evidenziati ed addirittura potremo assistere ad un ammorbidimento della CGIL (un primo segnale c’è stato con la sottoscrizione unitaria delle organizzazioni sindacali del rinnovo del contratto nazionale degli alimentaristi, compresa la CGIL che ha accettato alcuni importanti principi della riforma degli assetti contrattuali), potremmo assistere ad un autunno freddo, a parte l’importante rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, ove la componente FIOM CGIL ed i suoi segretari estremisti, continuerà a porsi con ogni probabilità su posizioni di lotta “a prescindere”.
Il Forum si è concluso con il saluto del Presidente Federmanager Asti Pietro Masoero e quello di Alessandria Sergio Favero.Il pomeriggio è infine terminato con un aperitivo e l’assaggio di vini e spumanti offerti dalla dr.ssa Patrizia Corsi delle Cantine Cavallotti di Calamandrana ( www.cantinecavallotti.com ) che hanno incontrato un gran successo per la eccezionale qualità.

lunedì 7 settembre 2009

IV Forum dei Direttori delle Risorse Umane

Il 24 settembre p.v. si terrà a Canelli (AT) il IV Forum dei Direttori delle Risorse Umane di alcune importanti aziende delle Province di Alessandria ed Asti.
Ospiti della soc. Robino & Galandrino S.p.A, azienda meccanica leader mondiale nella costruzione di macchine enologiche ed in particolare di gabbiettatrici e monoblocchi di tappatura, gabbiettatura, capsulatura di vini e spumanti.
L’incontro verterà sulla discussione di temi di grande attualità che il dr. Michele Bramardi, già Direttore di Confindustria Alessandria e consulente esterno di gruppi industriali privati ed istituzioni pubbliche, riproporrà in questi termini:

“Il periodo post feriale 2009 si preannuncia non facile per le aziende e per chi dovrà affrontare e gestire le conseguenze della più grave crisi degli ultimi decenni. Una crisi determinata in buona parte dal presunto vantaggio e privilegio della finanza sull’economia reale, vantaggio e privilegio erroneo di cui ci si è accorti finalmente - sia pure in ritardo - e sul quale sembra si stia operando, invertendo le posizioni e ridando forza alle attività produttive e manifatturiere in cui possiamo eccellere.
In queste settimane e nei prossimi mesi, in quelle aziende toccate da una crisi effettiva e non beneficiate da una significativa ripresa dei mercati di competenza, l’esaurimento degli ammortizzatori sociali potrebbe comportare inevitabilmente l’adozione di più pesanti provvedimenti: dalle possibili chiusure alle riduzioni di personale, dall’esigenza di percorrere nuove strade organizzative all’esigenza di incidere pesantemente sui costi fissi.
Peraltro le crisi e l’esigenza di ricercare soluzioni alternative possono avere anche aspetti positivi: a titolo di esempio mettere in cantiere riforme strutturali, riscoprire certi valori come la produttività e il merito, rafforzare chi saprà dimostrare capacità di resistenza, perseguire l’innovazione alla ricerca di maggiore competitività e quant’altro.
In questo contesto le relazioni industriali all’interno delle aziende ed all’esterno con le organizzazioni sindacali dei lavoratori acquistano una grande importanza basata fondamentalmente sulla reciproca credibilità e rispetto tra le controparti.
Fortunatamente, o per merito, non siamo più in una situazione di conflittualità esasperata, ma non si può dimenticare che la difesa del posto di lavoro è molto più importante - anche di fronte all’opinione pubblica - di una rivendicazione normativa e/o salariale e che le reazioni possono essere molto più pesanti. Gli esempi, anche attuali, non mancano.
Da qui alcuni interrogativi:
- Autunno caldo, tiepido o freddo?
- Le nostre aziende come si stanno preparando? Con strumenti tradizionali o con iniziative innovative? “

La conclusione di questo interessante Forum vedrà gli intervenuti riuniti in un momento conviviale dove approfondire la conoscenza personale e preparare le basi del successivo Forum.

martedì 14 luglio 2009

Manager ..... donna? Realtà o fantasia?

Da una indagine Inpdai del 2007 i dirigenti italiani erano per il 93,5% maschi e per il 6,5% femmine.
Dei primi il 58% laureato e delle seconde il 100%. Il 70,5% al Nord, il 21,4% al Centro e l’8% al Sud.
Negli ultimi 30 anni il numero di dirigenti è aumentato di 2,5 volte al Centro-Nord e di 5 volte al Sud.
Il numero di donne è invece passato da quasi zero al 6,5% del totale.
Il numero totale di dirigenti “tagliati” negli ultimi 10 anni è stato di 20.000 unità, quasi tutti uomini.
La domanda occupazionale, da parte delle imprese, di professioni tecniche, intellettuali e scientifiche, non dirigenti, è stata per il 2008 del 20% al Centro-Nord e del 14% al Sud. La parte del leone l’hanno fatta gli operai specializzati ed i conduttori di impianti con oltre il 60%. Per lo stesso periodo quella rivolta a figure dirigenti è stata dello 0,3%.
Mala tempora currunt!
E’ evidente che l’impatto fortemente negativo, dal punto di vista occupazionale, riguarda quasi unicamente i manager uomini a seguito della loro preponderante presenza, ma alcune osservazioni forse si possono fare.
Una di queste riguarda la retribuzione, infatti essi sono mediamente pagati più o molto più delle donne e le imprese stanno cercando da qualche anno di tagliare con forza i costi fissi.
Da una serie di osservazioni però emerge che quando un gruppo di dirigenti viene sottoposto a ristrutturazione e si vanno a guardare i diversi criteri utili a razionalizzare i “tagli”, le donne o non vengono toccate o solo sfiorate dai provvedimenti. Ma come mai, se fino a ieri la donna, in quanto madre o potenzialmente tale, era vista come un “rischio difficile da calcolare” nell’economia della gestione? Oppure era, se brava, associabile alla figura preziosa della segretaria-assistente ma sempre assoggettata al “servizio” di un manager uomo? Impensabile vederla seduta a dirigere una funzione in una azienda meccanica o comunque industriale. Maschio il fondatore, maschia la progenie, maschi i manager, maschi i tecnici e così via.
E’ certamente vero che la gran parte delle laureate aveva ed ha scelto indirizzi umanistici e scientifici con orientamento a quelli amministrativi, avvicinandosi da non molti anni a quelli più “tecnici” specifici o gestionali; ma è certo che il pregiudizio “questi non sono lavori da donna” ha imperato da generazioni nell’epoca industriale e nel commercio.
E’ altrettanto vero che lo statuto dei lavoratori e la costituzione hanno progressivamente aperto verso l’uguaglianza tra i sessi, ma fondamentalmente a parole.
Le carriere e le responsabilità agli uomini, ciò semplicemente per definizione e tradizione.
In questo sono in testa i partiti politici, gli Enti pubblici, le grandi aziende industriali seguite dalle PMI e dal commercio.
E’ vero che un elevato numero di donne, appartenenti alle categorie impiegatizie e operaie, particolarmente in aziende pubbliche, ha affrontato i periodi di maternità dilatandone i tempi ai limiti, se non oltre, dei benefici contrattualmente previsti e generalmente per risolvere la meglio le problematiche famigliari o personali. Però è altrettanto vero che alcune di loro si sono distinte per la capacità di gestire il proprio status di donna, donna madre, moglie, lavoratrice.
In particolare, nelle aziende private, sono state le donne a dimostrare che con il crescere delle loro responsabilità aumentava l’abilità con cui gestivano tutti i loro impegni lavorativi e non.
Se da sempre la donna ha dovuto faticare il doppio per raggiungere gli stessi livelli dei colleghi uomini, oggi, nel Nord Italia, la battaglia resta dura ma comincia a diffondersi l’opinione che una donna nei posti di responsabilità sia più affidabile e continua del collega uomo.
Forse non si può parlare di uguaglianza perché la donna resta tale nella sua profonda diversità dal maschio, ma di modo diverso per l’uomo di vederla e valutarla. Cambio degli schemi mentali ed emersione di ciò che forse è così da anni se non da sempre. La categoria manageriale potrà trarre molti vantaggi da questa crescita qualitativa e quindi ….largo ai manager donna!

lunedì 6 luglio 2009

IL POSTO PUBBLICO? SI EREDITA

A parità di istruzione, genere, età, stato civile, area geografica e altri parametri, la probabilità di entrare nella pubblica amministrazione aumenta del 44 per cento per gli individui il cui padre lavora nel settore pubblico. Ma il nepotismo non è solo fonte di iniquità, ha anche costi rilevanti per le organizzazioni pubbliche, costrette a impiegare lavoratori meno competenti. E' essenziale un meccanismo che premi o penalizzi economicamente i responsabili delle selezioni sulla base della qualità delle scelte effettuate.
I posti di lavoro nel settore pubblico sono particolarmente ambiti in Italia sia per un significativo premio salariale che pagano rispetto ai lavori nel settore privato, a parità di caratteristiche individuali, sia per la sicurezza dell’occupazione e le migliori condizioni di lavoro che garantiscono.

DI PADRE IN FIGLIO
Sulla base di tali considerazioni, è ragionevole pensare che molti pubblici dipendenti provino a usare la loro posizione, le informazioni privilegiate di cui dispongono e il network di relazioni sociali formate sul posto di lavoro per favorire – al di là dei loro meriti, attraverso raccomandazioni o richieste di favori – l’accesso al settore pubblico dei propri figli.Suscitano periodicamente scalpore i casi di docenti universitari che favoriscono i propri figli nell’accesso alla carriera accademica, i politici che assicurano lauti incarichi ai familiari o le assunzioni clientelari alla Rai. (1) Ma probabilmente il fenomeno è più esteso di quanto si riesca a percepire e riguarda numerosi comparti della pubblica amministrazione.In un recente lavoro, utilizzando dati individuali tratti dall’Indagine sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane della Banca d’Italia dal 1998 al 2004, cerchiamo di stimare la probabilità di ottenere un posto di lavoro pubblico, tenendo conto di una serie di caratteristiche individuali e delle condizioni dei mercati del lavoro locali, allo scopo di verificare se i figli dei dipendenti pubblici godono di un vantaggio nell’ottenere un’occupazione pubblica rispetto agli individui il cui padre non è dipendente pubblico. (2)I risultati mostrano che la probabilità di entrare nella pubblica amministrazione aumenta di un considerevole 44 per cento per gli individui il cui padre lavora nel settore pubblico, a parità di istruzione, genere, età, stato civile, area geografica e così via. Nel campione considerato la probabilità di lavorare nel settore pubblico è di circa il 24 per cento. Se il padre è dipendente pubblico tale probabilità sale al 35 per cento, ceteris paribus. E aumenta ancora se anche la madre lavora nel settore pubblico, anche se l'effetto è meno forte.In generale, la probabilità di lavorare nel settore pubblico dipende fortemente dagli anni di istruzione, sia per il tipo di lavoro svolto, sia perché un alto livello di istruzione consente di primeggiare nei concorsi pubblici. Il legame positivo emerge in tutte le aree geografiche, anche se con intensità diversa: per ogni anno aggiuntivo di istruzione la probabilità di diventare dipendente pubblico aumenta di 2,7 punti percentuali al Nord, di 3,2 al Centro e di 4,4 al Sud.Il vantaggio goduto in qualità di figlio di dipendente pubblico corrisponde a circa tre anni di istruzione: così, per esempio, un diplomato il cui padre lavora nel settore pubblico ha le stesse chances di ottenere un posto pubblico di un giovane in possesso della laurea triennale, ma il cui padre lavora nel settore privato.
LA RESPONSABILITÀ DEI DIRIGENTI
Ovviamente, la maggiore probabilità di accesso goduta dai figli dei dipendenti pubblici potrebbe dipendere da preferenze o attitudini verso il tipo di lavoro comuni a padri e figli, dalla trasmissione di capitale umano di padre in figlio piuttosto che da pratiche nepotistiche e favoritismi. Una parte della correlazione tra tipo di professione dei padri e dei figli è sicuramente da imputare a questi fattori. Tuttavia, una serie di altri risultati empirici rafforzano l’ipotesi che una parte consistente della maggiore probabilità di ottenere un posto pubblico per i figli dei dipendenti pubblici sia legato al nepotismo.Innanzitutto, mentre l’influenza del padre dipendente pubblico risulta piccola per i soggetti che si diplomano o si laureano con i migliori voti, il vantaggio risulta molto elevato per gli individui che ottengono voti bassi, cosicché il figlio di un dipendente pubblico non ha conseguenze negative da esiti scolastici mediocri mentre gli altri subiscono un notevole decremento della probabilità di accesso alla pubblica amministrazione. La probabile spiegazione è che i genitori dei figli meno bravi si prodigano di più per favorire la loro assunzione nella Pa, dal momento che le loro opportunità alternative nel settore privato sarebbero relativamente meno buone.

In secondo luogo, la probabilità di accesso alla Pa varia poco a seconda del settore di lavoro dei genitori per i soggetti che lavorano in un posto diverso dal luogo di nascita; “l’effetto padre” è invece più forte per coloro che non si spostano. Tale evidenza indica presumibilmente che “raccomandazioni” e “favoritismi” hanno efficacia solo all’interno del network sociale di appartenenza. Ancora, “l’effetto padre” è molto più accentuato nelle regioni del Mezzogiorno, affette da un maggiore grado di “familismo amorale”.Infine, la probabilità di trasmissione del posto di lavoro da padre in figlio riscontrata nel settore pubblico è stata confrontata con la probabilità di trasmissione del posto di lavoro per gli imprenditori, liberi professionisti e altri lavoratori autonomi. Per tali categorie, è plausibile pensare che avvenga trasmissione di capitale fisico, capitale umano e “reputazione familiare” che favoriscono il passaggio di professione all’interno della famiglia. Nonostante ciò, la probabilità di trasmissione per i dipendenti pubblici risulta addirittura più elevata di imprenditori e lavoratori autonomi.Il nepotismo rappresenta un fallimento della meritocrazia: oltre a essere fonte di iniquità, produce rilevanti costi per le organizzazioni pubbliche, costrette a impiegare lavoratori meno competenti ma “connessi”, e disincentiva i migliori a investire risorse per l’accesso a tali occupazioni.Una delle principali cause di questo fenomeno va rintracciata negli schemi retributivi adottati nel pubblico impiego, in particolare nel fatto che generalmente i dirigenti o responsabili non sopportano economicamente le conseguenze delle scelte effettuate nelle selezioni pubbliche: se si assume il figlio incompetente del proprio collega si ottengono favori/tangenti/riconoscenza/lealtà da parte di quest’ultimo, ma praticamente nessuna penalizzazione in termini di minore remunerazione, nonostante l’organizzazione registri performance peggiori come conseguenza delle cattive selezioni. D’altra parte, la scarsa presenza di meccanismi retributivi incentivanti non penalizza nemmeno il “raccomandato” anche se svolgerà male il suo lavoro.La riforma della pubblica amministrazione verso una più diffusa adozione di remunerazioni legate alla performance potrebbe contribuire al miglioramento della selezione della forza lavoro, ma è essenziale un meccanismo che premi o penalizzi economicamente i responsabili delle selezioni in relazione alla qualità delle scelte effettuate.