lunedì 15 gennaio 2007

Il manager di domani

Probabilmente per definirlo occorrerebbe prima convenire su quale sia stato quello di ieri e poi di oggi. Chiedersi magari se sia un dirigente o un factotum, un imprenditore o un dipendente serio ed affezionato o quant'altro. Difficile dare una etichetta chiara e precisa in particolare se ci riferiamo al mondo lavorativo italiano. Da noi questa figura è molto diversa anche a seconda del settore in cui opera. Ci sono managers pubblici, bancari e assicurativi, del commercio ed industriali. Essi sono spesso definiti tali dal contratto nazionale di lavoro dei dirigenti in funzione dell'incarico che hanno, delle responsabilità che dovrebbero avere e delle competenze gestionali.

Ognuno dei settori citati ha un proprio modo di inquadrare questa figura, altrettanto fanno i vari contratti di lavoro nazionali. Il ruolo viene così molto spesso incasellato in una serie di articoli e norme contrattuali che talvolta sfuggono dal merito della nomina. Troviamo così il manager dirigente statale o parastatale che lo diviene per effetto di concorso più o meno "manipolato" dalla politica e purtroppo spesso il merito fondamentale è quello della fedeltà partitica. Questo non esclude ovviamente la esistenza di competenti managers pubblici, ma non ne viene mai evidenziata la responsabilità soggettiva. Quando si entra nel settore privato le cose assumono un aspetto leggermente diverso ma in un microcosmo di comportamenti e atteggiamenti talmente difformi da disorientare anche un attento analista. In genere si aggiunge ai criteri di nomina già citati anche quello del merito tecnico specifico che si affianca prepotentemente alla valutazione dei successi ottenuti. Purtroppo senza badare troppo a come ciò sia avvenuto ed in quale contesto. Coloro che valutano il manager sono persone che seguono propri parametri per rispondere alle esigenze puntuali della propria società. Poco importa se si stia parlando di imprenditori o topmanagers di grandi aziende perchè se prima doveva essere uno bravo e fedele, oggi conta che sia molto bravo. Negli ultimi sessanta anni questo sistema valutativo ha visto nominare managers con la qualifica di dirigente, ma anche di impiegato al massimo livello piuttosto che di quadro. Ma con quale ruolo? Da braccio destro dell'imprenditore, da factotum, da fiduciario, da Direttore Generale, da Amministratore Delegato, da Direttore di funzione, da Tecnico superesperto, da.... storica figura dell'Azienda a.... passandolo Dirigente ci costa meno(Situazione oggi non più vera). Da ricordare che, se parliamo di Dirigenti, molti imprenditori si sono nominati tali per usufruire dei benefici contributivi ed assicurativi che il contratto nazionale aveva assicurato ai loro primi collaboratori. In tal modo sono stati allineati controllati e controllori. Fenomeno abbastanza paradossale ma comprensibile in una Italia che stava imparando a strutturare un contesto sociale dove predominava nella cultura generale l'assistenzialismo. Oggi quale sia la realtà in cui operano i managers forse non è più semplicemente associabile ad un contratto nazionale di lavoro, tanto per i Dirigenti che i Quadri. Oggi chi gestisce le leve del potere decisionale ed economico non vede di buon occhio il rapporto a tempo indeterminato, le tutele economico sociali dei contratti nazionali, i minimi tabellari garantiti, gli orari di lavoro predeterminati e tutto ciò che rappresenta un vincolo per le aziende. Nel contempo è cresciuta però la richiesta di una capacità gestionale di tutte le risorse (capitale finanziario, umano, tecnico). I mercati sono molto cambiati, la velocità operativa ha subito un fortissimo incremento, la competitività nazionale ed internazionale mette alla frusta le strategie di ieri, gran parte delle precedenti "regole di mercato" sono saltate o stanno rapidamente cambiando. La quantità di risorse finanziarie che si è creata nel frattempo, oltre che essere enorme, si muove tra le diverse opportunità di investimento con una velocità ed una forza che spiazzano spesso anche le migliori strategie. Le grandi aziende stanno diventando sempre più grandi e le piccole soffrono la dimensione spesso poco competitiva. Le medie cercano l'equilibrio ideale. Quali managers per queste nuove realtà? A quali sfide dovranno confrontarsi? Con quale formazione?

5 commenti:

Luigi ha detto...

Chissà se domani avremo dei manager migliori?
Per me, che sulla questione ho una visione retrospettiva, questa possibilità ci sarà .. a condizione che si tenga conto anche di qualche esperienza di manager mancati ;)
Che sia un commento viziato da .. conflitto di interesse ??

Grabov ha detto...

Penso che le tue riflessioni siano originate dall'esperienza e quindi condivido la opportunità/necessità di saper fare tesoro delle esperienze "altrui". Proprio in questa direzione sto tentando di promuovere della formazione atraverso i canali ufficiali della "categoria"

Luigi ha detto...

Si può sperare che la categoria alla quale ti rivolgi si renda disponibile a cercare e praticare nuove modalità comunicative? Io sono mooooooolto pessimista .. ;)

Grabov ha detto...

Più che pessimista tu sei molto realista. Finora ho incontrato un muro di gomma sia da parte della"categoria" che dalle aziende.In pratica gli uni sono tutti presi dal "quotidiano" lavoro e le altre lontane dal porsi il problema dela crescita professionale dei primi. Tutto ciò si veste di colori diversi quando i "colleghi" vengono "invitati" a prendere la porta perchè non più idonei ai nuovi bisogni aziendali.

Luigi ha detto...

Mi chiedo se non sia possibile rivolgersi al problema di chi deve decidere di diventare "Manager di se stesso", cercando la propria strada senza dover chiedere aiuti a chi detiene - o pensa di possedere - il segreto del successo ..