<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247</id><updated>2012-02-12T10:50:32.500+01:00</updated><category term='malcostume manageriale'/><category term='riforma universitaria'/><category term='attività manageriali'/><category term='Beneficenza'/><category term='cultura manageriale'/><category term='articolo18'/><category term='Rivoluzione Libia'/><category term='risk management'/><category term='recessione'/><category term='casta'/><category term='crisi occupazionale'/><category term='PMI sviluppo'/><category term='Gelmini'/><category term='attualità'/><category term='produttività'/><category term='fannulloni'/><category 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Il futuro del posto fisso.</title><content type='html'>I modi con cui ci si può esprimere sono estremamente soggettivi e quelli in cui si possa essere capiti lo sono altrettanto, in quanto appartengono alla cultura ed alla convenienza di chi li ascolta. &lt;br /&gt;Da qui spazio a 360 gradi!&lt;br /&gt;Le espressioni hanno un impatto superficiale, quindi forte ed immediato come un terremoto sussultorio, se colpiscono la nostra dignità, i nostri valori ed i nostri interessi. I grandi comunicatori sanno esprimere tutte quelle parole che sappiano scuotere gli animi nel medesimo istante in cui vengono pronunciate. &lt;br /&gt;Fortunatamente non tutti gli ascoltatori si fermano a questa superficialità e cercano anche di coglierne il senso, la motivazione e lo scopo ultimo per i quali vengono pronunciate.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La parola è uno dei più forti mezzi di comunicazione e ben lo sanno i politici, i sindacati, gli imprenditori e in genere tutti coloro che detengono il potere. Ciascuna di queste categorie, insieme a tutte quelle che di fatto appartengono ad una casta od a situazioni di privilegio, ha un interesse da tutelare e lo fa, spesso, a danno di altri. Fin qui niente di nuovo, basta leggere i libri di storia umana cercando di cogliere il senso degli eventi e non la sciatta didattica che ci viene insegnata a scuola.&lt;br /&gt;Ma, fatta questa premessa, veniamo al fatto del giorno che ha agitato gli animi: ufficialmente ci si rivolge ai nostri giovani per annunciare che un mito sta per cadere “il posto fisso” e si aggiunge che poi “non sarà neppure un gran male”! Reo di tanta bestemmia : il capo del governo!&lt;br /&gt;Certamente un bravo politico avrebbe trovato un modo di comunicare questo pensiero in una forma espressiva meno lapidaria e sfumatamene più garbata oppure non lo avrebbe proprio detto. Non siamo molto lontani, in termini di tempo, dall’aver ascoltato che non vi fossero per l’Italia le condizioni per fare manovre economiche ulteriori e poi, in quattro mesi se ne sono susseguite quattro e non sono bastate. &lt;br /&gt;Giusto ? Sbagliato? No, solo conveniente. In questo atteggiamento non possiamo riconoscere Monti che si limita a dire e d a fare quello che dice, giusto o sbagliato che sia. Ha anche il vantaggio di non doversi preoccupare del voto futuro degli elettori, né di mantenere l’equilibrio tra le correnti interne di partito, né tanto meno di dover restituire i favori di chi ha sostenuto e sostiene la sua campagna elettorale o di chi gli ha assicurato la maggioranza in parlamento saltellando da un partito all’altro. Lui si è limitato a dire ai suoi ministri che le decisioni si prendono insieme e le si difendono coralmente coordinandosi come in un team.&lt;br /&gt;Tutto innegabilmente più facile. Lo è meno mantenere un equilibrio politico indispensabile all’approvazione delle norme, ma qui sa bene che la convenienza di lasciare a lui di togliere le castagne dal fuoco è un collante bipartisan che ben si armonizza sull’appoggio su tre gambe (PDL, PD e Terzo Polo). Chiunque sappia un qualcosa di fisica ben capisce che l’equilibrio è così garantito! Sarebbero meglio quattro, ma non si può avere tutto, come ben sanno la Lega Nord e IdV. &lt;br /&gt;Il tema scottante della riforma del lavoro rappresenta una delle tre scommesse più importanti su cui stiamo confrontandoci con il mondo economico, quindi non la sola Europa, insieme alla riforma fiscale ed al taglio della spesa pubblica. Si sta parlando cioè della nostra capacità competitiva per il futuro. Più produttività e maggiore competitività in ciò che sappiamo fare. &lt;br /&gt;Diciamoci serenamente che vorremmo dare ai nostri figli non solo quello che noi abbiamo avuto, ma anche di più! Chi non vorrebbe questo? Infatti rappresenta tutto ciò che abbiamo fatto finora e probabilmente continueremo a fare nei limiti delle nostre possibilità. Chi non è stato onesto ci ha aggiunto anche tutto quello che ha potuto rubare o quanto meno prendere sfruttando posizioni di comodo, di intrallazzo, di scambio o potere. Risultato? Noi abbiamo dei figli che hanno vissuto benissimo, rispetto a noi, senza preoccupazioni vere e con “abitudini di consumo” oggi definite “necessità” consolidate nella “indispensabilità”.&lt;br /&gt;Peccato che forse queste ricchezze avevano fondazioni appoggiate sulla sabbia, il debito pubblico.&lt;br /&gt;Lo abbiamo creato tutti insieme, magari inconsapevolmente se dalla parte del popolo e irresponsabilmente se dalla parte dei governanti. In quest’ultima categoria metterei, oltre ai politici, anche tutti coloro che rappresentano i poteri forti, economici e finanziari. &lt;br /&gt;Non dovremmo dimenticare che abbiamo insegnato ai nostri figli che la loro sicurezza economica stava nel “posto fisso” (in Ferrovia, in Comune – Provincia – Regione, all’ENEL, alla SIP, in BANCA, alle Poste, nella Scuola di ogni ordine e grado, ecc.) e non nella loro capacità di esprimere il loro potenziale. I soldi? meglio pochi ma sicuri! Poi, se non bastavano, lavoro nero! &lt;br /&gt;Abbiamo fatto anche cose ottime spronandoli a studiare, peccato che ci abbiano pensato le incompiute, eterne, riforme della scuola a ridurre la preparazione scolastica ai minimi storici. Però intanto i nostri giovani si sono illusi di poter far valere economicamente i loro diplomi di Scuola Superiore, di Laurea triennale e Magistrale. Ma non è così, perché la scuola è andata da una parte ed il mondo da un’altra. Non certo in una direzione opposta ma purtroppo non convergente. &lt;br /&gt;Dovendoci dimenticare di poter considerare come sbocco, per molti giovani, un’occupazione nel settore pubblico perché parte importante del debito pubblico e su cui occorrerà tagliare moltissimo, ci rimane solo il privato suddiviso fra commercio, industria e servizi. Dei tre l’unico che sta crescendo è il terzo. Ma tutti devono rispondere ad un imperativo economico: la competitività nella capacità di sviluppo basandosi sull’innovazione e sulla riduzione dei costi.&lt;br /&gt;Note dolenti per chi sia abituato a guadagnare lavorando in “un certo modo” o comunque per chi sperava che la situazione, finora bene o male vissuta, potesse ripetersi nel tempo. Desideri pii e legittimi, ma poco aderenti alla realtà di mercato. Diritti acquisiti? Si, ma chi li paga? Per ora sappiamo solo che abbiamo venti anni di tempo e di sacrifici per arrivare ad una situazione equilibrata del debito pubblico, cioè ognuno di questi venti anni dovrà essere una tappa di riduzione dei costi pubblici e di maggiore efficienza del sistema.&lt;br /&gt;Reggerà il sistema capitalistico che ci ha permesso di essere retribuiti in modo tale da poter vantare oggi parte dei diritti acquisiti? Non dobbiamo dimenticare che si sta parlando di capitali privati i cui proprietari, in regime di democrazia, sono liberi di impiegarli come e dove meglio credono. La delocalizzazione delle aziende nei paesi emergenti ha di fatto impoverito l’Europa in quanto a posti di lavoro e l’unica motivazione risiedeva nel costo del lavoro e nella scarsa produttività. Non che in Cina o in India, Paesi Magreb, Messico o in Brasile ci sia personale molto produttivo, ma il suo costo era ed è tutt’ora molto più basso e questo rapporto tra costo e beneficio ci ha spiazzato. Noi dobbiamo essere più bravi, più intraprendenti perché più colti, più produttivi perché più partecipi, affinché si ritrovi quell’equilibrio che non fa più scappare le aziende (i capitali privati) e più onesti perché “chi ha rubato” ha anche distrutto parte del futuro dei nostri figli. &lt;br /&gt;In questo ritrovato equilibrio si colloca il lavoro “riformato” e non necessariamente il “posto fisso”, per dare ai nostri figli la soddisfazione del proprio operato e la sua giusta remunerazione. Chissà che da tutto ciò non nasca un nuovo sistema economico, non più basato sugli imperi finanziari od economici, ma su una “rete” di operatori di mercato che ogni giorno si interfacciano generando un interesse che ricada su loro stessi.&lt;br /&gt;Forse con questa ottica si può capire meglio l’allusione del Presidente Monti e distinguersi dalle reazioni di chi si è sentito scavalcato o obsoleto in quanto portatore di idee appartenenti a quel passato che sembrerebbe non più realisticamente ripetibile. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5589861579227035742?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5589861579227035742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5589861579227035742' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5589861579227035742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5589861579227035742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2012/02/monti-dichiarazioni-fra-il-serio-e-il.html' title='Monti: dichiarazioni fra il serio e il faceto! 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C’è qualcuno che dissente rispetto a questo obiettivo?&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Sostiene Mario Monti (Senato, 17 novembre, e TG1, 28 gennaio) che occorre aumentare la protezione della dignità, della libertà e della sicurezza economica e professionale di ciascuna persona nel mercato del lavoro, ma che questo non significa garantirne l’inamovibilità, bensì aumentarne la capacità di muoversi nel mercato stesso. C’è qualcuno che dissente su questo punto?&lt;br /&gt;Sostiene il ministro Elsa Fornero (incontro con le parti sociali, 23 gennaio) che occorre rafforzare nell’entità e nella durata e rendere universali le garanzie per chi perde il posto di lavoro, ma che per questo non si deve utilizzare impropriamente la Cassa integrazione, strumento concepito per tenere legati i lavoratori alle imprese da cui dipendono nei casi di difficoltà temporanea. C’è davvero qualcuno che può ragionevolmente sostenere il contrario?&lt;br /&gt;Sostiene, ancora, il ministro Elsa Fornero (stesso incontro con le parti sociali) che, laddove un’impresa sia disponibile a impegnarsi, nei confronti di tutti i nuovi dipendenti, a garantire loro per il caso di licenziamento un sistema di protezione economica e professionale di livello scandinavo, varrebbe la pena di sperimentare se e come la cosa funziona; e che comunque la condizione dei neo-assunti sarebbe in questo caso migliore di quello che si offre loro oggi nel nostro mercato del lavoro. C’è davvero qualcuno che può ragionevolmente sostenere il contrario?&lt;br /&gt;Se, come credo, su nessuno di questi punti-cardine del programma di politica del lavoro del Governo c’è qualcuno che possa ragionevolmente dissentire, perché sindacati e Confindustria manifestano tanta diffidenza e apprensione per questo capitolo dell’agenda delle prossime settimane? Perché, invece, non si rimboccano le maniche per vedere come realizzare ciascuno di questi obiettivi?&lt;br /&gt;Dal sito di Pietro Ichino &lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-6269003662077160526?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/6269003662077160526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=6269003662077160526' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/6269003662077160526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/6269003662077160526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2012/02/riforma-del-mercato-del-lavoro-gli.html' title='Riforma del mercato del lavoro: gli obiettivi del Governo Monti'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-412237901224742355</id><published>2012-01-21T14:15:00.001+01:00</published><updated>2012-01-21T14:19:50.504+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforme'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gestione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='soluzioni crisi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Uscire dalla crisi: "La necessità assoluta di crescere"</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Tommaso Nannicini&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È Assistant Professor presso l’Università Bocconi di Milano, dove insegna Economia del Lavoro ed Econometria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo libro &lt;strong&gt;“Non ci resta che crescere”&lt;/strong&gt; Editore Università Bocconi, affronta il tema economico di maggiore attualità del momento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Per aggredire in profondità le cause del «dolce declino» dell'Italia, senza illudersi di poter continuare a scaricare i costi dell’aggiustamento sulle giovani generazioni, i contributi che seguono propongono ricette che ruotano intorno a una parola chiave: «selezione». &lt;br /&gt;Dobbiamo selezionare le risorse economiche e sociali, aprendo molti mercati e professioni oggi protette alla concorrenza, affinché le risorse disponibili vadano laddove sono più produttive. &lt;br /&gt;Dobbiamo selezionare le politiche pubbliche, perché se vogliamo aiutare chi resterà indietro, non possiamo permetterci di dare tutto a tutti.&lt;br /&gt;Per dirla con una metafora, l’Italia ha bisogno di una grande opera di potatura. &lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;Dobbiamo potare qualche ramo della pianta per far sì che possa produrre più frutti. E non si tratta solo di tagliare rami secchi; purtroppo è un po’ più complicato: con la potatura, si devono tagliare anche i rami che hanno scelto di crescere verso l’interno. Lo si deve fare per lasciare spazio a quelli che crescono verso l’esterno, perché solo quelli servono alla pianta per fruttificare. E questo, fuor di metafora, in termini economici e sociali, è facile a dirsi ma difficile a farsi. È difficile perché si tratta di tagliare rami vivi, non secchi, parti del tessuto economico e sociale che hanno una loro capacità di sopravvivenza. Perché laddove noi vediamo delle rendite, qualcuno vede un diritto acquisito, un modo dignitoso per sbarcare il lunario. Non c’è niente di moralistico in questo. Anche a me piacciono le rendite: le mie. E la selezione, la meritocrazia, hanno dei costi, anche psicologici. Una cosa è fallire perché ci sono le raccomandazioni degli altri, le rendite degli altri, gli abusi di potere degli altri. Altra cosa se il fallimento avviene in un ambiente competitivo, dove la colpa finisce per ricadere sui miei limiti. &lt;br /&gt;Come diceva George Orwell, «il problema della concorrenza è che qualcuno vince». &lt;br /&gt;Tuttavia, quest’opera di potatura e selezione, per quanto costosa, è ormai indispensabile, perché i costi dell’assenza di dinamismo sono maggiori e cominciano a farsi insopportabili. Non esistono alternative se vogliamo valorizzare le risorse umane e materiali del nostro paese per tornare a crescere.&lt;br /&gt;Insomma: la potatura non deve consistere in una crociata ideologica contro le rendite, ma in una politica capace di offrire una visione d’insieme. Se la politica ha una visione e indica un obiettivo raggiungibile (la crescita della pianta), anche qualche sacrificio (la potatura di qualche ramo) può essere accettabile. Altrimenti, senza visione, senza progetto, ognuno si rinchiude nella difesa del proprio ramoscello, nelle barricate corporative che hanno bloccato le riforme negli ultimi vent’anni. È proprio questo lo sforzo di questo libro: offrire una visione unitaria degli interventi che servono al paese, e individuare gli ostacoli politici che si sono finora frapposti alla loro realizzazione. Due gli ostacoli principali: ritardi culturali e difese corporative.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restando all’interno della metafora potremmo affermare che proprio in questo periodo invernale si possono effettuare le potature più efficaci per ottenere nella oramai prossima stagione primaverile, la migliore vegetazione e sviluppo del nostro albero immaginario. Infatti, come la natura prevede, saranno proprio i giovani rametti a fiorire ed produrre i migliori frutti. La minore influenza degli interessi partitici sulle decisioni del Governo, ferma restandone la costruttiva collaborazione politica, sembra essere la condizione di equilibrio per tagliare alcuni interessi dominanti, quindi rami che, pur vigorosi, produrrebbero solo foglie. &lt;br /&gt;In termini “agricoli” essi si chiamano “succhioni” perché tolgono linfa alla pianta senza produrre niente oltre le foglie, quindi non fiori e frutti. Il parallelismo è forte con l’aspetto economico. Però, se si avvererà la previsione che calcola come pari al 10% del PIL la liberalizzazione di tutti questi servizi (Quindi anche trasporti ferroviari e pubblici, energia elettrica, gas) avremmo realizzato quelle riforme che dopo essere state la bandiera “parlata” dei Governi di destra e di sinistra, sono servite solo per le campagne elettorali e per la bagarre dialettica, sono state riposte nei cassetti partitici.&lt;br /&gt;Si diceva prima: la primavera che porta il cambiamento. Speriamo davvero che si abbia il buon senso politico di non fa riaffiorare interessi di partito se non nei limiti della democratica diversità, quindi di confronto.&lt;br /&gt;La riserva è d’obbligo perché in quella stagione avremo elezioni amministrative comunali un po’ ovunque ed alcuni partiti (vedi Lega Nord, Italia dei Valori, Movimento Grillo, SEL &amp; C.) fremono per conquistare spazi elettorali guardando le proiezioni demoscopiche. &lt;br /&gt;Altra scommessa aperta è quella del taglio dei costi della politica e della spesa pubblica. Indispensabile realizzarlo mantenendo un equilibrio sociale ed economico, primavera araba docet!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-412237901224742355?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/412237901224742355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=412237901224742355' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/412237901224742355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/412237901224742355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2012/01/uscire-dalla-crisi-la-necessita.html' title='Uscire dalla crisi: &quot;La necessità assoluta di crescere&quot;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-4778057680491029638</id><published>2012-01-15T00:41:00.001+01:00</published><updated>2012-01-15T00:44:16.702+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi occupazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Uscire dalla crisi: non solo liberalizzazioni ma anche Manager capaci di innovarsi e Sindacati illuminati</title><content type='html'>Dalle indagini svolte sui territori italiani, emerge una triplice debolezza delle classi dirigenti locali. &lt;br /&gt;La prima è quella di una risposta alla crisi non sempre adeguata, spesso confusa e in ordine sparso. &lt;br /&gt;La seconda è un’eccessiva auto referenzialità locale, nonché una riconosciuta difficoltà, più volte ricordata, di praticare la cooperazione tra segmenti diversi di classe dirigente per i comuni obiettivi del territorio. &lt;br /&gt;La terza è che non si persegue con chiarezza e con l’impegno necessario l’obbligo primario della classe dirigente, quello di generare nuova classe dirigente, con il corollario della ben nota riluttanza a promuovere effettivamente i giovani talenti presenti sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Ma oltre i limiti e le debolezze, i territori italiani conservano grandi patrimoni di risorse: &lt;br /&gt;- Primo, una capacità di reazione alla crisi da parte del tessuto imprenditoriale, che ha dimostrato concretezza e tenacia, pur attraversando talvolta situazioni anche molto difficili non solo a causa della “nebbia cognitiva” di cui sopra, ma anche dell’incapacità sistemica di sviluppare sul territorio i modelli di coordinamento più adeguati. &lt;br /&gt;- Secondo, il valore della produzione locale rispetto alla rendita, che ha costituito almeno fino al 2010 un elemento di tenuta della ricchezza delle famiglie e delle imprese, nonché dell’occupazione, in molti contesti locali. &lt;br /&gt;- Terzo, la capacità di resistenza del tessuto sociale, con comunità abituate ad “assorbire” le difficoltà e con un livello di coesione che diventa a tutti gli effetti una risorsa competitiva del sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incrociando i dati delle regioni italiane su dotazione di infrastrutture ICT, lavoro specializzato e performance produttiva, emerge chiaramente come uno dei problemi principali a livello territoriale sia la carenza di lavoro specializzato. Una buona dotazione di capitale umano è un requisito-chiave per utilizzare le nuove tecnologie in modo adeguato, specie nelle regioni maggiormente dotate di infrastrutture informatiche, che sono poi quelle in cui si è registrato il maggior rallentamento nella crescita nel periodo 2005-2009. &lt;br /&gt;Per ricominciare a crescere l’economia italiana ha bisogno di una classe dirigente decisa a compiere uno sforzo evolutivo, che si impegni cioè a sostenere le imprese ed i lavoratori per stare al passo con le altre economie avanzate anche attraverso efficaci programmi di supporto alla creazione di conoscenza, il capitale intangibile per eccellenza. &lt;br /&gt;I dati recenti sul calo delle iscrizioni universitarie devono costituire un campanello d’allarme cui reagire subito, per invertire una tendenza che pregiudicherebbe il futuro del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La migliore qualità della finanza privata italiana – spesso evocata per esorcizzare l’elevato debito pubblico – e l’orientamento relativo della nostra economia verso il “reale”, non riescono a congiungersi in una dinamica virtuosa che rafforzi e stimoli le imprese, allargando i loro orizzonti. Gli estesi patrimoni privati sono un “mixed blessing”, una medaglia dalle due facce, da una parte fungono da ammortizzatore economico e sociale, ma dall’altra sono un incentivo a privilegiare la rendita rispetto al rischio dell’innovazione, la conservazione rispetto alla mobilità. &lt;br /&gt;Di debito si può morire (Grecia e Irlanda docent), ma di patrimonio si può languire. Occorre mobilizzare quei patrimoni, con nuove forme di finanza che prevedano rischi e vantaggi esplicitamente partecipati e suddivisi tra imprese, banche, grandi investitori e famiglie. Occorre più finanza per lo sviluppo, senza le distorsione del sistema pubblico, con manager cosmopoliti, ma al tempo stesso esperti delle potenzialità produttive italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto concerne lo sviluppo economico, da cui quello sociale non può prescindere, e pur con le debite differenze tra i territori, è ormai insostenibile la frattura tra un Paese dove si risponde solo delle procedure formali, sostanzialmente chiuso verso l’esterno se non per i richiami e gli obblighi che l’Unione Europa ci impone, solo marginalmente toccato dalla concorrenza; ed un Paese dove si risponde dei risultati, aperto verso l’estero e sottoposto alla pressione della concorrenza internazionale. Oltre alle richieste di sempre, più controlli efficaci e non formalistici, meno carte da presentare e tempi certi per le risposte, dalla giustizia civile, ai pagamenti, alla concessione di autorizzazioni e permessi, un contributo all’efficienza della Pubblica Amministrazione potrebbe aversi da una maggiore mobilità (anche limitata localmente, ma estesa a amministrazioni di natura diversa – centrale/locale). Ogni mutamento che favorisca la crescita dimensionale delle imprese, ogni decisione che consenta l’attrazione di investimenti dall’estero o limiti la fuga di nostre imprese e capitali va presa presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin qui il rapporto di AMC : “Generare Classe Dirigente 2011” che si era posta l’obiettivo di analizzare la situazione nell’ottica dei ruoli manageriali (Imprenditori e Dirigenti), ma lo sviluppo di una qualsiasi attività economica si basa anche in modo determinante su un’altra importante risorsa: il capitale umano.&lt;br /&gt;Da anni ci riempiamo la bocca con la parola “formazione” ed è innegabile il suo ruolo che inizia con la scuola per finire nel processo della formazione continua aziendale passando attraverso l’apprendistato.&lt;br /&gt;Si rileva nel rapporto come manchi personale specializzato. Ma come può sorgerne se non nell’oculato e preveggente investimento di alcune aziende? Infatti la scuola ha man mano perso la propria capacità di licenziare diplomati e laureati con un bagaglio formativo adeguato alle necessità del mercato prendendo una strada propria di presunte specializzazioni che hanno giustificato solo uno sviluppo crescente di cattedre. &lt;br /&gt;Le conoscenze acquisite dagli studenti in ambito universitario sono generalmente proporzionali più all’impegno individuale degli stessi o di alcuni illuminati docenti piuttosto che al “Sistema universitario”. &lt;br /&gt;Saltato il fosso che separa il mondo scolastico da quello aziendale, si aprono le porte dell’apprendistato o del lavoro a termine. &lt;br /&gt;Peccato che il primo non sia altro che un business per le “mille società di formazione” che vivono sui finanziamenti pubblici erogando “il nulla” agli apprendisti. Corsi inutili dove persone di ogni provenienza aziendale diversa, quindi assolutamente eterogenea, perdono il loro tempo ad ascoltare lezioni generiche e spesso inutili per la loro formazione. Pagato questo assurdo prezzo, loro che non hanno imparato niente e le aziende dove non sono stati presenti, si riprende il loro quotidiano impegno nel lavoro senza averne tratto alcun valore aggiunto. Chi non ha avuto modo di seguire questa strada si trova a sottoscrivere un contratto a termine (da un mese a sei, fino a un anno) che, per la legge, non potrebbe essere rinnovato più di due volte nello stesso ruolo. Potrebbe, appunto, ma le deroghe sono infinite come gli escamotage. Infatti la sostanza non viene rispettata e nessuno la fa rispettare. &lt;br /&gt;Qui entrano in gioco sia i vari Uffici della Direzione Provinciale del Lavoro (Ministero del Lavoro) sia i Sindacati, o meglio in genere non entrano. Sappiamo che da sempre gli Enti Pubblici non funzionano come dovrebbero e magari per mille motivi, ma vediamo che anche il Sindacato (meglio: i Sindacati nelle loro svariate vesti e sigle) è rimasto quello degli anni ‘60 in cui fu fondato. Allora raccoglieva tessere per avere la necessaria forza e controbattere un padronato che agiva liberamente senza controllo, adesso continua a ricercare tessere per mantenere la propria struttura con le stesse regole di un partito politico.&lt;br /&gt;Ma il mondo è cambiato, il modo di lavorare pure, gli strumenti e le esigenze evoluti. Fino a venti anni fa forse pensavamo di esportare in tutto il mondo il nostro modello sociale e industriale, quello cioè elaborato dopo aver risentito dell’influsso degli USA. Oggi il dubbio su tutto ciò, dovrebbe pervadere le menti datoriali e sindacal,i perché alcuni miliardi di persone con approcci nuovi, con sistemi deregolamentati e comportamenti sociali dove il diritto acquisito è una parola sconosciuta, stanno emergendo a nostre spese.&lt;br /&gt;Stiamo perdendo una battaglia? Forse no, ma certamente stiamo perdendo tempo per mancanza di realismo e di visione futura. Abbiamo sbagliato a perseguire gli obiettivi di benessere? Forse no, ma di fatto abbiamo vissuto al di sopra delle nostre reali possibilità. Qualcuno tempo addietro se ne era accorto ed aveva fatto alcune mosse che per noi sono fantascienza. Sindacati che in USA hanno investito nelle aziende per partecipare responsabilmente alla gestione, sindacati che in Germania hanno accettato la riduzione degli stipendi e degli orari di lavoro per aumentare la competitività dell’azienda e ridurre la disoccupazione.&lt;br /&gt;Noi invece abbiamo proseguito imperterriti a difesa dell’acquisito, come se il guadagno venisse dal cielo, come la manna, e non fosse il risultato della produttività. Ora saremo costretti a cambiare tutti per salvare il salvabile e dare un futuro al nostro Paese ed ai nostri figli.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-4778057680491029638?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/4778057680491029638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=4778057680491029638' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4778057680491029638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4778057680491029638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2012/01/uscire-dalla-crisi-non-solo.html' title='Uscire dalla crisi: non solo liberalizzazioni ma anche Manager capaci di innovarsi e Sindacati illuminati'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3071379229265389585</id><published>2012-01-07T15:17:00.001+01:00</published><updated>2012-01-07T15:19:44.425+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classe dirigente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Essere manager nella crisi</title><content type='html'>Qualche giorno fa mi è capitato di parlare con un imprenditore vicino al passaggio della successione in azienda. Al momento, quindi, di godersi i risultati della propria fatica.&lt;br /&gt;In pochi secondi, mi ha spiegato la sua strategia di decision making:&lt;br /&gt;Vede, mi ha detto, io non sono un genio. &lt;br /&gt;Per questo ho sempre dovuto decidere prima di capire. &lt;br /&gt;Perché se avessi aspettato di capire prima di decidere, probabilmente altri prima di me avrebbero capito e mi avrebbero anticipato nella decisione.&lt;br /&gt;E per altri intendeva sia i concorrenti che i collaboratori.&lt;br /&gt;Quindi, secondo questo imprenditore, un leader deve assumersi il rischio di decidere sulla base di una comprensione limitata, per mantenere leadership e credibilità.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;Credo che ogni imprenditore si comporti in questo modo.&lt;br /&gt;Certo, la frase “decidere prima di capire” è una iperbole, ma essere imprenditori o anche manager significa prendere decisioni con informazioni limitate…a volte addirittura in assenza di informazioni.&lt;br /&gt;E’ parte del gioco. Alcune aziende oggi sono in difficoltà anche perché tecnologia ed internazionalizzazione sono così distanti dall’imprenditore (verosimilmente anziano) da impedirgli di prendere decisioni corrette in ambiti di cui conosce davvero poco le logiche di insieme.&lt;br /&gt;Per questo il passaggio generazionale funziona quando padre e figlio crescono insieme contaminandosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare” [Einaudi,'59]&lt;br /&gt;Non metto in discussione la componente di “viscera” delle decisioni dell’imprenditore (intuizione, coraggio, vision). Credo che le decisioni strategiche debbano essere prese ANCHE con il conforto dei numeri: business plan, ritorni dell’investimento, sistemi di reporting, etc.&lt;br /&gt;Nella sua chiusa finale: “assumersi il rischio di decidere sulla base di una comprensione limitata”&lt;br /&gt;dunque una sintesi potrebbe essere “decidere pensando”, magari non troppo..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando c’è l’expertise, le decisioni sono prese in un lampo, perché si ha la consapevolezza inconscia. Business plan e numeri sono importanti, ma non vorrei che venissero assunti come base (e quindi in ultima istanza anche giustificazione) per le decisioni che non sorgono fuori spontanee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli pose l’accento su un difetto molto comune fra i manager italiani, ovvero quello di non dare importanza ai rapporti interpersonali, alle relazioni sociali, a costruirsi un network di conoscenze perché troppo focalizzati sul lavoro, network che invece diventa indispensabile quando si deve cercare un nuovo lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei riportarvi i risultati di un’indagine forse un pò datata (luglio 2005) ma in sostanza sempre attuale.&lt;br /&gt;E’ apparsa su Business Week in un articolo dal titolo “Why the boss really had to say goodbye”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla domanda: “perché hai perso il lavoro?” 1087 dirigenti hanno risposto così.&lt;br /&gt;il 31% non ha saputo gestire il cambiamento,&lt;br /&gt;il 28% ha ignorato il “cliente”,&lt;br /&gt;il 27% non ha migliorato le performance&lt;br /&gt;il 23% ha negato o rifiutato di riconoscere la realtà emergente.&lt;br /&gt;Da queste risposte si può già trarre qualche insegnamento utile, tra cui c’è sicuramente quello già citato da chi mi ha preceduto, ovvero curare le relazioni.&lt;br /&gt;Devo dire che i dati di Business Week sono sicuramente interessanti, ma che dire delle ristrutturazioni, delle fusioni e degli altri motivi che talvolta hanno poco a che vedere con la professionalità e la capacità del manager stesso ?&lt;br /&gt;Sposo in pieno la tesi di Caradonna, sopratutto quando dice che i manager sono “troppo focalizzati sul lavoro”: è proprio vero, il vortice delle attività ci assorbe così tanto che spesso perdiamo di vista opportunità e amicizie.Anche se credo che questa difficile situazione economica stia modificando in meglio qualche cattiva abitudine che si stava consolidando, e che nei prossimi mesi riusciremo a lavorare con un pizzico di sereno distacco in più, in un mercato difficile ma di cui dobbiamo costruire la ripresa. In altre parole, abbiamo l’obbligo di pensare positivo dopo aver preso atto dei cambiamenti di mercato e aver capito che dobbiamo reagire a questa nuova realtà e non piangerci addosso.&lt;br /&gt;“Paura Liquida” anche nel management? Penso proprio che il pensiero del sociologo Zygmunt Bauman si possa ritenere estremamente attuale anche per la realtà manageriale e imprenditoriale, se vediamo i dati dei licenziamenti e di disoccupazione crescente che si leggono tutti i giorni sui media.&lt;br /&gt;Per Bauman “Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla”.&lt;br /&gt;Come liberarsi della paura? Forse la ricetta è un giusto mix tra “Network personale” e “Competenze personali”, entrambi da coltivare e implementare giorno per giorno. Attraverso formazione e momenti di aggregazione sociale, ovvero occasioni per ampliare i propri orizzonti. &lt;br /&gt;In merito al proprio network di contatti, personalmente sono propenso ad un “Brick &amp; Click” delle relazioni, ricercando la multicanalità anche nei rapporti che contano. Quindi sia attraverso i social network (linkedin, facebook, myspace, viadeo, twitter, ecc.), blog personalizzati, sms; sia attraverso il biglietto di auguri, personalizzato, rigorosamente scritto a mano con una bella penna stilografica, sia partecipando in modo attivo ad incontri, associazioni culturali, a conferenze e dibattiti. &lt;br /&gt;Mai più di adesso si sente il bisogno di comunicare e condividere situazioni ed esperienze nella ricerca di professionalizzarsi sempre più, ma dovendo fare i conti con una limitata disponibilità di tempo. Formarsi rapidamente e proseguire in questo cammino irreversibile carpendo ad ognuno una esperienza, un’idea, una testimonianza, queste sono le armi da utilizzare per essere il più possibile “in time” con una realtà in movimento frenetico a cui dobbiamo restare agganciati.&lt;br /&gt;Ogni situazione, anche negativa, ci offre un’opportunità che dobbiamo saper cogliere! &lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3071379229265389585?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3071379229265389585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3071379229265389585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3071379229265389585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3071379229265389585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2012/01/essere-manager-nella-crisi.html' title='Essere manager nella crisi'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-5815056944410767785</id><published>2012-01-03T14:34:00.002+01:00</published><updated>2012-01-03T14:37:07.842+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gestione  crisi sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi occupazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='articolo18'/><title type='text'>"Licenziare gli statali? Dovremo porci il problema"</title><content type='html'>La riforma del mercato del lavoro "ha senso se serve a migliorare le prospettive di occupazione delle persone, la competitività delle imprese e la crescita dell'economia", ha detto il direttore generale di Confindustria a 'Omnibus', aggiungendo che sull'articolo 18 non c'è "nessuna guerra di religione"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricetta di Confindustria non cambia: con questa pressione fiscale da record, di altre tasse non se ne parla. Non restano che i tagli alla spesa pubblica. E tra questi, almeno secondo il direttore generale Giampaolo Galli, bisognerebbe anche ragionare sul licenziamento dei dipendenti statali, come in Grecia.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Ospite de La 7, Galli, rispondendo a una domanda sulla possibilità di licenziare i dipendenti pubblici ha detto che "a un certo punto dovremmo porci anche questa prospettiva qui".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Basta guerre di religione sull'art.18&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La riforma del mercato del lavoro "ha senso se serve a migliorare le prospettive di occupazione delle persone, la competitività delle imprese e la crescita dell'economia", ha detto il direttore generale di Confindustria a 'Omnibus', aggiungendo che sull'articolo 18 non c'è "nessuna guerra di religione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Crisi profonda&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Galli ha sottolineato che ci sono situazioni di "disagio sociali anche molti forti", ma che nascono non tanto dalla manovra del Governo Monti. Piuttosto dal fatto che questa è una "lunga crisi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sacrifici in tempi stretti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ora l'Italia sta facendo un "aggiustamento" della finanza pubblica. "Purtroppo - ha detto il direttore generale di Confindustria - lo dobbiamo fare nel giro di pochi anni. Questo comporta dei sacrifici, dei costi".&lt;br /&gt;Altrimenti si chiude&lt;br /&gt;Secondo Galli "la manovra non è così pesante" e i consumatori tendono a "esagerare i numeri dei rincari, ma è indubbio che colgono un aspetto reale. La sommatoria delle manovre un costo per le persone ce l'hanno. Ma bisogna chiedersi quale era l'alternativa. Sarebbe stato un disastro dal punto di vista dei posti di lavoro e dei redditi, della possibilità di occupazione per giovani e non e la chiusura di imprese".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin qui la chiara presa di posizione di chi ha una visione soggettiva (di parte) della situazione europea, più che italiana, in un contesto economico dove le aziende produttrici costituiscono l’ossatura principale del nostro sistema economico. In effetti la riforma del mercato del lavoro si impone per riportare la nostra competitività a livelli tali da far crescere l’occupazione ed avviare a soluzione la ripresa dei consumi. Ovviamente essa non può prescindere o non dovrebbe, dal tipo di contratto di lavoro se pubblico o privato. Il criterio dell’efficienza è, o deve divenire, una regola su cui misurare le prestazioni per tutti coloro che lavorano, quindi industria, commercio, servizi e istituzioni pubbliche locali o centrali. Nella crescita e non nello spreco si fonda il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri figli. La bandiera dell’art. 18, come istituto da difendere ad ogni costo, ha un grande significato politico che viene sventolato da un sindacato per attenuare ogni riforme strutturale nell’ottica del mantenimento dello status quo che fa comodo a moltissimi. Come negare che si stia meglio in una condizione di privilegio piuttosto che di incertezza! Come negare che abbiamo costruito un sistema di garanzie attorno ai lavoratori pubblici, al sistema sanitario ed agli enti inutili per favorire così una rete di collocazioni elettorali! Come negare la facilità di impiego o di indirizzo verso l’impiego “sicuro” facendo “l’occhietto” a questo o quel politico! Come negare di aver indirizzato i giovani verso l’impiego in Ferrovia, nelle Poste, nella Scuola, in Banca, in Comune, in Provincia, in Regione, in RAI e via dicendo, piuttosto che stimolarne la voglia di mettersi in gioco con l’impegno nello studio e nel cercare di affermarsi per i propri meriti! E’ stato così costruito un sistema che forse non potevamo permetterci e che se da un lato ha assicurato guadagni a moltissime persone, dall’altro ha mostrato il fianco alla legge non scritta dell’equo rapporto tra il guadagno e la produttività. Naturalmente ciò non si è rivelato oggi, nel bel mezzo della crisi, ma è stato tenuto “nascosto” preferendo aumentare il debito pubblico piuttosto che intervenire con un costo politico che nessuno ha voluto pagare facendo la politica dello struzzo. &lt;br /&gt;A ribadire questi concetti c’è sempre stata la Confindustria ma anche lei ne è stata partecipe quando, negli anni della crescita, cedeva alle richieste sindacali monetizzando tutto, tagliando l’orario di lavoro, concedendo premi falsamente legati all’incremento della produttività e tollerando comportamenti antieconomici dei propri dipendenti. Non dimentichiamo anche: sfruttando finanziamenti pubblici incontrollati (come la Cassa del Mezzogiorno), sovvenzioni per mancati guadagni (vedi FIAT) con casse integrazioni speciali di anni per migliaia di lavoratori, emigrazioni dal sud Italia per avere lavoro a basso costo, ecc.&lt;br /&gt;Ora la crisi impone di “fare un passo indietro” ma non intervenendo su uno dei fattori, ad esempio la riforma del lavoro, senza dare una nuova connotazione al sistema economico italiano. E’ del tutto evidente che in una azione complessiva (lavoro, tasse, sostegno al reddito, scuola, enti pubblici, Stato, politica) sia molto più facile scontentare tutti che favorirne qualcuno, ma proprio qui sta la chiave della soluzione. Occorre fare in modo che tutti siano almeno un po’ scontenti, perché questo vorrà dire che si sta effettivamente cambiando registro. Impresa facile? Sicuramente no, come nella pratica potremmo definirla impossibile. Infatti i poteri forti del sistema attuale (Confindustria, sindacati, banche, giudici, professionisti e partiti) faranno la massima resistenza a tutelare il loro interesse e con questo a prorogare nel tempo la crisi a danno del cittadino comune. Questo non può stupire nessun benpensante che pragmaticamente analizzi ciò che sia fattibile dall’utopia.&lt;br /&gt;Ma senza fare drammi e ripercorrendo la storia, vediamo come il cittadino qualunque abbia sempre pagato il prezzo maggiore in rapporto ai benefici o disponibilità economiche. Nessuno ha mai trovato l’equilibrio ottimale se non per brevissimi periodi. A questo aggiungerei la nostra indole di italiani sempre pronti al compromesso ed a considerare le nostre scelte individuali come giustificazione al mancato rispetto delle regole comuni. Siamo fatti così, con il cuore in una mano ed il portafoglio nell’altra! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5815056944410767785?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5815056944410767785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5815056944410767785' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5815056944410767785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5815056944410767785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2012/01/licenziare-gli-statali-dovremo-porci-il.html' title='&quot;Licenziare gli statali? Dovremo porci il problema&quot;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8592814912982115607</id><published>2011-12-27T21:10:00.001+01:00</published><updated>2011-12-27T21:14:25.540+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recessione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>La recessione economica di oggi</title><content type='html'>Mai come in questo ultimo periodo abbiamo sentito parlare di recessione economica, ma tecnicamente cos'è la recessione?&lt;br /&gt;La recessione è una fase temporanea del ciclo economico, caratterizzata dal rallentamento dell’attività produttiva, degli investimenti e da un significativo incremento del tasso di disoccupazione con calo dei profitti e dei prezzi al consumo. Normalmente si accompagna ad un più basso tasso di inflazione.&lt;br /&gt;Si può parlare di recessione quando il PIL (Prodotto Interno Lordo) diminuisce per un determinato periodo. Quindi, si verifica una crescita negativa del PIL, in un ciclo economico con una durata tra i 6 e i 18 mesi. La recessione, pertanto, essendo di breve durata non assume importanza tale da farla considerare una fase vera e propria del ciclo economico.&lt;br /&gt;Ben più grave è la depressione economica che è una situazione nella quale si registra una diminuzione importante del PIL di un paese -in genere si fa riferimento ad un declino di almeno il 10%-, o una diminuzione quantitativamente anche ridotta ma la cui durata sia di almeno tre anni.&lt;br /&gt;In questa situazione la congiuntura economica è caratterizzata non solo da rallentamento della produzione, aumento della disoccupazione, decremento dei prezzi e del potere di acquisto, ma anche dal deterioramento delle condizioni di vita generali.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;strong&gt;Le cause storico-politiche della crisi del 1929&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il crollo di Wall Street, il grande crollo, la crisi del 1929, sono tutte espressioni usate per indicare un periodo della storia economica del Novecento durante il quale si ridussero considerevolmente e su scala mondiale produzione, occupazione, redditi, salari, consumi, investimenti, risparmi, ovvero tutte le grandezze economiche il cui andamento caratterizza di norma lo stato di progresso o di regresso dell'economia di un paese. Ciò che rese unica questa crisi fu che la contrazione dell’attività economica fu in quegli anni così rapida e radicale come mai era accaduto. Quando la crisi esplose, nel 1929, la letteratura economica era assai ricca e si vantava di poter ricostruire le vicende delle varie crisi succedutesi nel tempo, nonché di poterne fornire spiegazioni logiche. Erano già state individuate e più o meno studiate le crisi del 1816, 1825, 1836-39, 1847, 1857, 1866, 1873, 1882-84, 1890-93, 1900-1903, 1907, 1911-13, 1920, 1924, 1926-1927. Si sapeva inoltre quali fattori del processo economico potevano essere ritenuti responsabili delle crisi: l'eccesso di risparmio (Malthus), l’insufficienza del consumo (Sismondi), il tasso d’interesse tenuto artificiosamente basso (Wicksell), e ancora: l’eccesso di impianti nelle industrie di beni strumentali rispetto a quelle di beni di consumo; l’eccesso di credito, etc. Si era consapevoli del peso dell’andamento dei raccolti, delle innovazioni tecnologiche e del credito il cui utilizzo era sempre in crescita (con l’esito di aumentare considerevolmente la violenza delle fluttuazioni). Infine l’aspetto monetario, le variazioni nel ritmo della produzione dell’oro... etc.&lt;br /&gt;Pur nella natura variopinta delle crisi, vi era accordo sul fatto che queste, al di là della loro durata, risultavano sempre racchiuse tra un punto di svolta inferiore (o crisi) dopo il quale cominciava la contrazione dell'attività economica, e un punto di svolta superiore (o punto di ripresa).&lt;br /&gt;Il ricco bagaglio letterario non aiutò i grandi economisti statunitensi (Irving Fischer, Charles E. Mitchell, Joseph S. Davis) a intuire negli indubbi segni di eccitazione che caratterizzarono l’economia americana del 1928-29 l’approssimarsi della grave crisi (non mancò però chi, come Roger Babson, annuncio un crollo catastrofico).&lt;br /&gt;La crisi si manifestò in maniera improvvisa ma non inattesa. Ancora alla fine dell’estate del 1929 la borsa di New York, nella quale poi esplose, attraversava una fase di grande euforia e speculazione. Ma prima un periodo altalenante, poi giovedì 24 ottobre il primo giorno di panico (in cui 13 ML di azioni vennero vendute a prezzi nettamente inferiori a quelli di acquisto), e infine martedì 29 ottobre (più di 16 ML). Nonostante gli interventi, sia organizzati che spontanei, allestiti da gruppi bancari e finanziari per dare fiducia al mercato, il crollo delle azioni non incontrò argini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il crollo della borsa, piuttosto che la causa della crisi, fu il segnale della depressione. La crisi esplosa sul finire dell’ottobre 1929 aveva origini lontane, vi aveva concorso seriamente lo sconvolgimento che nelle relazioni economiche, monetarie, e finanziarie internazionali aveva prodotto la prima guerra mondiale.&lt;br /&gt;Alle gravi perdite di vite umane e di ricchezza provocate dalla guerra (circa 10 ML di morti cui vanno aggiunti 20 ML di morti per la spagnola, 20 ML di feriti, tra cui moltissimi invalidi e pertanto inidonei al lavoro e circa 400 miliardi di dollari) si erano aggiunti:&lt;br /&gt;1) il collasso politico dell’Impero asburgico, con il sorgere dalle sue ceneri di numerosi altri stati (Jugoslavia, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia), che non avevano tardato a imboccare la strada di politiche protezionistiche, e quindi limitatrici degli scambi internazionali;&lt;br /&gt;2) la rivoluzione russa (con la conseguente esclusione dell’economia sovietica dai liberi traffici mondiali, nonché la nascita di altri Stati, come la Finlandia e le Repubbliche baltiche di Estonia, Lituania e Lettonia);&lt;br /&gt;3) il collasso economico della Germania, cui il trattato di Versailles aveva imposto il fardello del riconoscimento dei debiti di guerra e del pagamento delle riparazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per avere un’idea della portata della crisi si veda la tabella seguente in cui, posta uguale a 100 la produzione industriale dell’ottobre 1929, si riporta la situazione nei vari paesi relative al 1932:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;U.R.S.S. 183&lt;br /&gt;Giappone 98&lt;br /&gt;Norvegia 93&lt;br /&gt;Svezia 89&lt;br /&gt;Olanda 84&lt;br /&gt;Regno Unito 84&lt;br /&gt;Romania 82&lt;br /&gt;Ungheria 82&lt;br /&gt;Francia 72&lt;br /&gt;Belgio 69&lt;br /&gt;Italia 67&lt;br /&gt;Cecoslovacchia 64&lt;br /&gt;Polonia 63&lt;br /&gt;Canada 58&lt;br /&gt;Stati Uniti 53&lt;br /&gt; Germania 53&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La crisi commerciale non poteva quindi non ripercuotersi in crisi finanziaria prima e monetaria poi con il coinvolgimento delle Banche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'inizio di questa recessione economica nel mondo.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;La crisi economica che tutti i Paesi stanno vivendo da più di due anni ha ancora avuto origine dagli Stati Uniti ed oggi si è propagata come un virus dando vita ad una forte recessione.&lt;br /&gt;Torniamo indietro di quasi tre anni, siamo nel 2007. Negli Stati Uniti, per diversi mesi, iniziano a registrarsi gravi perdite dei posti di lavoro, fino alla bancarotta di società di credito, banche e società finanziarie (Settembre 2008) che determinano un crollo delle borse e un conseguente calo del potere d'acquisto da parte della popolazione.&lt;br /&gt;Da questo momento il motore dell'economia mondiale si inceppa causando una reazione a catena drammatica. Gli Stati Uniti entrano in grave crisi economica creditizia e ipotecaria che si è alimentata a causa della forte speculazione immobiliare e del valore del dollaro molto basso rispetto all'euro e ad altre valute.&lt;br /&gt;Proviamo ora a ripensare ai fatti internazionali che hanno preceduto il 2007. Soprattutto quelli bellici che hanno un peso spropositato sui bilanci nazionali:&lt;br /&gt;- guerra del Golfo (Kuwait) = 1991, costo 61 miliardi di dollari. 200 morti militari occidentali e 24.000 iracheni&lt;br /&gt;- guerra in Iraq = dal 2003 al 2010, costo 3 trilioni di dollari. 5.000 morti militari occidentali e 650.000 iracheni&lt;br /&gt;- guerra del Kosovo = dal 1996 al 1999, costo 3 miliardi di dollari. 6.000 morti militari  e 8.000 morti civili&lt;br /&gt;cui aggiungere le guerre in Africa (Algeria, Angola, Congo, Burundi, Somalia, Liberia, Kenya, Nigeria) con oltre 1 milione di morti ed un costo impossibile da definire.&lt;br /&gt;Pensiamo alla speculazione finanziaria dove la deregulation ha imperato sovvertendo le regole del mercato, come le contrattazioni borsistiche portate ad essere attive 24 ore su 24. Vediamo la penetrazione dei Fondi di investimento nel tessuto industriale modificandone le strategie e le politiche di investimento riducendo il tempo di ritorno del beneficio da parecchi anni ad uno solo o poco più.&lt;br /&gt;Politiche nazionali di breve respiro ed allontanamento dal rapporto tra lavoro e valore del prodotto nel nome di un eccessivo liberismo. Sembra proprio che ci siano molti ingredienti a giustificare, e quindi a far temere, lo scivolamento verso la recessione e da questa alla depressione.&lt;br /&gt;Forse siamo in tempo purchè la Germania non faccia una politica isolazionista e gli Stati emergenti come Cina, India, Brasile facciano sentire la loro presenza investendo a casa nostra.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8592814912982115607?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8592814912982115607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8592814912982115607' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8592814912982115607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8592814912982115607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/12/la-recessione-economica-di-oggi.html' title='La recessione economica di oggi'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-2778723361615516299</id><published>2011-12-19T11:42:00.004+01:00</published><updated>2011-12-19T11:57:41.281+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lions club'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronaca alessandria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Beneficenza'/><title type='text'>Successo del Gala di auguri del Lions Club Bosco Marengo Santa Croce (Alessandria)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-I5Cne7n6eRs/Tu8Ym4AkvxI/AAAAAAAAAD8/_jj-0_c9t9Q/s1600/Lions.bmp"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 119px; height: 111px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-I5Cne7n6eRs/Tu8Ym4AkvxI/AAAAAAAAAD8/_jj-0_c9t9Q/s200/Lions.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687791910541115154" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Grande successo, oltre 180 soci ed ospiti, per la serata di auguri del Lions Club Santa Croce di Bosco Marengo presso la Discoteca “Luna Rossa”.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tradizionale appuntamento con finalità benefiche che si ripete ormai da cinque anni, l’età anagrafica di questo giovane e dinamico Club. &lt;br /&gt;Quest’anno l’obiettivo era l’acquisto di un apparecchio di telemedicina per bambini ventilati a domicilio a favore dell’Ospedale Infantile di Alessandria: un’ apparecchiatura tecnologicamente avanzata, che permette di monitorare i bambini con gravi insufficienze respiratorie direttamente dal proprio domicilio evitando lunghi ricoveri. &lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Il progetto, realizzato grazie alla generosità dei partecipanti, è stato illustrato dal dottor Fabrizio Racca, direttore del Reparto S.C. Anestesia e Rianimazione Pediatrica dell’Infantile, che ha evidenziato come tale apparecchio riduca i rischi di crisi respiratorie e migliori notevolmente la qualità della vita di questi bambini e delle loro famiglie che li accudiscono costantemente, abbassando il livello di tensione e stress collegato ad impreviste ed improvvise complicazioni.&lt;br /&gt;“Una serata piacevole per ritrovarsi, scambiarsi gli auguri per le prossime festività, ha detto la Presidente del Club Rosalba Marengo, e realizzare iniziative importanti per i più deboli. Lo Spirito di servizio e l’entusiasmo che hanno connotato la serata interpretando appieno il nostro spirito lionistico.” &lt;br /&gt;La Presidente ha infine ringraziato tutti i partecipanti e le aziende che hanno contribuito all’organizzazione della serata, unitamente ai soci del Club che si sono attivamente impegnati per la sua riuscita in particolar modo Lisa Morfino, Silvana Pesce, Marinella Lombardi, Vittorio Vivani , Fernando Fiore e Michele Frizza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-2778723361615516299?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/2778723361615516299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=2778723361615516299' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2778723361615516299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2778723361615516299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/12/successo-del-gala-di-auguri-del-lions.html' title='Successo del Gala di auguri del Lions Club Bosco Marengo Santa Croce (Alessandria)'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-I5Cne7n6eRs/Tu8Ym4AkvxI/AAAAAAAAAD8/_jj-0_c9t9Q/s72-c/Lions.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7424550812734283007</id><published>2011-11-29T23:35:00.005+01:00</published><updated>2011-11-29T23:46:00.556+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ospedale Infantile Alessandria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lions club'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Beneficenza'/><title type='text'>Lions Club - Beneficenza per Ospedale Infantile Alessandria</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-E1oQx3nSPVE/TtVetSKy_xI/AAAAAAAAADw/J26ABV_kIkg/s1600/LIONS.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 187px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-E1oQx3nSPVE/TtVetSKy_xI/AAAAAAAAADw/J26ABV_kIkg/s200/LIONS.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5680550637061996306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;                 &lt;strong&gt;Tira fuori il LIONS che è in te&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;                      giovedì 15 dicembre 2011 ore 20,00&lt;br /&gt;                       &lt;strong&gt;GALÀ DI AUGURI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                            &lt;strong&gt;TUTTI per una&lt;br /&gt;                 donazione di un apparecchio di telemedicina&lt;br /&gt;                      per bambini ventilati a domicilio&lt;br /&gt;                    all’Ospedale Infantile di Alessandria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                          Cena Royal, Ricchi Premi,&lt;br /&gt;                          Luci, Musica e Animazione             &lt;br /&gt;                       quota di partecipazione 50 euro.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Disco Restaurant Luna Rossa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;SS 35 Bis dei Giovi, Bosco Marengo (Al) 0131/298319&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prenotazioni a:&lt;br /&gt;FIORE NANDO            ffiore@inaassitalia-valenza.com    CELL. 348 2291901&lt;br /&gt;FRIZZA MICHELE         frizza@confesercenti-al.it         CELL. 335 5355612 &lt;br /&gt;LOMBARDI MARINELLA     marinellalombardi@eurosviluppo.com CELL. 335 5601469&lt;br /&gt;PESCE SILVANA          spesce@pescesrl.com                CELL  346 8596382&lt;br /&gt;VIVANI VITTORIO        vittorio.vivani@libero.it          CELL. 335 7590525&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7424550812734283007?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7424550812734283007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7424550812734283007' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7424550812734283007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7424550812734283007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/11/lions-club-beneficenza-per-ospedale.html' title='Lions Club - Beneficenza per Ospedale Infantile Alessandria'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-E1oQx3nSPVE/TtVetSKy_xI/AAAAAAAAADw/J26ABV_kIkg/s72-c/LIONS.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8356913466342683452</id><published>2011-11-28T18:12:00.001+01:00</published><updated>2011-11-28T18:14:32.372+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dirigenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federmanager'/><title type='text'>Federmanager Academy - Formazione Dirigenti</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Federmanager Academy Srl (FMA) &lt;/strong&gt;è il nuovo brand di formazione dei manager che operano nelle aziende fornitrici di beni e servizi. &lt;br /&gt;Il sistema delle imprese sta vivendo una fase critica di trasformazione da un’economia della stabilità a quella della flessibilità. In questo scenario globale FMA si propone come uno strumento di politica associativa, essenziale per svolgere un ruolo attivo sui temi della formazione e della cultura manageriale nel Paese.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La Società è stata costituita nello scorso ottobre dall’azionista unico, Federmanager, ed è presieduta da Giovanni Bigazzi in veste di Presidente e dai componenti della Giunta Esecutiva, Angela Savino e Massimo Rusconi.  &lt;br /&gt;Il modello di apprendimento di FMA si fonda sulla centralità della domanda anziché sull’offerta di formazione, per assicurare interventi mirati sui fabbisogni effettivi dei manager. L’utilizzo di questionari indirizzati ai Manager aderenti a Federmanager consente un aggiornamento continuo delle esigenze di sviluppo apprenditivo sia di soft skill che di competence skill.  &lt;br /&gt;L’innovativo strumento contrattuale per la dirigenza industriale, il bilancio delle competenze, realizzato con il supporto delle maggiori società nazionali esperte in materia, contribuirà ulteriormente alla valutazione ed al superamento dei gap individuali di competenza con interventi formativi ad hoc. La compatibilità dei tempi necessari alla formazione con le esigenze operative dei manager (uno dei problemi che limitano maggiormente la loro disponibilità) è assicurata impiegando tutte le modalità attualmente disponibili: in aula, e-learning in modalità blended, action learning, on the job, out-door.  &lt;br /&gt;Una componente significativa della docenza di FMA sarà affidata a manager che hanno maturato esperienza diretta sul campo, previa una adeguata selezione sulle competenze e l’utilizzo di corsi Train the Trainer di preparazione alla formazione. FMA agirà in sussidiarietà con le Associazioni Territoriali di Federmanager, con l’obiettivo di fornire un sostegno “professionale” nella gestione della domanda di apprendimento manageriale e nell’elaborazione dei relativi piani formativi, e contestualmente assicurare un coordinamento inter-territoriale delle iniziative di formazione che garantisca sull’intero territorio nazionale un livello di qualità adeguato all’immagine del manager.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8356913466342683452?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8356913466342683452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8356913466342683452' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8356913466342683452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8356913466342683452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/11/federmanager-academy-formazione.html' title='&lt;strong&gt;Federmanager Academy &lt;/strong&gt;- Formazione Dirigenti'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-4249121885112268672</id><published>2011-11-17T20:57:00.004+01:00</published><updated>2011-11-17T21:11:04.867+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='occupazione giovanile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='social network'/><title type='text'>Social Network:mondi virtuali con prospettive reali?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-jQWiFRWmsVE/TsVqSscwgMI/AAAAAAAAADY/UKip78Ihdw8/s1600/Rotary%2B2030.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 39px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-jQWiFRWmsVE/TsVqSscwgMI/AAAAAAAAADY/UKip78Ihdw8/s200/Rotary%2B2030.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5676059774772347074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Rotary International&lt;br /&gt;Distretto 2030&lt;/strong&gt;Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta&lt;br /&gt;Governatore 2011-2012 Antonio Strumia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incontro Distrettuale&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Social Network:mondi virtuali con prospettive reali?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nuove opportunità economiche per i giovani del Nord-Ovest&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sabato 19 novembre 2011&lt;br /&gt;TORINO&lt;br /&gt;Centro Congressi dell’Unione Industriale - Sala Torino&lt;br /&gt;Via Vincenzo Vela 17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PROGRAMMA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;9:30-10:00 Welcome coffee&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10:00 Introduzione&lt;br /&gt;Saluto del Presidente della Commissione Tema Distrettuale - Cesare Testore&lt;br /&gt;Saluto del Governatore del Distretto Rotary 2030 - Antonio Strumia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10:15 Presentazione del Convegno e dei Relatori&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giuseppe Gandolfo, TG5 Mediaset&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10:30 I social network visti da diverse prospettive:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alberto Bazzi&lt;/strong&gt;, Capgemini&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Paola Zambon&lt;/strong&gt;, Tax Law Planet&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alessandra Pichierri&lt;/strong&gt;, GI Group&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Marco Tarpi&lt;/strong&gt;, Torino IN&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12:00 Tavola Rotonda e Domande dal Pubblico&lt;br /&gt;12:30 Chiusura convegno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-4249121885112268672?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/4249121885112268672/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=4249121885112268672' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4249121885112268672'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4249121885112268672'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/11/social-networkmondi-virtuali-con.html' title='Social Network:mondi virtuali con prospettive reali?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-jQWiFRWmsVE/TsVqSscwgMI/AAAAAAAAADY/UKip78Ihdw8/s72-c/Rotary%2B2030.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7350053667742469009</id><published>2011-11-09T18:34:00.002+01:00</published><updated>2011-11-09T18:37:36.033+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi finanziaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>E se lo Stato italiano andasse in default?</title><content type='html'>Che faccia ha l'apocalisse per la casalinga di Voghera? Per quanto insolita, la domanda ha il suo senso. In questi giorni è tutto un rimbalzare da giornali e televisioni di espressioni del tipo "rischio-Grecia", "paese sull'orlo del default" e altre formule tanto inquietanti quanto misteriose per l'uomo della strada. La vera preoccupazione dei cittadini, più che le questioni macroeconomiche, sono le ricadute sulle proprie tasche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vera domanda è: quali sono gli effetti per le persone se uno Stato fallisce?&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I numeri della crisi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto vediamo la situazione: dopo la Grecia, adesso tocca a noi fare la parte dei sorvegliati speciali in Europa. Pochi numeri spiegano perché:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•  3,9%: è il rapporto tra deficit e Pil. Il deficit è il "rosso" dello Stato, cioè la differenza tra quello che incassa e quello che spende. Secondo il "patto di stabilità", l'accordo che sta alla base dell'euro, questo rapporto non deve superare il 3%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•  120,6%: è invece il rapporto tra il debito e Pil. Il debito è quanto lo Stato deve ai suoi creditori, cioè tutti coloro (dai piccoli risparmiatori e alle grandi istituzioni finanziarie, agli Stati esteri) che comprando titoli di Stato finanziano la spesa pubblica. In moneta sonante stiamo parlando di quasi 1.900 miliardi di euro. Il tetto massimo per questo rapporto fissato per i paesi dell'euro doveva essere del 60%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•  5,7%: è il famigerato spread Bund-Btp, ovvero la differenza di rendimento tra il titolo pubblico decennale tedesco (Bund) e l'equivalente italiano (Btp). Che ha toccato appunto il record storico (dalla nascita dell'euro) di 570 punti-base (cioè il 5,7%) di differenza "a favore" del titolo italiano: il Btp promette più del 7%, considerato il punto di non ritorno. Un rendimento troppo alto che indica solo il rischio di non poter essere pagato perché per pagare gli interessi lo Stato emette ancora titoli, cioè continua ad indebitarsi facendo crescere quel 120% sopraindicato. Ovviamente se si stampasse denaro per rimborsare il debito partirebbe un processo inflativo da paura, ma questo, grazie al cielo, non è possibile perché gli accordi europei non lo consentono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche un Paese, dunque, può fallire, come un'impresa. Questo succede quando lo Stato non è più in grado di far fronte ai suoi debiti (e ai relativi interessi) e a sostenere la spesa pubblica (pensioni, sanità, scuola, stipendi dei dipendenti pubblici ecc.). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "default" di uno Stato (termine tecnico con cui si indica il fallimento) però non è mai totale, ma ha diversi livelli di gravità. In altre parole lo Stato cerca sempre di "ristrutturare" il suo debito, cioè di raggiungere un accordo per cui, invece di restituire la cifra pattuita, ne rende una inferiore o spalmata su più anni. &lt;br /&gt;Come una qualunque famiglia in difficoltà economica, se lo Stato non ha più soldi può fare sostanzialmente due cose: aumentare le entrate, cioè le tasse, o tagliare le spese. Probabilmente le farà entrambe.&lt;br /&gt;Sul versante delle entrate può aumentare ad esempio le imposte indirette, come ha fatto con l'aumento dell'aliquota Iva. Col rischio però di deprimere ancora di più i consumi e innescare un circolo vizioso (aumenta l'aliquota ma diminuisce il gettito).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La scure sui costi e i Bot spazzatura&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più direttamente lo Stato può ridurre le sue spese. Le voci di costo che in genere (e sicuramente in Italia) pesano di più sui conti pubblici sono tre: le pensioni, la sanità, le retribuzioni dei dipendenti pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi a cadere sotto la scure saranno gli organici e i salari della Pubblica amministrazione, con pesanti conseguenze sui servizi erogati. La stessa sorte toccherà a sanità e pensioni, che già ora in Italia pesano un quarto del Pil. &lt;br /&gt;Naturalmente un’altra voce a cui lo Stato dovrà tagliare i costi riguarda la politica ma non tanto perché questa sia “la soluzione dei nostri mali” bensì per alleggerire la tensione sociale. Infatti l’opinione pubblica attribuisce a tali costi delle gravi inefficienze verso i cittadini fino a considerarli inaccettabili nel rapporto costo/beneficio (sprechi inutili). A questo si aggiunga che i numerosi scandali riferiti ad interessi privati (di alcuni politici anche di spicco) con collusioni (mafia, ‘ndrangheta, sacra corona unita, camorra) nella gestione delle attività pubbliche hanno risvegliato in moltissime persona uno spirito di ribellione al “Sistema Stato vigente”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bancarotta ricadrà poi su tutti coloro che hanno investito in titoli di Stato (Bot, Cct, Btp ecc.). &lt;br /&gt;Il Tesoro non potrà più pagare gli interessi (la cedola periodica) e al momento della scadenza del titolo non si potrà più tornare in possesso dell'investimento iniziale. &lt;br /&gt;Qui interviene la ristrutturazione del debito. Lo Stato propone un differimento della restituzione: una parte oggi, una parte domani. Chiaramente un evento del genere porta al crollo del valore del titolo, con possibilità pressoché nulle di rivenderlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'assalto alle banche&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'insolvenza dello Stato si estende quasi automaticamente alle banche. Se i titoli di Stato diventano carta straccia, sono loro le prime a risentirne perché, non ricevendo più gli interessi sul portafoglio, si trovano inevitabilmente a corto di liquidità e rischiano di fallire a loro volta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo innesca un rischiosissimo effetto-domino perché in economia l'elemento psicologico ha un peso enorme: se si diffonde la voce di insolvenza delle banche, tutti i loro clienti correranno a ritirare i depositi prima che sia troppo tardi. Parte l’assalto agli sportelli e non c'è Istituto che possa resistere al prelievo contemporaneo di buona parte dei suoi clienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una situazione di questo genere saltano anche i sistemi di sicurezza esistenti, come il Fondo di garanzia sui conti correnti, operante in Italia come in tutti i paesi europei. Il Fondo copre l'insolvenza delle banche fino a un ammontare di 100mila euro per conto corrente e il suo funzionamento dipende da un accordo interbancario. Ma può funzionare in caso di default di una sola banca, non dell'intero sistema creditizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dopo averlo tracciato questo scenario sembra apocalittico ma per ora è ben lontano. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L'Italia non è la Grecia che offre i propri titoli di Stato con rendimenti del 5% a 6 mesi dopo aver creato un debito pubblico di 350 miliardi di euro pari al 165% del PIL (Contro 120 miliardi e il 121% del PIL dell’Italia ma con 10 milioni di abitanti contro i 60 milioni nostri). In parole povere avendo caricato su ogni cittadino (Dai neonati ai vecchi) un debito statale di € 35.000 pari a circa €100.000 a famiglia, quindi molto ma molto più difficile da pagare se non impossibile. Da qui gli aiuti della BCE di 30 miliardi di euro. &lt;br /&gt;Ma questo è vero anche per le dimensioni e il peso della nostra economia, ben più grossa di quella ellenica. Inoltre in Grecia  il 40% dei lavoratori è un dipendente statale, quindi non ha alcuna efficacia nell’incrementare la capacità produttiva dello Stato, ma ne è solo un costo.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7350053667742469009?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7350053667742469009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7350053667742469009' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7350053667742469009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7350053667742469009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/11/e-se-lo-stato-italiano-andasse-in_09.html' title='E se lo Stato italiano andasse in default?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-1568388864751420776</id><published>2011-10-26T11:56:00.001+02:00</published><updated>2011-10-26T11:58:48.658+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Crisi economico finanziaria: Nuovo rapporto fra Stato e mercato?</title><content type='html'>Domanda posta a Marc Lazar:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una crisi così difficile da gestire per gli effetti sulle politiche economiche e sociali e per la stessa tenuta dei governi impone una rilettura del rapporto tra stato e mercato. Ritiene che le due scuole: liberaldemocratica e socialista riformista, potranno trovare un punto di mediazione?”&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La risposta:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;“Tre grandi posizioni si confrontano. Da una parte, sopratutto a sinistra ma anche in alcuni settori della destra e dei populisti, c’é l’idea della necessità di un ritorno illusorio allo stato. Più stato sociale per la sinistra, uno stato efficiente costruito su politiche repressive contro delinquenza, insicurezza e immigrazione per la destra. La tentazione al protezionismo in questi ambiti è molto forte, sia a livello nazionale che europeo. Ci sono poi le componenti liberiste, abbastanza forti in alcuni paesi europei, in Gran Bretagna per esempio, in Germania, e in America che vogliono liberalizzare, ridurre ancora il peso dello stato, abbassare le tasse, per rilanciare l’economia e le forze sociali.&lt;br /&gt;Poi tra questi due schieramenti al centro sinistra come al centro destra, vi sono esponenti che cercano di conciliare il dinamismo dell’economia e della società con un’autorità pubblica riformata, modernizzata, efficiente, capace di costruire un’istanza animatrice e regolatrice sia al livello nazionale, che europeo, quando non persino mondiale. &lt;br /&gt;Da questo punto di vista, la situazione attuale, come ogni momento di crisi, credo sia interessante, perché rilancia un confronto intellettuale che potrebbe aprire una nuova fase politica in Italia e in Europa, con un rimescolamento generale di tutte le carte.” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Marc Lazar docente di storia e sociologia&lt;br /&gt;politica a Parigi presidente della School of&lt;br /&gt;Governement della Luiss.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-1568388864751420776?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/1568388864751420776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=1568388864751420776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1568388864751420776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1568388864751420776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/10/crisi-economico-finanziaria-nuovo.html' title='Crisi economico finanziaria: Nuovo rapporto fra Stato e mercato?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-9165918981341062228</id><published>2011-10-15T17:53:00.001+02:00</published><updated>2011-10-15T17:56:16.310+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='indignati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi finanziaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><title type='text'>Indignati, indecorosi e ....... imbecilli</title><content type='html'>Chi ha vissuto gli anni del ’68 ha un’idea abbastanza precisa di cosa abbia voluto dire la contestazione studentesca rivolta ad un sistema che stava cercando un equilibrio dopo i lunghi anni di una democrazia fragile e troppo giovane. Oggi le cose sembrano essere diverse da allora anche se alcuni fattori comuni ne accompagnano la continuità. Ma sono pochi. Gli elementi di diversità invece li sovrastano. Innanzi tutto la grande incertezza rivolta al futuro dei giovani e meno giovani. In effetti ci troviamo davanti ad un numero sempre crescente di laureati e diplomati che ambirebbero ad una occupazione in tempi brevi e ad una platea di disoccupati, cassa integrati in età non troppo giovane che il mondo lavorativo mostra di emarginare.&lt;br /&gt;Ora il problema non sta nella più o meno adeguata formazione scolastica che effettivamente è ai minimi storici, né nell’adeguatezza di competenze lavorative crescenti di coloro che hanno perso un’occupazione stabile.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Certo, si tratta anche di questo, ma il problema si sposta un po’ più avanti. La contingenza dei fatti è grave ma se si pensa e si spera di superarla lo stato d’animo è diverso. Invece, per moltissimi questa speranza non c’è. La terribile parola che la esprime si chiama CRISI. Fatto non nuovo, anzi sistematicamente ripetitivo nell’evoluzione umana ma che ha un grande elemento di novità: quello della caduta dei valori sia umani sia sociali. E’ certo che il sistema economico mondiale si sia profondamente trasformato in pochi anni a seguito dello sviluppo dei Paesi emergenti e della globalizzazione senza darci il tempo di adeguarvi i nostri stili di vita ed il nostro modo di pensare, quindi di vedere il modo di affrontare l’inevitabile cambiamento. Ma questo lo possiamo dire all’uomo (donna) della strada e non certo a chi ne è stato autore e sostenitore: il mondo politico e quello della finanza. Entrambi accomunati da un comune obiettivo: detenere il potere e sfruttarne ogni opportunità. Etica comportamentale che è scomparsa per lasciare posto alla giustificazione dell’uso di ogni mezzo per l’interesse di pochi. Pubblicizzazione di concetti sacrosanti per nascondere le proprie nefandezze (vedi lo spot pubblicitario che invita a non evadere le imposte emesso da personaggi all’onore della cronaca per evasione fiscale) con un appiattimento dei media al servizio di questo e di quello e conseguente indignazione di un popolo di onesti offeso da tanta supponenza. Speculazioni finanziarie che vedono attori istituti di credito di tutto il mondo con guadagni iperbolici per decine di anni e spaventosamente messi in gravi difficoltà da insipienti manovre di credito occultate nei “derivati” e poi trasferite senza ritegno  anche negli investimenti del popolo lavoratore. Dopo di che “stretta creditizia” nei confronti delle attività economiche e inevitabile arresto degli investimenti, ergo dell’occupazione lavorativa. Anni di reclame televisiva della bellezza per raggiungere presto e facilmente il benessere, magari attraverso “concessioni” che fanno “rosa” la cronaca e distruggono definitivamente i valori etici della morale. C’è altro che essere INDIGNATI davanti a tanti INDECOROSI.&lt;br /&gt;Giustamente il dr. Draghi condivide questa indignazione pur sedendo su uno dei più alti scranni della finanza. Giustamente in più di mille città milioni di persone hanno manifestato questo sentimento, questa rabbia, questa voglia di non essere più “oggetti passivi” disposti a subire le conseguenze e tacere.&lt;br /&gt;Desiderio di essere presenti davanti al potere in forma civile e democratica per chiedere il cambiamento del sistema perché, in effetti, stiamo traslando dalla seconda alla terza rivoluzione economica. &lt;br /&gt;Purtroppo in questo passaggio si esprimono secondo il loro metodo antico “gli IMBECILLI”. I disadattati sociali per i quali “tanto peggio tanto meglio”. Rubare la scena, sfogare la brutalità, popolo di Unni sempre pronti alla violenza ed alla distruzione. Ad essi tutto il mio disprezzo. Da sempre ho imparato a rispettare i diversi punti di vista, il confronto di idee magari contrastanti, a capire che nella società umana non siamo tutti uguali, che la giustizia è un desiderio quasi utopico, ma mai ad accettare la violenza fine  a sé stessa.&lt;br /&gt;Ma forse anche queste loro brutalità possono avere un’utilità, devono essere un forte messaggio alla classe politica di un malessere sociale che, se dovesse allargarsi agli onesti, in termini di disperazione porterebbe a fatti difficilmente gestibili. Non dimentichiamo la storia, ed in essa la rivoluzione francese, quella russa piuttosto che quella messicana e, visto che siamo nel nostro 150°, quella mazziniana.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-9165918981341062228?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/9165918981341062228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=9165918981341062228' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/9165918981341062228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/9165918981341062228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/10/indignati-indecorosi-e-imbecilli.html' title='Indignati, indecorosi e ....... imbecilli'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-1392248986656211440</id><published>2011-10-10T11:32:00.002+02:00</published><updated>2011-10-10T11:36:55.156+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classe dirigente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='responsabilità gestionale'/><title type='text'>Le classi dirigenti che non dirigono</title><content type='html'>Riprendo da “Varese News” la seguente lettera al Direttore:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Egregio Direttore, le domande che il signor Gianni pone hanno una logica risposta. Da secoli quella citata dal lettore è il tipo di società che nasce dalle viscere delle popolazioni e solo la ragione, l'affinamento del pensiero, il progresso scientifico, la cultura, il sapere, l'evoluzione dei comportamenti hanno contrastato l'istinto primordiale del rifiuto e spesso della soppressione del diverso. Classi dirigenti e persone illuminate hanno guidato l'umanità nei secoli, hanno convogliato l'energia vitale verso le conquiste civili, la difesa dei diritti, la tutela dei deboli, il rispetto dell'altro. Oggi le classi dirigenti che si susseguono assolutamente invano non "dirigono" proprio niente, anzi, invece di porsi obiettivi e avere progetti lungimiranti seguono pedissequamente la pancia della gente nel tentativo di ingraziarsene i favori: e allora ecco che spuntano sindaci sceriffi, ronde di sorveglianza, leggi esemplari, manganelli e quant'altro Non è questione di Destra o Sinistra, è questione di ritorno alla barbarie, alla primitività ; perchè chi ha il compito di governare gli umori e amministrare la Legge è eticamente, intellettualmente e politicamente debole. Assistiamo così al paradosso che chi governa asseconda il popolo anziché elevarlo, istruirlo, anticipandone i rigurgiti ancestrali. &lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Non solo costoro non sono in grado di proteggerlo dai veri pericoli, ma li alimentano con scellerate sub-politiche che rendono l'individuo sempre più debole, più smarrito e di conseguenza meno tollerante. Occorrerebbe un miracolo perchè i politicanti oggi al potere si ravvedano; non sono in grado, non sono capaci e la loro incapacità, la loro pochezza diventa linfa per una società violenta e malata: quella in cui siamo immersi oggi e che invece di rassicurarci aumenta la paura, perpetua un circolo vizioso che soffoca ogni anelito di civiltà”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente questo intervento si rivolge alla domanda di aver rilevato un disagio sociale ed una difficoltà ad accettare le migrazioni extracomunitarie e non solo. Facendo parte di quella schiera di persone disorientate dal caos politico ma ancor più dalla caduta dei valori e quindi dei paletti entro cui si muoveva la nostra democrazia, mi sento di condividere nella sostanza questa opinione.&lt;br /&gt;Ma, prendendo spunto da queste osservazioni, la domanda che mi pongo non si rivolge ai dirigenti politici bensì a quelli che hanno responsabilità di indirizzo e gestione delle attività private, siano esse industriali o commerciali o bancario-assicurative.&lt;br /&gt;I dirigenti in Italia sono relativamente pochi (125mila nel privato e 180mila nel pubblico) e soprattutto nel settore privato la scarsa managerialità delle aziende frena lo sviluppo. Se pensiamo che solo 32mila aziende hanno in Italia almeno un dirigente al loro interno (su 5.280.000) e che i 125mila dirigenti presenti sono pari a meno dell’1% dei lavoratori dipendenti privati, contro un rapporto di 3% di Francia e Germania, abbiamo uno dei principali motivi della nostra ormai decennale capacità di crescere. &lt;br /&gt;Non v’è dubbio alcuno quindi che la managerialità nel nostro paese debba crescere, ma le organizzazioni di rappresentanza dei dirigenti privati, nate proprio nel primo dopo guerra, hanno tanto da dire e da fare anche in termini di professionalità, lavoro, sviluppo dell’economia, welfare ecc.&lt;br /&gt;Si vuole rafforzare la presenza manageriale nella nostra economia non solo in termini numerici, ma anche e soprattutto in termini di ruolo a tutto tondo che una dirigenza dotata di adeguati poteri e deleghe, valutata sui risultati e non sulla fedeltà deve poter giocare appieno per dare il suo indispensabile contributo allo sviluppo. &lt;br /&gt;Quello che sta accadendo nell’economia reale mondiale, con le aggregazioni societarie, le acquisizioni dei brand del made in Italy da parte di colossi stranieri, la dice lunga sul grado di maturità del capitalismo di casa nostra: aziende piccole, guidate da ‘padroncini’ che spesso temono la competizione internazionale e rifuggono dalla quotazione in borsa. La ‘spinta’ propulsiva dell’imprenditore così si ferma, impantanata dalla burocrazia, indebolita dalla mancanza di un ‘sistema Paese’, priva di strategia per i limiti del capitalismo familiare.&lt;br /&gt;Anche le ‘eccellenze’ imprenditoriali – in mancanza di una visione manageriale fatta di aggregazioni ed alleanze – finiscono per essere facile preda delle multinazionali. E’ tempo di un cambio di marcia che deve venire dall’interno del tessuto economico, delle aziende e del capitale umano che le compongono.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-1392248986656211440?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/1392248986656211440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=1392248986656211440' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1392248986656211440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1392248986656211440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/10/le-classi-dirigenti-che-non-dirigono.html' title='&lt;strong&gt;Le classi dirigenti che non dirigono&lt;/strong&gt;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-2150789095947390012</id><published>2011-10-04T18:33:00.002+02:00</published><updated>2011-10-04T18:40:20.561+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='innovazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='strategia d&apos;impresa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rivoluzione industriale'/><title type='text'>E' iniziata la Terza Rivoluzione Industriale?</title><content type='html'>Jeremy Rifkin è il fondatore e il presidente della Foundation on Economic Trends di Washington si è laureato in economia del Wharton School of Finance and Commerce dell’Università della Pennsylvania, e in affari internazionali alla Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University. &lt;br /&gt;Verso la metà degli anni settanta, i suoi libri Common Sense II e Own Your Own Job sono stati i primi a divulgare l’idea di proprietà e gestione delle imprese da parte dei loro lavoratori. Oggi, venticinque anni più tardi, la United Airlines e altre grandi società sono state acquistate dai propri dipendenti e stanno cambiando il modo in cui si fanno affari in America. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine degli anni settanta, Jeremy Rifkin è stato co-autore di The North Will Rise Again: Pensions, Politics and Power in the 1980s, un saggio pionieristico al quale viene spesso riconosciuto il merito di aver cambiato l’atteggiamento dell’opinione pubblica e la politica governativa rispetto all’uso sociale di centinaia di miliardi di dollari investiti nei fondi pensionistici statunitensi. Negli anni ottanta, Jeremy Rifkin ha pubblicato Entropy, il best-seller internazionale in cui per la prima volta si fondevano la teoria economica e quella ambientale. Il libro ha contribuito a lanciare quelli che sarebbero poi diventati gli attuali concetti di sviluppo sostenibile. &lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una fatica inutile quella del nucleare&lt;/strong&gt;. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie ad un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. Non c'è neppure bisogno dei campanelli d’allarme tipo Krsko o Fukushima per capirlo. &lt;br /&gt;Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. Che il problema dello smaltimento delle scorie sia drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "Terza Rivoluzione industriale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una sua intervista del 2008:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C'è un'energia di destra e una di sinistra?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E il modello democratico, invece?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;"È quello che io chiamo la "Terza Rivoluzione Industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ci dica come si affronta questa transizione&lt;/strong&gt;. &lt;br /&gt;"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché? &lt;/strong&gt;"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, secondo Rifkin; bisogna cambiare e subito. Di fatto la “Terza Rivoluzione industriale” è già iniziata e la crisi economica in corso deve convincerci ad affrettare il passo verso un nuovo paradigma per la nostra società. Questo modello richiede di abbandonare la dipendenza energetica dal petrolio ma anche di mutare radicalmente i rapporti economici, la politica, l’istruzione e l’ambiente. &lt;br /&gt;Rifkin sintetizza quest’evoluzione affermando che:”Verso la fine degli Anni Settanta è terminata la Prima Rivoluzione industriale, nel senso che abbiamo smesso di vivere grazie ala ricchezza che producevamo. Siamo entrati nella Seconda Rivoluzione industriale in cui, poco alla volta, abbiamo bruciato i nostri risparmi e cominciato a vivere di debito”. Da qui l’esposizione a crisi ricorrenti in quanto vengono immesse forti quantità di denaro e diciamo di tagliare le spese. Ma la ripresa si alimenta spendendo e le spese fanno crescere la domanda facendo sì che i Paesi emergenti aumentano la produzione per soddisfarla e questo fa salire i costi delle materie prime come il petrolio. La conseguenza è un aumento dei costi di tutti i prodotti tra i quali quelli alimentari e si torna ad indebitarsi per fronteggiare i maggiori costi. Un circolo vizioso da cui non si esce.” “Bisogna pertanto modificare il nostro paradigma economico, smettere di consumare le ricchezze del passato e tornare a produrre liberando la nostra creatività”.&lt;br /&gt;Uno degli assi portanti di questa Terza Rivoluzione sarà rappresentato dal modo di produrre l’energia. Non più calata dall’alto ed imposta ma prodotta dal basso da milioni di attività per il proprio consumo e con la commercializzazione dell’eccedente. Quindi un nuovo modello di business collaborativo sul modello del capitalismo distribuito. Esso produrrà una moltiplicazione dei servizi con grandi economie di scala riducendo i capitali necessari per avviare e sostenere le attività stesse, l’energia necessaria  ed i costi del lavoro a beneficio della produttività. Ovvio l’impatto sul modo di fare politica dove sarebbero dominanti non più i partiti centrali, bensì le relazioni sociali trasversali sostenute dal sistema informatico come è Internet. &lt;br /&gt;Mentre la Prima e Seconda Rivoluzione Industriale erano accompagnate dalle economie nazionali e dalla governance della Nazione-Stato, la Terza, essendo distributiva e collaborativa per natura, progredisce lateralmente e favorisce le economie e le unioni governative continentali. Nella nuova Era globalmente connessa, la missione primaria dell’istruzione sarà preparare gli studenti a pensare ed agire come parte di una biosfera condivisa. L’approccio dominante dell’insegnamento dall’alto al basso, che ha l’obiettivo di creare un essere competitivo ed autonomo, sta dando spazio ad una istruzione “distribuita e collaborativa”. &lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-2150789095947390012?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/2150789095947390012/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=2150789095947390012' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2150789095947390012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2150789095947390012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/10/e-iniziata-la-terza-rivoluzione.html' title='E&apos; iniziata la Terza Rivoluzione Industriale?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7272470187861034982</id><published>2011-09-09T10:09:00.000+02:00</published><updated>2011-09-09T10:10:55.674+02:00</updated><title type='text'>Ma che cosa vorrà dire questa “Manovra”?</title><content type='html'>Volendo porre le giuste premesse partiamo dal significato che viene dato dal dizionario a questa parola. La consultazione ci offre cinque definizioni:&lt;br /&gt;1) &lt;br /&gt;l'insieme delle operazioni necessarie per mettere in azione una macchina o un dispositivo&lt;br /&gt;2) &lt;br /&gt;di mezzi di trasporto, complesso di operazioni necessarie per cambiare la velocità, la posizione, la direzione o, se si tratta di un treno, la formazione&lt;br /&gt;3) &lt;br /&gt;movimento di reparti militari a scopo di esercitazione&lt;br /&gt;4)&lt;br /&gt;[in senso figurato] stratagemma astuto e segreto,intrallazzo. Nel linguaggio giornalistico, trattativa, ricerca di accordi ecc.&lt;br /&gt;5)&lt;br /&gt;[in senso esteso] complesso di misure di natura economica prese dal Governo&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Va da se che la quinta avrebbe il significato più aderente a quanto tumultuosamente in corso dal 13 luglio ultimo scorso, ma curiosamente gli eventi occorsi in questi due mesi appena trascorsi mettono in evidenza, magari a chi ha occhio malizioso, anche tutti gli altri quattro.&lt;br /&gt;Infatti se ci riferiamo alla prima definizione dovremmo vedere mettere in azione un qualche cosa, cioè l’economia in questo caso o meglio il sistema produttivo del Paese quindi gli investimenti e l’occupazione (Giovani in primis) ma non se ne vede traccia.&lt;br /&gt;La seconda, metaforicamente interpretata, dovrebbe essere dare quella marcia in più che guidi, cioè dia una direzione, agli impegni di una politica di sviluppo di tutte le aree geografiche ed economiche italiane. Dare velocità alla dinamica imprenditoriale portandola ad affrontare il proprio futuro rimuovendo gli ostacoli che la burocrazia frappone per giustificare la propria esistenza. Non sembra essere così.&lt;br /&gt;La terza ci spiega che la manovra è, in fondo, un’occasione per provare tutti quei movimenti e studiare le reazioni degli interessati per ridurre al minimo il rischio. Qui si che ritroviamo la volontà di verificare la possibile perdita di voti alle oramai vicine elezioni politiche. La prova sta nelle continue modifiche e contraddizioni ascoltando gli umori della “casta” che, più che rappresentare i propri elettori, rappresenta interessi professionali ed individuali che Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo avevano così chiaramente descritto, senza subire alcuna smentita, nel loro libro “La casta” uscito il 2 maggio 2007. In quattro anni e mezzo dalla sua pubblicazione abbiamo visto e letto eventi disgustosi riferiti a personaggi politici di ogni rango, ma non abbiamo rilevato un cambio nei comportamenti degli interessati a questa inchiesta.  &lt;br /&gt;Infine la quarta definizione che sembra meglio rappresentare o quantomeno riassumere l’insieme delle azioni compiute da tutti gli attori di valenza politica chiamati a dare un contributo alla critica situazione economico finanziaria. Infatti non si è notato un grosso impegno a tutelare gli interessi di 60 milioni di italiani con un’azione decisa, difficile ed impopolare che potesse, nel triennio, vedere la luce di una “nuova gestione del sistema Italia”, perché si è tentato con il gioco delle tre carte, di assicurarsi (la casta) prima “il cadreghino”, poi il consenso dei parlamentari influenti, quindi dei detentori dei grandi patrimoni e delle classi sociali “che contano” disorientando e irridendo quella grande massa di cittadini che hanno redditi modesti, tasse sicure e poche speranze per un futuro migliore. Si direbbe che a forza di preoccuparsi di non perdere voti, ora quasi quasi potrebbero essere certi di averli smarriti. Intanto però niente tagli reali alla classe politica, false cancellazioni delle province che verrebbero sostituite da ancora più costose “strutture intermedie di zona”. Difficile trovare un leader di partito credibile ma soprattutto un partito che abbia in sé la capacità di catturare l’attenzione di un elettore. L’appiattimento dei valori e la incapacità di produrre un obiettivo condiviso sui piani sociale ed economico rende tutti i partiti opachi e indistinguibili. &lt;br /&gt;Sappiamo che esistono atteggiamenti pro e contro “il berlusconismo”, pro e contro “i comunisti”, pro e contro il Vaticano, ma sembrano tutti più fumo negli occhi che sostanza su cui discutere. Abbiamo gli “urlatori” che pontificano sul malcostume e traggono lauti guadagni dalla loro politica, in primis i giornali. Ma nessuno, con calma e con coraggio, dice alla gente quello che purtroppo occorrerebbe dire e cioè : &lt;br /&gt;- Nella crescita, per almeno trenta anni, abbiamo avuto si dei risultati ma ci siamo anche sbagliati nella gestione sociale e politica; non cerchiamo le colpe bensì gli errori, facciamone tesoro e riformiamo il sistema.&lt;br /&gt;- Abbiamo vissuto, anche se non tutti, al di sopra delle nostre possibilità ed ora dobbiamo fare TUTTI un passo indietro. Quindi ancora sacrifici per qualche anno e non mesi!&lt;br /&gt;- La giustizia sociale è un’utopia, quindi possiamo solo tenderci e sperare che per i nostri figli e giovani di domani si apra quel mondo migliore che spetta agli statisti costruire nel sereno, anche se aspro, confronto nella diversità di culture e di opinioni.&lt;br /&gt;Altri potrebbero chiamarla “rivoluzione” e forse così occorrerebbe definirla ma evitando che il modo di far politica ricorrente da anni sia terreno fertile per la ricostituzione di movimento estremisti e temibili come i NAR e le BR. L’inveterato modo di cercare di accontentare “chi conta” e di illudere le masse non fa più presa anche se continuiamo a vedere azioni figlie delle realtà vissute 40 o 50 anni fa. Non è stata solo l’economia a cambiare, ma anche le persone quindi la socialità, il mondo del lavoro, il confronto internazionale con la sua concorrenza crescente, la globalizzazione dei mercati e delle culture. E’ pur vero che un cambiamento richiede una gradualità di interventi ma in un contesto di pianificazione del modello sociale a cui tendere. Allora si che saranno più o meno comprensibili e magari torto collo accettati, sacrifici economici da chi già li subisce nella speranza, remota, che siano tutti a pagarli.&lt;br /&gt;Abbiamo un problema economico e finanziario ma soprattutto morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;N.d.R : “Cercansi politici statisti”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7272470187861034982?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7272470187861034982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7272470187861034982' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7272470187861034982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7272470187861034982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/09/ma-che-cosa-vorra-dire-questa-manovra.html' title='Ma che cosa vorrà dire questa “Manovra”?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-1493407776841590816</id><published>2011-07-29T12:20:00.002+02:00</published><updated>2011-07-29T12:31:26.938+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='direttori delle risorse umane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='welfare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione'/><title type='text'>Welfare Aziendale - Forum dei Direttori HR in SOLVAY Solexis</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kXwdCmBQYuY/TjKLxBW4j4I/AAAAAAAAADQ/twZkFuFiNZg/s1600/Solvay.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 126px; height: 189px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-kXwdCmBQYuY/TjKLxBW4j4I/AAAAAAAAADQ/twZkFuFiNZg/s320/Solvay.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5634719758088179586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;VIII Forum dei Direttori del Personale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno 15 luglio 2011, organizzato da Federmanager Alessandria, presso lo stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo, si è tenuto l’ottavo Forum dei Direttori del Personale per un dibattito/confronto sul tema del Welfare Aziendale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno partecipato tredici Direttori del Personale ed esperti di relazioni industriali, con alcune sopraggiunte assenze dovute ad improvvise esigenze aziendali.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’incontro ha avuto come prologo il saluto di benvenuto del Direttore di Stabilimento Stefano Bigini, che ha colto l’occasione per  evidenziare i  salienti passi storici della Società, le attualità e le prospettive dell’Azienda. Ha altresì sottolineato  la lunga tradizione  di responsabilità sociale e la grande attenzione dell’Azienda verso i dipendenti anche con iniziative di contenuti sociali.&lt;br /&gt;Nell’evidenziare le tre linee guida cui si ispira  la Società - crescita economica, progresso sociale, protezione ambientale – ha puntualizzato l’obiettivo 2038 (175 ° anno della fondazione)    con passaggi intermedi nel 2012, nel 2020 e, appunto, nel 2038.&lt;br /&gt;E, giustamente soddisfatto  dell’ottimo risultato  raggiunto, ha ricordato infine che il tasso infortuni nello stabilimento è  dieci volte inferiore  alla media italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciata la parola al Direttore delle Risorse Umane, Paolo Bessone ha inizialmente annunciato che ai primi di settembre si terranno due giornate di “Fabbrica aperta” cui sono già fin d’ora invitati i partecipanti all’odierno Forum.&lt;br /&gt;Dopo aver sottolineato la situazione  economico/sociale dell’Azienda, ha approfondito il progetto per la crescita sostenibile anche con l’acquisizione di una nuova Società.&lt;br /&gt;Ha ricordato alcuni capisaldi dello Stabilimento di Spinetta, in particolar modo in tema di occupazione: particolarmente  giovane, con una bassa età media e con una significativa attenzione per la gente locale, di formazione, di apprendistato professionalizzante, di giovani ingegneri  chimici, non solo italiani, ma anche provenienti da molti Paesi del mondo.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è quindi entrati nel merito del tema del Forum odierno – il Welfare Aziendale – con Pino Mannori che ha relazionato una importante ricerca Assolombarda, CGIL, CISL e UIL sulla diffusione dello stesso tra le imprese milanesi (400 aziende intervistate con oltre 150.000 dipendenti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il” welfare aziendale” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo termine ci si riferisce  sia a un concetto classico di welfare - iniziative in ambito di assistenza e previdenza - sia, più in generale, a quei servizi che agevolano la vita dei dipendenti. Sono invece esclusi gli strumenti riconducibili all’organizzazione del lavoro in azienda, come il part-time.&lt;br /&gt;Iniziative di “welfare aziendale” – attesta la ricerca -  sono presenti in circa un terzo delle imprese, e in un altro 12% di casi si sta valutando di introdurlo.&lt;br /&gt;Distinguendo le imprese per dimensioni, nelle maggiori realtà - quelle con 250 e più dipendenti - la percentuale di diffusione sfiora l’80%, mentre nelle PMI strumenti di “welfare aziendale” a favore dei dipendenti sono presenti in un’azienda su quattro. Un primo elemento di riflessione è quindi il maggior coinvolgimento delle grandi aziende.&lt;br /&gt;Le iniziative ed i servizi che sono stati considerati sono circa una ventina, che vanno dall’assistenza sanitaria integrativa, agli sportelli, alle convenzioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendendo in considerazione la graduatoria in ordine decrescente di diffusione si osserva che un’azienda su quattro mette a disposizione dei propri dipendenti l’assistenza sanitaria, la quale risulta lo strumento di welfare aziendale più diffuso ed anche quello più oggetto di contrattazione.&lt;br /&gt;Segue un “pacchetto” di servizi con percentuali intorno al 15% (un’azienda su sei): tra questi le vaccinazioni antinfluenzali, il check up, convenzioni con banche o agenzie viaggi, i corsi di formazione d’interesse dei lavoratori.&lt;br /&gt;Scendendo nella classifica, in un’azienda su dieci troviamo - tra l’altro - la palestra aziendale, l’asilo aziendale, l’ambulatorio medico, convenzioni con esercizi commerciali, teatri o cinema, lo sportello bancario.&lt;br /&gt;Molto più raramente i dipendenti hanno a disposizione lo sportello di assistenza sociale, il carrello spesa gratuito, borse di studio o campus estivi per i figli.&lt;br /&gt;Gli strumenti di “welfare aziendale” esaminati possono essere ricondotti a 5 macro-categorie: salute, famiglia, convenzioni, sportelli e tempo libero.&lt;br /&gt;La graduatoria per categoria vede come gruppo di iniziative ampiamente più diffuse quelle riconducibili alla “salute”, seguite da “tempo libero” e “convenzioni”. Con percentuali minori troviamo gli “sportelli” e - all’ultimo posto - la “famiglia”.&lt;br /&gt;Quanti servizi hanno mediamente a disposizione i dipendenti? Solo raramente viene offerto un solo servizio: nel 78% dei casi si tratta di “pacchetti” di almeno due, in molti casi addirittura più di 5.&lt;br /&gt;In questo non si rilevano differenze significative tra grandi aziende e PMI: un elemento distintivo è la dimensione dei “pacchetti”, più compositi tra le prime (con 6 o più servizi per il 62%) che tra le seconde (“pacchetti” da 2-5 servizi nel 60% delle aziende di minore dimensione).&lt;br /&gt;Da chi viene l’iniziativa di mettere queste opportunità a disposizione dei dipendenti? In un terzo dei casi si tratta di una decisione unilaterale dell’impresa, più frequentemente deriva da un accordo tra impresa e lavoratore, spesso derivante dalla contrattazione aziendale.&lt;br /&gt;In questo caso si osservano comportamenti differenti tra grandi imprese e PMI: nelle prime prevale la decisione concordata (per contrattazione aziendale 19% o per accordo singolo/plurimo 38%), nelle seconde nella maggioranza dei casi si tratta di una decisione unilaterale dell’azienda (54%).&lt;br /&gt;A proposito della fonte della contrattazione aziendale, va precisato che la percentuale va considerata&lt;br /&gt;solo indicativa: non è infatti assicurata la rappresentatività del campione sotto il profilo della presenza di rappresentanze sindacali.&lt;br /&gt;Un altro elemento che emerge dall’indagine è che strumenti di sostegno potrebbero favorire una maggior diffusione del “welfare aziendale”. Se - allo stato - i costi sono equamente distribuiti tra aziende e lavoratori, eventuali strumenti di sostegno rappresenterebbero un efficace incentivo ad aumentare la diffusione del “welfare aziendale”. Tra le forme di sostegno ipotizzabili - una tantum in fase di avviamento dei servizi, piuttosto che benefici di natura contributiva/fiscale disponibili in modo continuativo - le aziende orientano la loro preferenza per questi ultimi (75%), evidenziando quindi una logica di “lungo periodo”. Una preferenza - quella per il supporto fosse anche “parziale”, purché continuativo nel tempo - che prevale sia tra le piccole e medie che tra le grandi imprese.&lt;br /&gt;Eventuali strumenti di sostegno avrebbero l’effetto di aumentare dal 35% al 60% le aziende attive, incentivando quelle attualmente non interessate. Questa azione di incentivazione sarebbe più efficace tra le piccole imprese, dove la diffusione del “welfare aziendale” è più contenuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito di strumenti di sostegno  che potrebbero incentivare  il ricorso al welfare aziendale è intervenuto uno dei maggiori  Esperti in materia di tutta Italia, Giancarlo Piccotti di Confindustria Alessandria, che ha fatto una esaustiva panoramica di tutti i benefit e degli istituti  di welfare  praticati in Provincia, arrivando peraltro alla conclusione che non ci sono, allo stato attuale, significanti incentivi  e che, anzi, le esenzioni contributive  sono alquanto limitate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come da programma, il dr. Bessone ha dettagliato oltre quindici attività di welfare aziendale esistenti in Solvay, a testimonianza della grande importanze data dall’Azienda agli aspetti sociali nonchè ai buoni risultati ottenuti  per migliorare le relazioni industriali anche grazie a questa disponibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ seguita la tradizionale tavola rotonda tra i partecipanti  al Forum, ove sono emerse varie considerazioni, anche in controtendenza e in totale assenza di welfare, considerando che nell’attuale situazione – non certo brillante - si tende a risparmiare su tutto e che, se anche si potesse  avere un welfare senza costi, questi ci sarebbero comunque, considerando gli impegni organizzativi e di personale da dedicare allo stesso.&lt;br /&gt;E’ stato peraltro evidenziato che bisognerebbe pensare anche ai costi del “non avere welfare”in tema di mancata fidelizzazione: “avanzare insieme” (ai collaboratori) con azioni da affrontare in termini  positivi,  porta ad un clima aziendale sicuramente migliore, soprattutto se condiviso.&lt;br /&gt;Peraltro sembra che il Sindacato non sia particolarmente  sensibile a questi argomenti, preferendo il tema classico degli incrementi salariali. Se questo è vero, si ritiene peraltro che una maggiore predisposizione, ci potrebbe essere nella componente sindacale interna: le rappresentanze sindacali aziendali, più vicine agli umori ed alle esigenze dei colleghi (e delle colleghe), sono senz’altro più attente  a questi temi.&lt;br /&gt;Ancora una volta è stato sottolineato  che la partecipazione  della gente  alla individuazione delle azioni condivise ha quasi sempre dato buoni risultati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le conclusioni dell’incontro sono state lasciate al dr. Bramardi che ha sottolineato, stante la situazione dei conti pubblici e dello Stato sociale attuale, quanto si stia rendendo  sempre più concreta   la richiesta dei lavoratori dipendenti, in buona parte assecondata da parte di molte Imprese, di intraprendere percorsi virtuosi  verso forme di welfare aziendale e/o territoriale che possano riempire i vuoti che si stanno creando nelle varie forme di assistenza sulle quali fino a poco tempo, fa l’Italia si distingueva fra tutti i Paesi maggiormente industrializzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre all’indagine Assolombarda - da cui si è partiti  all’inizio di questo forum – ha evidenziato che ne esiste un’altra, anch’essa recente, focalizzata sulle attese dei lavoratori – circa un migliaio di dipendenti – da parte della Società Astroricerche. Secondo questa ricerca, le aspettative prevalenti dei lavoratori, si possono individuare in due principali filoni: welfare aziendale e relazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.&lt;br /&gt;In cima alla lista delle richieste ci sono i ticket restaurant, l’orario flessibile, la mensa aziendale, il telelavoro.&lt;br /&gt;A seguire: la condivisione dell’auto con i colleghi, l’assistenza medica convenzionata,  i corsi di lingue, l’organizzazione e le prenotazioni  per manifestazioni culturali. A seguire ancora:  il “maggiordomo aziendale” (disbrigo pratiche personali), l’asilo aziendale, i trasporti navetta, il job sharing, l’assistenza per familiari, convenzioni con professionisti, cooperative di acquisto e consumi, vacanze per i figli, sale ritrovo, lavanderie, palestre e biblioteca.&lt;br /&gt;Come si vede c’è un certo intreccio tra aspettative dei lavoratori e contenuti degli accordi aziendali e comunque emerge una notevole opportunità di welfare aziendale.&lt;br /&gt;Adeguarsi, per l’Impresa, è una grande sfida, non facile, ma affascinante, in quanto, aldilà dei costi, a volte anche non indifferenti, comporterebbe una maggiore fidelizzazione dei dipendenti e, probabilmente, anche miglioramenti sul fronte della produttività&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-1493407776841590816?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/1493407776841590816/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=1493407776841590816' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1493407776841590816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1493407776841590816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/07/welfare-aziendale-forum-dei-direttori.html' title='Welfare Aziendale - Forum dei Direttori HR in SOLVAY Solexis'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-kXwdCmBQYuY/TjKLxBW4j4I/AAAAAAAAADQ/twZkFuFiNZg/s72-c/Solvay.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-5581436040292268989</id><published>2011-06-15T10:06:00.002+02:00</published><updated>2011-06-15T10:23:48.904+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gestione  crisi sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi occupazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Tutto sta cambiando: si va verso un Mondo Nuovo</title><content type='html'>Il mondo sta cambiando più rapidamente di quanto non sia avvenuto negli ultimi cinquanta anni; il progresso tecnico-tecnologico ha mutato considerevolmente la vita delle persone in tutte le Nazioni evolute e si è affacciato prepotentemente nelle aree asiatica e sud americana. I radicalismi etnico religiosi si stanno confrontando con la domanda di evoluzione sociale che scuote i popoli dell’area mediterranea contrapponendosi agli autoritarismi politico-economici vecchi e nuovi.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;L’esplosione demografica dei Paesi in via di sviluppo attraversa tumultuosamente i confini dei luoghi di origine e richiama verso le aree più ricche milioni di persone. Nel 1975 la popolazione mondiale raggiunse i 4 miliardi di individui, quasi raddoppiando in questi 36 anni (Oggi si stima in 7 miliardi) e toccando la propria velocità di crescita più elevata. &lt;br /&gt;In meno di mezzo secolo sostanzialmente il pianeta Terra si è popolato di tante persone quante se ne erano raccolte in tutti i millenni precedenti. Molto significativo sarebbe osservare la diversissima crescita tra Europa e gli altri continenti, cioè negativa per l’una e positiva per gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Distribuzione percentuale storica e futura della popolazione per percentuale sulla popolazione mondiale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Regione    &lt;strong&gt;1750   1800 1850 1900 1950 1999 2050 2150&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Mondo     100   100 100 100 100 100 100 100&lt;br /&gt;Africa    13,4   10,9 8,8 8,1 8,8 12,8 19,8 23,7&lt;br /&gt;Asia    63,5   64,9 64,1 57,4 55,6 60,8 59,1 57,1&lt;br /&gt;Europa    20,6   20,8 21,9 24,7 21,7 12,2 7,0 5,3&lt;br /&gt;America Sud 2,0    2,5 3,0 4,5 6,6 8,5 9,1 9,4&lt;br /&gt;America Nord0,3    0,7 2,1 5,0 6,8 5,1 4,4 4,1&lt;br /&gt;Oceania     0,3    0,2 0,2 0,4 0,5 0,5 0,5 0,5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Posizione Paese Popolazione Data  % popolaz. mondiale &lt;br /&gt;1         Cina    1.344.720.000 2011         19.97%&lt;br /&gt;2         India   1.180.130.000 2011         17.53% &lt;br /&gt;3          USA      310.569.198 2011          4.56% &lt;br /&gt;4      Indonesia    238.827.455 2008          3.55% &lt;br /&gt;5       Brasile     194.510.000 2011          2.89% &lt;br /&gt;6       Pakistan    172.819.000 2011          2.57%&lt;br /&gt;7      Bangladesh   155.009.941 2008          2.30%&lt;br /&gt;8        Nigeria    147.650.948 2008          2.19%&lt;br /&gt;9        Russia     140.387.818 2008          2.09%&lt;br /&gt;10       Giappone    127.205.040 2008          1.89%&lt;br /&gt;11        Messico    110.547.123 2008          1.64%&lt;br /&gt;12       Filippine    96.962.954 2008          1.44%&lt;br /&gt;13        Vietnam     86.518.311 2008          1.28%&lt;br /&gt;14        Etiopia     83.794.239 2008          1.24%&lt;br /&gt;15       Germania     82.352.473 2008          1.22%&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi 15 paesi vivono all’incirca 4.3 miliardi di persone, che rappresentano approssimativamente i due terzi dell’intera popolazione mondiale. La popolazione totale dell’Unione Europea - 494 milioni di persone - era all’incirca il 7.3% della popolazione mondiale nel 2006 e avrebbe occupato il terzo posto nella lista di cui sopra. &lt;br /&gt;Leggendo questi dati vediamo che oggi una persona su cinque nel mondo è cinese ed una su cinque e mezzo è indiana. Il 60% della popolazione mondiale è asiatica. &lt;br /&gt;La globalizzazione economico finanziaria sta coinvolgendo popoli che parlano seimila lingue diverse; fondano le rispettive culture in millenni di storia in cui si sono quasi ignorati; credono nelle cinque maggiori religioni oltre a decine di minori; dividono redditi diseguali oscillanti tra i 26.000 $ medi anno di USA/Europa/Giappone ed i 400 $ medi anno di Cina/India/Indonesia; hanno aspettativa di vita inferiore a 60 anni per i Paesi poveri per raggiungere gli 80 di quelli ricchi, per non parlare dei denutriti cronici che in America Latina, pur decrescendo, sono ancora 40 milioni mentre in Africa ed in Asia superano per ciascun continente i 320 milioni di persone, principalmente bambini, anche se questo valore in Asia sta progressivamente calando ed in Africa drammaticamente salendo. &lt;br /&gt;La fame mondiale di energia  fa convergere interessi economici e finanziari giganteschi tali da influenzare la politica internazionale e gli equilibri politici. Tutti elementi di grande complessità sociale evidenziati anche da numerose guerre che rendono il quadro generale talmente imprevedibile da rendere possibili solo considerazioni connesse ai massimi sistemi e previsioni di medio breve termine. Lo scenario mondiale è quindi estremamente difficile da leggere perché varia notevolmente a seconda del punto di vista con cui lo si approccia, ma non può essere ignorato anche se la scala dei valori e delle priorità riferibili alle singole Nazioni o Confederazioni è realisticamente diversa.&lt;br /&gt;Difficile di conseguenza il compito delle classi dirigenti locali che, secondo una indagine svolta in Italia sui nostri manager, presentano da noi una triplice debolezza. &lt;br /&gt;La prima è quella di una risposta alla crisi non sempre adeguata, spesso confusa e in ordine sparso. &lt;br /&gt;La seconda è una eccessiva autoreferenzialità locale, nonché una riconosciuta difficoltà, più volte ricordata, di praticare la cooperazione tra segmenti diversi di classe dirigente per i comuni obiettivi del territorio. &lt;br /&gt;La terza è che non si persegue con chiarezza e con l’impegno necessario l’obbligo primario della classe dirigente, quello di generare nuova classe dirigente, con il corollario della ben nota riluttanza a promuovere effettivamente i giovani talenti presenti sul territorio. &lt;br /&gt;Ma oltre i limiti e le debolezze, i territori italiani conservano grandi patrimoni di risorse. &lt;br /&gt;Primo, una capacità di reazione alla crisi da parte del tessuto imprenditoriale, che ha dimostrato concretezza e tenacia, pur attraversando talvolta situazioni anche molto difficili non solo a causa della “nebbia cognitiva” di cui sopra, ma anche dell’incapacità sistemica di sviluppare sul territorio i modelli di coordinamento più adeguati. &lt;br /&gt;Secondo, il valore della produzione locale rispetto alla rendita, che ha costituito almeno fino al 2010 un elemento di tenuta della ricchezza delle famiglie e delle imprese, nonché dell’occupazione, in molti contesti locali. &lt;br /&gt;Terzo, la capacità di resistenza del tessuto sociale, con comunità abituate ad “assorbire” le difficoltà e con un livello di coesione che diventa a tutti gli effetti una risorsa competitiva del sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto concerne lo sviluppo economico, da cui quello sociale non può prescindere, e pur con le debite differenze tra i territori, è ormai insostenibile la frattura tra un Paese dove si risponde solo delle procedure formali, sostanzialmente chiuso verso l’esterno se non per i richiami e gli obblighi che l’Unione Europa ci impone, solo marginalmente toccato dalla concorrenza; ed un Paese dove si risponde dei risultati, aperto verso l’estero e sottoposto alla pressione della concorrenza internazionale. Oltre alle richieste di sempre, più controlli efficaci e non formalistici, meno carte da presentare e tempi certi per le risposte, dalla giustizia civile, ai pagamenti, alla concessione di autorizzazioni e permessi, un contributo all’efficienza della Pubblica Amministrazione potrebbe aversi da una maggiore mobilità (anche limitata localmente, ma estesa a amministrazioni di natura diversa – centrale/locale). Ogni mutamento che favorisca la crescita dimensionale delle imprese, ogni decisione che consenta l’attrazione di investimenti dall’estero o limiti la fuga di nostre imprese e capitali va presa presto.&lt;br /&gt;La crisi attuale non impedisce che riforme anche dure, ma progettate per il futuro, si possano realizzare nel Welfare, nel fisco, nell’istruzione, nella PA., come testimonia il caso inglese. Il pericolo che si intravede per le società europee non è tanto che l’innovazione metta a dura prova la coesione sociale (anche se le recenti vicende nelle relazioni industriali italiane si possono leggere in quest’ottica), ma che la scarsità d’innovazione spinga verso un lento sgretolamento del tessuto sociale e ad una disaffezione verso la partecipazione (alla scuola, al mercato del lavoro, alla politica, ecc). Sotto questo profilo, è incoraggiante che emergano nuove visioni presso le classi dirigenti italiane, sulle forme di rappresentanza, sull’attenzione alla formazione anche se quello della scuola resta un nodo in gran parte irrisolto, sul raccordo tra attori sociali senza sempre invocare lo Stato.&lt;br /&gt;Gli universi giovanile e femminile italiani, assai penalizzati in termini di occupazione, redditi, carriere, racchiudono&lt;br /&gt;patrimoni di energie e intelligenze indispensabili per il futuro del Paese. Si tratta di risorse spesso poco valorizzate, ma che dimostrano una straordinaria capacità progettuale quando si apre loro la possibilità di dimostrare le loro doti. È dunque un segnale assai positivo che oggi, nel dibattito pubblico italiano, abbia finalmente conquistato spazio l’esigenza di declinare le classi dirigenti al femminile, ed in senso giovanile.&lt;br /&gt;Naturalmente, occorre augurarsi che alle parole seguano presto comportamenti conseguenti, pur nel rispetto di&lt;br /&gt;diverse opzioni pragmatiche.&lt;br /&gt;Dare spazio ai giovani significa in concreto supportare e finanziare nuove idee di business, e favorire l’incontro&lt;br /&gt;tra ricerca e impresa: il Rapporto dà conto di molte novità interessanti in quest’ambito Per quanto concerne la classe dirigente femminile, nonostante questa dimostri regolarmente di raggiungere l’eccellenza sia in ambito scientifico sia nel mondo imprenditoriale, le sue energie devono ancora pienamente dispiegarsi nel nostro Paese, e non sempre le elite locali danno buon esempio, anche rispetto al livello centrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola ed i ritardi delle classi dirigenti italiane&lt;br /&gt;A differenza di quello che accade in altri paesi europei, in Italia l’istruzione, e in particolare la scuola, stentano ad assumere un ruolo centrale nel dibattito pubblico. Manca soprattutto una visione – se non condivisa, almeno in fase di elaborazione - della funzione della scuola e dell’università, nei tre tradizionali obiettivi che vengono dati loro in una società moderna: garantire la competitività dell’economia, fungere da strumento di mobilità sociale e selezionare la classe dirigente. Vi è ormai un’ampia evidenza che il sistema di istruzione italiano stia fallendo su tutti e tre gli obiettivi appena menzionati. I confronti internazionali ci segnalano infatti che il livello medio di competenze dei nostri quindicenni - intese come capacità di applicare le conoscenze apprese a scuola a problemi della vita quotidiana – sia fra i più bassi nel novero dei paesi avanzati, sia pure con enormi differenze fra Nord e Sud: difficilmente, quindi, l’Italia potrà contare nei prossimi decenni su una qualità del proprio capitale umano all’altezza delle sfide poste dall’economia internazionale. Analogamente, sta venendo meno la funzione di “ascensore sociale”, prevista dalla nostra Costituzione, che la scuola assolve in tutti i paesi avanzati e che da noi ha assolto per grandi gruppi sociali nell’immediato dopoguerra: il retroterra sociale e culturale è infatti un fattore determinante di tutto il percorso formativo e, in particolare, della scelta dell’indirizzo di studio nella scuola secondaria, con una chiara gerarchia sociale fra licei, istituti tecnici e istituti e scuole professionali, che si riverbera nella prosecuzione all’università. Se la scuola italiana ha deficienze così marcate, perché non si trovano i rimedi? In realtà, negli ultimi anni&lt;br /&gt;passi avanti sono stati compiuti. Gli esiti insoddisfacenti dei test PISA dell’Ocse hanno costretto l’opinione&lt;br /&gt;pubblica, gli organi dirigenti della scuola e gli stessi insegnanti a prendere atto che la scuola italiana non è un&lt;br /&gt;mondo “perfetto”, tutt’al più penalizzato dai tagli di risorse da parte del Governo, ma sostanzialmente tetragono alle influenze esterne e non assoggettabile a valutazioni sul suo operato. Da noi i raffronti&lt;br /&gt;internazionali hanno avviato con molto ritardo, rispetto a paesi come la Germania e gli Stati Uniti, una&lt;br /&gt;profonda riflessione sul funzionamento della scuola, ma alcuni punti fermi sembrano ormai acquisiti: gli&lt;br /&gt;apprendimenti devono essere valutati almeno all’inizio e alla fine di ogni ciclo scolastico per misurare i&lt;br /&gt;progressi compiuti dagli studenti; gli istituti scolastici e gli insegnanti migliori devono essere premiati; i criteri di&lt;br /&gt;reclutamento e di progressione di carriera dei docenti non possono limitarsi alla sola anzianità; sostegno&lt;br /&gt;didattico, orientamento e borse di studio devono far parte del bagaglio di strumenti necessario a aumentare&lt;br /&gt;l’equità del nostro sistema scolastico; va reso effettivo il passaggio delle competenze dal centro (Miur) agli&lt;br /&gt;istituti scolastici autonomi. Queste linee di riforma sono condivise in misura crescente, anche dagli stessi&lt;br /&gt;insegnanti, eppure la scuola entra solo episodicamente nel dibattito pubblico, spesso a seguito di eventi di&lt;br /&gt;cronaca legati al bullismo o alle occupazioni, e raramente come occasione di analisi dei problemi e di&lt;br /&gt;discussione delle soluzioni. . &lt;br /&gt;Un trend comune a tutti i paesi avanzati è infatti l’innalzamento dei livelli di istruzione verso la formazione terziaria; inoltre, le analisi confermano come la presenza di laureati in azienda favorisca l’innovazione tecnologica e l’internazionalizzazione. Di conseguenza, la vera scommessa per il sistema delle imprese negli anni a venire sarà quello di garantirsi persone dotate di ottime lauree e di una buona conoscenza della lingua inglese, piuttosto che manodopera tecnica. &lt;br /&gt;Dal canto loro, le organizzazioni sindacali, pur mostrando particolare sensibilità ai temi dell’uguaglianza delle opportunità di accesso all’istruzione, risultano ancora prigioniere degli interessi di corporazione, per cui la priorità è garantire l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari, anche quando è noto che in Italia il rapporto fra insegnanti e alunni è nettamente superiore a quello degli altri paesi dell’Ocse, senza che questo determini apprendimenti superiori alla media. Ancora: al momento della riforma universitaria che ha condotto alle lauree triennali, molti ordini professionali hanno condizionato l’ingresso al possesso di una laurea magistrale quinquennale, in modo da restringere l’accesso alla professione, anziché cogliere l’occasione per favorire un allargamento della propria base intellettuale (e ridurre i futuri deficit previdenziali!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Filiere globali e reti di impresa: nuovi modelli di relazioni banca-impresa per il “Mondo Nuovo”&lt;br /&gt;Oltre a determinare l'irrompere nei mercati europei di nuovi concorrenti localizzati in paesi a basso costo del&lt;br /&gt;lavoro, la globalizzazione ha prodotto l'effetto di sviluppare nuovi circuiti di conoscenza a livello mondiale. Le&lt;br /&gt;dinamiche in atto nelle filiere globali impongono ai distretti la difficile sfida di far convivere gli storici vantaggi&lt;br /&gt;del radicamento locale con l'esigenza di maggiore apertura ai mercati internazionali e ai nuovi circuiti di&lt;br /&gt;approvvigionamento dei fattori produttivi e della produzione. Tali circuiti implicano la trasformazione delle&lt;br /&gt;tradizionali reti locali in reti transnazionali, attraverso un ripensamento dei modelli di business consolidati e&lt;br /&gt;delle tradizionali catene del valore. Quindi, il binomio locale/globale e i nuovi circuiti della conoscenza rendono&lt;br /&gt;obsoleta la forma tradizionale dei distretti industriali italiani, che si sono sviluppati essenzialmente come reti&lt;br /&gt;contestuali chiuse. La relativa chiusura di questi sistemi verso l'esterno ha costituito in passato un punto di&lt;br /&gt;forza, in quanto ha contribuito a rafforzarne la coesione interna e l'identità collettiva, con il consolidamento del&lt;br /&gt;cosiddetto capitale sociale. Oggi, però, questo carattere di quasi autoreferenzialità appare rischioso. Infatti, le&lt;br /&gt;tradizionali economie esterne, che in passato hanno consentito a tante piccole e piccolissime imprese di&lt;br /&gt;superare i limiti derivanti dalla piccola dimensione, consentono sempre meno di colmare i gap di competenze&lt;br /&gt;aziendali che oggi si manifestano. I processi di aggiustamento dei distretti non sono omogenei e sono&lt;br /&gt;condizionati all'apertura verso l'esterno soprattutto delle imprese distrettuali più dinamiche, che hanno&lt;br /&gt;scoperto come le opportunità legate alla collaborazione con partner anche molto lontani possano essere più&lt;br /&gt;vantaggiose rispetto alle relazioni con partner interni al distretto. Nei distretti dove l’evoluzione sopra descritta&lt;br /&gt;è meno radicata e diffusa si registrano sempre più evidenti segnali di crisi, in termini di calo dei volumi di&lt;br /&gt;produzione ed export.&lt;br /&gt;I messaggi-chiave per le Pmi che emergono dal mutato contesto competitivo e dall’evoluzione dei modelli di&lt;br /&gt;sviluppo territoriale sono i seguenti: &lt;br /&gt;a) dai mercati esteri giunge la spinta per le imprese italiane per ridefinire le proprie strategie competitive; &lt;br /&gt;b) le filiere globali impongono un ripensamento dei modelli di business e delle catene del valore tradizionali; &lt;br /&gt;c) le reti di impresa possono in alcuni casi costituire un’alternativa valida rispetto all’approccio autonomo ai mercati esteri.&lt;br /&gt;Cosa potrebbero fare le banche per sostenere le imprese in questa delicata fase di transizione? Per la ripresa&lt;br /&gt;del ciclo economico, fornire nuovi strumenti di offerta bancaria, con una serie di prodotti disegnati specificatamente per accompagnare le aziende nella fase di ripresa: ad esempio, prestiti con caratteristiche di&lt;br /&gt;grande flessibilità in termini di durata e pre-ammortamento, destinati alla ristrutturazione di immobili, o&lt;br /&gt;all’acquisto di impianti o macchinari necessari allo svolgimento dell’attività aziendale; oppure prestiti per&lt;br /&gt;sostenere l’assunzione di nuovi dipendenti e/o il riassorbimento dalla cassa integrazione; infine, linee di fido a&lt;br /&gt;breve termine per smobilizzo crediti commerciali finalizzate ad anticipare gli incassi di crediti e contratti legati a&lt;br /&gt;rapporti con la pubblica amministrazione, con adempimenti molto semplificati per le imprese creditrici.&lt;br /&gt;Per la competitività e innovazione, le banche potrebbero offrire assistenza alle aziende che intendono&lt;br /&gt;riattivare investimenti produttivi: ad esempio, mutui finalizzati per investimenti volti all'arricchimento del&lt;br /&gt;contenuto tecnologico di prodotti, processi e/o servizi dell’impresa richiedente e/o al miglioramento&lt;br /&gt;dell'organizzazione e della sua struttura aziendale; finanziamento di progetti di Ricerca &amp; Sviluppo destinati&lt;br /&gt;alla realizzazione di nuovi prodotti, processi produttivi e servizi tecnologicamente innovativi per il cliente;&lt;br /&gt;infine, finanziamenti destinati agli start-up con la finalità di supportare le iniziali necessità di liquidità di&lt;br /&gt;finanziamento del circolante e sostenere gli investimenti necessari all'avviamento.&lt;br /&gt;Per le reti di impresa e la formazione, in collaborazione con le Associazioni di Categoria, le banche dovrebbero organizzare percorsi di costruzione o rafforzamento di reti, e percorsi destinati a giovani e&lt;br /&gt;neolaureati per fornire loro le informazioni di base che occorrono a chi voglia attivare un'esperienza&lt;br /&gt;imprenditoriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le classi dirigenti locali e il “Mondo Nuovo”&lt;br /&gt;Come si vanno rapportando le Classi dirigenti locali al dopo-crisi ed al Mondo Nuovo che ne esce? Quali&lt;br /&gt;rappresentazioni forniscono delle trasformazioni in corso, delle risorse e dei modelli adottati nei territori ove&lt;br /&gt;operano, e della loro stessa adeguatezza come dirigenti? E come vengono affrontati i temi della atavica&lt;br /&gt;frammentazione delle Classi dirigenti italiane, nonché del loro aggiornamento, apertura verso l’estero,&lt;br /&gt;“svecchiamento”? &lt;br /&gt;La crisi è stata ormai largamente incorporata nell’immaginario sociale delle comunità locali italiane ma le&lt;br /&gt;classi dirigenti hanno ancora difficoltà a gestire “l’era delle aspettative decrescenti” (Krugman). La domanda&lt;br /&gt;principale che le classi dirigenti locali debbono porsi, infatti, è come gestire in modo progressivo e non&lt;br /&gt;regressivo, il ridimensionamento delle aspettative sociali, ovvero come evitare di piangersi addosso ed&lt;br /&gt;investire le risorse che esistono sui territori in modo innovativo, per catturare le opportunità del Mondo Nuovo,&lt;br /&gt;preservando e alimentando la coesione sociale e le forme partecipative che costituiscono un patrimonio non&lt;br /&gt;secondario della “provincia” italiana. Naturalmente la domanda non ammette risposte facili, né pigramente&lt;br /&gt;riproducibili da una realtà locale alle altre. Al tempo stesso, parziali, possibili risposte esistono, ad esempio, occorre mobilizzare gli estesi patrimoni privati presenti sui territori italiani, con nuove forme di finanza che prevedano rischi e vantaggi esplicitamente partecipati e suddivisi tra imprese, banche, grandi investitori e famiglie, per rendere davvero efficace uno dei nostri punti di forza, ovvero una notevole - anche se purtroppo sempre più concentrata - ricchezza privata a fronte del debito pubblico. Se queste ricchezze privilegiassero sempre più la rendita rispetto al rischio dell’innovazione, la conservazione rispetto alla mobilità; oppure se venissero sempre più investite all’estero, i patrimoni dei territori italiani sarebbero destinati a scemare in tempi brevi, come già segnalano da qualche tempo le statistiche della Banca d’Italia. Oppure occorre che banche e Pmi trovino nuove forme di relazione, senza sempre la spalla del sistema pubblico, con manager cosmopoliti, ma al tempo stesso esperti delle potenzialità produttive italiane e delle opportunità del Mondo Nuovo. Nuovi ruoli per le classi dirigenti vanno presto generati, ed in alcuni contesti locali potrebbe essere una nuova generazione di classe dirigente ad assumerli.&lt;br /&gt;Le tre debolezze delle classi dirigenti locali, già menzionate all’inizio di questa Introduzione, accomunano i&lt;br /&gt;territori italiani da Nord a Sud, con la specificità che nel Settentrione emerge una maggior sensibilità rispetto&lt;br /&gt;all’elaborazione di risposte condivise e coordinate. Troppo spesso infatti le iniziative di aggregazione scontano&lt;br /&gt;grandi limiti di duplicazioni e di conflittualità tra i diversi attori. L’assenza storica di un player di grandi&lt;br /&gt;dimensioni che agisca da catalizzatore amplifica sovente la frammentazione dell’azione sociale &lt;br /&gt;In generale, non si può sostenere che le classi dirigenti locali garantiscano prestazioni migliori di quelle centrali ma un vantaggio che permane sui territori è la maggior vicinanza dei cittadini alle classi dirigenti che agisce da pungolo.&lt;br /&gt;A fronte di storiche debolezze, acuite dalla crisi, i territori italiani dispongono di risorse notevoli per affrontare&lt;br /&gt;le sfide del Mondo Nuovo: dalla capacità riconosciuta di reazione alla crisi da parte del tessuto di impresa che&lt;br /&gt;ha mostrato spirito di concretezza, pur attraversando di recente situazioni anche molto dure; al valore,&lt;br /&gt;altrettanto riconosciuto, della produzione locale, che ha costituito almeno fino al 2010 un elemento di tenuta&lt;br /&gt;della ricchezza delle famiglie e delle imprese, nonché dell’occupazione, in molti contesti; alla tenuta del&lt;br /&gt;tessuto sociale, con comunità abituate ad “assorbire” le difficoltà e con un livello di coesione che diventa a tutti&lt;br /&gt;gli effetti una risorsa competitiva del sistema. Si tratta, da parte delle classi dirigenti locali, di disimparare parte&lt;br /&gt;del “vecchio”, e fare esperienza e pedagogia del Mondo Nuovo, per costruire ponti tra quelle risorse e le&lt;br /&gt;opportunità che emergono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liberamente tratto da: &lt;br /&gt;I territori italiani e il “Mondo Nuovo”&lt;br /&gt;di Stefano Manzocchi&lt;br /&gt;Ordinario di Economia Internazionale&lt;br /&gt;Università LUISS “Guido Carli”&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5581436040292268989?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5581436040292268989/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5581436040292268989' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5581436040292268989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5581436040292268989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/06/tutto-sta-cambiando-si-va-verso-un.html' title='Tutto sta cambiando: si va verso un Mondo Nuovo'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3145809616369084961</id><published>2011-03-21T21:56:00.001+01:00</published><updated>2011-03-21T22:02:16.684+01:00</updated><title type='text'>Le terapie dello stress dei Manager</title><content type='html'>Pronto soccorso antistressante rivolto a tanti Manager&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;Il pronto soccorso comportamentale antistressante consiste essenzialmente in tre misure: &lt;br /&gt;·	evitare con tutte le scuse (anche tirate per i capelli) situazioni potenzialmente frustranti. &lt;br /&gt;·	cercare con tutti i trucchi (e vivere con gusto) situazioni appaganti. In gergo: ogni giorno combinare una bella cazzata ben premeditata.&lt;br /&gt;Bianca riguardo questo contesto cita Schopenhauer [3]: " ... cose appaganti sono di solito inutili, amorali o illegali." &lt;br /&gt;·	tentare di diventare meno dipendenti e più autonomi. In gergo: mandare 'affanculo tutti i rompiscatole. &lt;br /&gt;Riassunto: Non fare i bravi! &lt;br /&gt;N.B.: se non cogli il nesso e lo spirito di questo messaggio, attento sei troppo stressato!&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3145809616369084961?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3145809616369084961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3145809616369084961' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3145809616369084961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3145809616369084961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/03/le-terapie-dello-stress-dei-manager.html' title='Le terapie dello stress dei Manager'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-542008939037519807</id><published>2011-03-11T15:55:00.004+01:00</published><updated>2011-03-11T16:00:25.231+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro al femminile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='retribuzioni uomini e donne'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Le differenze di salario tra uomini e donne</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-MX_XRJX2t18/TXo4ubNhBPI/AAAAAAAAADE/lfHMPCyfzr0/s1600/differenziale.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 242px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-MX_XRJX2t18/TXo4ubNhBPI/AAAAAAAAADE/lfHMPCyfzr0/s400/differenziale.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5582837058308736242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il grafico qui sopra riporta i "differenziali salariali imputati" vale a dire la differenza percentuale tra i salari degli uomini e quelli delle donne quando si tiene conto del problema della selezione della forza lavoro, particolarmente forte in paesi come l'Italia, in cui il 46% circa delle donne in età  lavorativa ha un'occupazione a fronte di tassi occupazionali maschili intorno al 75%.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;In Italia lavorano prevalentemente le donne più istruite. Questo può far apparire le disuguaglianze salariali di genere più piccole di quanto siano in realtà perché le donne con salario potenziale più basso non lavorano. Il differenziale salariale imputato rappresenta quindi una migliore misura del divario salariale.&lt;br /&gt;Il divario salariale imputato tra uomini e donne in Italia risulta quindi del 26,8 per cento rispetto al 6,7 per cento realmente osservato.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-542008939037519807?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/542008939037519807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=542008939037519807' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/542008939037519807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/542008939037519807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/03/le-differenze-di-salario-tra-uomini-e.html' title='Le differenze di salario tra uomini e donne'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-MX_XRJX2t18/TXo4ubNhBPI/AAAAAAAAADE/lfHMPCyfzr0/s72-c/differenziale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3067416252105940515</id><published>2011-02-26T17:34:00.002+01:00</published><updated>2011-02-26T17:37:39.597+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitti religiosi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cambio sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Egitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rivoluzione Libia'/><title type='text'>La Rivoluzione Francese e l’esplosione del Nord Africa</title><content type='html'>Le cause della Rivoluzione Francese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima del 1789, la Francia era una monarchia assoluta legata alla tradizione medioevale. Il Re, fiancheggiato dal clero e dalla ricca nobiltà, deteneva i tre poteri. Lo stato era incapace di adeguarsi ai mutamenti in atto e opprimeva le masse, ormai vessate da sgravi fiscali. L'invio di truppe e rifornimenti per sostenere gli Americani in lotta contro gli Inglesi aggravò la pesante situazione economica francese già in crisi perché vincolata all'agricoltura. La tassazione nei confronti dei contadini aveva raggiunto il limite di sopportazione, già minato dagli esosi oneri signorili ricollegati ad un antico sistema feudale. Il peggioramento inesorabile della condizione contadina fu anche dovuto alla crisi che sconvolse la produzione cerealicola del 1787 a causa di disastri meteorologici&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Le analogie con le Rivoluzioni Nordafricane attuali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino al 2010, la Tunisia, l’Egitto, il Marocco, l’Algeria e la Libia sono state rette da sistemi dittatoriali o pseudo democratici, dove le figure di gerarca supremo sono state normalmente imposte o sostenute da movimenti militari , cui fa eccezione il Marocco monarchico ma, come gli altri, dotato di Costituzioni che ben poco rispecchiano i principi di uguaglianza e di libertà. &lt;br /&gt;Da rilevare che anche in questi Paesi la religione, o meglio, i suoi tribuni interessati, hanno influenzato sensibilmente il corso degli eventi politici. Infine quella che in Francia era la ricca nobiltà, qui è una classe borghese che sostenendo la gerarchia politica, ha intrallazzato sfruttando le risorse naturali ed umane. Corruzione dilagante. &lt;br /&gt;Si indica come causa scatenante quella dei rincari dei generi alimentari motivata dalla crisi economica mondiale, ma forse la cosa è molto più complessa.&lt;br /&gt;Non credo che ci si sia mossi semplicemente osservando la riuscita dell’insurrezione tunisina, bensì prendendo coscienza di valori di libertà e del diritto di esistere, acquisiti dalla crescita della culturalizzazione delle masse e dalla esasperazione di giovani, anche diplomati o laureati che abbiano visto, attraverso TV ed Internet, l’esistenza di un mondo attorno a sé che però a loro veniva negato. Grande fenomeno quello della comunicazione di massa che dopo l’era industriale, è forse stato ed è, quello che ha veramente cambiato il modo di vivere e di pensare delle persone.&lt;br /&gt;Inoltre, gli emigrati in Europa hanno riportato, tornando a casa, immagini di benessere, di guadagno, di libertà, di qualità della vita toccate con mano e quindi a conferma di quelle televisive o ricavate da Internet. E’ certo che l’incremento della disoccupazione, senza l’ombra di ammortizzatori sociali, non può che aver  complicato le cose esacerbando gli animi, ma le percentuali sono salite di poco sia pur su base dati piuttosto elevate. I regimi dominanti, fondamentalmente laici nei fatti, hanno vissuto precari equilibri  e spesso sono stati avversati da un islamismo dai cento volti tra cui quello integralista, a sua volta strumentalizzato spesso da un terrorismo politico.&lt;br /&gt;Non dimentichiamo lo scarso o nullo significato delle elezioni a cui noi, mondo occidentale, diamo un grande significato di democrazia, mentre in quei Paesi è solo lo strumento usato per auto certificare agli occhi del mondo le scelte autoritarie predeterminate attraverso partiti monocratici. &lt;br /&gt;Vedi anche che lo stesso sistema è usato da sempre a Cuba, in Cina, in Russia o in alcuni Stati centroamericani o ex sovietici dove è il partito al potere ad osteggiare l’opposizione sia con leggi “ad hoc” sia con mezzi coercitivi.&lt;br /&gt;Va anche detto che tenere insieme popolazioni tribali con le rispettive e vive culture e realtà sociali di enclave, richiede sicuramente una guida forte ed univoca non facile da giostrare tra rispetto delle autonomie e interesse comune. Di conseguenza il passaggio ad una democrazia di fatto è tutt’altro che semplice e breve nel tempo. La Polonia e l’Ungheria ne sono un recente esempio conclusosi positivamente ma con sacrifici ed attese.&lt;br /&gt;Si potrebbe dire che tutti i regimi autoritari hanno, prima o poi, mostrato il loro tallone di Achille perché come disse Giulio Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”, ma sviluppa un senso di onnipotenza che inevitabilmente porta a perdere di vista la realtà da cui ci si innalza. La massa del popolo a cui sono state fatte promesse, magari inizialmente mantenute, e per questo innalza il proprio idolo al potere supremo, prende coscienza dell’illusione in cui si è cullata e constata che nel tempo ben poco cambia per sé. La ricchezza ed il potere diventano insieme l’unico obiettivo dei potenti sempre più attorniati da “pares inter pares”. Questo è sempre stato fatto da tutti i dominatori e condottieri che la storia ci racconta. Bagni di sangue umano nel nome del potere e di presunti ideali, da Gengis Khan ad Alessandro Magno, dopo essere passati da Giulio Cesare e poi Costantino, passando per le Crociate e per le stragi dei Pellirosse americani (i cattivi dei film del Novecento), da Mao Tse Tung ai Khmer Rossi ed alla Rivoluzione bolscevica. Le stragi per il controllo del petrolio in Asia e dell’agricoltura somalo-eritrea. L’apartheid “dei diamanti” in South Africa. Ed ora nuovamente il petrolio, i giacimenti di minerali, l’agricoltura e la lotta religiosa integralista in un contesto estremamente articolato e pericoloso.&lt;br /&gt;Problemi politici per un futuro incerto anche se reso meno esplosivo da una globalizzazione degli interessi reciproci. &lt;br /&gt;La Cina si è espansa più di altri in Africa ed ha investito cifre importanti per sostenere il proprio sviluppo, ma a sua volta deve guardarsi dalla crescita interna troppo veloce che finirebbe per creare tensioni sociali pericolosissime non più gestibili come fu fatto drammaticamente in piazza Tien’anmen.&lt;br /&gt;La Germania ha assorbito la fusione con la Repubblica Democratica ed ha diversificato l’espansione economica presentandosi per prima in Cina, poi nei Paesi ex Unione Sovietica, in Brasile e poi in Africa. &lt;br /&gt;Gli USA, tradizionali dominatori economici degli Stati Centro Americani, hanno interessi diffusissimi in tutta l’Asia oltrechè in Europa ed Africa. &lt;br /&gt;Il Giappone, con USA e Cina detiene le maggiori banche mondiali e gli Istituti Finanziari con riserve gigantesche di dollari e di euro. &lt;br /&gt;La Russia, ultima potenza ad affacciarsi sul mondo economico internazionale, controlla le maggiori riserve mondiali di gas(35%), di petrolio(5%) ed ha mostrato una capacità di adattarsi al capitalismo che si potrebbe definire sorprendente rispetto al comunismo propugnato fino a meno di vent’anni fa e che oggi mostra in una immagine molto sbiadita rispetto ad una Cina sostenitrice del comunismo capitalistico. Non è dichiarato ma basta andare là per vederne l’applicazione pratica.&lt;br /&gt;Tutti sono lanciati verso la conquista di mercati con l’utilizzo di ogni tipo di strategie, da quella militare giustificata da “peace keeping” a quella politica degli aiuti “umanitari”, a quella economica della maggiore competitività dei prezzi. Manca solo quella religiosa che oggi è usata solo da gruppi definiti terroristici e razziale per il ben noto problema dell’intolleranza etnica. Forse perché alcune delle grandi potenze sono multiconfessionali e multietniche, ma soprattutto laiche.&lt;br /&gt;Gli interrogativi politici di chi guarda ai sommovimenti africani di questi giorni, cioè di tutti i Paesi citati, vanno proprio nella direzione di capire quali vantaggi possano essere colti e quali svantaggi evitati. Non è certo la momentanea riduzione di qualche milione di barili di petrolio e di metri cubi di gas, (Tutti insieme i Paesi africani in subbuglio hanno riserve di gas e petrolio pari al 4%) o l’uccisione di qualche centinaio di persone “ribelli al regime” ed onesti eroi del cambiamento politico, (a parte i giornalisti che trattano questi temi che sono i più vicini al comune cittadino per vendere i giornali), ad angosciare nessuno dei Grandi Burattinai. &lt;br /&gt;Infatti modificando di qualche punto percentuale gli approvvigionamenti di petrolio e gas, da questo o quel Paese, piuttosto che accusando di stragi e di uso improprio della forza i dittatori caduti in disgrazia sociale, vengono risolti gli aspetti sensibili alla cronaca quotidiana.&lt;br /&gt;Il vero problema è: “Come questi fatti potranno modificare gli interessi economici e turbare gli equilibri politici utili alla realizzazione dei rispettivi Piani Strategici?”.&lt;br /&gt;Qui la domanda, nel tempo la risposta.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3067416252105940515?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3067416252105940515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3067416252105940515' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3067416252105940515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3067416252105940515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/02/la-rivoluzione-francese-e-lesplosione.html' title='La Rivoluzione Francese e l’esplosione del Nord Africa'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-4370893489246384372</id><published>2011-02-20T11:48:00.004+01:00</published><updated>2011-02-20T12:06:29.588+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ingiustizia sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi finanziaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tasse ingiuste'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spesometro'/><title type='text'>Tasse: più guadagni meno paghi, chissà perchè?</title><content type='html'>È giusto che una banca, un fondo, o addirittura una multinazionale paghino meno tasse - in termini di aliquota, ovviamente - di un lavoratore dipendente? &lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;A giudicare dalla protesta che sta montando tra Londra e New York, la forbice delle aliquote tra redditi personali e redditi d'impresa si è allargata a un punto tale da generare situazioni paradossali se non grottesche: a titolo di esempio, basti pensare che Blackstone, il colosso dei fondi di private equity, ha pagato le tasse al fisco Usa con un'aliquota dello 0,4%, un sogno irrealizzabile per qualunque lavoratore o per le tante piccole imprese la cui aliquota fiscale è inchiodata al 35 per cento. Ancora più incredibile è il caso della Barclays, contro cui si è scatenata l'ira dei contribuenti inglesi: la banca ha pagato nel 2009 solo 113 milioni di sterline di tasse, circa l'1% degli utili. Una manciata di spiccioli, soprattutto se si tiene conto che la banca ha premiato i dirigenti con bonus per 1,5 miliardi di sterline. Nessuno mette in dubbio l'utilità di alcune agevolazioni e incentivi fiscali che permettono a imprese e banche di pagare meno tasse. Ma un riordino - in Usa come in Europa - renderebbe più trasparente il sistema e meno irritante per il contribuente pagare allo Stato l'odiato tributo.&lt;br /&gt;Mettere bene a fuoco la politica italiana al riguardo potrebbe aiutare a prevenire una rivolta popolare contro la disuguaglianza di trattamento tra il sistema finanziario ed il reddito individuale. Il primo con mille scappatoie ed aiuti ed il secondo tartassato da sempre ed oggi inquisito di "nascondere redditi non dichiarati in base ai propri consumi rilevati dallo spesometro". Giustissimo cercare di colpire chi deliberatamente sceglie la strada della disonestà fiscale ma sarebbe meglio non incentivarla con esempi esecrabili che leggiamo quotidianamente sui giornali o semplicemente la percorre perchè strangolato da un sistema borbonico di burocrazia e di sprechi. I padri fondatori della nostra Costituzione erano esempi di moralità, modestia e rigore di vita, che fossero di questo o di quel partito, mentre i manovratori che ne studiano "l'attualizzazione" sembrano avere "ben altri doti" anche se certamente "molto più attuali". Festeggiamenti per il 150° dell'Italia? Beh, proprio TANTI AUGURI, perchè nei hai veramente bisogno!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-4370893489246384372?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/4370893489246384372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=4370893489246384372' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4370893489246384372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4370893489246384372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/02/tasse-piu-guadagni-meno-paghi-chissa.html' title='Tasse: più guadagni meno paghi, chissà perchè?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3863730158794394357</id><published>2011-02-16T23:50:00.001+01:00</published><updated>2011-02-16T23:53:24.107+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cambio sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marchionne'/><title type='text'>Marchionne ed il cambiamento: da che parte va l’etica manageriale</title><content type='html'>Stralciando dalle dichiarazioni di Marchionne quella che recita, più o meno testualmente: “Non ho nulla da chiedere alla politica”, mi ritornano in mente le frequenti visite di Gianni Agnelli ai “palazzi romani” negli anni fra il ’70 e l’80. Nulla di illegittimo, credo, ma in quegli anni erano successe molte cose come, dopo la migrazione dal Sud con la valigia di cartone, fossero venute richieste sostanziose di CIG per migliaia di dipendenti Fiat. Alcune chiusure di bilancio vedevano come risultato, le vendite forzate ai concessionari e la stabilità finanziaria garantita dal loro obbligo di pagare alla consegna. Da non dimenticare la politica strozza fornitori con prezzi imposti e margini risicati con pagamenti oltre i 180 giorni. Progressiva distruzione della Lancia e dell’Alfa Romeo con una “collaborazione” ottusa dei Sindacati. Sul mercato pochi modelli ed una qualità sempre meno accattivante. La contraddizione di una gestione che in questo modo ha portato la Fiat sull’orlo del fallimento. Non facciamo nomi ma riconosciamo che l’etica manageriale di porre il massimo impegno per raggiungere il massimo profitto, aveva virato verso obiettivi molto più individuali o meglio egoistici. Top manager celebrati dalla politica e dai salotti, visioni strategiche di corto raggio, commistioni non facilmente decifrabili tra gli investimenti privati ed i finanziamenti pubblici.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Ora scopriamo che un manager italo svizzero, conoscitore e frequentatore di ambienti finanziari, detta delle regole che un dirigente come me, di ben minore livello, darebbe per scontate: “Aumentare la produttività degli impianti per portarli dal 40% all’80%”. Ma, scusate, dove erano i manager fino a quel momento? Avevano forse le mani legate e la bocca cucita? Quale assurda logica può considerare accettabile una produttività del 40%? Dove erano i rappresentanti dei lavoratori della FIOM all’interno degli impianti per invocare la lotta contro l’azienda per sfruttamento dei lavoratori? Capisco i lavoratori stessi che, essendosi adattati a ciò che era prodotto, ritenevano di dare ciò che fosse il giusto. &lt;br /&gt;Ma ora che una maggioranza di loro ha accettato, o dovuto accettare, un piccolo cambio di rotta rinunciando ad una parte dei cosiddetti “diritti acquisiti”, ecco che Marchionne esce con una dichiarazione che spiazza la vetusta politica sindacale e cioè: “All’aumento della produttività corrisponderanno retribuzioni in linea con quelle dei colleghi tedeschi o francesi”. Naturalmente con ingenti investimenti strettamente collegati ad un riposizionamento delle quote di mercato entro il 2015. Quanti denari richiesti al Governo? Apparentemente nulla e, a prescindere dal fatto che dall’Europa siano vietati gli aiuti di Stato ai privati, ci è proposta una visione strategica della crescita in controtendenza rispetto alla storia di un’azienda talmente importante da rappresentare una quota significativa del PIL. &lt;br /&gt;Una mosca bianca? Direi di no, ma certamente se non rara, almeno particolare perché emerge da una realtà industriale molto grande e di esse ne abbiamo veramente poche in Italia se si considera che le PMI rappresentano mediamente l’85% delle aziende italiane ed ancora di più se ci riferiamo a quelle manifatturiere. Nel piccolo i cambiamenti sono in corso da anni ed hanno assicurato la sopravvivenza della stragrande maggioranza delle PMI in questa crisi. Ma nel piccolo i manager o sono titolari o sono interagenti strettamente con la proprietà ed i concetti di produttività ed incentivazione delle persone sono vissuti quotidianamente. Questo non significa che non vi siano atteggiamenti di soggettività, di paternalismo o di scarsa propensione alla valutazione dei collaboratori, ma l’obiettivo del profitto aziendale è chiaro.&lt;br /&gt;Fare profitto a scapito dei collaboratori? Questo è lo slogan della FIOM e di coloro che insistono nella visione ideologica di un comunismo oramai morto da anni ma di cui si tenta di celebrare gli anniversari, quasi fosse una dottrina immutabile nel tempo e prescindente dall’evoluzione socio economica.&lt;br /&gt;Marchionne dice di no e, preservandone il principio della redditualità, apre alla partecipazione societaria ed economica di coloro che la produrranno. A lui le linee guida, ai manager la tattica realizzativa del progetto e quindi l’applicazione etica delle azioni per raggiungere l’obiettivo valorizzando le competenze dei collaboratori ai diversi livelli. Credo che senza questa azione si ritornerebbe allo sterile confronto tra “operai e padroni”, dove franerebbero le buone intenzioni dei Sindacati firmatari degli accordi e le promesse di Marchionne e si esalterebbero le dichiarazioni della FIOM che oggi sono state prese in contropiede.&lt;br /&gt;Si dice che Marchionne oggi sia solo, sì certo, finché la Confindustria rimane ferma alle parole della Marcegaglia e non realizza essa stessa un cambiamento interno volto ad essere una forte sostenitrice del cambiamento anziché spettatrice di vedere come vada a finire! (Prima di cambiare).&lt;br /&gt;Resta una questione manageriale in cui coniugare la logica del profitto (senza cui non esisterebbero le aziende e quindi i posti di lavoro), con gli investimenti in Italia (su cui occorrerebbe un’azione di Governo) e la nuova gestione delle Risorse Umane in un bilancio etico.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3863730158794394357?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3863730158794394357/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3863730158794394357' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3863730158794394357'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3863730158794394357'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/02/marchionne-ed-il-cambiamento-da-che.html' title='&lt;strong&gt;Marchionne ed il cambiamento: da che parte va l’etica manageriale&lt;/strong&gt;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-1614578267470515076</id><published>2011-02-03T17:34:00.001+01:00</published><updated>2011-02-03T17:38:10.228+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='occupazione giovanile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma scuola'/><title type='text'>Occupazione dei giovani, la loro formazione e la patrimonializzazione nelle Aziende</title><content type='html'>Ormai da tempo, produzioni e modi di produrre sono cambiati e ciò è dovuto soprattutto al fatto che le cosiddette “produzioni semplici e/o di massa” – salvo pochi casi e, in ogni modo, accompagnate da sistemi produttivi altamente qualificati e tecnologicamente avanzati – sono diventate patrimonio di Paesi a basso costo lavoro e, se ancora previsti, sia pure in quantità marginale, svolte da personale immigrato ed a bassa qualificazione.&lt;br /&gt;L’esigenza di una sempre più elevata formazione è diventata un costante patrimonio culturale e gestionale delle nostre Imprese, senza peraltro dimenticare che una significativa tradizione formativa non è certo una novità del nostro mondo produttivo: basti pensare all’apprendistato, che sia pure tra alti e bassi, soprattutto per chi lo riteneva una forma di sfruttamento minorile, ha rappresentato una costante formativa che ha consentito a tanti giovani di diventare qualificati tecnici ovunque apprezzati&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La scuola purtroppo non ha, né soprattutto lo fa, oggi: gli Istituti professionali non sono molto apprezzati dai nostri giovani che preferiscono altri tipi di studio - che peraltro non assicurano altrettante possibilità occupazionali - ed inoltre non sempre usufruiscono di docenti tecnicamente all’altezza delle effettive esigenze aziendali. A questo proposito sarebbe opportuno, ove possibile, “imprestare” come esperti/docenti, i nostri tecnici che, oltre a mettere a disposizione le proprie conoscenze ed esperienze, avrebbero anche la possibilità di conoscere e farsi conoscere dai ragazzi favorendo una selezione per eventuali, future assunzioni nella propria Azienda. Creando inoltre uno spirito aziendalistico a chi questo mondo non conosce o ne ha una sensazione distorta. Rimane sempre opportuna in ogni modo la pratica degli stage/tirocini, dal punto di vista di una reciproca disponibilità ed attitudine sul campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima e più semplice attività di formazione è pur sempre quella dell’affiancamento ad operai e tecnici già qualificati ed esperti, ma la messa a punto di piani formativi che uniscano alla fase più elementare aspetti maggiormente scientifici, sul campo ed in aula, sarebbero da percorrere il più possibile: non sempre ciò è praticabile soprattutto nelle piccole e medie imprese ed in particolar modo quando l’esigenza primaria è la produzione per rispondere alle sempre più isteriche esigenze di mercato; c’è peraltro chi “ha approfittato” opportunamente della crisi e dei tempi liberi che si sono purtroppo creati per investire in pratiche formative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ambito della formazione, inoltre, sarebbe opportuno anche trovare spazio per la cosiddetta “plurimansionalità”, utile per le aziende, ma anche per i collaboratori che in tale specializzazione possono trovare una maggiore garanzia per la loro occupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La realtà imprenditoriale di questi tempi fa ormai pensare che lo slogan “piccolo è bello” non è più molto attuale: le aggregazioni tra Aziende sono diventate all’ordine del giorno, se non addirittura le acquisizioni da parte di imprese più grandi e, a volte, di Gruppi multinazionali.&lt;br /&gt;Per cui si rende necessario in questi casi un adattamento ai reciproci assetti formativi, portando ciascuno le proprie esperienze e le proprie metodologie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prescindere dalla formazione non è più possibile, se si vuole essere in linea con le attuali esigenze ed essere pronti ad accettare le sfide che i mercati ci impongono e questo ad ogni livello, operaio impiegatizio, quadri ed anche dirigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Formazione ed esperienza, una volta acquisite, diventano inevitabilmente patrimonio personale, ma ogni impresa dovrebbe operare attentamente affinché tale acquisizione diventi patrimonializzazione aziendale.&lt;br /&gt;Un personale qualificato e specializzato, sia nella progettazione che nella produzione e nell’assistenza, concorre a determinare un prodotto di elevata qualità ed affidabilità. E’ una caratteristica che distingue l’azienda e che, unitamente ad altri indiscutibili aspetti, ne caratterizza l’eccellenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fidelizzazione del personale - e del patrimonio che rappresenta – è un obiettivo a questo proposito da perseguire, favorendo idonee condizioni di lavoro, economiche ed ambientali, creando sintonia con quanto il collaboratore auspica, favorendo possibilità di crescita e prevedendo, per quanto possibile, prospettive di durata nel tempo.&lt;br /&gt;Certe pratiche del passato – forse un po’ meno nel presente – che per semplicità definiamo mobilità e magari anche “furto” di personale specializzato – furono origine di tanti guai, anche in chi doveva istituzionalmente gestire al meglio questo fenomeno e soprattutto ad indiscutibile detrimento di chi – Azienda – lo aveva formato, spendendo tempo e denaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui si potrebbe porre un legittimo interrogativo: è giusto che un’Impresa non possa privarsi di un dipendente con cui è venuta meno la fiducia ed al contrario un collaboratore possa andarsene quando vuole e/o gli conviene? &lt;br /&gt;Ma questo è un altro tema. Ne parleremo semmai un’altra volta. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-1614578267470515076?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/1614578267470515076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=1614578267470515076' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1614578267470515076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1614578267470515076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/02/occupazione-dei-giovani-la-loro.html' title='Occupazione dei giovani, la loro formazione e la patrimonializzazione nelle Aziende'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-232298461545449032</id><published>2011-02-01T14:57:00.003+01:00</published><updated>2011-02-03T14:17:01.460+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='direttori delle risorse umane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='classe dirigente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><title type='text'>In Bulgari Gioielli spa il VII Forum Direttori HR : AZIENDE IN CAMBIAMENTO –</title><content type='html'>VII Forum dei Direttori del Personale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 21 gennaio 2011, presso Bulgari S.p.A. in Solonghello, organizzato da Federmanager Alessandria, si è tenuto il settimo Forum dei Direttori del Personale per un dibattito/confronto sul tema: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;AZIENDE IN CAMBIAMENTO – &lt;br /&gt;Formazione e patrimonializzazione delle esperienze.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno partecipato quindici Direttori del Personale ed esperti di relazioni industriali, con alcune sopraggiunte assenze dovute ad improvvise esigenze aziendali.&lt;br /&gt;L’incontro ha avuto come prologo il benvenuto del dr. Slanzi, HR Manager e della dr.ssa LaVia, Executive Director Sviluppo, Formazione e Selezione, entrambi di Bulgari Goielli S.p.A., che hanno evidenziato gli obiettivi dell’incontro presentando altresì la struttura societaria cui è seguita una visita dello stabilimento di Solonghello e della splendida location dello stesso.&lt;br /&gt;Rientrati in aula, al dr. Bramardi è stato affidato l’incarico di introdurre il tema del Forum: ha preliminarmente evidenziato come la realtà imprenditoriale dei nostri giorni faccia ormai pensare che lo slogan “piccolo è bello” non sia più molto attuale; le aggregazioni tra Aziende sono ormai diventate all’ordine del giorno, se non addirittura le acquisizioni da parte di Imprese più grandi e, a volte, di Gruppi multinazionali.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Produzioni e modi di produrre sono mutati e ciò è dovuto in gran parte al fatto che le cosiddette produzioni semplici e/o di massa – salvo casi limitati e comunque posti in essere con sistemi produttivi altamente qualificati e tecnologicamente avanzati - sono diventate esclusiva di Paesi a basso costo lavoro e, se ancora da noi esistenti, svolte da personale immigrato e a bassa qualificazione.&lt;br /&gt;In queste nuove realtà integrate si rendono pertanto necessarie politiche industriali tese ad assimilare le reciproche esperienze e le proprie metodologie, per cui la parte formativa rappresenta uno degli aspetti salienti.&lt;br /&gt;L’esigenza di una sempre più elevata formazione è diventata un costante patrimonio culturale e gestionale delle nostre Imprese, senza peraltro dimenticare che una significativa tradizione formativa non è certo una novità del nostro mondo produttivo: basti pensare all’apprendistato, che sia  pure tra alti e bassi, soprattutto per chi lo riteneva una forma di sfruttamento minorile, ha rappresentato una costante formativa che ha consentito a tanti giovani di diventare qualificati tecnici ovunque apprezzati.&lt;br /&gt;La scuola – ha proseguito Bramardi – non ha molto aiutato, nè soprattutto lo fa oggi: gli Istituti professionali non sono molto apprezzati dai nostri giovani che preferiscono altri tipi di studio - che peraltro non assicurano altrettante possibilità occupazionali - ed inoltre non sempre usufruiscono di docenti tecnicamente all’altezza delle effettive esigenze aziendali; a questo proposito sarebbe opportuno, ove possibile, “imprestare” come esperti/docenti nostri tecnici che, oltre a mettere a disposizione le proprie conoscenze ed esperienze avrebbero anche la possibilità di conoscere e farsi conoscere dai ragazzi favorendo una selezione per eventuali, future assunzioni nella propria Azienda e creando uno spirito aziendalistico a chi questo mondo non conosce o ne ha una sensazione distorta. Rimane sempre opportuna comunque la pratica degli stage/tirocini, nell’ottica di una reciproca disponibilità ed attitudine sul campo.&lt;br /&gt;La prima e più semplice attività di formazione è pur sempre quella dell’affiancamento ad operai e tecnici già qualificati ed esperti, ma la messa a punto di piani formativi che uniscano alla fase più elementare aspetti maggiormente scientifici, sul campo ed in aula, sarebbero da percorrere il più possibile: non sempre ciò è praticabile soprattutto nelle piccole e medie imprese ed in particolar modo quando l’esigenza primaria è la produzione per rispondere alle sempre più isteriche esigenze di  mercato; c’è peraltro chi “ha approfittato” opportunamente della crisi e dei tempi liberi che si sono purtroppo creati per investire in pratiche formative.&lt;br /&gt;Nell’ambito della formazione, inoltre, sarebbe opportuno anche trovare spazio per la cosiddetta “plurimansionalità”, utile per le aziende, ma anche per i collaboratori che in tale specializzazione possono trovare una maggiore garanzia per la loro occupazione.&lt;br /&gt;Prescindere dalla formazione non è più possibile se si vuole essere in linea con le attuali esigenze ed essere pronti ad accettare le sfide che i mercati ci impongono e questo ad ogni livello, operaio, impiegatizio, quadri ed anche dirigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Formazione ed esperienza- ritiene Bramardi – una volta acquisite diventano ovviamente patrimonio personale, ma ogni impresa dovrebbe operare attentamente affinché tale acquisizione diventi patrimonializzazione aziendale.&lt;br /&gt;Un personale qualificato e specializzato, sia nella progettazione che nella produzione e nell’assistenza, concorre a determinare un prodotto di elevata qualità ed affidabilità. E’ una caratteristica che distingue l’azienda e che, unitamente ad altri indiscutibili aspetti, ne caratterizza l’eccellenza.&lt;br /&gt;La fidelizzazione del personale - e del patrimonio che rappresenta – è un obiettivo a questo proposito da perseguire, favorendo idonee condizioni di lavoro, economiche ed ambientali, creando sintonia con quanto il collaboratore auspica, favorendo possibilità di crescita e prevedendo, per quanto possibile, prospettive di durata nel tempo.&lt;br /&gt;Certe pratiche del passato – forse un po’ meno nel presente – che per semplicità definiamo mobilità e magari anche “furto” di personale specializzato – furono origine di tanti guai, anche in chi doveva istituzionalmente gestire al meglio questo fenomeno e soprattutto ad indiscutibile detrimento di chi – Azienda – lo aveva formato, spendendo tempo e denaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui – ha concluso Bramardi – si potrebbe porre un legittimo interrogativo: è giusto che un’Impresa non possa privarsi di un dipendente con cui è venuta meno la fiducia ed al contrario un collaboratore possa andarsene quando vuole e/o gli conviene? &lt;br /&gt;Ma questo è un altro tema. Ne parleremo semmai un’altra volta. Rimaniamo pertanto in argomento e vediamo come si vive il cambiamento in Bulgari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dr. Slanzi ha iniziato la sua testimonianza con una celebre citazione di Winston Churcill:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo motto ben si adatta alla realtà Bulgari, quando, alcuni anni or sono – ancora in presenza della società Crova – ci si rese conto che era indispensabile fare un passo in avanti.&lt;br /&gt;La cultura artigianale che aveva caratterizzato la Crova e che ne aveva fatto una significativa realtà imprenditoriale, non appariva più sufficiente ad affrontare un difficile Settore quale stava diventando l’oreficeria e tra i vari scenari possibili che si presentavano si optò per una sempre più fattiva ed approfondita collaborazione con la società Bulgari, già notevole cliente , fino ad arrivare ad una vera e propria acquisizione avvenuta nel 2005.&lt;br /&gt;Furono ovviamente necessari alcuni anni di adattamento passando attraverso varie fasi: dal compiacimento per quello che si era fatto e realizzato nella preesistente realtà ad un certo “rifiuto” per le novità che si venivano via via creando, al rinnovamento che impegnava fortemente tutte le componenti aziendali ed infine all’effettivo cambiamento.&lt;br /&gt;In queste fasi è stata determinante la funzione del management, in quanto punto di contatto tra due culture e strumenti  di comunicazione del cambiamento stesso, alimentando e veicolando il flusso di informazioni verso i collaboratori.&lt;br /&gt;E’ stato – e lo è tuttora – importante esplicitare e chiarire il “vissuto del cambiamento”, da parte degli attori organizzativi perchè si potesse - e si possa – elaborare e condurre a quella qualità dei risultati e delle relazioni cui il Gruppo Bulgari tende. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arricchire infatti la conoscenza delle persone consente di valorizzare il contributo di professionalità e di appartenenza che ciascuno porta all’Azienda.&lt;br /&gt;Per realizzare ciò è evidente la necessità di consolidare il bagaglio di competenze manageriali delle figure professionali che per posizione organizzativa costituiscono lo snodo tra le scelte strategiche del top management e la realizzazione operativa del business.&lt;br /&gt;Emerge pertanto una esigenza legata al ruolo del management, completezza delle comunicazioni organizzative e maggiore chiarezza del ruolo del Responsabile.&lt;br /&gt;Il Responsabile di produzione dello stabilimento – ad esempio – porta in Azienda una visione manageriale di matrice industriale, basata su tecniche di gestione strutturate, che potrebbe essere spunto per l’arricchimento dell’attuale modello manageriale con nuovi strumenti e nuove logiche.&lt;br /&gt;Alla luce di queste informazioni HR training e development determina l’avvio di un processo di sviluppo del ruolo manageriale, che coinvolge l’intero gruppo di manager  in attività formative  e on the job.&lt;br /&gt;La finalità è quella di creare un sistema gestionale basato su logiche di efficacia ed efficienza, attraverso l’utilizzo di strumenti comuni e la condivisione di dati oggettivi.&lt;br /&gt;Ha rappresentato una grande importanza – ha concluso il dr. Slanzi – che il cambiamento e la formazione ad esso connessa sia arrivata – ed arrivi – dal management e dalle componenti interne anziché da un Consulente esterno che, per quanto bravo ed esperto possa essere, non è certo a conoscenza dei risvolti più profondi esistenti in qualsivoglia e complessa realtà imprenditoriale.&lt;br /&gt;Nell’ambito della tavola rotonda programmata nel Forum, il dr. Lancerotto, Direttore Risorse Umane di Michelin Italiana SpA ha sottolineato che nel suo Gruppo industriale il cambiamento è una costante aziendale, impegnato nella ricerca del massimo equilibrio tra i valori del Gruppo stesso che si possono sintetizzare nel rispetto dei clienti, degli uomini, dell’ambiente, degli azionisti, nei fatti e nelle azioni conseguenti.&lt;br /&gt;Nel cambiamento grande attenzione viene rivolta al Personale, nella valorizzazione delle dimensioni dell’accompagnamento, nello sviluppo delle competenze, nell’attenzione alle retribuzioni ed ai benefit, nella messa a punto di servizi al personale, nella gestione delle carriere, nelle relazioni azienda/dipendente, nelle relazioni sociali, nelle assunzioni e nell’integrazione dei nuovi ingressi, nell’ambiente e nella qualità di vita lavorativa.&lt;br /&gt;Sempre nell’ambito degli interventi è emerso il fatto – in controtendenza – che in Bulgari, nonostante la crisi, vi sia stato un incremento del personale, anziché un ridimensionamento. Ciò è stato possibile – ha sottolineato la dr.ssa LaVia – tramite attività di formazione e sviluppo  concentrandosi su particolari aree e “famiglie professionali”, quali “vendita”, “sviluppo delle persone”, “valutazione del personale”, “utilizzo di fondi” ad hoc. E’ peraltro da sottolineare che per oltre il 60% l’occupazione nel Gruppo è rappresentato da personale femminile.&lt;br /&gt;E’ stato ancora evidenziato nel corso del Forum che anche la mobilità, per quanto amara e difficile da gestire, è una forma di cambiamento, senza dimenticare che a volte – anche se può ai profani sembrare un controsenso – da una parte si licenzia e  dall’altra si assume, avvalorando l’esigenza di pensare e programmare la sostituzione di personale che se ne andrà.&lt;br /&gt;Il cambiamento peraltro- è stato sottolineato – non riguarda solo le aziende, ma dovrebbe essere ben presente anche nelle persone: a titolo di esempio si è ricordato che un ingegnere, nelle mutate e mutabili situazioni attuali, non può pensare di fare sempre e soltanto l’ingegnere.&lt;br /&gt;Importante nel cambiamento – ha ancora sottolineato Bulgari – soprattutto nel passaggio da una media azienda ad un grande Gruppo è che il personale abbia un forte sentimento di appartenenza all’azienda stessa ed una forte fiducia nel management, il tutto avvalorato da una significativa chiarezza iniziale e soprattutto all’arrivo con la realizzazione del programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La condivisione degli obiettivi, all’inizio e in corso d’opera, favorisce il cambiamento virtuoso e nelle esperienze dei partecipanti al Forum si sono manifestate nei dipendenti ben poche defezioni sia collaborative che fisiche.&lt;br /&gt;E anche quando il cambiamento sembra epocale – come avvenuto in una primaria azienda alessandrina – quando un certo numero di impiegati vennero “riciclati” in operai e utilizzati in produzione, la condivisione ed il successivo superamento dell’emergenza dimostrarono che nell’industria moderna e globalizzata non possono esistere tabù insormontabili.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-232298461545449032?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/232298461545449032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=232298461545449032' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/232298461545449032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/232298461545449032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/02/in-bulgari-gioielli-spa-il-vii-forum.html' title='In Bulgari Gioielli spa il VII Forum Direttori HR : AZIENDE IN CAMBIAMENTO –'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-801063011315736722</id><published>2011-01-15T19:16:00.002+01:00</published><updated>2011-01-15T19:19:10.785+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='referendum mirafiori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tutela diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FIOM'/><title type='text'>Fiat Mirafiori, il referendum di lavoratori ……… strumentalizzato?</title><content type='html'>Tutti sappiamo che hanno vinto i SI con il 54,7% ed i NO si sono fermati 45,3%. Il voto degli impiegati avrebbe fatto da ago della bilancia anche se il cosiddetto “voto operaio” ha registrato un sostanziale pareggio con 9 voti in più per il SI. Gli impiegati sono 460 e gli operai 5.040 quindi rispettivamente il 8,4% e 91,6%. La differenza che fa vincere il SI è stata del 9,4% e quindi non potendo logicamente affermare che tutti gli impiegati abbiano votato per il SI occorre rilevare che le posizioni in campo operaio si siano quantomeno equivalse con leggera prevalenza dei SI. &lt;br /&gt;Ma leggendo i commenti dei responsabili sindacali sembra di essere ritornati a quelli dopo le elezioni politiche di un tempo: tutti hanno vinto.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Landini della FIOM :”…risultato straordinario…. Riaprire una trattativa vera….”. &lt;br /&gt;Airaudo, FIOM: “….. CGIL apprezzerà l’accordo… sciopero generale contro l’accordo”&lt;br /&gt;Cremaschi del Comitato Centrale FIOM: “l’ A.D. non ha più gli operai con sé….. anche in condizioni di fascismo e oppressione i lavoratori hanno detto NO,” criticando la CGIL.&lt;br /&gt;Camusso, CGIL : …il voto conferma che non si possono più governare le fabbriche senza il consenso dei lavoratori…”&lt;br /&gt;Vendola, Sinistra e libertà : “… per Marchionne vittoria più amara e per il NO sconfitta gratificante.. apre una stagione di lotta per i diritti di chi lavora…”&lt;br /&gt;Angeletti e Vitali : “..decisione sofferta ma hanno vinto le  ragioni del lavoro. Ora si può guardare al futuro con ottimismo..”&lt;br /&gt;Fin qui, se tutti i commenti appartenessero a politici, nulla di nuovo. Infatti Vendola è salito sul carro lasciato libero da Bertinotti e cavalca la situazione per conquistare voti per le non più tanto lontane elezioni politiche.&lt;br /&gt;Essere d’accordo sul suo messaggio è una questione molto soggettiva ma comunque rispettabile. Ben altre considerazioni nascono dall’ascoltare i commenti dei sindacalisti FIOM che invece si comportano da politicanti prescindendo forse dal dovere nei confronti dei loro rappresentati. Innanzitutto c’è da chiedersi con quale dignità ci si possa considerare estromessi dall’accordo sottoscritto dalle altri rappresentanze sindacali dopo aver volontariamente abbandonato il tavolo delle trattative e rifiutato di rientrarvi. Con quale serietà si possa poi dire di essere lì a tutelare i diritti degli operai rifiutando la trattativa per poi asserire che non “era vera”. Questo perché gli altri hanno raggiunto un accordo “sofferto” e ci si è trovati presi in contropiede per aver voluto eternare atteggiamenti sindacali del secolo scorso? Mancanza di realismo nel non voler vedere i cambiamenti dei tempi e persistere “nella lotta contro i padroni e far vedere loro chi conta nelle fabbriche”? Negli anni ’70 tutti i sindacati uniti incitavano a questa lotta e ventilavano, provandoci, ad occupare le fabbriche per ribaltare il dominio dei padroni. Non ne uscì niente allora e niente ne uscirebbe adesso se non una ulteriore spinta alla migrazione dei capitali e delle delocalizzazioni delle attività produttive. Certamente la bandiera del NO sventolata come si legge su MicroMega “Firma l’appello di Andrea Camilleri - Per una società civile con la FIOM” e sottoscritta da noti personaggi della cultura teatrale e dello spettacolo, sottolinea la persistenza di ideologie comuniste radical-chic. Tutte persone ben lontane economicamente dalla realtà di quegli operai che si dichiara di sostenere. E’ preferibile credere nella semplicità di chi, faticando davvero sulle linee di produzione, si lascia convincere da sindacalisti e masse urlanti non potendo certo capire o condividere il pensiero di un Marchionne lontano mille miglia da quella cultura. Possono gli obiettivi di un imprenditore coincidere con quelli di un lavoratore dipendente? Su un unico punto, entrambi lavorano per lucro. Il confronto quindi è nel soddisfare questa condizione equilibrando, con aggiustamenti progressivi ed infiniti, in un tempo che evolve a velocità supersonica, le esigenze degli uni e degli altri. Obiettivo che, come tutti i veri obiettivi, non si raggiunge mai e resta una tendenza su cui si deve perseverare. Non è credibile che gli altri sindacati non abbiano imboccato questa politica e forse lo hanno dimostrato restando dentro. FIOM forse ha sbagliato chiamandosi fuori o forse ha solo seguito la propria visione del modo di ottenere risultati; non il dialogo, non la trattative anche estenuante, non la politica del passo dopo passo ma del tutto e subito se no la lotta sociale. Marx ed Engel ringraziano dalla tomba per essere ricordati con tanto fervore, ma loro hanno sviluppato le loro dottrine in tempi e situazioni diverse dando un positivo contributo al cambiamento dei rapporti tra datori e prestatori d’opera. &lt;br /&gt;La internazionalizzazione e la globalizzazione sono una realtà di oggi e con quella ci si deve confrontare. Non sono evoluzioni socio-economiche da considerare né in maniera demoniaca né come panacea, sono fenomeni di altissima complessità che stanno cambiando il mondo che ci piaccia o no . Forse sarebbe meglio allargare anche la propria visione, quando si hanno delle responsabilità così importanti, e cominciare a smetterla di usare dei clichet quali “i poveri operai”, gli “impiegati servi del padrone”, “lavorare in condizione di fascismo ed oppressione” per ottenere facili consensi. A titolo di cronaca proviamo a guardare come si sono evoluti i sistemi socio-economici di USA e Germania dove i lavoratori, adeguatamente rappresentati, partecipano alla gestione del sistema economico insieme ai datori di lavoro. Ma forse per noi è troppo presto, magari c’è troppo garantismo e poca cultura sociale. Per inciso, a me Marchionne non è che piaccia molto, ma capisco che, nel silenzio assordante della politica irresponsabile dei partiti, abbia trovato o dovuto trovare la strada di un inizio di riforma del lavoro sepolta tra le scartoffie del Parlamento italiano.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-801063011315736722?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/801063011315736722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=801063011315736722' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/801063011315736722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/801063011315736722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/01/fiat-mirafiori-il-referendum-di.html' title='&lt;strong&gt;Fiat Mirafiori, il referendum di lavoratori ……… strumentalizzato?&lt;/strong&gt;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-665003582727180402</id><published>2011-01-07T18:34:00.001+01:00</published><updated>2011-01-07T18:38:32.145+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PMI sviluppo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='150 anni italia'/><title type='text'>Italia, 150 anni di storia, 150 anni di managerialità e ……. i prossimi?</title><content type='html'>Il nostro Paese ha iniziato a ricordare, festeggiando, il compimento dei suoi primi 150 anni di storia partendo dal suo simbolo, il tricolore nato il 7 gennaio 1797. Con tutto il rispetto dovuto all’identificazione che ne fa l’articolo 12 della nostra Costituzione ed alla definizione tecnica stigmatizzata dal Decreto Legge per quanto riguarda i codici RAL dei singoli colori, mi piace identificarla così come hanno fatto tre poeti:&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;« Su i limiti schiusi, su i troni distrutti&lt;br /&gt;piantiamo i comuni tre nostri color!&lt;br /&gt;- Il verde la speme tant'anni pasciuta,&lt;br /&gt;- il rosso la gioia d'averla compiuta,&lt;br /&gt;- il bianco la fede fraterna d'amor. » &lt;br /&gt; (Giovanni Berchet, All'armi all'armi!, 1831)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« I tre colori della tua bandiera non son tre regni ma l'Italia intera:&lt;br /&gt;- il bianco l'Alpi,&lt;br /&gt;- il rosso i due vulcani,&lt;br /&gt;- il verde l'erba dei lombardi piani. » &lt;br /&gt; (Francesco Dall'Ongaro, Garibaldi in Sicilia, maggio 1860)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Sii benedetta! benedetta nell'immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna;&lt;br /&gt;le nevi delle alpi,&lt;br /&gt;l'aprile delle valli,&lt;br /&gt;le fiamme dei vulcani.&lt;br /&gt;E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta:&lt;br /&gt;- il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l'anima nella costanza dei savi;&lt;br /&gt;- il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de' poeti;&lt;br /&gt;- il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi.&lt;br /&gt;E subito il popolo cantò alla sua bandiera ch'ella era la più bella di tutte e che sempre voleva lei e con lei la libertà! » &lt;br /&gt; (Giosuè Carducci, Discorso venuto per celebrare il 1º Centenario della nascita del Tricolore, Reggio Emilia, 7 gennaio 1897)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi sono piaciute perché sono l’espressione sia pure poetica dei valori di quegli uomini, di quella società propedeutica alla realtà di oggi anche se il Risorgimento italiano fu il risultato di una serie di fortunate combinazioni, il coraggio incosciente di un grande sognatore che sfruttò la tendenza a tirare a campare della dominazione borbonica e l’enorme sagacia politica da parte di uno statista piemontese. Le idee liberali, le speranze suscitate dall’Illuminismo e i valori della Rivoluzione francese furono alla base dello Stato unitario. Unito da una Costituzione, da una lingua comune e dai sentimenti verso l’unica bandiera ma costantemente diviso dalla propria storia, dalla cultura dei secoli precedenti. Nato e visto come uno stato federale è ancora incompiuto. In questa realtà si è sviluppato il sistema economico italiano impostato su centinaia di migliaia di aziende familiari.&lt;br /&gt;Questa realtà è sopravvissuta a 150 anni di storia attraversando due guerre mondiali, adattandosi alle innovazioni tecnologiche ed a cambiamenti politici e sociali intervenuti nel corso di questo lungo lasso di tempo in numero superiore ai precedenti secoli di storia italiana. Una tenuta prodigiosa, segno di una solidità di fondo e di una conformazione corretta ed equilibrata del tessuto sociale ed economico e della convivenza civile.&lt;br /&gt;Quale elemento ha consentito questa sopravvivenza? Forse è stata la formazione di una cultura. &lt;br /&gt;Ci troviamo di fronte ad un grande esempio di come una diffusa cultura popolare abbia saputo difendere e propugnare ed elaborare un modello eccellente di società. Il contenuto di questa cultura è riassumibile in due caratteristiche salienti. &lt;br /&gt;La prima di queste è l’evoluzione delle conoscenze e del sapere. Non è sbagliato pensare che sin da allora nel centro-nord, proprio per il tipo di attività svolte, vi fosse un alto e diffuso livello di istruzione, di formazione e di ricerca. Occorreva inevitabilmente conoscere la matematica e sapere scrivere in italiano per gestire il proprio lavoro quotidiano. Credo infatti che i nostri avi si siano dovuti confrontare con le medesime problematiche delle nostre aziende moderne, tenuto conto delle ovvie diversità di epoca. Anche loro dovevano imparare a produrre, scrivere preventivi e fatture, studiare nuovi prodotti e apprendere nuove tecniche. La necessità di essere sempre presenti in maniera efficace sul mercato ha spinto inevitabilmente tutta la società di allora a dare impulso all’istruzione, per raggiungere il livello necessario alla vita economica quotidiana ed alla sua evoluzione nel tempo. La formazione dei giovani, dopo un breve periodo scolastico in cui imparavano gli elementi di base, era curata soprattutto all’interno delle botteghe, dove si poteva accrescere sul "campo" le proprie conoscenze tecniche lavorative, apprendendo senza dubbio anche le nozioni necessarie per condurre un’impresa. La nostra attuale cultura aziendale e la capacità manageriale di condurre aziende, anche di alto livello, traggono origine sicuramente da questa lunga storia di presenza economica nei nostri territori. &lt;br /&gt;La seconda caratteristica di questa cultura è meno scontata della prima ma più importante: è la mentalità che guida la realizzazione di un’opera. E' l’idea dell’azienda, intesa come la costruzione di un’opera, il suo successivo mantenimento nel tempo e la sua difesa a tutti costi quando necessario. Questa idea ha attraversato 150 anni di storia ed è arrivata a noi nello stesso modo in cui era intesa all’inizio. Quante volte abbiamo visto passaggi delle aziende dai padri ai figli e dai figli ai nipoti; quante volte si è sentito dire che il proprio patrimonio era nell’azienda, quanti ragazzi di bottega sono successivamente diventati a loro volta piccoli o grandi imprenditori. Questa volontà di curare e fare prosperare la propria azienda ha creato continuità e stabilità straordinarie, permettendo all’apparato economico di portarsi sino ai nostri giorni. Non era affatto scontato che quel complesso di attività che rappresentava un microcosmo economico potesse sopravvivere a 150 anni di storia. E’ stata proprio la percezione dell’azienda come opera della propria vita che ha consentito alle attività, avviate da quelle antiche aziende, di attraversare i decenni ed arrivare, trasformate e modernizzate, ai nostri giorni. Recentemente un sito internet ha pubblicato la lista di 10 aziende americane, tuttora operative, che hanno pagato dividendi ai loro azionisti per cento anni. Il medesimo sito ha pubblicato l’elenco di quelle che hanno pagato per ottanta anni e così via. &lt;br /&gt;Questa idea di continuità e di preservazione dell’azienda, tipica dell’imprenditoria italiana, è simile a quella che nell’economia degli Stati Uniti ha creato una ricchezza immensa nel corso del secolo scorso. E’ diverso il contesto finanziario e le dimensioni, ma l’idea di continuità di fondo è la medesima.&lt;br /&gt;In quel Paese, al contrario di noi, hanno avuto anche il sostegno di un sistema finanziario che poneva la finanza al servizio dell’attività produttiva e non viceversa. Un sistema focalizzato su chi produceva effettivamente la ricchezza e non su chi beneficiava delle attività di contorno.&lt;br /&gt;E’ nata così la managerialità con il chiaro obiettivo del fare, del costruire, della responsabilità verso la società attraverso la logica del profitto da cui tutti potessero trarre il beneficio economico atteso.&lt;br /&gt;Questa cultura, dapprima residente solo nella classe imprenditoriale, si è poi diffusa al livello immediatamente inferiore cresciuto per l’esigenza di dover delegare parte delle proprie funzioni e di affinare le competenze per sostenere lo sviluppo di queste iniziative che, da artigianali, divenivano industriali e commerciali. Ma purtroppo occorre sottolineare che tutto ciò si è sviluppato a due velocità. Una forte e decisa al centro-nord ed una debole e sottomessa al sud. Senza soffermarsi sulla disastrosa politica del Mezzogiorno preceduta da una visione coloniale dei Savoia, dobbiamo constatare come il brigantaggio ed il feudalesimo, evolutisi in potenze economico politiche definite “mafia, ‘ndrangheta e sacra corona unita”, siano un ostacolo allo sviluppo del sud e che nessun politico è stato capace di combattere. Dualismo quindi anche nella visione di gestione del business che nel sud diventa prevalentemente interesse di pochi a danno di molti. con i problemi che sono sotto gli occhi di tutti. Purtroppo questo tipo di managerialità si è ultimamente diffusa anche al nord come denunciato e visto nelle cronache. A rendere ulteriormente diversa la situazione ha contribuito la politica delle aziende finanziarie i cui manager si sono inseriti al comando di molte aziende industriali modificandone gli obiettivi imprenditoriali per orientarli al lucro ed al breve termine.&lt;br /&gt;L’aver pensato, da parte di tutti nella nostra Nazione, di ribaltare i termini della questione e cioè che fosse il settore immobiliare e anche quello finanziario, con operazioni più o meno spericolate, a veicolare lo sviluppo economico, ci ha condotto su una strada che oggi comprendiamo non porta da nessuna parte. &lt;br /&gt;L'insegnamento dei nostri avi, di questi laboriosi fondatori del nostro attuale piccolo ma ricco microsistema economico, va esattamente nella direzione opposta. E' il lavoro in tutte le sue forme che ha creato nel passato la ricchezza e che la saprà creare anche nel futuro se i manager sapranno riportare la rotta nella giusta direzione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-665003582727180402?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/665003582727180402/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=665003582727180402' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/665003582727180402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/665003582727180402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2011/01/italia-150-anni-di-storia-150-anni-di.html' title='&lt;strong&gt;Italia, 150 anni di storia, 150 anni di managerialità e ……. i prossimi?&lt;/strong&gt;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-1459069078151694626</id><published>2010-12-30T17:06:00.002+01:00</published><updated>2010-12-30T17:09:33.167+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='accordo pomigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma del lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Fiat, i punti dell’accordo per Pomigliano</title><content type='html'>Fa notizia leggere che la riforma del lavoro parte da un’azienda privata anziché dal Parlamento. Inusuale per un’Italia dove il potere politico è talmente assuefatto a non prendere decisioni impopolari per non perdere voti da essere connivente con la perdita di competitività e quindi di posti di lavoro. Non ne fa invece leggere che la FIOM proclama scioperi contro l’accordo. Prosegue sulla vecchia linea del “contro il padrone” che gli aveva procurato tante tessere nel passato e cavalcando il malcontento, figlio di una crisi economico-finanziaria provocata dalle banche ma che evidentemente questa sigla, oramai solo politica, finge di ignorare. La globalizzazione avvenuta di fatto non ha neanche sfiorato la cultura di questi sindacalisti che restano chiusi all’interno di un sistema oramai superato, bene o male che sia, ma con il quale il mondo del lavoro deve confrontarsi.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;E’ assolutamente corretto confrontarsi con la parte datoriale per ottenere contratti in grado di tutelare i prestatori d’opera, in quanto persone inserite in un mondo moderno, i loro diritti universalmente riconosciuti ma senza dimenticare i loro doveri.&lt;br /&gt;Purtroppo per molti anni, forse decenni, il diritto al lavoro sancito dai principi costituzionali, è stato portato (da tutti) a divenire il diritto allo stipendio con contropartite rivelatesi inadeguate e pericolose. Sarebbe ovviamente auspicabile per tutti il massimo reddito con il minimo impegno o sacrificio, ma forse siamo andati oltre il limite delle nostre possibilità economiche. Errore di chi ha preteso e di chi ha facilmente concesso, ma sempre di errore si è trattato anche se visto a posteriori è facile da criticare. Ma sull’esperienza che il “troppo benessere per tutti” si paga, prima o poi, perché non prenderne atto e cercare un nuovo equilibrio? Le risposte ci sarebbero ma sostanzialmente si è preferito lasciare il cerino acceso in mano agli altri. Né politici né sindacati politicanti hanno avuto interesse ad impegnarsi riservandosi il diritto a commentare l’operato altrui. Non sarà stato fatto il meglio ma sembra di rivedere le critiche alla legge Gelmini sulla riforma universitaria, cioè cambiare ma salvaguardando lo status quo.&lt;br /&gt;Di seguito la sintesi dell’accordo: &lt;br /&gt;Investimento da 720 milioni di euro e 4.600 assunzioni. In cambio pause ridotte, nuove regole per la malattia e limiti al diritto di sciopero&lt;br /&gt;Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Fismic, l'Associazione dei quadri Fiat e Fiat hanno firmato il nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano, che a partire da gennaio verranno riassunti dalla Newco, sulla base dell'accordo di giugno che sblocca investimenti per 700 milioni per la produzione della nuova Panda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo quali sono i punti principali dell’accordo.&lt;br /&gt;- E’ previsto un investimento di 720 milioni, destinato alla produzione della nuova Panda.&lt;br /&gt;- Saranno riassunti 4.600 lavoratori diretti, dall’indotto dovrebbe arrivare un posto di lavoro per almeno altri 10mila lavoratori.&lt;br /&gt;- L’accordo esce dal sistema contrattuale previsto dalla Confindustria.&lt;br /&gt;- La maggiorazione dello stipendio prevista è pari a 360 euro lordi all’anno – ovvero 20 netti al mese in busta paga -.&lt;br /&gt;- Per quanto riguarda l’inquadramento si passa da 7 a 5 livelli, con fasce al loro interno e revisione organizzativa pure della fasce più alte. Previsto il Tfr e cinque scatti di anzianità, il maturato è conservato.&lt;br /&gt;- I lavoratori sono riassunti da Fabbrica Italia Pomigliano. Con la firma del contratto di assunzione, il lavoratore si impegna a rispettare l’accordo. Nel caso di violazioni sono previste sanzioni fino al licenziamento.&lt;br /&gt;- Hanno diritto di rappresentanza solo i sindacati firmatari dell’accordo. Niente diritti dunque per Fiom e Slai-Cobas. L’Assoquadri Fiat invece avrà delegati. &lt;br /&gt;- L’organizzazione del lavoro è basata su 18 turni settimanali. L’utilizzo degli impianti si sviluppa su 24 ore al giorno e 6 giorni alla settimana. Un operaio lavorerà una settimana per sei giorni, un’altra per quattro.&lt;br /&gt;- Le pause in catena di montaggio sono ridotte da 40 a 30 minuti. La pausa mensa spostata a fine turno.&lt;br /&gt;- Nel caso di picchi di assenze per malattia collegati a scioperi, manifestazioni o “messa in libertà” per cause di forza maggiore, l’azienda si riserva di non pagare i primi tre giorni.&lt;br /&gt;- Sono previste sanzioni per il mancato rispetto dell’accordo anche per le organizzazioni sindacali.&lt;br /&gt;- Sciopero: non può essere proclamato nei casi in cui l’azienda ha comandato lo straordinario per motivi di avviamento, recuperi produttivi e punte di mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-1459069078151694626?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/1459069078151694626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=1459069078151694626' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1459069078151694626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/1459069078151694626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/12/fiat-i-punti-dellaccordo-per-pomigliano.html' title='&lt;strong&gt;Fiat, i punti dell’accordo per Pomigliano&lt;/strong&gt;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-9203805865350555978</id><published>2010-12-22T16:43:00.002+01:00</published><updated>2010-12-24T18:24:37.348+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malgoverno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tassa rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rimborso IVA'/><title type='text'>Il rimborso dell'IVA pagata sulla tariffa dei rifiuti sta avviandosi ad un grande flop!</title><content type='html'>Notizia per tutti coloro che hanno richiesto il rimborso dell'Iva pagata sulla tassa rifiuti, in rispetto di una sentenza della Corte Costituzionale del 2009. &lt;br /&gt;Per mesi il Governo non ha preso alcuna decisione definitiva, fino a quando, con una circolare del dipartimento delle Finanze, non ha stabilito che la Tia è di fatto una tariffa, e come tale  "richiede" l'Iva. Dunque in contrasto con la sentenza della Consulta. E anche con il parere della Corte dei Conti del Piemonte (la numero 65/2010), che invece afferma che la Tia è un'entrata tributaria, quindi esente da Iva.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;La situazione è dunque confusa, e alla luce di questi continui pareri contrastanti, senza una presa di posizione chiara, il cittadino resta “beffato”, come al solito. Infatti molti Comuni virtuosi non hanno applicato l’IVA sulla tassa rifiuti e se neppure gli organi istituzionali riescono a capire e sapere quello che fanno, potremmo ritrovarci non solo al danno ma anche alla beffa. Cioè, se fosse definitivamente accertato che si tratti di tariffa allora ci ritroveremmo che decine di migliaia di Comuni che l’hanno applicata come tributo, invierebbero cartelle di pagamento a conguaglio, magari arretrate, per l’incasso dell’IVA non precedentemente pagata. &lt;br /&gt;Se questa malaugurata ipotesi dovesse balenare in testa ai voraci funzionari dell’Agenzia delle Entrate, sarebbe stata inventata una nuova imposizione fiscale a tutto beneficio di quello Stato sprecone che finora non ha voluto tagliare i costi della politica perché avrebbe toccato i propri interessi e benefici personali ma che non esiterebbe un istante a gravare ancora di più sui cittadini. &lt;br /&gt;Se invece tutto andrà come in Italia ben sappiamo, allora ci saranno ricorsi, controricorsi, commissioni di controllo, commissioni giudicanti, pareri della Corte Europea per andare poi ad un trasferimento dei fatti nel grande contenitore dell’oblio. Così avremo speso una montagna di denaro pubblico, cioè il nostro, per arricchire avvocati, giudici e consulenti che non ci faranno certo mancare dotte elucubrazioni, magari tecnicamente perfette, per farci prendere atto della beffa. &lt;br /&gt;Sarà tale anche perché se, fra una decina d’anni, avremo perso, allora per molti ci sarà da pagare e se avremo vinto avranno già modificato le norme per non rimborsare niente a nessuno oppure potremo trattenere gli importi a credito dalla dichiarazione dei redditi allegando fatture, attestazioni certificate di pagamento, domande in carta da bollo e, ovviamente, con procedure tali da dover richiedere l’intervento di un commercialista. In sintesi, tali da scoraggiare qualunque persona di buon senso, dal farlo.&lt;br /&gt;Una volta si diceva che la burocrazia italiana era una eredità borbonica da superare, oggi possiamo affermare che, grazie alla semplificazione dei comportamenti dello Stato, abbiamo di che fare invidia ai Borboni!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-9203805865350555978?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/9203805865350555978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=9203805865350555978' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/9203805865350555978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/9203805865350555978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/12/il-rimborso-delliva-pagata-sulla.html' title='&lt;strong&gt;Il rimborso dell&apos;IVA pagata sulla tariffa dei rifiuti sta avviandosi ad un grande flop&lt;/strong&gt;!'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-5345667881776179142</id><published>2010-12-21T18:39:00.001+01:00</published><updated>2010-12-21T18:42:17.627+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='direttori delle risorse umane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronaca alessandria'/><title type='text'>Riprendono gli incontri dei Direttori delle Risorse Umane – VII Forum</title><content type='html'>La sede del primo incontro del 2011 sarà, per molti versi insolita. In fatti l’azienda che promuove questo incontro è la Bulgari Gioielli S.p.A., marchio prestigioso in tutto il mondo, e la location quella di una sua unità produttiva a Solonghello in provincia di Alessandria, piuttosto che nella sede di Valenza Po.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’incontro verterà sul tema introdotto dai dirigenti di Bulgari :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;" Il caso Bulgari - Vivere il cambiamento: supportare un'azienda che cresce in una realtà che cambia"&lt;/strong&gt;   Ascoltando l'esperienza di chi lo ha vissuto e confrontandoci con la nostra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La data fissata è quella di venerdì 21 gennaio 2011 alle ore 14,30.&lt;br /&gt;Come è oramai consuetudine il meeting sarà preceduto dalla presentazione dell’azienda ospitante e dalla visita all’area produttiva che si preannuncia di tutto interesse data la particolarità degli aspetti produttivi.&lt;br /&gt;Numerosi Direttori delle Risorse Umane delle più importanti aziende delle province di Alessandria ed Asti, hanno preannunciato la loro presenza&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5345667881776179142?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5345667881776179142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5345667881776179142' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5345667881776179142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5345667881776179142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/12/riprendono-gli-incontri-dei-direttori.html' title='Riprendono gli incontri dei Direttori delle Risorse Umane – VII Forum'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-2197469066236234048</id><published>2010-12-15T10:53:00.002+01:00</published><updated>2010-12-15T10:57:20.408+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta prostituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='norme fiscali'/><title type='text'>Sono tassabili i proventi della prostituzione</title><content type='html'>Riprendo da “Il Sole 24 ore” che la Corte di Cassazione (sentenza n.42160) ha sancito che i proventi derivanti dallo sfruttamento della prostituzione sono tassabili e che il compenso lasciato dagli sfruttatori alle ragazze è un “costo” indeducibile.&lt;br /&gt;Ho impiegato alcuni giorni per cercare di gestire la mia reazione emotiva di sconcerto.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Sono un manager di “lungo corso” e quindi ho imparato a trattenere reazioni di questo tipo per dare spazio all’analisi ed al ragionamento. In effetti, ragionando con criteri fiscali, un reddito ed un costo sono tali in qualunque situazione di conto economico. Questa è “tecnica”, ma la domanda che mi pongo è se sia comprensibile che il fattore umano passi in secondo piano. Cerco di spiegarmi. &lt;br /&gt;Io non obietto dal punto di vista morale, se la scelta della persona nel prostituirsi sia da giudicare negativamente o meno, purché essa non vi sia costretta da terzi e quindi libera di confrontarsi con la propria morale o con la propria fede. &lt;br /&gt;In questo caso credo che si debba parlare di messa in schiavitù e tale da essere considerata tra i reati più gravi che possano esistere dopo quelli dell’omicidio volontario e della violenza sui minori. &lt;br /&gt;Non troverei certamente eccepibile che siano regolarmente tassati i proventi del meretricio purché, e lo ripeto, sia svolto in piena libertà e autodeterminazione, ma non riesco ad accettare che la valutazione “tecnica” sui proventi dallo sfruttamento sessuale di una persona possa divenire argomento da inquadrare nelle normative fiscali. Premesso che la materia fiscale sia laica, faccio fatica a comprendere come i giudici della Corte, che sono persone ed anche di levatura culturale elevata, non abbiano respinto la richiesta di giudizio come immotivata ed inaccettabile e facendo così prevalere il principio che ogni profitto derivante da reato va restituito alla persona che lo a subito. Solo dopo questo fatto si potrà allora parlare della dovuta tassazione del reddito del percipiente. Mi direte voi, ma come si può stabilire in che misura restituirlo tra coloro che lo hanno prodotto dato che può trattarsi di persone diverse ed in un arco di tempo indefinibile? In effetti, il “problema” esisterebbe, ma lo considererei superabile sequestrando gli importi  e destinandoli alla sovvenzione dei centri di recupero delle persone oggetto di sfruttamento sessuale.&lt;br /&gt;Ritengo inaccettabile che il fisco debba percepire, ma anche solo ipotizzare di ricevere, una quota derivante dalla messa in schiavitù, oltretutto sessuale, di una persona.&lt;br /&gt;Siamo stati abituati da una società materialista e da falsi “status symbols” alla identificazione dei valori nel denaro e nel potere, come pure ci preoccupa, anche se contingente, la crisi economico finanziaria; ma credo che guardando in alto verso coloro che nelle istituzioni rappresentano i nostri punti di riferimento, dovremmo poter vedere la persona umana al centro delle valutazioni e delle normative. Utopia? Non credo, ma decadentismo e spersonalizzazione dalla realtà. &lt;br /&gt;Siamo vicini al Natale e, che per chi ha fede, si tratta di un momento di rinnovo del messaggio della speranza in una vita serena e di pace che guarda alla persona ed attraverso di lei alla società. Auguriamoci che la riflessione sia per tutti, anche per chi addobba l’albero e costruisce un Presepe ma non sa più perché lo stia facendo. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-2197469066236234048?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/2197469066236234048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=2197469066236234048' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2197469066236234048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2197469066236234048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/12/sono-tassabili-i-proventi-della.html' title='&lt;strong&gt;Sono tassabili i proventi della prostituzione&lt;/strong&gt;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3942510936751850946</id><published>2010-12-06T11:09:00.002+01:00</published><updated>2010-12-06T11:12:29.858+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma universitaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma scuola'/><title type='text'>L'Università della conservazione</title><content type='html'>&lt;strong&gt;L'UNIVERSITÀ DELLA CONSERVAZIONE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di Marino Regini 03.12.2010 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Introdurre elementi di competizione fra gli atenei, distribuire una parte delle risorse in base al merito, sottrarre potere alle corporazioni: sugli obiettivi della riforma dell'università esisteva fino a poco tempo fa un consenso molto ampio. Che sembra ora evaporare via via che l'attenzione si sposta sull'inadeguatezza o la contraddittorietà degli strumenti individuati per realizzarla e le parole d'ordine si fanno sempre più ideologiche. Se la riforma non sarà approvata, i propositi di modernizzazione saranno abbandonati e prevarrà la conservazione dello status quo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel loro articolo “L’università dell’incertezza” su lavoce.info del 26 novembre, dopo avere richiamato diversi elementi negativi dell’attuale politica del governo nei confronti dell’università, Daniele Checchi e Tullio Jappelli pongono la domanda retorica “se questo sia il contesto adeguato per introdurre riforme strutturali della portata di quelle proposte” dal disegno di legge Gelmini, nel frattempo approvato dalla Camera il 30 novembre.&lt;br /&gt;Solitamente gli economisti discutono gli obiettivi delle politiche e la congruità degli strumenti per conseguirli. Se invece non citano neppure gli obiettivi, ma discutono solo il contesto in cui si inseriscono (rubando, si potrebbe dire con una battuta, il mestiere a politologi e sociologi), c’è qualcosa che non quadra, come in gran parte del dibattito recente sulla riforma universitaria.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;OBIETTIVI DELLA RIFORMA E RISORSE IN CAMPO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’analisi non aprioristica della riforma dovrebbe distinguere fra tre aspetti: a) gli obiettivi e i principi a cui si ispira; b) gli strumenti e le risorse che vengono messi in gioco; c) le conseguenze dell’approvazione o della mancata approvazione.&lt;br /&gt;In sintesi, possiamo dire che sul primo aspetto vi è stata per lungo tempo una sostanziale convergenza di pareri positivi, di governo e opposizione ma anche delle università e del mondo delle imprese, così come della maggior parte dei commentatori. Sul secondo aspetto, invece, il governo è stato incalzato da un fronte anch’esso molto ampio di critiche agli strumenti previsti e all’insufficienza delle risorse messe in gioco. Mentre il terzo punto non ha ricevuto la dovuta attenzione.&lt;br /&gt;Gli obiettivi generali della riforma erano quelli di introdurre meccanismi meritocratici e di reale competizione sia fra le università sia nel reclutamento, di evitare i conflitti di interesse che si creano quando la decisione sulla ripartizione delle risorse è demandata a organi composti da chi utilizza le risorse stesse, di consentire una differenziazione interna del sistema universitario per rispondere meglio alla domanda sociale. Tutti obiettivi comuni, va ricordato, ai processi di riforma già avvenuti negli altri paesi avanzati.&lt;br /&gt;Gli strumenti e le risorse indicati dal governo sono adeguati al raggiungimento di questi obiettivi? Certamente no, e su questo le critiche provenienti da molti settori del mondo universitario, ma anche dalla politica e da molti commentatori, sono largamente condivisibili. Non si tratta solo della (peraltro cronica) inadeguatezza delle risorse finanziarie, ma anche dei ritardi nella valutazione, di un impianto normativo del Ddl che si basa sull’autonomia delle università, ma la mortifica in un quadro di vincoli burocratici eccessivi, della denigrazione dei nostri atenei che ha preceduto e accompagnato l’iter parlamentare quasi a giustificare l’esigenza di una riforma, e di molti altri aspetti che hanno finito con il togliere legittimità al disegno di legge e con l’offrire spunti alle proteste di piazza e all’intransigenza dell’opposizione.&lt;br /&gt;Alcuni commentatori (come Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 30 novembre) hanno sottolineato la bontà degli obiettivi, trascurando il problema degli strumenti e delle risorse, mentre la maggior parte ha fatto il contrario. Via via che la protesta cresceva e l’opposizione si radicalizzava, sempre più forte si è fatta la voce di chi ne sposa le ragioni enfatizzando gli elementi critici della riforma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL CONSENSO PERDUTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qui diventa rilevante, anzi cruciale, il terzo aspetto, quello trascurato da tutti o quasi (se lo è posto Michele Salvati sul Corriere della Sera dell’1 dicembre): quali le conseguenze di una mancata approvazione del Ddl nell’altro ramo del Parlamento? Ci sarebbero in futuro, magari con un altro governo e con una maggiore condivisione delle proposte, le condizioni per approvare una legge migliore, capace di riproporre gli stessi obiettivi di premiare il merito e la competitività nelle università mediante la valutazione, di superare i conflitti di interesse coinvolgendo nelle decisioni i rappresentanti della società, ma potendo contare su strumenti meno contraddittori e su risorse più adeguate? Oppure ci si dovrebbe rassegnare, unici in Europa, all’abbandono di quegli obiettivi di modernizzazione e di fatto alla conservazione dello status quo, con tutti i guasti che conosciamo?&lt;br /&gt;Ci sono almeno tre elementi che fanno propendere per la seconda alternativa. In ordine crescente di importanza, il primo è che il consenso su quegli obiettivi, molto ampio fino a poco tempo fa, sembra evaporare via via che l’attenzione si sposta sull’inadeguatezza o la contraddittorietà degli strumenti. Il già citato articolo di Checchi e Jappelli, che non dice mai “anche se non possono essere raggiunti in questo modo, gli obiettivi della riforma erano giusti”, è un piccolo indicatore di una tendenza molto più generale, che si rispecchia nel mutamento di enfasi e addirittura di linguaggio negli interventi recenti di molti riformatori della prima ora.&lt;br /&gt;Il secondo elemento sono gli slogan che hanno finito con il prevalere nella protesta dei ricercatori e poi degli studenti: iniziata con sacrosante richieste di investire sulla ricerca e sul futuro, è stata sempre più dirottata su parole d’ordine ideologiche quanto prive di fondamento, quali la lotta contro la privatizzazione dell’università (che sarebbe implicita nell’apertura dei cda ad alcuni rappresentanti esterni), o contro la precarizzazione (che sarebbe insita nel sistema di tenure track, che in tutto il mondo consente di verificare il merito prima di trasformare il reclutamento in un ruolo a vita).&lt;br /&gt;Il clima culturale in cui dovrebbe ripartire il dibattito sulla riforma sarebbe dunque pesantemente condizionato da questi mutamenti nei valori e negli orizzonti in cui si muovono alcuni dei protagonisti e degli opinion leader. Il progressivo deteriorarsi della discussione, la logica di schieramento o di bottega che ha finito con il prevalere sul ragionamento pacato, fa prevedere che ci sarebbe una facile vittoria della palude della conservazione.&lt;br /&gt;Il terzo e decisivo elemento è l’evidente smottamento della precedente unità, fosse questa convinta o di facciata, fra i rettori e quindi fra le università italiane a sostegno del Ddl. D’altronde, una riforma che intende introdurre elementi di competizione fra gli atenei, distribuire una parte delle risorse in base al merito, sottrarre potere alle corporazioni accademiche affidandolo a rappresentanti della società, non può andare bene sia alle università virtuose che a quelle meno competitive, ai settori fortemente innovatori come a quelli più conservatori. In una fase in cui le università erano costantemente denigrate dai media, in cui la riforma si presentava come moralizzazione di un sistema inefficiente e malato, il riflesso condizionato è stato di sostenere compattamente la riforma per mostrare di voler fare la propria parte. Il “metodo Boffo applicato all’università”, come lo definisce Guido Martinetti, è stato odioso ma ha funzionato. Ma via via che il fuoco, amico o nemico, si è concentrato sui limiti, le contraddizioni, gli errori del Ddl, le università e le corporazioni meno pronte alla competizione, quelle che rischierebbero di più, si sono smarcate e hanno cominciato apertamente a “remare contro”. Salvo che non ci si auguri una ripresa del “metodo Boffo”, è ben difficile immaginare che l’unità di posizioni fra gli atenei italiani possa essere recuperata. Certo, il favorire e l’esplicitare una differenziazione interna può essere positivo per il sistema, ma ci sono forze politiche che avrebbero il coraggio di assumerlo come obiettivo e di pagarne i relativi costi?&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3942510936751850946?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3942510936751850946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3942510936751850946' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3942510936751850946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3942510936751850946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/12/luniversita-della-conservazione.html' title='L&apos;Università della conservazione'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-5646892339654748893</id><published>2010-11-29T10:47:00.001+01:00</published><updated>2010-11-29T10:55:02.902+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pendolari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alessandria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='privatizzazione trasporti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>La "quasi" liberalizzazione dei trasporti ferroviari</title><content type='html'>Davide e Golia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ex manager delle ferrovie sfida il colosso pubblico sui treni per i pendolari.&lt;br /&gt;Giuseppe Arena, figlio e nipote di ferrovieri, vince un concorso da capostazione, poi diventa il più&lt;br /&gt;giovane istruttore ferroviario d’Italia, realizza iniziative quali “Bici in treno” “Vivere il treno sci”&lt;br /&gt;(temi speciali per il tempo libero).&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Lascia il colosso pubblico per avviare, di fatto, la liberalizzazione del trasporto merci creando&lt;br /&gt;“Strade ferrate del Monferrato SFM”, dopo un iter burocratico che inizia il 13 gennaio 1997 e&lt;br /&gt;termina il 20 luglio 2000.&lt;br /&gt;Nel 2003 SFM si trasformerà in Railion Italia, nel 2007 il pacchetto di maggioranza passa a&lt;br /&gt;Deutsche Bank e Giuseppe Arena, con un gruppo di imprenditori piemontesi, dà vita ad&lt;br /&gt;Arenaways, di cui è Amministratore Delegato.&lt;br /&gt;Arenaways cura la gestione dei convoglio treno + auto al seguito di Autozug (tedesca) e Autosclap&lt;br /&gt;(olandese) che fanno capo ad Alessandria.&lt;br /&gt;Qui i viaggiatori trovano anche una ciotola d’acqua per i loro cani che li hanno accompagnati!&lt;br /&gt;La sfida con il colosso pubblico adesso corre sui binari delle linee Torino – Milano - Pavia –&lt;br /&gt;Alessandria – Asti – Torino con 16 corse quotidiane di “Rapido” un nome che evoca lontani ricordi&lt;br /&gt;di quando questi treni partivano esoprattutto... arrivavano in orario.&lt;br /&gt;Rapido, progettato e pensato per i pendolari, è costruito con criteri innovativi, con una elevata&lt;br /&gt;personalizzazione: i sedili ergonomici, prese di corrente per ricaricare i telefonini, possibilità di&lt;br /&gt;utilizzare i notebook e un sofisticato sistema informativo di bordo.&lt;br /&gt;Se i pendolari di Trenitalia lamentano ritardi, scarsa pulizia, su Rapido potranno acquistare prodotti&lt;br /&gt;tipici nelle apposite botteghe, lasciare l’abito da lavoro a stirare al mattino per ritirarlo la sera...&lt;br /&gt;Arena vuole dimostrare che “è possibile far viaggiare treni belli e puliti, applicare i contratti&lt;br /&gt;collettivi di lavoro senza contributi pubblici&lt;br /&gt;Con un coefficiente di riempimento dei posti del 30% si coprono i costi (“ogni passeggero in più&lt;br /&gt;sarà utile...” sostiene Arena) e per il 2011 sono previsti 1milione di passeggeri trasportati e un&lt;br /&gt;giro d’affari di 12 milioni di Euro.&lt;br /&gt;Tutte queste novità (abissali per il servizio pubblico) Giuseppe Arena, iscritto anche a&lt;br /&gt;Federmanager Alessandria, le aveva raccontate nel meet-up del 30 marzo u.s. che aveva come tema&lt;br /&gt;“Scelte professionali o scelte di vita?”, sottolineando molto bene le motivazioni che lo avevano&lt;br /&gt;spinto a dar vita al suo progetto.&lt;br /&gt;Se per molti il lavoro è semplicemente un mezzo per avere una disponibilità economica, per altri&lt;br /&gt;viceversa è autorealizzazione professionale e assorbe una parte importante della vita; per qualcuno&lt;br /&gt;addirittura è una scelta di vita indipendentemente dagli aspetti economici.&lt;br /&gt;Giuseppe Arena dimostra come a volte il confine tra imprenditoria e dirigenza sia molto sottile,&lt;br /&gt;come innovazione e rischio contraddistinguano i reciproci ruoli e come si possa essere manager&lt;br /&gt;importanti condividendo i valori di Federmanager.&lt;br /&gt;Alessandria, 3 novembre 2010&lt;br /&gt;Sergio Favero&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5646892339654748893?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5646892339654748893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5646892339654748893' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5646892339654748893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5646892339654748893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/11/la-quasi-liberalizzazione-dei-trasporti.html' title='La &quot;quasi&quot; liberalizzazione dei trasporti ferroviari'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-5097313314745251290</id><published>2010-11-11T15:43:00.002+01:00</published><updated>2010-11-11T15:52:58.160+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alluvione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alessandria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ponte cittadella'/><title type='text'>Abbattimento del ponte Cittadella ad Alessandria</title><content type='html'>Prima, durante e dopo l'abbattimento, molto contestato, del ponte Cittadella numerosi cittadini, amministratori, politici e tecnici hanno fatto sentire la propria voce in un coro equanime di consensi e dissensi. Ora riportiamo la voce di Italia Nostra in occasione dell'anniversario della terribile alluvione del '94&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Associazione Nazionale per la Tutela del Patrimonio&lt;br /&gt;Storico, Artistico e Naturale della Nazione&lt;br /&gt;Sezione di Alessandria&lt;br /&gt;Via Brescia 9, 15100 Alessandria&lt;br /&gt;tel.: 0131 304030 fax: 0131 304031&lt;br /&gt;e-mail: alessandria@italianostra.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;03/11/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anniversario alluvione 1994 :Enzio Notti, presidente onorario della sezione di Alessandria di Italia Nostra,ha rilasciato la seguente dichiarazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 16° anniversario della gravissima alluvione del ’94 si avvicina mentre le abbondanti precipitazioni di questi giorni hanno creato apprensione fra i cittadini di Alessandria soprattutto nelle zone rivierasche del Tanaro. Proprio le preoccupazioni dei nostri concittadini ci inducono a porre con forza alle Autorità Comunali, Provinciali e Regionali una domanda: “Come mai non state facendo nulla per impedire il ripetersi di alluvioni come quella del ’94?” .&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;E’ noto che L’AUTORITÀ DI BACINO DEL PO ha scritto ufficialmente che nel caso di precipitazioni come quella che sedici anni provocò l’esondazione, la piena che investirebbe la città di Alessandria sarebbe ancora più disastrosa,viste le arginature del Tanaro realizzate a monte di Asti ed Alba !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi Vi chiediamo se non ritenete che il modo migliore di ricordare le vittime del 1994 sia quello di agire concretamente per la realizzazione delle casse di espansione in grado di fermare l’ultimo metro (quello disastroso!) dell’onda di piena con un costo contenuto se paragonato ai gravi danni che furono causati e sarebbero ulteriormente causati a tutta la collettività: con meno di 50 milioni di euro si metterebbe definitivamente in sicurezza la città! (sempre che si facciano le casse di espansione a regola d’arte con arginatura in terra e non con assurdi mastodontici progetti di cementificazione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi con una spesa inferiore o al più equivalente a quella del progettato ponte monumentale Meier si salvaguarderebbe la città non solo per l’oggi ma anche per l’ avvenire, evidenziandosi ancora una volta quanto sia stato del tutto inutile (oltre che delittuoso) abbattere il vincolato ponte Cittadella , assolutamente ininfluente per l’alluvione del 1994!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5097313314745251290?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5097313314745251290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5097313314745251290' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5097313314745251290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5097313314745251290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/11/abbattimento-del-ponte-cittadella-ad.html' title='Abbattimento del ponte Cittadella ad Alessandria'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-4571315812210304023</id><published>2010-11-04T20:56:00.001+01:00</published><updated>2010-11-04T21:02:10.136+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='risk management'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DL 81 e DL 231'/><title type='text'>Formazione su misura:è partito il progetto FEDERMANAGER ACADEMY</title><content type='html'>Ad Alessandria il corso di Risk Management per Dirigenti d’Azienda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema della formazione è sempre in evidenza, quando si tratta di indicare gli ingredienti per la ricetta dello sviluppo del nostro sistema industriale. Più difficile è individuare programmi di formazione efficaci,che rispondano ai bisogni delle aziende e soprattutto dei potenziali fruitori.&lt;br /&gt;Infatti, non solo è importante la scelta del contenuto ed il livello della docenza, ma anche la formula dei corsi, che deve avere una taglia compatibile con gli impegni di chi è in attività e consentire a coloro che stanno cercando un’occupazione di non essere gravati da costi che possono risultare vincolanti.&lt;br /&gt;Il progetto FEDERMANAGER ACADEMY risponde a questi requisiti, operando a livello nazionale,disponendo dei fondi erogati da FONDIRIGENTI (il fondo paritetico per la formazione costituito da Confindustria e Federmanager).&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Le associazioni territoriali di FEDERMANAGER si adoperano per dare supporto e pubblicità al progetto, mentre gli enti formatori sono scelti tra quelli che offrono le migliori garanzie di qualità.&lt;br /&gt;E’ recentemente partita, a livello nazionale, la fase pilota di ACADEMY, che vede otto associazioni FEDERMANAGER impegnate nel sostegno logistico e nel contatto con i dirigenti delle PMI che possiedono i requisiti richiesti per la partecipazione al corso (aziende iscritte a Fondirigenti, con meno di 250 dipendenti e fatturato inferiore a 50 milioni di Euro), senza tralasciare la possibilità di raggiungere coloro che sono senza occupazione da non più di 12 mesi.&lt;br /&gt;Due sono i corsi previsti in questa fase: “Risk management” che si propone di fornire al dirigente le competenze manageriali di base per la gestione dei rischi industriali e “One way to success” con l’obiettivo di sostenere la crescita delle competenze manageriali di dirigenti occupati o inoccupati, attraverso proposte di formazioni innovative.&lt;br /&gt;FEDERMANAGER ALESSANDRIA è una delle otto associazioni-pilota ed ha organizzato il 15&lt;br /&gt;ottobre scorso una sessione del corso “Risk Management”, tenuto presso i locali di Confindustria Alessandria da Giovanni Favero e Mario Ferrari, docenti della AON, società che è leader mondiale nei servizi di gestione del rischio. Il corso si è articolato su due momenti formativi: in aula (8 ore) e in modalità e-learning (circa 15 ore): questa formula consente, senza perdita di efficacia, un grado di flessibilità certamente apprezzabile da chi si confronta giornalmente con i problemi di un’attività ricca di impegni.&lt;br /&gt;La giornata in aula inizia con le introduzioni del direttore di Confindustria Alessandria Fabrizio Riva e del vice presidente di Federmanager Francesco Bausone che porta anche i saluti del presidente Sergio Favero impossibilitato a partecipare. I docenti, dopo una breve presentazione del corso, entrano nel vivo del soggetto da trattare. Nella prima fase, partendo dal concetto di rischio e dalla sua percezione, passano in rassegna il ruolo dei media, la teoria del contagio dei pensieri e, attraverso cenni di neurobiologia e psicologia economica, esplorano i comportamenti umani di fronte al rischio.&lt;br /&gt;Nella parte successiva il corso entra in maniera più specifica nel tema della giornata, descrivendo i rischi “puri” e quelli “speculativi” nel privato e in azienda, per arrivare alle soluzioni proposte dal risk management.&lt;br /&gt;La gestione del rischio può essere di tre tipi: esternalizzata (insurance buyer), ottimizzata dal punto di vista finanziario (insurance manager) o gestita all’interno dell’azienda tramite il risk manager).&lt;br /&gt;Viene illustrata la struttura del processo di risk management, che mostra in modo sintetico ma completo gli strumenti e le politiche per la gestione dei rischi per le fasi di identificazione e quantificazione, controllo e finanziamento.&lt;br /&gt;Infine, è presentato il “decalogo” del risk manager con una lista delle competenze professionali necessarie per una copertura efficace del ruolo.&lt;br /&gt;Le nostre impressioni sono quelle di una giornata densa e ricca di spunti, ma soprattutto “viva”, grazie alla formula interattiva che ha visto la partecipazione dei discenti, su temi concreti e casi reali.&lt;br /&gt;A proposito della partecipazione al corso, registriamo il successo pieno dell’iniziativa attraverso le parole del docente Giovanni Favero: “29 partecipanti proattivi, un’ottima location , un light lunch veloce (come si conviene in tali eventi ma caratteristico), efficacissima segreteria e coordinamento. I questionari di soddisfazione dei partecipanti mi provocano eccessi di autostima.. Se tutte le Associazioni territoriali lavorassero così, FEDERMANAGER ACADEMY sarebbe una piacevolissima avventura ed un’intrapresa sicuramente vincente”.&lt;br /&gt;Da parte nostra, un grazie ai docenti e ai partecipanti, a Confindustria Alessandria che ci ha ospitato e, in particolare, all’associazione Federmanager di Genova per la collaborazione e infine la soddisfazione di aver iniziato col piede giusto questo importante progetto al servizio dei nostri associati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-4571315812210304023?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/4571315812210304023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=4571315812210304023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4571315812210304023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4571315812210304023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/11/formazione-su-misurae-partito-il.html' title='Formazione su misura:è partito il progetto FEDERMANAGER ACADEMY'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-673237070519815049</id><published>2010-10-06T21:14:00.002+02:00</published><updated>2010-10-06T21:19:13.401+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='legge 231'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='responsabilità gestionale'/><title type='text'>Decreto Legge 231/2001 e la Responsabilità del Dirigente d’Azienda</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_I_JI2whtvNI/TKzLXXY8aiI/AAAAAAAAACs/MyH7HmtHtqc/s1600/PER.FORM+UI+Asti+5+ottobre+2010.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 127px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525014445152823842" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_I_JI2whtvNI/TKzLXXY8aiI/AAAAAAAAACs/MyH7HmtHtqc/s320/PER.FORM+UI+Asti+5+ottobre+2010.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Su questo importante tema che coinvolge tutte le aziende italiane e di conseguenza i loro top manager, imprenditori e dirigenti, si sono svolti alcuni incontri ad Asti. L’iniziativa rientra nei programmi formativi promossi da Confindustria e da Federmanager di AL, AT e CN con il contributo di Fondirigenti. La realizzazione di tutti i corsi è stata affidata a Per.form S.c.a.r.l. che opera in ambito Unione Industriale AT. L’ottima regia del suo direttore, la dr.ssa Claudia Ferraro, ha fatto si che attorno a questo intenso programma si sia polarizzato l’interesse di numerosi dirigenti delle aziende operanti nelle province su indicate.&lt;br /&gt;Non è stato sorprendente scoprire quanto sia complessa la materia su cui insiste questa legge che con i suoi risvolti di responsabilità penale tende a preoccupare i diversi responsabili.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;Gli aspetti legali, penali e civili, con quelli di organizzazione degli adempimenti preventivi sono stati efficacemente presentati dall’ avv, Bortolotto e dall’ing. Roggero davanti ad uditori moto attenti ed interroganti.&lt;br /&gt;Lo scopo di questa formazione si limitava a sensibilizzare i partecipanti rimandando a specifici interventi sul campo la trattazione delle problematiche di ciascuna azienda. In effetti il legislatore ha prodotto numerose ed articolate leggi in materia di sicurezza a 360° ma i diversi approcci e scopi di ciascuna di esse hanno poi finito per incrociarsi rendendone difficile la comprensione e particolarmente in termini di corretta applicazione formale e sostanziale. Come oramai siamo abituati a vedere, spesso il legislatore non prende in considerazione quale sia la struttura delle società destinatarie dei provvedimenti e così tende a penalizzare le micro-piccole aziende che in termini numerici sono oltre il 93% del totale in Italia. A questo si aggiunga quanto siano diversi i comportamenti degli enti di controllo che oscillano tra ignorarne completamente l’esistenza e applicarne in modo vessativo gli articoli e magari interpretandone soggettivamente il senso.&lt;br /&gt;Ovviamente non è difficile condividere gli obiettivi delle norme ma troppo spesso, e il D.L.231 è tra questi, si tratta di aggiungere costi ai costi senza che ciò produca un ritorno inducendo così le aziende a sostenerli. Lo Stato è da una parte e il mondo produttivo dall’altra. La crisi c’è, la competitività cala, i disoccupati aumentano, il lavoro nero dilaga sotto il peso delle necessità primarie e degli oneri fiscali ma si continua con indefessa volontà a burocratizzare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-673237070519815049?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/673237070519815049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=673237070519815049' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/673237070519815049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/673237070519815049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/10/decreto-legge-2312001-e-la.html' title='Decreto Legge 231/2001 e la Responsabilità del Dirigente d’Azienda'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_I_JI2whtvNI/TKzLXXY8aiI/AAAAAAAAACs/MyH7HmtHtqc/s72-c/PER.FORM+UI+Asti+5+ottobre+2010.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-2078492964319956027</id><published>2010-10-06T09:47:00.001+02:00</published><updated>2010-10-06T09:50:27.376+02:00</updated><title type='text'>Mercato del lavoro e prospettive</title><content type='html'>Un’intervista ad Adriano Teso del 26 luglio 2010 &lt;br /&gt;- Con Adriano Teso, imprenditore, sottosegretario al Lavoro del primo governo Berlusconi e socio di Libertiamo, è sempre interessante discutere di economia e di politica economica. Il suo ‘polso’ da industriale e la sua impostazione squisitamente liberale ne fanno un giudice severo – e a volte impietoso – della realtà italiana.&lt;br /&gt;Ed è inevitabile che con lui il discorso scivoli subito sulla vicenda più calda e simbolica degli ultimi giorni, l’annuncio dell’apertura di un importante stabilimento di produzione della Fiat in Serbia: “Le produzioni e il lavoro – riflette Teso – insomma la produzione di ricchezza, non possono che andare laddove il sistema locale, cioè l’insieme di logistica, pressione fiscale, quantità ore di lavoro e ambiente normativo, consente i maggiori guadagni di competitività”.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;Ed il problema quindi “non è quello di contrastare le delocalizzazioni, ma rendere competitivi i paesi che, per varie ragioni, non lo sono più. Qualsiasi impresa per sopravvivere e produrre ricchezza va dove il contesto gli permette di competere e di affermarsi. Il gruppo Fiat l’ha detto chiaramente: a queste condizioni non ci sono chance per la Fabbrica Italia…”.&lt;br /&gt;E’ la solita questione del costo del lavoro? “No, o almeno non è l’elemento cardine. Se è vero che nelle tasche dei collaboratori resta circa il 40 per cento di quanto lo specifico posto di lavoro è costato all’imprenditore, una pressione sconosciuta alla gran parte delle società europee, è altrettanto vero che il costo del lavoro sia solo uno – e non necessariamente il più importante – dei problemi. Le faccio un esempio: da Milano è spesso più conveniente spedire le merci nel mondo dal porto di Amburgo anziché da quello di Genova… le pare normale?”&lt;br /&gt;Crede che la vicenda di Pomigliano sia stata determinante per lo ‘strappo’ di Marchionne? “Difficile affermare il contrario, c’è una parte del sindacato e dell’opinione pubblica che si ostina a non riconoscere l’inevitabilità di alcuni sacrifici, i diritti di qualche decennio fa sono diventati privilegi ed in quanto tali non sono più tollerabili”.&lt;br /&gt;E la politica? E il centrodestra, in particolare? “La sensazione è che, partendo e da un programma liberale – comunque confermato anche nell’ultima campagna elettorale e capace di stimolare una porzione importante di elettorato – il PdL al governo non riesca ad evitare che alcuni propri ministri vengano attratti dalle istanze politico-corporative di questo o quel gruppo d’interesse. Per fare un esempio, pensiamo al tentativo di riformare le libere professioni irrobustendo il potere degli Ordini! Anche sulla pubblica amministrazione, ci sono stati timidi passi in avanti, non sufficienti: bene il blocco degli aumenti retributivi, in un settore che ha visto i salari crescere ben oltre la produttività nell’ultimo decennio, ma mi piacerebbe vedere un serio piano di aumento della produttività e dell’orario di lavoro dei pubblici dipendenti, come avvenuto in Germania”.&lt;br /&gt;Rispetto ad un tema che gli sta particolarmente a cuore, come il mercato del lavoro, Teso mostra sconforto: “Non vedo praticamente passi in avanti. Anziché riformare nel profondo il diritto del lavoro ed il welfare, si sventola la bandierina della partecipazione azionaria dei dipendenti, un istituto che è parente stretto della cogestione…”.&lt;br /&gt;Ed il sistema bancario? “Il sistema bancario italiano è sempre stato prudente, quantomeno nella gestione ordinaria Leggere i bilanci delle banche non è mai facile, ho la sensazione che le banche italiane siano state più virtuose di molte concorrenti straniere. Ma se il sistema bancario ha finora tenuto, sono i rischi del sistema Italia a preoccupare. Molte banche hanno un massiccio carico di crediti, soprattutto rispetto alle banche italiane: un fenomeno intenso di fallimento le danneggerebbe. Ma resto ottimista: subiranno qualche perdita, ma sono convinto che il sistema reggerà, anche se la scarsità di impieghi redditizi si farà sentire”. Insomma, “in un paese in cui è sempre più difficile fare impresa e produrre innovazione, il rischio del settore finanziario è quasi quello di non sapere dove investire i risparmi”.&lt;br /&gt;Concludiamo con una domanda avulsa (ma non proprio) dalla discussione: cosa serve per fare impresa? “Certamente creatività, tolleranza, libertà… ma considero fondamentali il rigore e la responsabilità personale. Vede, il capitalismo è morto, la gran parte delle imprese di successo non nasce dal capitale, ma dalle idee, dalla scommessa, dal rigore del lavoro…” E visto che “la cultura imprenditoriale risente della cultura più diffusa”, aver avuto il più grande partito comunista ha sicuramente influenzato la cultura del paese e corrotto il senso di responsabilità individuale. &lt;br /&gt;Per Teso “troppo spesso, anche l’imprenditore italiano è figlio della cultura del “qualcuno ci deve pensare”.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-2078492964319956027?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/2078492964319956027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=2078492964319956027' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2078492964319956027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2078492964319956027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/10/mercato-del-lavoro-e-prospettive.html' title='Mercato del lavoro e prospettive'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8671284091534372883</id><published>2010-10-06T09:30:00.002+02:00</published><updated>2010-10-06T09:42:09.876+02:00</updated><title type='text'>Crisi occupazionale</title><content type='html'>Ormai dal Settembre 2008 l'Italia non ha una piena occupazione. Abbiamo importato milioni di stranieri, offrendo loro incarichi in tutte le regioni. Ma con la crisi, il numero di disoccupati è in continuo aumento. E non sono più persone che non cercano un qualsiasi impiego legale per mantenersi, ma ambiscono ad un lavoro desiderato, in grado di appagare le proprie ambizioni personali. Sono persone che non trovano più un qualsiasi lavoro.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;La competizione mondiale sta dimostrando che la produzione del nostro Paese (ma anche quelle di Francia e Germania) non sono competitive e ciò porta a non avere lavoro sufficiente per tutti. E tutto questo non accade perché le imprese non hanno produttività orarie o qualità di prodotti sufficienti, ma perché su loro grava la improduttività del sistema Italia.  &lt;br /&gt;E a queste cose non possono che porre rimedio gli italiani tutti, acquisendo una miglior cultura economica, produttiva ed etica, e la politica, cui spetta mettere mano a profonde riforme strutturali e a nulla servono occupazioni di aziende in chiusura, scioperi e quant'altro.  &lt;br /&gt;Ma ricordiamo che un rapporto di lavoro non può essere costruttivo o produttivo in forza d’obblighi di legge ma, è basato sulla collaborazione.&lt;br /&gt;Ogni giorno il "mercato" (in pratica ognuno di noi quando diventa cliente) giudica e vota i risultati di questa partecipazione, acquistandone o no prodotti e servizi. &lt;br /&gt;L’imprenditore non può che esserne il massimo responsabile, giacché decide in che modo e con chi ottenere gli esiti vincenti.&lt;br /&gt;Se questi non premiasse la collaborazione di chi aiuta l’azienda ad ottenere risultati positivi, sarebbe un cattivo imprenditore e diventerebbe la prima vittima di un tale miope comportamento. &lt;br /&gt;Un buon industriale deve provvedere a sostituire quanti non sono all’altezza del compito ed a dimensionare gli organici alle evoluzioni del mercato e delle tecnologie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cessazione di un rapporto di lavoro non deve trasformarsi in un dramma, ma semplicemente, nella ricerca di una professione più adatta alle proprie capacità ed attitudini, con la tranquillità fornita da adeguati ammortizzatori sociali.&lt;br /&gt;Il governo deve perseguire l’obiettivo affinché ogni cittadino italiano abbia la possibilità di ottenere un posto di lavoro legale, per mantenere se stesso ed i propri figli fino all’età scolastica e potersi permettere una dignitosa rendita da pensione quando non sarà più in grado di lavorare, oppure avrà accumulato un capitale pensionistico sufficiente per non pesare sulla collettività.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8671284091534372883?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8671284091534372883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8671284091534372883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8671284091534372883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8671284091534372883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/10/riforme-mercato-del-lavoro-cultura.html' title='Crisi occupazionale'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3369814631104523229</id><published>2010-08-06T10:44:00.002+02:00</published><updated>2010-08-06T10:47:31.150+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Il percorso che va oltre la crisi</title><content type='html'>Nel 2009 il paese ha perso 7 punti di PIL  rispetto all’anno precedente, oltre 700 mila posti di lavoro, la produzione industriale è crollata del 25%, per cui siamo ritornati ai livelli del 1985.&lt;br /&gt;Sul piano politico istituzionale si evidenzia drammaticamente l’incapacità di ridurre la spesa pubblica che è anche peggiorata (si spende troppo e male), con la conseguenza che il costo dell’energia, trasporti e dei servizi costituisce una “palla al piede” per la nostra capacità produttiva.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto le aziende hanno dovuto imparare a proprie spese la sfida dell’internazionalizzazione: una storia fatta di lunghi viaggi, di attese estenuanti, qualche stretta di mano, colossali delusioni, ma anche grandi successi. Hanno imparato sicuramente una cosa: che per competere all’estero non è più sufficiente lo spirito dei pionieri e a complicare ulteriormente le cose è arrivata la crisi.&lt;br /&gt;Il rapporto del Gruppo congiunto Giovani Imprenditori di Confindustria e Giovani dirigenti di Federmanager  dell’aprile 2010 avente per oggetto la ricerca “Internazionalizzare il governo dell’impresa”, evidenzia che la chiave per vincere la sfida dell’internazionalizzazione e del “dopo crisi” sarà ancora una volta nelle persone, perchè si possono clonare i prodotti di eccellenza e di successo, raggiungere buoni standard di qualità, ecc.,  ma non   riprodurre valori intangibili come l’intuito, l’inventiva, il gusto del bello che sono il nostro retaggio e che aiutano a formare quella cultura d’impresa che accomuna imprenditori e dirigenti.&lt;br /&gt;Le “multinazionali tascabili”, come le ha definite a suo tempo il Censis, sono una conseguenza lampante e, ancora oggi esercitano un ruolo importante nel nostro tessuto produttivo per la loro capacità di penetrare i mercati esteri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’avvio della crisi ha posto problemi di riposizionamento delle imprese ed in particolare della qualità delle risorse umane che le governano (impiegati e dirigenti) con l’effetto del graduale spostamento dell’ottica dalla dimensione locale o nazionale a quella internazionale, non solo per i mercati di sbocco, ma anche per il quadro di riferimento dei fornitori, di provenienza delle materie prime, delle risorse finanziarie. Se si opera in questa direzione si potrà non solo attraversare la crisi per sopravvivere, ma avviare un altro ciclo di sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le difficoltà che il lavoro del Gruppo, coordinato da Nadio Delai, evidenzia sono: la scarsa famigliarità con le lingue straniere e, parallelamente, le modeste esperienze maturate all’estero; la difficoltà a lunghe permanenze in ambienti molto diversi da quelli del nostro paese  da parte dei dirigenti, nonchè gli elevati costi che l’azienda deve sostenere.&lt;br /&gt;Le proposte e i suggerimenti avanzati sono la cura di processi di motivazione del personale, che, prima  ancora della formazione, puntino al coinvolgimento attivo e motivato del dipendente e della sua famiglia (che in un modo o nell’altro ne risulterà coinvolta). Paradossalmente il livello di consenso più ampio si è avuto dai giovani manager, rispetto ai giovani imprenditori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viceversa, l’alternativa potrebbe essere di puntare su figure provenienti dall’esterno dell’azienda, più dinamici e disponibili a questo processo di internazionalizzazione oppure adottare modalità di reclutamento  del personale “estero su estero”considerando che i laureati degli altri paesi costano meno di quelli italiani e sono più disponibili a risiedere in altri paesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’invito pressante che il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha fatto agli imprenditori nell’ultima assemblea è stato: “Dobbiamo superare le barriere psicologiche che ostacolano – ha detto – aggregazioni, alleanze, deleghe ai manager. Il controllo e la gestione familiare sono punti di forza finchè non costringono l’impresa a restare troppo piccola per fare ricerca e innovazione, per internazionalizzarsi” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi e la reazione delle aziende&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi è stata affrontata in modo particolarmente attivo sul piano del riposizionamento, della ristrutturazione e della riorganizzazione da parte di tre aziende su quattro, secondo i giovani imprenditori e di due aziende su tre, da parte dei giovani manager, con una trasformazione  profonda di strategie: una vera e propria  “metamorfosi”&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Altre aziende viceversa  hanno reagito nel  modo tradizionale fatto di un progressivo adattamento  e di flessibilità continuata per il 40% dei giovani manager e per il 50% delle situazioni, secondo i giovani imprenditori anche se va detto che in questo modo le aziende “si aggiustano” ma non corrono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una minoranza, il 5%, secondo i giovani imprenditori e, invece, il 10% per i giovani manager, dichiarano di aspettare con pazienza che la crisi faccia il suo corso, aziende sostanzialmente “attendiste”  pronte più a sperare che a confrontarsi con le dinamiche economiche in atto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal gruppo emerge una sostanziale convergenza di opinioni per una minore propensione verso la delocalizzazione produttiva ed una accentuazione delle strategie dirette a sviluppare la rete distributiva all’estero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine per il 64,2% dei giovani imprenditori, contro il 60% dei giovani manager,  le aziende hanno risentito della crisi e per il 2010 il risultato sembrerebbe  migliore, anche se i giovani manager sono più preoccupati degli imprenditori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Processo di internazionalizzazione più evoluto  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra ormai accettato che la crisi ed il suo impatto non costituiscano un fatto passeggero e facilmente riassorbibile; al contrario si intravede un percorso di uscita complesso per l’estensione temporale e per la profondità strutturale dei processi in corso.&lt;br /&gt;Si pensa, ad esempio, di essere di fronte a una vera e propria “mutazione” del modo di fare impresa con la necessità di “alzare l’asticella” della classe dirigente (imprenditori e manager), ricercando alleanze sia “orizzontali” tra imprese simili per essere più forti-  mantenendo però  una dimensione ridotta – che “verticali” tra imprese complementari, che sappiano integrarsi in una logica di internazionalizzazione evoluta partendo dal presupposto  che queste stesse aziende non diventeranno mai nè medie nè  tanto grandi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'inizio del 2008 nell'export di beni è cambiata la tipologia delle aziende interessate: non più il gigantismo ma i micro-settori.&lt;br /&gt;Ma questo export molecolare, “nicchie” che rappresentano il 47% del valore del mercato, conferma che il nostro paese, in termini assoluti, subito dopo la Germania, è primo esportatore mondiale di 288 prodotti, secondo per altri 382 e terzo per 352 con un valore esportato di (100+ 79+ 56) miliardi con 1022 “nicchie” di eccellenza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3369814631104523229?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3369814631104523229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3369814631104523229' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3369814631104523229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3369814631104523229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/08/il-percorso-che-va-oltre-la-crisi.html' title='Il percorso che va oltre la crisi'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7166173512829978353</id><published>2010-07-13T18:00:00.002+02:00</published><updated>2010-07-13T18:05:32.078+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corsi formativi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PMI sviluppo'/><title type='text'>Quattro ingredienti del caso F.lli Saclà raccontato “a quattro voci”. VERNAY un esempio di crescita al femminile</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Conoscenze, qualità, competenze e abilità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F.LLI SACLÀ ha da sempre operato importanti investimenti circa lo sviluppo delle competenze del&lt;br /&gt;proprio personale. A dimostrazione vi sono 152 corsi svolti negli ultimi quattro anni pari ad una media annua di 3.000 ore tra formazione in aula e addestramento operativo “su campo”. Le diverse iniziative si sono avvalse sia di personale esterno sia di personale interno altamente qualificato ed hanno interessato una popolazione di dipendenti eterogenea fino a raggiungere le 1200 unità, appartenenti ai diversi settori presenti in azienda. “L’opportunità di potersi avvalere di fondi interprofessionali come Fondimpresa – spiega Claudia Ferraro, Responsabile di PER.FORM, ente di formazione dell’Unione Industriale di Asti - ha certamente agevolato l’impegno e l’investimento&lt;br /&gt;dell’Azienda in un percorso già tracciato negli anni precedenti. I piani presentati dal 2008 ad oggi hanno permesso di coinvolgere 283 discenti tra quadri, impiegati ma soprattutto operai, per un totale di 462 ore di formazione in aula e con la nuova modalità didattica di coaching individuale”.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La scelta strategica di F.LLI SACLÀ intrapresa ormai da anni, è quella di investire nella formazione al punto tale da farla divenire parte integrante dell’iter lavorativo, anche nella gestione del personale. Questo ha permesso di definire percorsi di crescita professionali a tutti i livelli organizzativi. “Le persone sono il capitale più prezioso che un’Azienda possiede – sottolinea Stefania Delfino Responsabile del Personale di F.LLI SACLÀ - pertanto è doveroso il continuo aggiornamento delle loro competenze che consentono all’azienda di continuare ad essere competitiva sul mercato e leader nel proprio settore di appartenenza”. A dimostrazione del coinvolgimento dell’intera popolazione lavorativa, Lucia Ercole – Responsabile Marketing Direzione Commerciale Italia - è stata la protagonista di uno dei piani formazione attivati lo scorso anno. “Aver saputo cogliere l’occasione di realizzare un percorso di formazione per tutto il comparto commerciale, anche in un momento di forte complessità, è stata una scelta vincente. L’obiettivo è stato quello di fornire, alle persone coinvolte, strumenti appropriati per una comunicazione efficace, per migliorare il proprio approccio nelle relazioni interpersonali per meglio gestire i propri collaboratori e valorizzarne con metodo le peculiarità”.&lt;br /&gt;“I progetti formativi già conclusi o attualmente in corso, come ad esempio quello rivolto al team della Direzione Commerciale Estero, sono il risultato di un grande lavoro di squadra – spiega Chiara Ercole. Decidere di dedicare risorse, con le modalità didattiche più adeguate, allo sviluppo del sapere e del saper fare è sicuramente una scelta competitiva per un’Azienda famigliare italiana come la nostra, con profonde radici culturali nelle tradizioni italiane e territoriali e che ha da poco festeggiato i 70 anni di presenza sul mercato agro alimentare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PROMUOVERE METODOLOGIE INNOVATIVE NELLA PICCOLA MEDIA IMPRESA:&lt;br /&gt;Nuove metodologie per la formazione :corsi a costo zero per la competitività&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il convegno del prossimo 28 giugno fornirà l’occasione per condividere alcune elaborazioni sulle potenzialità della formazione innovativa e, in particolare, sul bisogno di una formazione sempre più centrata sui processi di lavoro e sulle problematiche aziendali.&lt;br /&gt;I corsi, realizzati da PER.FORM e finanziati dall’Avviso 4 2008 Fondimpresa, prevedono, infatti, la&lt;br /&gt;sperimentazione di modalità formative non tradizionali e di quelle metodologie che maggiormente si adattano al sistema delle imprese evitando di andare ad impattare eccessivamente con le esigenze di produzione delle aziende.In particolare, il criterio prioritario è rappresentato dalla comprensione, da parte dell’azienda, dell’importanza che può rivestire la sperimentazione di modalità innovative&lt;br /&gt;di formazione e dall’effettiva disponibilità a scommettere sulla possibilità di individuare nuove strade per sviluppare le competenze dei lavoratori.&lt;br /&gt;Quattro le proposte formative realizzate in più edizioni presso le aziende associate al sistema Confindustria con meno di 100 dipendenti, nelle province di Asti e Cuneo caratterizzati dalla presenza di contesti organizzativi orientati al cambiamento ed all’innovazione, in grado di accogliere ed accompagnare lo sviluppo di percorsi formativi che si allontanano in modo significativo dai setting tradizionali della lezione, del seminario, ecc:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MANAGER COACH DI UN TEAM EFFICIENTE,&lt;br /&gt;Coaching (72%) Aula (28%)&lt;br /&gt;Obiettivi: fornire competenze per condurre un team al raggiungimento di risultati permanenti e dare&lt;br /&gt;strumenti di lettura dell’organizzazione per avere una visione chiara del modello di impresa e trasferirla attraverso la metafora sportiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“FUORI I SECONDI” – GESTIONE EFFICACE DEI GRUPPI DI LAVORO,&lt;br /&gt;Coaching (85%) Aula (15%)&lt;br /&gt;Obiettivi: Identificare all’internodel team i differenti ruoli &lt;br /&gt;Affinare le capacità di costituzione, gestione e motivazione di un gruppo di lavoro.&lt;br /&gt;Fornire gli strumenti operativi per evitare il blocco dell’attività di un gruppo di lavoro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MENTAL TRAINING: CREATIVITA’ E FLESSIBILITA’ PER L’IMPRESA CHE CAMBIA&lt;br /&gt;Coaching (85%) Aula (15%)&lt;br /&gt;Obiettivi: Comprendere e utilizzare interpretazioni differenti della realtà e modi innovativi di agire.&lt;br /&gt;“Allenare la mente” a costruirsi nuovi schemi di lettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“VESTIRE LA MAGLIA” TEAMWORKING E SVILUPPO DELLO SPIRITO DI SQUADRA&lt;br /&gt;Coaching (85%) Aula(15%)&lt;br /&gt;Lavorare sul “marketing delle risorse umane”, sui processi sottostanti il raggiungimento dei risultati nelle singole individualità. Motivare le singole risorse umane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHE COS’E’&lt;br /&gt;IL COACHING:&lt;br /&gt;L’accompagnamento di un individuo (coachee), un gruppo o un’équipe, da parte di uno specialista&lt;br /&gt;del cambiamento: il coach. Il coaching è una relazione di collaborazione, partnership finalizzata&lt;br /&gt;al raggiungimento di obiettivi personali, relazionali o professionali.&lt;br /&gt;Agendo sull’autoconsapevolezza personale e sul proprio senso di autoefficacia, facilita l’espressione e lo sviluppo delle potenzialità.&lt;br /&gt;La metodologia trae origine dal mondo sportivo, prendendo in considerazione gli aspetti legati&lt;br /&gt;soprattutto a: essere squadra, condividere obiettivi, condividere strategie ed essere di supporto l’uno per l’altro.&lt;br /&gt;Il processo di coaching ha l’obiettivo di aiutare le persone a imparare/migliorare le competenze attraverso l’esperienza quotidiana facendo ricorso a un’attività di sostegno individuale e a programmi specifici.&lt;br /&gt;Le metodologie di coaching sono “orientate al risultato”, ossia “centrate sulla soluzione”, piuttosto che “centrate sul problema”. L’allievo viene aiutato a costruirsi il futuro che desidera, utilizzando&lt;br /&gt;tutti gli strumenti possibili e attivando le risorse necessarie perché quel futuro professionale diventi&lt;br /&gt;realtà. VERNAY ITALIA è un’azienda di circa 60 dipendenti, facente parte di un gruppo multinazionale con sede in Ohio, USA, la cui attività principale è sviluppare e produrre articoli tecnici di precisione in gomma, per applicazioni di piccole dimensioni e per il controllo dei fluidi.&lt;br /&gt;Sono da poco terminati due percorsi formativi nella Azienda dove Vanna Villata, Direttore Generale, da anni fa e promuove la formazione.&lt;br /&gt;“La metodologia del coaching si applica analizzando i processi di lavoro, le problematiche che da esso emergono, la definizione di obiettivi condivisi e contestualizzati, la sperimentazione sul campo delle strategie individuate a livello comune e condivise con tutta la “squadra” racconta Vanna Villata - vi è, inoltre, l’affiancamento breve e mirato da parte del formatore, che ha il compito di essere il coach della squadra e quindi motivatore e supporter della prestazione; l’intervento finale&lt;br /&gt;del coach mira alla valutazione finale e alla definizione del piano di sviluppo personale e professionale da realizzarsi dopo la conclusione del corso di formazione”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;INFORMAZIONE PUBBLICITARIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;FONDIMPRESA è il fondo interprofessionale creato da CONFINDUSTRIA, CGIL, CISL e UIL; vi aderiscono 67.000 aziende con oltre 3 milioni di dipendenti.&lt;br /&gt;FONDIMPRESA ha un peso pari al 40% del totale dei Fondi Interprofessionali, in termini di risorse, infatti ogni anno raccoglie circa 200 milioni di euro per le attività di formazione destinate alle aziende aderenti Attualmente è possibile aderire a 5 diversi Avvisi:&lt;br /&gt;60 milioni di euro per qualsiasi tipo di formazione;&lt;br /&gt;10 milioni per lavoratori in Cig (scadenza 15 ottobre 2010);&lt;br /&gt;10 milioni per lavoratori delle PMI (scadenza 15 ottobre 2010);&lt;br /&gt;12 milioni per piani sulla sicurezza sul lavoro (15 ottobre 2010);&lt;br /&gt;50 milioni per i lavoratori in mobilità (scadenza 18 novembre 2010)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Il Consorzio PERFORM &lt;/strong&gt;è l’attuatore dei percorsi formativi di FONDIMPRESA e FONDIRIGENTI, che collabora con le Aziende per promuovere la formazione continua dei dipendenti ad ogni livello anche usufruendo di tutti i finanziamenti utili ad alleggerire l’onere finanziario gravante sulle Aziende che richiedano la formazione. Si trova ad Asti ed è contattabile all’indirizzo mail: ferraro@consorzioperform.net   tel.: 0141 436965 &lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7166173512829978353?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7166173512829978353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7166173512829978353' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7166173512829978353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7166173512829978353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/07/quattro-ingredienti-del-caso-flli-sacla.html' title='Quattro ingredienti del caso F.lli Saclà raccontato “a quattro voci”. VERNAY un esempio di crescita al femminile'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-2857073552305910251</id><published>2010-06-30T12:01:00.002+02:00</published><updated>2010-06-30T12:04:49.944+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='responsabili risorse umane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='produttività'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pomigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica personale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Motivazione al lavoro per uscire prima e meglio dalla crisi</title><content type='html'>Il 25 giugno 2010, presso la Michelin Italia S.p.a. di Alessandria, organizzato da Federmanager Alessandria, si è tenuto il VI Forum dei Direttori del Personale, per un dibattito/confronto sul tema: “La motivazione del Personale in tempo di crisi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno partecipato sedici Direttori del Personale ed esperti di relazioni industriali, purtroppo con alcune assenze dell’ultima ora per sopravvenute esigenze aziendali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’incontro ha avuto come prologo la presentazione e la visita dello stabilimento Michelin di Spinetta Marengo ad opera di una equipe della Società, dopo di che si è entrati nel merito dell’Ordine del Giorno con una introduzione in video del dr. Tullio Miscoria, Consulente di formazione, che ha preliminarmente sottolineato come uno degli impegni maggiori che hanno le Aziende in questo difficile momento è quello di “fare di più con meno persone”.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;Evidenziando che risultati e motivazione sono gli uni parte dell’altra e viceversa, quindi strettamente correlati, non altrettanto si può dire di motivazione e impegno, non essendo altrettanto strettamente collegati all’andamento positivo dell’azienda. Miscoria ha dato grande importanza all’esigenza di far sì che i collaboratori si sentano importanti in un’ottica aziendale per cui è strategica una efficace attività di comunicazione interna sia a livello collettivo che individuale. A questo proposito è importante sensibilizzare e responsabilizzare i collaboratori che sono maggiormente a contatto con il personale.&lt;br /&gt;Il dibattito è proseguito per oltre tre ore con l’intervento di tutti i partecipanti su un tema – la motivazione del personale – che già nei Forum precedenti era stato oggetto di attenzione e ritenuto pertanto importante da affrontare con un esame dettagliato, entrandone nel merito specifico, collegandolo altresì al momento non facile che stiamo attraversando.&lt;br /&gt;E’ stato fatto notare preliminarmente che è improprio parlare di motivazione collegandolo solo alla crisi, in quanto la motivazione è una esigenza costante in ogni attività lavorativa e non è anche sbagliato pensare solo alla crisi aziendale, bensì è opportuno tener presente che, a volte, potrebbe anche il dipendente ad essere in crisi “aziendale” e come tale bisognoso di particolare attenzione e cura, attivando idonei accorgimenti di recupero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ indispensabile che il dipendente abbia conoscenza e consapevolezza del contesto in cui si opera, anche creando gruppi di attività – soprattutto nelle realtà maggiori- che perseguano e garantiscano le performance, tenendo la produzione costantemente sotto controllo, contribuendone all’avanzamento ora per ora, in presenza di una massima reattività e risolvendo tempestivamente gli eventuali problemi che dovessero insorgere. La ricerca delle performance è anche crescita professionale della persona, cui deve essere riconosciuto apertamente il buon lavoro fatto.&lt;br /&gt;Si è aperto, a questo proposito, un dibattito che ha messo a confronto il passato con il presente. Nel passato meno recente, la motivazione era soprattutto perseguita con riconoscimenti economici, soprattutto superminimi, incentivi che premiavano la disponibilità, la collaborazione, la professionalità, la produttività individuale. Ancora oggi può essere positivo incentivare economicamente ed individualmente, ma in una situazione come quella attuale, dove tutti sanno di tutto, può avere anche risvolti negativi: può generare invidie, sensi di vittimismo e di frustrazione più che di stimolo a meglio operare, nuocendo anche al clima aziendale. Sarebbe forse meglio ricercare, ove possibile, premi collettivi, economici ma non solo, che generino competizione tra gruppi, squadre, reparti, uffici, con individuazione di obiettivi adeguatamente pubblicizzati anche nei risultati finali. Tutto ciò senza dimenticare la sensibilizzazione, lo stimolo ed il trascinamento, operandosi in gruppo, effettuato dai migliori nei confronti dei “pigri” che potrebbero, con il loro atteggiamento meno collaborativo, vanificare il raggiungimento degli obiettivi produttivi preposti ed i benefici che ne potrebbero derivare. Non a torto comunque si è sottolineato che bisognerebbe trovare il coraggio di premiare le differenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La motivazione oggi – soprattutto in tempo di crisi – ha caratteristiche più psicologiche che economiche, in presenza di una situazione dove, pur riconoscendo l’importanza degli aspetti salariali, assume rilevanza maggiore la salvaguardia del posto di lavoro e con esso, ovviamente, l’andamento positivo dell’azienda.&lt;br /&gt;E’ convinzione generalizzata che dalla crisi si può uscire, o quanto meno si può affrontare meglio soprattutto con la partecipazione di tutti, ognuno per la sua parte e con le sue prerogative e spettanze.&lt;br /&gt;Ne è un chiaro esempio la vicenda FIAT/ Pomigliano, che tanto fa discutere il mondo sindacale e non solo quello, in questi giorni. Come è noto la FIAT fa una scelta assolutamente innovativa: invece di delocalizzare in Paesi dove produrre è più conveniente, riporta in Italia una importante parte di produzione  mettendo a disposizione 700 milioni di  Euro per ristrutturare lo stabilimento campano, ma chiedendo a sindacati e maestranze la massima collaborazione e disponibilità attraverso un accordo sindacale in certi passaggi anch’esso innovativo. Dopo una complessa trattativa, quattro sindacati di settore, non certo poco rappresentativi, firmano le intese: uno solo, il quinto, rifiuta l’adesione. Il corretto ricorso al referendum, con un esito del 62% favorevole alle intese, avrebbe tecnicamente e democraticamente chiuso la vicenda, anche se è comprensibile la perplessità dell’Azienda sulla effettiva gestibilità dell’accordo, soprattutto tenendo conto che la percentuale di adesione operaia, categoria maggiormente interessata e coinvolta negli aspetti organizzativi e produttivi, è solo del 59%. E’ stato sottolineato che da un’indagine effettuata sui “no” alle intese, la maggior parte sarebbe di personale giovane: una risposta è stata data da un sindacalista firmatario dell’accordo. Per una metà – ha detto – si tratta di iscritti o simpatizzanti ideologicizzati, per un’altra metà di scansafatiche (per la verità ha usato un termine più pesante nonchè volgare). Potrebbe comunque anche essere effettiva una certa partecipazione giovanile al “no”, magari di senza famiglia da tutelare, magari con genitori che possono provvedere loro al sostentamento, magari preoccupati per i turni continui e quindi anche notturni, nonchè del lavoro domenicale, che pregiudicherebbero gli ineludibili svaghi, magari consapevoli che certe attività “sommerse” rendono molto più del lavoro in fabbrica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornando al tema in discussione, è stato sottolineato che la prima forma di motivazione è intrinseca alla persona: l’individuo deve sentirsi motivato in se stesso. Per essere tale sono indispensabili alcune cose: ci deve essere un contratto di lavoro, ci deve essere sintonia con ciò che si desidera, ci deve essere possibilità di crescita e che ci siano prospettive di durata nel tempo.&lt;br /&gt;Perchè ci sia partecipazione ci deve essere comunque motivazione e prioritariamente conoscenza, coinvolgendo il più possibile il personale, usando anche strumenti diversi e personali.&lt;br /&gt;Perchè ci sia partecipazione è altresì opportuno ricercare la maggiore fidelizzazione possibile. &lt;br /&gt;E per perseguire tali obiettivi il primo passo non può che essere dell’azienda e dei suoi rappresentanti, in particolar modo dei quadri intermedi che dovrebbero essere, a questo proposito, adeguatamente sensibilizzati e informati.&lt;br /&gt;Innanzitutto l’azienda ed i suoi rappresentanti devono essere d’esempio nei fatti e negli atteggiamenti: è difficile chiedere collaborazione e sacrifici unilaterali. &lt;br /&gt;La correttezza nei rapporti e l’equità nelle decisioni devono essere un modus operandi strategico.&lt;br /&gt;E’ anche necessario, come si dice, usare la bocca, ma anche le orecchie, in altre parole affinare l’esigenza dell’ascolto.&lt;br /&gt;La motivazione è sicuramente più perseguibile con un maggior dialogo tra direzione e rappresentanti sindacali aziendali e tra rappresentanti sindacali aziendali e lavoratori, ricercando il  più possibile scelte condivise anche se complicate: le condizioni per farlo oggi ci sono, soprattutto se c’ è coerenza tra il dire e il fare.&lt;br /&gt;Potrà sembrare paternalismo, ma è sicuramente opportuno farsi vedere in azienda, nei reparti, negli uffici e colloquiare con i dipendenti su questioni aziendali, ma anche personali.&lt;br /&gt;Aprire l’azienda anche alle Famiglie, in apposite giornate di “fabbrica aperta” comporta con l’adesione di queste – un maggior coinvolgimento – del collaboratore.&lt;br /&gt;Ed infine grande importanza ha, come già precedentemente sottolineato la comunicazione: studiare ed adottare strumenti e pratiche idonee a far conoscere problemi, obiettivi, successi e difficoltà su piccoli e grandi temi aziendali non può che far sì che il dipendente si senta coinvolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come prevedibile e previsto, la crisi, in generale, non è finita.&lt;br /&gt;Ci sono stati sicuramente miglioramenti, la luce alla fine del tunnel si intravede, anche se le condizioni saranno diverse da quelle che si avevano prima del disastro: la situazione riguarda ogni impresa, sia quella che è tuttora in difficoltà, sia quella che è in mezzo al guado, sia quella che fortunatamente in vera crisi non c’è mai stata.&lt;br /&gt;Se si è convinti che nelle difficoltà la strada giusta per uscirne è che ognuno faccia la sua parte, che la barca proceda positivamente in quanto tutti remino nella giusta direzione, in altre parole che ci sia partecipazione di tutte le Parti in causa la motivazione è basilare, anche perchè il dipendente comprende se l’azienda lo vuole coinvolgere.&lt;br /&gt;Più volte, nei precedenti Forum, è emersa la constatazione che oggi le Maestranze sono meno ideologicizzate, forse perchè deluse da una politica che sicuramente non brilla, più mature, più colte e preparate e come tali disposte e disponibili a cogliere i segnali positivi che una adeguata cultura di impresa può dare loro.&lt;br /&gt;Cultura d’impresa, valori dell’intraprendere, orgoglio del produrre, consapevolezza dell’importanza di ciò che si crea: se questi sono obiettivi cui mirare e pilastri su cui assestare le nostre aziende, la motivazione è fondamentale e a nessuno come ai responsabili delle risorse umane spetta il compito di esserne convinti promotori.&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-2857073552305910251?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/2857073552305910251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=2857073552305910251' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2857073552305910251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2857073552305910251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/06/motivazione-al-lavoro-per-uscire-prima.html' title='Motivazione al lavoro per uscire prima e meglio dalla crisi'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-2297351138610139905</id><published>2010-05-26T16:10:00.001+02:00</published><updated>2010-05-26T16:13:52.956+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiusura blog'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='censura informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oscuramento blog'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libertà di stampa'/><title type='text'>Il bavaglio ai media e l'oscuramento dei blog scomodi</title><content type='html'>NESSUN TELEGIORNALE HA DIFFUSO QUESTA NOTIZIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prossima settimana il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.&lt;br /&gt;.&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta! In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una media company ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa media company, guarda caso, è Mediaset.&lt;br /&gt;Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di normalizzare con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina ed alla Birmania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-2297351138610139905?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/2297351138610139905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=2297351138610139905' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2297351138610139905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2297351138610139905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/05/il-bavaglio-ai-media-e-loscuramento-dei.html' title='Il bavaglio ai media e l&apos;oscuramento dei blog scomodi'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7647743997365107383</id><published>2010-05-19T10:23:00.002+02:00</published><updated>2010-05-19T10:27:58.680+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='protagonismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='parità uomo donna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sfruttamento femminile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='maschilismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='schiavismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='responsabilità gestionale'/><title type='text'>Le figure di merda sono un "felice " ricordo...</title><content type='html'>NATA FEMMINA &lt;br /&gt;Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;"Egregio Signor Presidente del Consiglio, &lt;br /&gt;le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi".&lt;br /&gt;Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione." &lt;br /&gt;Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. &lt;br /&gt;Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: &lt;br /&gt;rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul  marciapiede. &lt;br /&gt;Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. &lt;br /&gt;Ai tempi era una bella ragazza, sì. &lt;br /&gt;Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel “puttana” sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. &lt;br /&gt;Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo “Sole bruciato”. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato.&lt;br /&gt;E ancora  oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. &lt;br /&gt;Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.&lt;br /&gt;In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente &lt;br /&gt;camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né &lt;br /&gt;comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di &lt;br /&gt;considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi &lt;br /&gt;Merid&lt;br /&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7647743997365107383?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7647743997365107383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7647743997365107383' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7647743997365107383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7647743997365107383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/05/le-figure-di-merda-sono-un-felice.html' title='Le figure di merda sono un &quot;felice &quot; ricordo...'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-820695698375408585</id><published>2010-05-12T12:11:00.001+02:00</published><updated>2010-05-12T12:15:04.867+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Anno 2008 - primavera 2010 : ma è proprio primavera?</title><content type='html'>A parte il facile confronto con una stagione che si è presentata come climaticamente difficile &lt;br /&gt;i 20 mesi vissuti pericolosamente dall'economia italiana hanno riportato la produzione del settore &lt;br /&gt;manifatturiero indietro di 100 trimestri (più della media UE) ovvero a livello del 1984! &lt;br /&gt;La gravità della situazione italiana è un semplice raffronto con Francia e Germania &lt;br /&gt;che hanno perso rispettivamente solo 12 e 13 trimestri. &lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l’indicatore reale del ricorso alla cassa integrazione, dai dati &lt;br /&gt;comunicati dall’INPS emerge che la gestione di cassa per il 2009 chiude &lt;br /&gt;sostanzialmente sugli stessi valori del 2008 (una riduzione di -0,7%), ma da gennaio &lt;br /&gt;a novembre l’effettivo utilizzo è del 61% del richiesto contro circa il 70% dello stesso &lt;br /&gt;periodo dell’anno precedente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dicembre i disoccupati erano 2.130.000 con un tasso dell'8,5%, &lt;br /&gt;ma il dato preoccupante riguarda il 26,9% della fascia giovanile che non risulta &lt;br /&gt;occupata, perchè il peggioramento (nell'ottobre 2008 la disoccupazione era al 7%) va &lt;br /&gt;proprio a danno dei giovani che hanno un tasso superiore di tre volte a quello &lt;br /&gt;complessivo! &lt;br /&gt;Sono proprio i giovani a pagare il prezzo più alto: uno su quattro è senza prospettive &lt;br /&gt;per il domani e non è in grado di emanciparsi dai genitori. &lt;br /&gt;I numeri dicono che a pagare la recessione sono stati: i contratti a termine (-229 mila &lt;br /&gt;solo nel 2009) con una contrazione del 9,4%, le collaborazioni a progetto -12,1% e &lt;br /&gt;quelle occasionali -9,9%, viceversa il popolo delle partite IVA ha ingrossato le &lt;br /&gt;proprie fila con un + 132mila pari ad un + 16,8%. &lt;br /&gt;La chiave di lettura di questo ultimo dato è che, per contenere i costi del lavoro, si è &lt;br /&gt;verificata la sostituzione dei contratti flessibili con formule ancora più a basso costo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il Direttore del CENSIS Giuseppe De Rita “i giovani di oggi, che sono più &lt;br /&gt;formati, più tecnologizzati, molto più aperti ad esperienze internazionali e che &lt;br /&gt;dovrebbero costituire il punto di forza per la ripresa” sono stati viceversa &lt;br /&gt;sottooccupati in una situazione strisciante di precariato che non dà prospettive. &lt;br /&gt;Appena avvertita la crisi , sono stati i primi ad essere espulsi dal mercato del lavoro e &lt;br /&gt;la stagnazione del nostro paese – sempre secondo il CENSIS – è anche in questa &lt;br /&gt;mancanza di prospettive per le sue generazioni più giovani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2008 l'Italia si è confermata al 13mo posto nella classifica Eurostat sul PIL &lt;br /&gt;procapite come potere d'acquisto e mantiene di fatto le posizioni 2006 e 2007 &lt;br /&gt;nonostante la crisi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia le altre economie europee, Germania, Francia, Inghilterra e Olanda, sono &lt;br /&gt;sempre davanti al nostro paese esclusa la Spagna che non ci precede più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...in apnea &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto CENSIS usa questo termine che si addice molto bene alla nostra realtà. &lt;br /&gt;Secondo il CsC (Centro studi Confindustria) vi è stata una secca flessione del PIL che &lt;br /&gt;nel 2009 è sceso a – 4,7% mentre nel 2010 è atteso un aumento di +1,1% e nel 2011 &lt;br /&gt;un +1,3%, un recupero troppo modesto rispetto ai nostri competitor: Saranno &lt;br /&gt;necessari ben 8 anni perchè le imprese ritrovino i livelli perduti della produzione e 4 &lt;br /&gt;anni perchè il paese torni ad incrementare il volume del PIL ai livelli antecedenti la &lt;br /&gt;crisi. &lt;br /&gt;Sempre secondo CsC la Germania impiegherà 2 anni e mezzo, mentre la Francia &lt;br /&gt;già nella seconda metà del 2011 avrà compensato le perdite subite. &lt;br /&gt;A bruciare le tappe saranno invece gli USA che nel giro di un solo anno torneranno &lt;br /&gt;con il PIL a livelli pre-crisi &lt;br /&gt;“La ripresa c’è, ma c’è anche la crisi” sono le parole del Presidente di Confindustria &lt;br /&gt;Emma Marcegaglia a conclusione del seminario di dicembre del CsC per l’apertura &lt;br /&gt;dei lavori dello Studio “Italia 2015”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le imprese sono in affanno e sempre meno ricche, ma anche le famiglie sono più &lt;br /&gt;povere, in quanto il loro potere d’acquisto nel periodo ottobre 2008 settembre 2009 è &lt;br /&gt;diminuito dall’1,6%, come risulta dal 43° Rapporto ISTAT. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terziario nella morsa della crisi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grande e variegato arcipelago del terziario non è più quella massa gelatinosa capace &lt;br /&gt;di assorbire i contraccolpi più violenti del rovescio economico anzi il vasto invaso dei &lt;br /&gt;servizi, intermediazioni, commercio sta diventando il terreno più soggetto alla morsa &lt;br /&gt;della recessione che colpisce lavoratori, mestieri e professioni senza alcun sistema di &lt;br /&gt;tutela affondando imprese e attività varie, talvolta improvvisate, a bassa produttività &lt;br /&gt;ed efficacia. &lt;br /&gt;Di fronte alla vastità della crisi non ci si può rifugiare nell’espediente di inventare &lt;br /&gt;servizi industriali a bassa produttività ed efficacia che il CENSIS definisce &lt;br /&gt;“qualcosisti” per rimarcarne l’inadeguatezza e la precarietà. &lt;br /&gt;Occorrerebbe intervenire per migliorarne la produttività, la qualità professionale e, &lt;br /&gt;soprattutto, le forme di impresa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paese si ritrova sempre più diviso, parcellizzato e cresce la possibilità che quando si &lt;br /&gt;uscirà dalla crisi ci si troverà con un sistema paese più debole, senza un progetto che &lt;br /&gt;sappia coniugare rigore e riforme, innovazione e sviluppo e la necessaria coesione &lt;br /&gt;sociale che possa supportare il tutto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è accettabile ad esempio, che, a differenza degli altri paesi UE, la rendita &lt;br /&gt;finanziaria con prevalente finalità speculative continui ad essere tassata meno degli &lt;br /&gt;investimenti produttivi e dei redditi da lavoro (e da pensioni) con gravi distorsioni in &lt;br /&gt;termini di equità per l’economia: troppe tasse pagate da chi non può sottrarsi &lt;br /&gt;(lavoratori dipendenti) e poche da tutti gli altri. &lt;br /&gt;Una persona che dichiari redditi di lavoro per 150.000 Euro è tassato con un’aliquota &lt;br /&gt;media dl 38,45% mentre chi consegue 150.000 Euro per una rendita finanziaria è &lt;br /&gt;tassato al 12,5%. &lt;br /&gt;Dai dati IRPEF dell’anno 2008 emerge che, rispetto agli oltre 783miliardi di gettito &lt;br /&gt;dato da 41milioni di contribuenti, poco meno della metà, 48,3% percepisce un reddito &lt;br /&gt;sino a 15.000 Euro l’anno, mentre il 36,4% è posizionato nella fascia 15-29.000 &lt;br /&gt;Euro. &lt;br /&gt;Infine meno dell’1% percepisce un reddito superiore ai 100.000 Euro e solo due &lt;br /&gt;contribuenti su 1000 raggiungono un reddito di 200.000 Euro l’anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scandalo dell’evasione fiscale è ormai riconosciuto da tutti: secondo l’Agenzia &lt;br /&gt;delle Entrate risulta una base imponibile non dichiarata tra i 210 – 250 miliardi &lt;br /&gt;equivalenti a circa 100 miliardi di minori entrate e a ........ tante finanziarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Produttività avanti adagio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia è in coda all’OCSE: dal 1992 ad oggi ha registrato la più bassa crescita della &lt;br /&gt;produttività (tra il 2004 e il 2008 crescita pari allo 0,2% annuo). &lt;br /&gt;Due considerazioni sui valori di produttività: &lt;br /&gt;a) &lt;br /&gt;negli ultimi 12 anni in Italia è però aumentato il tasso di occupazione: infatti la &lt;br /&gt;quota di occupati sul resto della popolazione è passata da 52% del 1997 a 58% &lt;br /&gt;del 2009; &lt;br /&gt;b) quando le imprese si ristrutturano, oltre agli investimenti in tecnologia si fanno &lt;br /&gt;anche quelli in beni capitali intangibili: ricerca e sviluppo, investimenti nel &lt;br /&gt;marchio, riorganizzazione del management che sono considerati consumi &lt;br /&gt;intermedi e non appaiono quindi nel prodotto. &lt;br /&gt;Le prossime riforme della contabilità nazionale dovrebbero portare queste &lt;br /&gt;spese fra i beni finali per cui avremo una produttività che oggi non appare nelle &lt;br /&gt;statistiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla deludente classifica pesano gli antichi nodi ribaditi anche dal Governatore della &lt;br /&gt;Banca d’Italia. &lt;br /&gt;Vi è ampio consenso sulla necessità, richiamata da Mario Draghi di “attuare quelle &lt;br /&gt;riforme che, da lungo tempo attese, consentano al nostro sistema produttivo di &lt;br /&gt;essere parte attiva della ripresa economica” attraverso la riduzione strutturale della &lt;br /&gt;spesa pubblica corrente, l’adeguatezza delle infrastrutture, la liberalizzazione dei &lt;br /&gt;servizi (anche quelli pubblici locali) e la riforma del welfare costoso e poco selettivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo molti esperti, tra gli ostacoli alla crescita vi sono: la burocrazia (per le &lt;br /&gt;imprese è inderogabile la semplificazione amministrativa); la mancata &lt;br /&gt;semplificazione normativa per ridurre il numero di leggi e regolamenti; la scarsa &lt;br /&gt;produttività del sistema giudiziario civilista; l’elevata pressione fiscale sulle imprese &lt;br /&gt;(con una tassazione di circa 20 punti superiore a quella del Giappone) con un &lt;br /&gt;differenziale di 27 punti percentuali rispetto alla UE per non parlare del 30% rispetto &lt;br /&gt;agli USA. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei sottolineare che abbiamo smarrito il codice del buon senso: nel nostro sistema &lt;br /&gt;giudiziario si attendono anni per un diritto negato, un risarcimento, per la perdita del &lt;br /&gt;posto di lavoro. &lt;br /&gt;Labirinti giudiziari che si concludono dopo quindici/vent’anni, a volte con &lt;br /&gt;assoluzioni, ma per l’interessato una vita personale distrutta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il turismo è una delle poche armi in mano all’Italia per reagire alla crisi: abbiamo &lt;br /&gt;storia, arte e natura che si intrecciano con un clima favorevole ed una buona cucina, ma &lt;br /&gt;non tutti sembrano essersene accorti. &lt;br /&gt;Lo confermano: l’indice di balneabilità delle nostre spiagge con il primato della &lt;br /&gt;Campania dove un chilometro su sei è inquinato; i servizi offerti, molto costosi &lt;br /&gt;rispetto al loro livello, con il contorno dei conti truffa presentati ai turisti stranieri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il diluvio è passato dov’è l’arcobaleno? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'inizio del 2008 nell'export di beni è cambiata la tipologia delle aziende &lt;br /&gt;interessate: non più il gigantismo ma i micro-settori. &lt;br /&gt;Ma questo export molecolare, “nicchie” che rappresentano il 47% del valore del &lt;br /&gt;mercato, conferma che il nostro paese, in termini assoluti, subito dopo la Germania, è &lt;br /&gt;primo esportatore mondiale di 288 prodotti, secondo per altri 382 e terzo per 352 con &lt;br /&gt;un valore esportato di (100+ 79+ 56) miliardi con 1022 “nicchie” di eccellenza. &lt;br /&gt;A parecchi economisti questa Italia delle "nicchie" non piace, ma imprese come &lt;br /&gt;Montedison e Olivetti le abbiamo perse per strada: l'importante sarebbe il &lt;br /&gt;consolidamento dimensionale e patrimoniale di queste aziende per continuare ad &lt;br /&gt;eccellere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La forza del Made in Italy sta proprio in queste "nicchie" che denotano l'elevata &lt;br /&gt;diversificazione delle specializzazioni (alimentari, abbigliamento-moda, arredo casa, &lt;br /&gt;automazione meccanica, gomma -plastica e anche metallurgia, carta e chimica &lt;br /&gt;farmaceutica). &lt;br /&gt;Migliaia di imprese medio-piccole sono protagoniste di questo successo perchè &lt;br /&gt;hanno la capacità di essere flessibili, di fare prodotti "quasi sartoriali" ovvero su &lt;br /&gt;"misura" per il cliente, di coniugare attività e innovazione, design e qualità, di avere &lt;br /&gt;la forza delle idee. &lt;br /&gt;Idee originali da legare anche alla qualità del vivere, allo stile di vita, al modo di &lt;br /&gt;vestirsi: non fare solo salotti, ma offrire anche stili di vita che gli utilizzatori siano &lt;br /&gt;disposti a riconoscere come valore aggiunto e, soprattutto, ad acquistare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ripresa si accende di verde &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le fonti di energia pulita e alternative (idroelettriche, eoliche, fotovoltaiche, &lt;br /&gt;biomasse, ecc.) rispetto alle tradizionali, rappresentano delle opportunità di ricerca, &lt;br /&gt;innovazione, sviluppo e si calcolano in 40-50 mila i nuovi posti di lavoro nel &lt;br /&gt;prossimo triennio, oltre, ovviamente, al miglioramento ambientale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gse (Gestore servizi elettrici) a consuntivo 2008 informa che tutta l’energia da fonti &lt;br /&gt;rinnovabili è stata pari a 23859 MW con un aumento di + 21% rispetto all’anno &lt;br /&gt;precedente (gran parte del merito va all’energia idroelettrica). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l’eolico, la crescita nel 2008 è stata deludente e, con 3500 MW di &lt;br /&gt;capacità installata cumulata a tutto il 2008, siamo ancora sul podio europeo per un &lt;br /&gt;soffio davanti alla Francia (3404 MW) e all’Inghilterra (3241 MW), ma lontanissimi &lt;br /&gt;dalla Spagna (16740 MW) e dalla Germania (23903 MW). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rallentamento della crescita è da ricercarsi nei tempi troppo lunghi per ottenere le &lt;br /&gt;autorizzazioni, ma, soprattutto, sembra che alcune regioni non vogliano i parchi &lt;br /&gt;eolici: la sindrome nimby (not in my backyard), perchè a fronte degli 861,7 MW della &lt;br /&gt;Puglia si ha un valore zero per Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte e &lt;br /&gt;Valle d’Aosta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gse ha calcolato che, per quanto riguarda il fotovoltaico, a fine 2008 sono stati &lt;br /&gt;installati 431 megawatt prodotti da 31.875 impianti in funzione mentre per il 2009 si &lt;br /&gt;stimano 900 megawatt con 70.000 impianti e le previsioni per il 2010 indicano in &lt;br /&gt;1500 megawatt l’energia che si produrrà con 100.000 impianti. &lt;br /&gt;A solo titolo di raffronto la capacità installata nel 2008 in Germania è di 5340 &lt;br /&gt;Megawatt, in Spagna di 3354, in Giappone di 2144,2. &lt;br /&gt;In Piemonte, nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo saranno realizzati impianti &lt;br /&gt;per una potenza installata massima di 31 megawatt. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grid parity significa che le energie pulite potranno competere con le fonti tradizionali &lt;br /&gt;sul piano dei costi e della qualità senza le sovvenzioni pubbliche: nel 2011 l’Italia &lt;br /&gt;sarà il primo paese a raggiungere la Grid Parity dopo di che le energie pulite &lt;br /&gt;costeranno meno anche se diminuiranno gli eco-incentivi. &lt;br /&gt;L’obiettivo per il 2020 è di produrre il 14% ovvero 3 volte quello di oggi di energia &lt;br /&gt;pulita complessiva con i biocarburanti che saranno 10 volte tanto quelli odierni. &lt;br /&gt;La Germania è oggi quello che il nostro paese sarà (o dovrebbe essere) nel 2020. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusioni &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorrono pertanto misure concrete per: creare infrastrutture che siano degne di un &lt;br /&gt;paese moderno, avere una istruzione incentrata sul merito per tutti (docenti e &lt;br /&gt;studenti), una burocrazia che non sia di ostacolo al cambiamento, ma al servizio della &lt;br /&gt;collettività, dei mercati senza posizioni di rendita e ammortizzatori sociali che &lt;br /&gt;incentivino anche la ricerca di un lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di concludere, vorrei ricordare che, a distanza di un anno, il sogno dell' Arcivescovo &lt;br /&gt;di Milano Tettamanzi di creare un fondo per le famiglie che perdono il lavoro è diventato &lt;br /&gt;una realtà con la creazione di un Fondo che ha raccolto nel 2009, complessivamente la &lt;br /&gt;somma di 6.588.503,89 Euro di cui oltre 5.000.000 distribuiti a 2.333 famiglie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altra cosa che ci piace sottolineare è una proposta di legge fatta congiuntamente da &lt;br /&gt;G. Cassola (PDL) e P. Ichino (PD) per cercare di aumentare il tasso di occupazione &lt;br /&gt;per la fascia di età fra i 60 e 70 anni: un patrimonio di conoscenza, di sapere e di &lt;br /&gt;esperienze che va in gran parte sprecato. &lt;br /&gt;Si tratterebbe di un provvedimento di grande e positivo impatto sociale doveroso per &lt;br /&gt;tutti coloro che, con il loro lavoro, hanno permesso la crescita del nostro paese. &lt;br /&gt;A conclusione del seminario del CsC di dicembre “Italia 2015” sui temi &lt;br /&gt;dell’innovazione, della ricerca, del capitale umano, dell’efficacia dello Stato, il &lt;br /&gt;Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia lancia la sfida: “bisogna riprogettare &lt;br /&gt;il futuro”, ma per far questo occorre che imprenditori, collaboratori, professionisti &lt;br /&gt;facciano bene la loro parte e, per quanto riguarda la dirigenza, è una sfida che ci &lt;br /&gt;piace e che raccoglieremo sicuramente, affinchè il paese torni a crescere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-820695698375408585?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/820695698375408585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=820695698375408585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/820695698375408585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/820695698375408585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/05/anno-2008-primavera-2010-ma-e-proprio.html' title='Anno 2008 - primavera 2010 : ma è proprio primavera?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-5385801954898148782</id><published>2010-04-11T14:14:00.001+02:00</published><updated>2010-04-11T14:27:50.679+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma dello Stato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spesa pubblica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sprechi denaro pubblico'/><title type='text'>Finanziamenti statali annuali per i giornali in Italia: € 156 milioni !!</title><content type='html'>Finanziamenti statali annuali per i giornali in Italia:&lt;br /&gt;Qui di seguito non nasce un articolo, ma una semplice elencazione di una ennesima distribuzione a pioggia del denaro dei contribuenti che, per alcuni, è un diluvio di fondi e per altri una pioggerellina primaverile, ma comunque piove dappertutto. Quali siano i criteri di distribuzione non è agevole scoprirlo, resta molto interessante scorrere le cifre ed i nominativi delle testate giornalistiche magari pensando alle retribuzioni dei direttori e degli opinionisti, buona lettura!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;6.817.000 €: “L’Unità”&lt;br /&gt;5.990.000 €: “L'Avvenire”&lt;br /&gt;5.371.000 €: “Libero”&lt;br /&gt;5.061.000 €: “Italia Oggi”&lt;br /&gt;4.441.000 €: “Il Manifesto”&lt;br /&gt;4.028.000 €: “La Padania”&lt;br /&gt;3.718.000 €: “Liberazione”&lt;br /&gt;3.703.000 €: “L’amore vince”&lt;br /&gt;3.511.000 €: “Il Foglio”&lt;br /&gt;3.275.000 €: “Conquiste del Lavoro”&lt;br /&gt;3.098.000 €: “Secolo d'Italia”&lt;br /&gt;2.969.000 €: “Primorski Dnevnik”&lt;br /&gt;2.892.000 €: “Corriere di Perugia”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Sportsman-Cavalli Corse”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Linea”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “La Discussione”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Roma”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Il Borghese”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Il Giornale d'Italia”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Giornale nuovo della Toscana”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Corriere Canadese”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “L'Avanti!”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Editoriale Oggi&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Il Cittadino”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Corriere di Forlì”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Il Corriere Mercantile”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Linea Giornale del movimento sociale Fiamma Tricolore”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Torino Cronaca”&lt;br /&gt;2.582.000 €: “Nuovo Oggi (Molise)”&lt;br /&gt;2.571.000 €: “Il Globo”&lt;br /&gt;2.508.000 €: “America Oggi”&lt;br /&gt;2.238.000 €: “Il Denaro”&lt;br /&gt;2.179.000 €: “Il Riformista”&lt;br /&gt;2.157.000 €: “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania”&lt;br /&gt;2.065.000 €: “Opinione della Libertà”&lt;br /&gt;2.065.000 €: “Il Corriere di Firenze”&lt;br /&gt;2.065.000 €: “Voce di Romagna”&lt;br /&gt;1.874.000 €: “La Cronaca”&lt;br /&gt;1.869.000 €: “Il Sannio Quotidiano”&lt;br /&gt;1.839.000 €: “Rinascita”&lt;br /&gt;1.601.000 €:“Dolomiten”&lt;br /&gt;1.586.000 €: “Scuola Snals”&lt;br /&gt;1.406.000 €: “Nuovo Corriere Bari Sera”&lt;br /&gt;1.351.000 €: “La Repubblica”&lt;br /&gt;1.313.000 €: “Provincia Quotidiano”&lt;br /&gt;1.272.000 €: “Voce di Mantova”&lt;br /&gt;1.224.000 €: “Il Cittadino Oggi”&lt;br /&gt;1.185.000 €: “La Verità”&lt;br /&gt;1.153.000 €: “Il Campanile Nuovo”&lt;br /&gt;1.026.000 €: “Ottopagine”&lt;br /&gt;1.020.000 €: “Il sole che ride”&lt;br /&gt;1.002.000 €: “A.R.E.A.”&lt;br /&gt;1.000.000 €: “Zukunft in Sudtirol”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C on contributi inferiori a 1 milione di € :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;916.000 €: “Dossier News di Caserta, il Giornale”&lt;br /&gt;907.000 €: “La Rinascita”&lt;br /&gt;891.000 €: “Cronache del Mezzogiorno”&lt;br /&gt;827.000 €: “Die Neue Sudtiroler Tageszeitung”&lt;br /&gt;753.000 €: “Dire”&lt;br /&gt;714.000 €: “Il Corriere della Sera”&lt;br /&gt;602.000 €: “Avanti! della Domenica”&lt;br /&gt;563.000 €: “Liberal”&lt;br /&gt;516.000 €: “Motocross”&lt;br /&gt;516.000 €: “Rassegna Sindacale”&lt;br /&gt;516.000 €: “Trenta Giorni”&lt;br /&gt;516.000 €: “Fare Vela”&lt;br /&gt;516.000 €: “La nuova ecologia”&lt;br /&gt;516.000 €: “Il Salvagente”&lt;br /&gt;516.000 €: “Carta”&lt;br /&gt;516.000 €: “Metropoli”&lt;br /&gt;516.000 €: “Gazzetta politica”&lt;br /&gt;516.000 €: “Luna Nuova”&lt;br /&gt;516.000 €: “Mucchio Selvaggio”&lt;br /&gt;516.000 €: “Trenta Giorni nella Chiesa nel mondo”&lt;br /&gt;505.000 €: “Avvenimenti”&lt;br /&gt;492.000 €: “Ore 12”&lt;br /&gt;491.000 €: “Qui”&lt;br /&gt;480.000 €: “Metropolis”&lt;br /&gt;456.000 €: “Sabato sera”&lt;br /&gt;451.000 €: “Area”&lt;br /&gt;431.000 €: “OEP-Notiziario Agricolo Spazio”&lt;br /&gt;405.000 €: “Sole delle Alpi”&lt;br /&gt;403.000 €: “Il Giornale di Calabria”&lt;br /&gt;398.000 €: “Puntocom-Tuttifrutti della Comunicazione”&lt;br /&gt;378.000 €: “Italia Sera”&lt;br /&gt;369.000 €: “RID-Rivista Italiana Difesa”&lt;br /&gt;338.000 €: “Chitarre”&lt;br /&gt;316.000 €: “Novi matajur”&lt;br /&gt;299.000 €: “Minerva”&lt;br /&gt;297.000 €: “Le peuple Valdotaine”&lt;br /&gt;270.000 €: “Critica Sociale”&lt;br /&gt;225.000 €: “Il Correre Laziale”&lt;br /&gt;217.000 €: “Voce d'Italia”&lt;br /&gt;214.000 €: “Jam”&lt;br /&gt;210.000 €: “Famiglia Cristiana”&lt;br /&gt;210.000 €: “Il giornalino”&lt;br /&gt;203.000 €: “Voce Repubblicana”&lt;br /&gt;169.000 €: “Aprile”&lt;br /&gt;157.000 €: “Balena Bianca”&lt;br /&gt;153.000 €: “Lucania”&lt;br /&gt;143.000 €: “Fiamma”&lt;br /&gt;114.000 €: “L'umanità”&lt;br /&gt;109.000 €: “Il Messaggero di Sant'Antonio”&lt;br /&gt;108.000 €: “Quotidiano di Sicilia”&lt;br /&gt;102.000 €: “Amico del popolo”&lt;br /&gt;101.000 €: “Il Patto”&lt;br /&gt;94.000 €: “Città nuova”&lt;br /&gt;91.000 €: “Angeli”&lt;br /&gt;89.000 €: “Pagina”&lt;br /&gt;89.000 €: “Toscana oggi”&lt;br /&gt;87.000 €: “Cristiano Sociali News”&lt;br /&gt;84.000 €: “Mare e monti”&lt;br /&gt;82.000 €: “La vita del popolo”&lt;br /&gt;80.000 €: “Corriere di Saluzzo”&lt;br /&gt;76.000 €: “Domani di Bologna”&lt;br /&gt;74.000 €: “Verona fedele”&lt;br /&gt;65.000 €: “Il popolo”&lt;br /&gt;64.000 €: “La vita cattolica”&lt;br /&gt;63.000 €: “L'azione” (Diocesi di Vittorio Veneto)&lt;br /&gt;61.000 €: “Noi donne”&lt;br /&gt;61.000 €: “La difesa del popolo”&lt;br /&gt;57.000 €: “La voce dei Berici”&lt;br /&gt;56.000 €: “Adista”&lt;br /&gt;56.000 €: “La voce del popolo”&lt;br /&gt;53.000 €: “Il Cittadino Canadese”&lt;br /&gt;52.000 €: “Il nuovo rinascimento”&lt;br /&gt;51.000 €: “Valsusa”&lt;br /&gt;49.000 €: “Jesus”&lt;br /&gt;45.000 €: “L'eco di S.Gabriele”&lt;br /&gt;45.000 €: “Litterae communionis tracce”&lt;br /&gt;45.000 €: “La madonna della guardia”&lt;br /&gt;45.000 €: “Il Segno”&lt;br /&gt;44.000 €: “Madre”&lt;br /&gt;43.000 €: “L'ancora-SCARL”&lt;br /&gt;42.000 €: “Aeronautica”&lt;br /&gt;42.000 €: “La Fedeltà”&lt;br /&gt;41.000 €: “Missionari Saveriani”&lt;br /&gt;41.000 €: “L'Ortobene”&lt;br /&gt;41.000 €: “Il Granchio”&lt;br /&gt;40.000 €: “Aesse-azione sociale”&lt;br /&gt;40.000 €: “L'Unione Monregalese”&lt;br /&gt;39.000 €: “Il Risegone”&lt;br /&gt;37.000 €: “Gente Veneta”&lt;br /&gt;37.000 €: “Luce”&lt;br /&gt;35.000 €: “La civiltà Cattolica”&lt;br /&gt;35.000 €: “Vita Casalese”&lt;br /&gt;34.000 €: “Vita pastorale”&lt;br /&gt;34.000 €: “S. Francesco patrono d'Italia”&lt;br /&gt;33.000 €: “Il nuovo amico”&lt;br /&gt;32.000 €: “Valore scuola VS”&lt;br /&gt;31.000 €: “La voce del popolo”&lt;br /&gt;30.000 €: “Dall'alba al tramonto”&lt;br /&gt;30.000 €: “Giornale della Comunità Parrocchiale”&lt;br /&gt;30.000 €: “Il ponte” (Confraternita Maria SS. Ausiliatrice in Santa Croce di Rimini)&lt;br /&gt;29.000 €: “Il risveglio popolare”&lt;br /&gt;28.000 €: “L'azione” (Diakonia ecclesiale)&lt;br /&gt;26.000 €: “La voce alessandrina”&lt;br /&gt;25.000 €: “La nuova provincia”&lt;br /&gt;25.000 €: “Aurora della Lomellina”&lt;br /&gt;24.000 €: “Vita e salute”&lt;br /&gt;24.000 €: “La Vita cattolica di Cremona”&lt;br /&gt;24.000 €: “La voce”&lt;br /&gt;23.000 €: “Trentini nel mondo”&lt;br /&gt;23.000 €: “Corriere della Valle d'Aosta”&lt;br /&gt;21.000 €: “L'appennino Camerte”&lt;br /&gt;21.000 €: “La libertà”&lt;br /&gt;21.000 €: “L'informatore”&lt;br /&gt;20.000 €: “Friuli nel mondo”&lt;br /&gt;20.000 €: “Gazzetta d'Asti”&lt;br /&gt;20.000 €: “Obiettivo tutela”&lt;br /&gt;20.000 €: “Italia Ornitologica”&lt;br /&gt;19.000 €: “Usc di Ladins”&lt;br /&gt;18.000 €: “Corriere Cesenate”&lt;br /&gt;18.000 €: “Il Momento”&lt;br /&gt;18.000 €: “Corriere Eusebiano”&lt;br /&gt;18.000 €: “Notizie settimanale della diocesi di Carpi”&lt;br /&gt;17.000 €: “Cittadella”&lt;br /&gt;17.000 €: “Il Cantico”&lt;br /&gt;16.000 €: “Nuova Scintilla”&lt;br /&gt;16.000 €: “L'Araldo lomellino”&lt;br /&gt;15.000 €: “Distribuzione Carburanti”&lt;br /&gt;15.000 €: “Vita nuova”(DIOCESI DI TRIESTE)&lt;br /&gt;15.000 €: “Voce isontina”&lt;br /&gt;14.000 €: “Agire”&lt;br /&gt;13.000 €: “L'agrotecnico oggi”&lt;br /&gt;13.000 €: “Il Corriere Apuano”&lt;br /&gt;13.000 €: “La voce misena”&lt;br /&gt;13.000 €: “Il piccolo”&lt;br /&gt;13.000 €: “Il messaggio del cuore di Gesù”&lt;br /&gt;12.000 €: “La settimana”&lt;br /&gt;11.000 €: “L'azione” (Stampa Diocesana Novarese)&lt;br /&gt;10.000 €: “Milano Metropoli”&lt;br /&gt;10.000 €: “Vita nuova” (Opera diocesana S. Bernardo degli Uberti gestione vita nuova)&lt;br /&gt;10.000 €: “Patria indipendente”&lt;br /&gt;10.000 €: “Il lavoro – le travail”&lt;br /&gt;9.000 €: “Il verbano”&lt;br /&gt;8.000 €: “Buddismo e società”&lt;br /&gt;7.000 €: “Città nostra”&lt;br /&gt;7.000 €: “Corriere Magazine a Ovest di Torino”&lt;br /&gt;7.000 €: “La grande famiglia”&lt;br /&gt;7.000 €: “Missioni OMI”&lt;br /&gt;7.000 €: “Porziuncola Assisi”&lt;br /&gt;6.000 €: “Gazzetta di Foligno”&lt;br /&gt;6.000 €: “L'ancora” (Confraternita del SS. Sacramento e Cristo morto)&lt;br /&gt;5.000 €: “Il Monte Rosa”&lt;br /&gt;5.000 €: “Missione oggi”&lt;br /&gt;5.000 €: “Letture”&lt;br /&gt;5.000 €: “Famiglia Oggi”&lt;br /&gt;5.000 €: “Il Sempione”&lt;br /&gt;4.000 €: “Ricreo”&lt;br /&gt;4.000 €: “Il cittadino Oleggese”&lt;br /&gt;4.000 €: “CEM-Mondialità”&lt;br /&gt;4.000 €: “L'eco di Galliate”&lt;br /&gt;4.000 €: “Lampade viventi”&lt;br /&gt;3.000 €: “Il popolo dell'ossola”&lt;br /&gt;2.000 €: “Insieme”&lt;br /&gt;2.000 €: “Nuova umanità”&lt;br /&gt;2.000 €: “Il ponte” (Editore Soc. Coop ARL)&lt;br /&gt;1.000 €: “Rivista diocesana Milanese”&lt;br /&gt;Per un totale di sovvenzionamenti (qua arrotondati per difetto) superiore a 156.611.000,00 €.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/contributi_editoria_2006/index.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zerosilenzio.splinder.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5385801954898148782?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5385801954898148782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5385801954898148782' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5385801954898148782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5385801954898148782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/04/finanziamenti-statali-annuali-per-i.html' title='Finanziamenti statali annuali per i giornali in Italia: € 156 milioni !!'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-308284230166021829</id><published>2010-04-08T14:17:00.001+02:00</published><updated>2010-04-08T14:19:40.789+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cultura manageriale'/><title type='text'>Imprenditorialità, un'arte da trasmettere ma al passo con i tempi</title><content type='html'>Qualche giorno fa mi è capitato di parlare con un imprenditore vicino al passaggio della successione in azienda. Al momento, quindi, di godersi i risultati della propria fatica.&lt;br /&gt;In pochi secondi, mi ha spiegato la sua strategia di decision making:&lt;br /&gt;Vede, mi ha detto, io non sono un genio. &lt;br /&gt;Per questo ho sempre dovuto decidere prima di capire. &lt;br /&gt;Perché se avessi aspettato di capire prima di decidere, probabilmente altri prima di me avrebbero capito e mi avrebbero anticipato nella decisione.&lt;br /&gt;E per altri intendeva sia i concorrenti che i collaboratori.&lt;br /&gt;Un leader, quindi, secondo questo imprenditore, deve assumersi il rischio di decidere sulla base di una comprensione limitata, per mantenere leadership e credibilità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Credo che ogni imprenditore si comporti in questo modo.&lt;br /&gt;Certo, la frase “decidere prima di capire” è una iperbole, ma essere imprenditori o anche manager significa prendere decisioni con informazioni limitate…a volte addirittura in assenza di informazioni.&lt;br /&gt;E’ parte del gioco. Alcune aziende oggi sono in difficoltà anche perché tecnologia ed internazionalizzazione sono così distanti dall’imprenditore (verosimilmente anziano) da impedirgli di prendere decisioni corrette in ambiti di cui conosce davvero poco le logiche di insieme.&lt;br /&gt;Per questo il passaggio generazionale funziona quando padre e figlio crescono insieme contaminandosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare” [Einaudi,'59]&lt;br /&gt;Non metto in discussione la componente di “viscera” delle decisioni dell’imprenditore (intuizione, coraggio, vision). Credo che le decisioni strategiche debbano essere prese ANCHE con il conforto dei numeri: business plan, ritorni dell’investimento, sistemi di reporting, etc.&lt;br /&gt;Nella sua chiusa finale: “assumersi il rischio di decidere sulla base di una comprensione limitata”.&lt;br /&gt;dunque una sintesi potrebbe essere “decidere pensando”, magari non troppo..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando c’è l’expertise, le decisioni sono prese in un lampo, perché si ha la consapevolezza inconscia. Business plan e numeri sono importanti, ma non vorrei che venissero assunti come base (e quindi in ultima istanza anche giustificazione) per le decisioni che non sorgono fuori spontanee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli pose l’accento su un difetto molto comune fra i manager italiani, ovvero quello di non dare importanza ai rapporti interpersonali, alle relazioni sociali, a costruirsi un network di conoscenze perché troppo focalizzati sul lavoro, network che invece diventa indispensabile quando si deve cercare un nuovo lavoro.&lt;br /&gt;Vorrei riportarvi i risultati di un’indagine forse un pò datata (luglio 2005) ma in sostanza sempre attuale.&lt;br /&gt;E’ apparsa su Business Week in un articolo dal titolo “Why the boss really had to say goodbye”&lt;br /&gt;Alla domanda: “perché hai perso il lavoro?” 1087 dirigenti hanno risposto così.&lt;br /&gt;il 31% non ha saputo gestire il cambiamento,&lt;br /&gt;il 28% ha ignorato il “cliente”,&lt;br /&gt;il 27% non ha migliorato le performance&lt;br /&gt;il 23% ha negato o rifiutato di riconoscere la realtà emergente.&lt;br /&gt;Da queste risposte si può già trarre qualche insegnamento utile, tra cui c’è sicuramente quello già citato da chi mi ha preceduto, ovvero curare le relazioni.&lt;br /&gt;Devo dire che i dati di Business Week sono sicuramente interessanti, ma che dire delle ristrutturazioni, delle fusioni e degli altri motivi che a volte poco hanno a vedere con la professionalità e la capacità del manager stesso ?&lt;br /&gt;Sposo in pieno la tesi di Caradonna, sopratutto quando dice che i manager sono “troppo focalizzati sul lavoro”: è proprio vero, il vortice delle attività ci assorbe così tanto che spesso perdiamo di vista opportunità e amicizie.&lt;br /&gt;Anche se credo che questa difficile situazione economica stia modificando in meglio qualche cattiva abitudine che si stava consolidando e che nei prossimi mesi riusciremo a lavorare con un pizzico di sereno distacco in più, in un mercato in ripresa.&lt;br /&gt;“Paura Liquida” anche nel management? Penso proprio che il pensiero del sociologo Zygmunt Bauman si possa ritenere estremamente attuale anche per la realtà manageriale e imprenditoriale, se vediamo i dati dei licenziamenti e di disoccupazione crescente che si leggono tutti i giorni sui media.&lt;br /&gt;Per Bauman “Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla”.&lt;br /&gt;Come liberarsi della paura? Forse la ricetta è un giusto mix tra “Network personale” e “Competenze personali”, entrambi da coltivare e implementare giorno per giorno. Attraverso formazione e momenti di aggregazione sociale, ovvero occasioni per ampliare i propri orizzonti. &lt;br /&gt;In merito al proprio Network di contatti, personalmente sono propenso ad un “Brick &amp; Click” delle relazioni, ricercando la multicanalità anche nei rapporti che contano. E quindi sia attraverso i social network (linkedin, facebook, myspace, viadeo, twitter, ecc.), blog personalizzati, sms, sia attraverso il biglietto di auguri, personalizzato, rigorosamente scritto a mano con una bella penna stilografica, sia partecipando in modo attivo ad incontri, associazioni culturali, a conferenze e dibattiti. &lt;br /&gt;Mai più di adesso si sente il bisogno di comunicare e condividere situazioni ed esperienze nella ricerca di professionalizzarsi sempre più ma dovendo fare i conti con una limitata disponibilità di tempo. Formarsi rapidamente e proseguire in questo cammino irreversibile carpendo ad ognuno una esperienza, un’idea, una testimonianza sono armi da utilizzare per essere il più possibile “in time” con una realtà in movimento frenetico a cui dobbiamo restare agganciati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-308284230166021829?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/308284230166021829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=308284230166021829' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/308284230166021829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/308284230166021829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/04/imprenditorialita-unarte-da-trasmettere.html' title='Imprenditorialità, un&apos;arte da trasmettere ma al passo con i tempi'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7401781127220629193</id><published>2010-03-31T23:55:00.000+02:00</published><updated>2010-03-31T23:57:54.896+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro flessibile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='contratti atipici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi occupazionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='occupazione'/><title type='text'>10 anni di lavoro flessibile: luci ed ombre</title><content type='html'>Pochi fenomeni sono riusciti a stravolgere la coscienza collettiva degli italiani come ha fatto la flessibilizzazione del mercato del lavoro negli ultimi anni. Dopo questi dieci anni la sensazione è che la flessibilità sia andata ben oltre i suoi numeri, nel senso che ha prodotto più mutamenti psichici che non strutturali. Dal 1998, entrata a regime della flessibilità, la quota del lavoro a termine, che rappresenta lo zoccolo duro della flessibilità italiana, è passato dal 8,2% al 9,8%. Su 2.631.000 nuovi posti di lavoro creati nell’ultimo decennio, la maggioranza pari a 1.990.000 sono stati a tempo indeterminato, mentre il lavoro temporaneo pur crescendo del 33,7% contro il 15,4% del lavoro a tempo indeterminato, ha contribuito con 572.000 nuovi occupati. Anche sommando i numeri del lavoro atipico per antonomasia, il co.co.co., che secondo l’ISTAT rappresenta il 2,1% della forma lavoro occupata, sommato il lavoro a termine porterebbe l’incidenza della flessibilità sul totale a 11,9%.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Inizialmente la flessibilità è stata un volano che ha permesso l’esplosione, a partire dal 1996, dei co.co.co., dei contratti temporanei e del lavoro interinale che hanno favorito l’ingresso nel mondo del lavoro delle donne e dei giovani in genere. Tra il 1998 e il 2007 a fronte di un incremento dell’occupazione femminile del 20,4%, quella delle donne con contratto a termine è aumentata del 47,2% portando l’incidenza del lavoro flessibile sull’occupazione femminile al 15,7% contro l’analogo dato maschile fermo al 9,4%.&lt;br /&gt;La struttura occupazionale è rimasta ancorata allo zoccolo duro dei lavori standard senza riuscire ad evolversi verso un modello che favorisca una sofisticata cultura del rapporto di lavoro, anche tramite l’elasticità degli orari, il part-time e aiuti quella mobilità che l’avrebbe resa sicuramente più accettabile.&lt;br /&gt;E’ emblematico come il mercato del lavoro sia rimasto impermeabile a processi di vera mobilità: tra gli occupati con contratti a tempo determinato o con co.co.co. solo il 19,9% riesce a passare a forme di lavoro stabile, mentre il 78% resta nella condizione flessibile.&lt;br /&gt;Indicativo è anche il ricorso al lavoro part-time che, nonostante la crescita dell’occupazione femminile, è rimasto stabile: dal 12,4% del 1998 al 13,6% del 2007.&lt;br /&gt;Infine la flessibilità, secondo un’indagine CENSIS del 2007, è servita alle aziende per ridurre i costi e per affrontare l’esigenza di picchi produttivi. Questo spiega perché il 48% delle aziende utilizzi lavoratori cui non può offrire un futuro né stabile né flessibile, mentre il 24% non sa se potrà continuare a lavorare o meno. Dal profilo socio-anagrafico dei lavoratori atipici emerge che il 51,5% è costituito da donne di giovane età. Si consideri che il 57% dei precari ha meno di 35 anni ed il 23,7% ha un’età compresa fra 35 e 70 anni, concentrati soprattutto nel terziario per un 67,9% del totale occupazione atipica, nel campo sanitario, nei servizi sociali e formativi dove si concentra da solo il 18,9%.&lt;br /&gt;Inoltre a metà degli anni’90 il nostro Paese è stato il primo al mondo in cui la quota di “anziani” ha superato quella dei giovani fino a 15 anni: un record negativo su cui non si riflette ancora abbastanza.&lt;br /&gt;Le conseguenze sono che ai lavoratori anziani arrivano sollecitazioni contraddittorie: da un alto sono richieste di posticipare il pensionamento per il contenimento dei costi previdenziali e dall’altro sono accusati di non lasciare spazio ai giovani per favorire il ricambio generazionale. &lt;br /&gt;Per questi motivi la flessibilità ha finito per diventare, non solo l’icona di un malessere sociale profondo che trova le sue ansie e inquietudini di una collettività che cambia rapidamente e vede crescere i margini d’insicurezza e rischio, ma anche il capro espiatorio dei ruoli del mercato del lavoro incapace di coinvolgere la qualità dell’offerta con le aspettative della domanda.&lt;br /&gt;I cambiamenti intervenuti nel mondo del lavoro non richiedono il “posto fisso” con tutti gli oneri che ne derivano, ma politiche capaci di coniugare protezione sociale, rigore di bilancio, sviluppo occupazionale.&lt;br /&gt;Il Paese è già troppo bloccato ed ingessato: c’è bisogno di merito, di mobilità sociale, poiché i giovani, che sono la risorsa per il futuro, sono molto penalizzati e un ritorno al “posto fisso” significherebbe non avere la precarietà diffusa bensì la disoccupazione.&lt;br /&gt;Per avere sviluppo occupazionale credo che sia necessario, soprattutto, creare le condizioni affinché le imprese possano produrre ed espandersi. Ma allora i giovani devono essere messi in grado di offrire al mercato una preparazione scolastica di eccellenza oltre all’acquisizione, attraverso il lavoro, delle competenze professionali che saranno richieste. Essi dovranno dimostrare alle aziende una concreta disponibilità all’assunzione di responsabilità per essere tangibilmente una “risorsa” indispensabile alla crescita di impresa. Questa “risorsa” sarà sicuramente tenuta stretta, valorizzata attraverso al formazione e gratificata con un riconoscimento del merito sia sul piano economico sia quello professionale.&lt;br /&gt;Il “merito” è un argomento che è riemerso come un fiume in piena dopo essere rimasto per decenni sepolto sotto le scorie di un pensiero ispirato a una concezione radicale del principio di uguaglianza che non accettava qualsiasi criterio di differenziazione. Il nostro Paese e non solo lui, ha pagato duramente quest’utopia che umiliava tutte quelle persone che prestavano la loro attività con il massimo impegno personale, serietà professionale e senso di responsabilità. Dall’aumento retributivo uguale per tutti al posto fisso il passo è breve ed ha creato facili illusioni che hanno penalizzato la crescita del Paese, anzi, ne hanno favorito la stagnazione economica, come dimostrano i dati OCSE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7401781127220629193?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7401781127220629193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7401781127220629193' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7401781127220629193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7401781127220629193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/03/10-anni-di-lavoro-flessibile-luci-ed.html' title='10 anni di lavoro flessibile: luci ed ombre'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8557600549401495559</id><published>2010-03-25T00:32:00.000+01:00</published><updated>2010-03-25T00:40:35.441+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sprechi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la casta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spesa pubblica'/><title type='text'>Camera: svelati i conti segreti</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Camera: svelati i conti segreti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Daniele Passanante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rita Bernardini è una deputata radicale eletta nelle liste del Partito democratico. Con tenacia e convinzione ha appena vinto una battaglia in nome della trasparenza: rendere pubblici via internet i conti e le spese di gestione di Camera e Senato. Ci avevano provato i radicali anche ai tempi in cui presidente della Camera era Nilde Iotti, ma senza risultati. Ora grazie anche alla sensibilità del presidente Gianfranco Fini, i conti sono stati resi pubblici. Ma molte sono state le resistenze da parte di chi amministra le due camere. I dati sulle collaborazioni e le consulenze della Camera, vigenti all'1 gennaio 2010, e l'elenco delle ditte con le quali sono in corso contratti di lavori, forniture e servizi, sono stati ottenuti da Bernardini dopo una vera e propria battaglia durata mesi culminata in uno sciopero della fame in risposta al diniego dei deputati questori di Montecitorio di accedere alla documentazione.In un Paese normale questi dati sono trasparenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Perché in Italia no, al punto che nemmeno un deputato può ottenerli se non dopo uno sciopero della fame? Perché ci sono state delle resistenze da parte dell'amministrazione della Camera e da parte dei questori che gestiscono tutta l'amministrazione per conto dei partiti e dei gruppi parlamentari. Resistenze che mi hanno particolarmente insospettito e che sono state battute solo grazie, all'iniziativa che ho portato avanti, e alla disponibilità del presidente della Camera Gianfranco Fini. È stato importante essere riuscita a scovare un regolamento interno dell'amministrazione della Camera dove espressamente all'articolo 68, comma 4 è invece previsto che i deputati possano accedere a queste informazioni. È un regolamento sconosciuto ai deputati, che non è messo nemmeno online e che io sono riuscita ad avere e a studiare. Ovviamente lo abbiamo messo a disposizione di tutti nel sito Boninopannella.it questa cosa è particolarmente significativa perché l'amministrazione della Camera e del Senato non sono soggette ad alcun controllo di spesa. Però a me è apparso strano, nel momento in cui si discuteva in aula l'approvazione del bilancio interno, il fatto che noi non potessimo accedere agli atti. &lt;br /&gt;Lì i questori sono stati incredibili: Mazzocchi mi ha detto che non era previsto dalla normativa europea. Mi hanno risposto dopo mesi dicendo che non avevo diritto e che erano loro che controllavano e che semmai avrei potuto chiedere a loro dei chiarimenti. Insomma hanno mentito spudoratamente. Quello che è incredibile che possono permettersi di mentire senza ricevere alcuna sanzione. Finché è intervenuto Fini che mi ha mandato un bigliettino molto carino. &lt;br /&gt;Dopo l'autorizzazione di Fini, come ha collaborato l'amministrazione? Il bigliettino di Fini è del 2 febbraio, il 3 mi è arrivata la prima tranche, le collaborazioni e un elenco dei fornitori solamente con il nome della ditta senza specificazioni di importo e di lavoro svolto. Allora ho chiesto di avere altri dati. Il 9 febbraio mi hanno dato tutto. L'altra cosa importante è che noi possiamo accedere ai contratti, io posso chiedere di qualunque contratto i termini in cui è stato stipulato. Nella relazione del professor Crivellini del Politecnico di Milano a cui ho mandato il regolamento viene fuori che dal segretario generale ai questori hanno una possibilità di spesa molto significativa. Il segretario generale può spendere fino a 250mila euro, naturalmente oltre allo stipendio, per opere legate al suo ufficio. &lt;br /&gt;La relazione è interessante per vedere il potere dell'amministrazione della Camera e soprattutto l'impossibilità dei controlli. Alla fine emerge una sorta di monopolio da parte di una società, la Milano90 srl, è regolare? Ieri Pannella ha detto che ci sono elementi da codice penale, la Procura della Repubblica di Roma definita da Pannella la "grande in sabbiatrice” potrebbe indagare. Poi queste cose sono fatte in modo che siano tutti d'accordo. L'impresa Milano90 di Scarpellini cerca di accontentare tutti nel gestire questo immenso budget. Qui si può vedere come funzionano i gruppi di potere che ci sono e si spartiscono cifre consistenti. Alla fine le spese totali di Camera e Senato sono eccessive rispetto ad altri Paesi?&lt;br /&gt;Un confronto è stato fatto in passato. Credo proprio che le spese siano eccessive. ma quello che è più grave, io non mi spavento delle cifre ma degli strumenti che hanno a disposizione i deputati per svolgere il proprio lavoro. Per esempio Palazzo Marini, dove i deputati hanno i loro uffici, io ci ho messo piede 3 volte, poi mi sono stufata. Preferisco rintanarmi in un angolo del Partito Radicale. &lt;br /&gt;A Palazzo Marini il computer è lento, chiedere un'informazione a qualcuno è quasi impossibile, per arrivare alla stanza mi sono dovuta portare la bussola perché c'è un labirinto di ascensori e scale. e se pensiamo che costa 9mila euro al mese per ogni deputato avere quel posto infernale, io ho fatto la battuta: me ne vado al Grand Hotel. Quei denari potrebbero essere utilizzati dai deputati per approfondimenti, studi, inchieste. &lt;br /&gt;Sono anche soldi spesi male, poi ti riempiono di cancelleria. Quando sono entrata lì non so quante penne, blocchi e carta mi hanno dato e stanno lì ancora immacolati, cose che servirebbero in un ufficio per 20 anni. Non c'è il rischio di fare demagogia su un tema facile? Infatti, io che cosa ho detto? &lt;br /&gt;Questi soldi sono anche spesi male. Anche la parte che ho trattato ieri in conferenza stampa, sull'assistenza sanitaria per i deputati, i familiari e i conviventi (le coppie di fatto valgono per i deputati): prevedere la chirurgia plastica, la balneoterapia e tutte le altre cose mi sembra uno spreco, una cosa eccessiva, rispetto da quello che è previsto dal servizio sanitario nazionale per il cittadino. L'assistenza giusta va pretesa per tutti i cittadini. Se un deputato vuole fare la chirurgia plastica, se la paghi. &lt;br /&gt;Tra l’altro questo fondo di solidarietà tra gli onorevoli comporta che io non possa sapere niente di come è gestito. Lo gestiscono i questori. Io non voglio sapere quale deputato ha usufruito di cure particolari, ma quanti, sì. Si potrebbe prevedere di contenere questo tipo di spese, non sono cose demagogiche ma ragionevoli. La cosa importante è che questi dati messi online consentono al cittadino di informarsi e al deputato di controllare. Tranne i radicali nessuno in passato ha chiesto questo tipo di informazioni. &lt;br /&gt;Si parla di un partito che è per la trasparenza come l'Italia dei Valori, ma non hanno detto una parola. E loro stanno nell'ufficio di presidenza. Perché deve essere venuto in mente a me e non a uno dell'Italia dei valori eppure i giornali gli fanno una pubblicità incredibile. Anche sull'anagrafe pubblica dei deputati, poter vedere online quello che fanno, compresa la loro anagrafe patrimoniale, anche lì se si guarda la risposta dei questori è esilarante. &lt;br /&gt;Mi hanno risposto che in base alla legge dell'82, i dati li possono avere solo gli elettori, se li mettiamo online possono leggerli anche gli altri (ovvero minori ed extracomunitari). Potevano dire che online si prevede che l'elettore che presenta i suoi dati elettorali può accedere ai dati. E invece niente. Che reazioni ci sono state? Qualche uccellino mi ha detto che in questi giorni l'amministrazione della Camera è stata molto in fibrillazione. Mi hanno detto che volevano interrompere la conferenza stampa. &lt;br /&gt;Potevano fare una cosa più intelligente e precederci nel rendere pubblici questi dati. Perché tanta resistenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8557600549401495559?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8557600549401495559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8557600549401495559' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8557600549401495559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8557600549401495559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/03/camera-svelati-i-conti-segreti.html' title='Camera: svelati i conti segreti'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8560081834568086274</id><published>2010-03-18T11:42:00.002+01:00</published><updated>2010-03-18T11:45:43.326+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='responsabilità civile dirigenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='amministratore delegato'/><title type='text'>Le responsabilità di un dirigente Amministratore Delegato di una S.p.A o S.r.l</title><content type='html'>La figura dell’ Amministratore Delegato è disciplinata dagli Artt. 2380 ss. del c.c. &lt;br /&gt;In Particolare, in tema di responsabilità dell’ amministratore, l’ Art. 2392 del c.c. dispone che “gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori”. E prosegue dicendo che “in ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Nei confronti dell’Amministratore, la Società può esperire, dunque, l’ azione sociale di responsabilità ex Art. 2393 c.c., entro cinque anni dalla cessazione dell’ amministratore dalla carica; tale azione, inoltre, può essere esercitata anche dai soci che rappresentino almeno un ventesimo (nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischi, altrimenti un quinto) del capitale sociale (o la minore misura prevista dallo Statuto) ex Art. 2394. &lt;br /&gt;L’Amministratore Delegato, poi, ai sensi dell’ Art. 2394, risponde “verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale. L'azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. In caso di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa della società, l'azione spetta al curatore del fallimento o al commissario liquidatore. La rinunzia all'azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali. &lt;br /&gt;Giova evidenziare che, dopo la riforma del 2003, la diligenza richiesta non è più quella del “buon padre di famiglia”, non è più quella del mandatario, bensì è “la diligenza richiesta dalla natura dell’ incarico e dalle specifiche competenze”. La valutazione viene così ad essere svolta sulla base di un doppio parametro: la natura dell’ incarico, parametro oggettivo e generale, applicabile a qualsiasi amministratore di s.p.a. in quanto tale; ed un parametro meramente personale che analizza le specifiche competenze di chi ricopre la carica di amministratore, analisi svolta sulle competenze specifiche della persona, sul suo curriculum, sulle esperienze professionali e formative. Va precisato che la legge non pretende che gli amministratori siano esperti in contabilità, in gestione finanziaria o altro, ma si chiede che le loro scelte siano meditate e ponderate, informate e basate sul rischio calcolato, non frutto di improvvisazioni e/o negligenti valutazioni. La posizione di ciascun amministratore solidalmente responsabile verrà valutata distintamente, in relazione alle circostanze di ciascuno ed in relazione ai diversi obblighi in capo a ciascuno. La responsabilità degli amministratori è infatti una responsabilità per colpa e per fatto proprio. Tuttavia, l’ Art. 2381 c.c., III comma, attribuisce agli amministratori deleganti il “controllo degli assetti”, con obbligo di rendicontazione. Il combinato disposto degli Artt. 2392 e 2381 c.c., autorizza quindi a pensare che tutti gli amministratori sono solidalmente responsabili degli atti gestori. &lt;br /&gt;Si rammenti, infine, la disciplina sul c.d. conflitto di interessi dell’ Art. 2391 c.c.: L’ amministratore deve dare notizia di questo interesse verso la nuova attività a tutti gli amministratori e sindaci, ma anche deve precisarne “la natura, i termini, l’ origine e la portata”, non deve invece più astenersi dalle votazioni nelle deliberazioni in cui versi in conflitto di interessi. Una volta dichiarato ed esplicitato il proprio interesse, ha diritto di esprimere il suo voto sull’ operazione oggetto di delibera, se tuttavia è nella posizione di amministratore delegato, allora deve astenersi dal compiere l’ operazione “investendo della stessa l’ organo collegiale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disciplina sopra riportata si applica anche agli Amministratori delle Srl, giusto il richiamo operato dall’ Art. 2487 c.c. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto alla responsabilità civile dell’ Amministratore per “mala gestio”, ci sono numerosi altri profili di responsabilità. In particolare: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Responsabilità penale per reati (propri o a titolo di concorso, attivi o omissivi) commessi nella gestione: oltre ai reati previsti dal codice penale e da altre leggi speciali (in particolare i c.d. reati fallimentari, fiscali e societari), il Legislatore ha inserito nel c.c. alcune disposizioni penali in materia di società (titolo XI del Libro V); nello specifico, il capo secondo ( Artt. 2626-2641) disciplina gli illeciti commessi dagli amministratori, con sanzioni assai pesanti. &lt;br /&gt;Qualche esempio: concorso in bancarotta fraudolenta ex Art. 223 legge fallimentare (reclusione da 3 a 10 anni); ricorso abusivo al credito ex Art. 225 legge fallimentare (reclusione da 6 mesi a 3 anni); denuncia di crediti inesistenti ex Art. 226 legge fallimentare (reclusione da 6 a 18 mesi); dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ex Art. 2 d. lgs 74/2000 (reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni); sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte ex Art. 11 d. lgs 274/2000 (reclusione da 6 mesi a 4 anni); formazione fittizia di capitale ex Art. 2632 c.c. (reclusione fino ad un anno); aggiotaggio ex Art. 2637 c.c. (reclusione da 1 a 5 anni). &lt;br /&gt;Come noto, ai fini della configurabilità della responsabilità penale, di regola è necessario il dolo (e talvolta il dolo specifico), ma ciò non esclude il rischio di un’ azione penale esercitata nei confronti di un Amministratore Delegato, con tutto ciò che ne consegue (e a prescindere dall’ esito finale). Non mancano, tuttavia, ipotesi di responsabilità colposa, come ad esempio la bancarotta semplice ex Art. 224 (con reclusione da sei mesi a due anni). &lt;br /&gt;Responsabilità connesse al D. Lgs. 231/01, che ha introdotto la c.d. “responsabilità amministrativa degli enti”: si tratta di una responsabilità sostanzialmente penale in capo alla Società (in deroga al principio “societas delinquere non potest”), per reati commessi nell’ interesse o a vantaggio dell’ ente da soggetti funzionalmente legati ad esso (sia in posizione apicale sia sottoposti all’ altrui direzione). &lt;br /&gt;In relazione a tale disciplina, l’Amministratore Delegato deve predisporre dei modelli organizzativi tali da evitare la commissione dei reati (c.d. compliance programs), in assenza dei quali la Società può essere condannata sia a sanzioni pecuniarie sia interdittive. Si capisce, quindi, che all’Amministratore è chiesto un surplus di responsabilità, atteso che questi deve vigilare anche sulla realizzazione e sul corretto funzionamento dei suddetti modelli organizzativi. &lt;br /&gt;A prescindere dai profili patrimoniali (cioè quelli legati alla responsabilità per danni economici che deriverebbero alla Società in conseguenza di un processo “penale” a suo carico), è facile immaginare un coinvolgimento penale diretto dell’Amministratore Delegato per sue eventuali responsabilità omissive. &lt;br /&gt;Responsabilità connessa alla violazione di norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro: il nuovo testo unico sulla sicurezza (d. lgs. 81/2008) ha individuato una serie di obblighi in capo al soggetto responsabile dell’ organizzazione aziendale, quale è l’ Amministratore, nell’ ambito delle competenze a lui delegate. L’Amministratore Delegato (quale alter ego del datore di lavoro) è a tutti gli effetti “debitore di sicurezza” nei confronti di tutti i soggetti che operano in azienda (non soltanto i lavoratori subordinati, ma qualsiasi soggetto che si trovi all’ interno della struttura aziendale). Le responsabilità che derivano da questa posizione di garanzia in cui si viene a trovare l’Amministratore delegato sono sia di natura penale (laddove previsto, anche da leggi speciali: si va dalla mera violazione di norme antinfortunistiche, passando per le lesioni colpose, fino all’ omicidio colposo) sia di natura civile (risarcimento del danno). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8560081834568086274?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8560081834568086274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8560081834568086274' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8560081834568086274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8560081834568086274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/03/le-responsabilita-di-un-dirigente.html' title='Le responsabilità di un dirigente Amministratore Delegato di una S.p.A o S.r.l'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8722895524725000228</id><published>2010-03-07T00:28:00.001+01:00</published><updated>2010-03-07T00:32:46.280+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='direttori delle risorse umane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione'/><title type='text'>Quale il ruolo del Direttore delle Risorse Umane nel futuro?</title><content type='html'>Il 19 febbraio, presso la Guala Pack S.p.A di Castellazzo (AL), organizzato da Federmanager Alessandria e Asti, si è tenuto il V Forum dei Direttori del Personale, per un confronto sul tema “La direzione delle Risorse Umane. Evoluzione del ruolo e sue prospettive”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno partecipato 26 Direttori del Personale ed esperti di relazioni industriali, mentre, pur aderendo al Forum, non hanno potuto presenziare altri otto colleghi per sopraggiunti impegni presso le loro aziende&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’incontro è iniziato con la presentazione dell’azienda Guala Pack ed una visita guidata allo stabilimento da parte dei vertici aziendali, dopodichè si è entrati nel merito dell’ordine del giorno con una relazione introduttiva di Michele Bramardi, già Direttore di Confindustria Alessandria, che ha sottolineato preliminarmente quanto il Direttore del Personale abbia dovuto confrontarsi, dagli anni 70 al 2000, con scenari diversi,  adattando le proprie conoscenze e le proprie azioni alle mutate esigenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partendo dagli anni 70, ha sottolineato che erano gli anni dello Statuto dei lavoratori ove tutto o quasi, era concesso ai lavoratori ed ai sindacati con una specie di “attacco alla diligenza/impresa” e dove pertanto, i  responsabili del personale non potevano fare altro che resistere.&lt;br /&gt;Gli anni 80 furono gli  anni delle ristrutturazioni con la necessità di gestire le riorganizzazioni e di inventarsi nuove soluzioni di concerto con Proprietà e Direttori di produzione.&lt;br /&gt;Negli anni 90, finalmente si raggiunse un po’ di equilibrio. Sostanziale parità di condizioni ed una funzione anche di mediazione tra opposte esigenze, quelle dell’Impresa e quelle dei lavoratori.&lt;br /&gt;Ed infine, negli anni 2000, prima della grande crisi attuale, con la ricerca del consenso, anche preventivo e con un maggior dialogo con la Controparte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornando alla sopracitata evoluzione di scenari, per difendere la trincea erano necessarie doti di coraggio fisico e psicologico, la conoscenza della materia giuslavoristica era opportuna ma non indispensabile, era sufficiente essere un po’ “ex carabiniere” per gestire i rapporti con i dipendenti peraltro ancora un po’ succubi dell’autorità costituita, sia pure galvanizzati dal potere derivato dalle nuove legislazioni e normative. Non si dimentichi peraltro che erano gli anni del terrorismo, delle Brigate rosse e di Lotta continua, dove anche l’incolumità personale era minacciata e dove era sufficiente attestare che si ricopriva la carica di Direttore del personale per avere riconosciuto il porto d’armi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passato un brutto ventennio (70/80) e le brutte condizioni allora in atto, con il miglioramento delle relazioni industriali, cambiarono anche i ruoli del Direttore del personale, nonchè le sue conoscenze, allargandosi anche ai settori della produzione, dell’amministrazione, di scorte e magazzini, dei rapporti con la clientela, tutti rivoli importanti che confluivano poi anche nella gestione del personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Direttore del personale dovette diventare un po’ “tuttologo”, addentrarsi in materie diverse da quelle a lui specifiche e quindi si rese necessaria non solo una preparazione di base, scolastica e/o universitaria più approfondita, ma anche di costante formazione ed aggiornamento sulle più svariate tecnologie inerenti alla gestione dell’impresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diventò anche team manager, grazie alle sue innate doti di mediatore tra diverse esigenze aziendali e non furono rari i casi in cui alcune Proprietà affidarono ai Direttori del personale incarichi di Direttore Generale e/o Amministratore Delegato.&lt;br /&gt;Fu necessario approfondire le tecnologie su materie di pertinenza specifica quali la ricerca di personale, la formazione dei collaboratori, l’inserimento in azienda delle tecnologie informatiche a dispetto delle resistenze del personale più anziano poco propenso ad abbandonare il cartaceo, la produzione e la produttività, il rapporto con i sindacati, con le rappresentanze sindacali aziendali e con le maestranze affinando altresì le sue innate caratteristiche di psicologo.&lt;br /&gt;Ed infine Il Direttore del personale dovette rendersi conto che le persone che doveva gestire erano - e sono – profondamente cambiate: più istruite, più moderne, meno disponibili al comando, ma collaborative al ragionamento, in altre parole era diventato fondamentale – e lo sarà anche per il futuro – una approfondita conoscenza collettiva ed individuale delle persone a lui affidate. E conseguentemente diventò – e diventa – indispensabile adeguare ed indirizzare le proprie azioni a questa realtà, consapevole più che mai che le “fortune” dell’Impresa non possono prescindere da una adeguata partecipazione del personale dipendente.&lt;br /&gt;Vista dall’esterno, anche se in contatto quotidiano con i responsabili del personale questa è sinteticamente l’evoluzione della funzione come conosciuta da Vicedirettore Confindustriale.&lt;br /&gt;Una evoluzione carica di significati ed anche affascinante, per i contenuti, per il costante contatto umano e per le relazioni a 360° con l’universo del mondo dell’impresa e di quanto le sta intorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così introdotto il tema ed evidenziati alcuni punti di riflessione, Bramardi ha passato la parola a chi ha vissuto direttamente queste esperienze a chi la sta vivendo e la vivrà nei prossimi anni.  &lt;br /&gt;Il primo contributo è stato di Camillo Sangiovanni gia Direttore HR Michelin che ha preliminarmente evidenziato uno scostamento dalla relazione introduttiva, sostenendo che la figura del direttore del personale, a suo giudizio, non è stata particolarmente influenzata dagli scenari descritti, ma è stata sostanzialmente lineare nel tempo con la sua funzione e con le sue prerogative.&lt;br /&gt;Se distinzione c’era, era più che altro dovuta dal fatto che ogni azienda aveva i suoi valori e le sue politiche del personale e che a queste il direttore del personale doveva uniformarsi.&lt;br /&gt;La vita in azienda non era influenzata da particolari aspetti politici e ciò che dominava era la subordinazione ed il rispetto.&lt;br /&gt;Indispensabile era avere obiettivi ben definiti  e risorse di persone il più possibile collaborative: da questo binomio/rapporto dipendeva una proficua gestione del personale. Importante era anche anticipare gli eventuali problemi, altrimenti “ si ascoltava e ci adeguava”. Importante era anche il sempre valido buon senso e l’insegnamento degli anziani famigliari “Fatti voler bene” che voleva semplicemente dire “Sii equilibrato e non commettere ingiustizie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo contributo è stato di Corrado Pagani attuale Direttore H.R. di Rotomec gruppo Bobst anch’ egli sostenitore della tesi di diversità di impostazione a seconda dell’Azienda in cui si opera. Equità e giustizia rappresentano una caratteristica fondamentale della funzione, essere intellettualmente onesti è un obiettivo cui si dovrebbe costantemente puntare, pronti anche a mettersi a disposizione e a supportare i Colleghi nelle loro problematiche e scelte senza voler peraltro entrare troppo nel merito delle loro specifiche competenze nè invadere le loro prerogative. E di fronte ai grandi problemi dell’oggi, i direttori del personale devono essere disponibili all’innovazione ed al cambiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo intervento ha visto protagonista Elisabetta Pittaluga, attuale Direttore HR di Guala Pack, che ha sottolineato come correttamente oggi il Direttore del personale sia definito il Direttore delle Risorse Umane,  perchè è corretto ed opportuno definire le persone che operano in azienda come una vera e propria risorsa da utilizzare e sviluppare. E non solo i cosiddetti “talenti” ma anche coloro che talenti non sono nè potranno diventarlo, comunque importanti e preziosi per il bene dell’Azienda. I valori aziendali , la cultura d’azienda ed il clima negli uffici ed in stabilimento rappresentano un aspetto fondamentale cui ispirarsi nelle azione quotidiane e su cui indirizzare ogni collaboratore. Indubbiamente si è di fronte ad un mondo nuovo ed in costante evoluzione che non può prescindere da una visione improntata a tempi medio/lunghi. Ma ritornando al presente la dottoressa Pittaluga si è fatta una domanda attendendo una risposta dal successivo  dibattito: “Siamo e/o dovremo essere tessitori o tagliatori?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli interventi che si sono succeduti nel corso di oltre due ore di dibattito hanno evidenziato quali e quante sfaccettature rivesta la funzione del personale, con quanti aspetti ci si deve confrontare ogni giorno e quanti obiettivi si dovrebbero perseguire. Innanzitutto la non facile e complessa riduzione dei costi, imposta dal difficile momento in atto liberandosi del superfluo e nel tentativo di mediare opposte esigenze. Essere mediatore sociale, ricercando di contemperare le esigenze dell’impresa e di chi gli sta dentro o intorno non è certo facile ed impone responsabilità aggiuntive creando anche grandi preoccupazioni personali. E’ difficile ristrutturare e contemporaneamente chiedere collaborazione; solo una adeguata comunicazione può essere di significativo ed utile supporto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ stato evidenziato che nella ricerca di efficienza, indispensabile in questi complessi momenti, è molto opportuno il far lavorare volentieri e senza eccessive pressioni, con la logica premessa dell’esigenza di essere coerenti tra gli obiettivi ed i mezzi per raggiungerli. Il che non vuol dire mediare ad ogni costo, anzi ciò potrebbe essere distorsivo, soprattutto se rivolto ai singoli, in quanto potrebbe ingenerare ipotesi di privilegi e pericolosi effetti “a catena”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è mancata l’osservazione che oggi per salvaguardare l’Impresa e chi ne fa parte è necessario ricercare ed ottenere il risultato: è indispensabile a questo proposito dare un senso agli interventi e costruirli sulla base di una stringente logicità. Sarebbe opportuno pensare a creare organismi interni che aiutino a capire, aumentando la consapevolezza attraverso una approfondita attività di educazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La motivazione delle risorse umane deve essere un obiettivo e soprattutto un mezzo per perseguire i fini da raggiungere sia a livello individuale che collettivo: come già ricordato  oggi il collaboratore è più moderno, istruito, disposto a fare la sua parte certamente se soddisfatto nei suoi beni primari (soprattutto la retribuzione), ma anche se adeguatamente coinvolto nelle scelte, anche piccole, e nei mezzi idonei per perseguirle.&lt;br /&gt;Con una esemplificazione non banale è stato anche ricordato che il Direttore del personale e chi in generale ha compiti manageriali in azienda, è come l’allenatore di una squadra sportiva: una volta indirizzato il timone in una certa direzione – confidando sia quella giusta – il team deve muoversi verso quell’obiettivo, deve “giocare” come l’allenatore dispone e chi non si adegua deve necessariamente tornare in panchina... o peggio!&lt;br /&gt;E’ anche opportuno che il business non sia privilegio e competenza di pochi eletti: le risorse umane – almeno quelle più mature e disponibili – possono e debbono conoscere ed il direttore del personale deve entrare in una relazione attiva con i collaboratori, consapevole che se l’Azienda cambia devono cambiare anche i collaboratori. Il tutto nel rispetto della più stringente correttezza: qualche volta si può anche peccare in trasparenza, ma in correttezza mai, pena la perdita di credibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro tema toccato è stato quello multietnico . Ormai quasi tutte le aziende devono confrontarsi con il problema – ovvero con la risorsa – di avere del personale con diverse provenienze, culture ed esigenze. L’approccio non può essere negativo, ma pur nella difficoltà, bisogna cercare di valorizzare le differenziazioni cogliendo ciò che c’è di positivo e migliorando quanto di negativo potrebbe incidere nella normale gestione delle risorse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ stato infine evidenziato che il contratto di lavoro non è più sufficiente a regolare i quotidiani rapporti tra Impresa e Personale: bisogna essere pronti ad andare anche oltre le rigide pattuizioni codificate dall’Alto. Ci vogliono progetti aziendali auspicabilmente condivisi, su cui lavorare, finalizzati a migliorare le performance di entrambe le Parti,  abbandonando nei fatti e nei comportamenti la “logica” delle Controparti (o peggio della lotta di classe), che non ha certo alimentato positivamente per tanti anni la vita e la gestione aziendale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8722895524725000228?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8722895524725000228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8722895524725000228' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8722895524725000228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8722895524725000228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/03/quale-il-ruolo-del-direttore-delle.html' title='Quale il ruolo del Direttore delle Risorse Umane nel futuro?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-5067101570276841727</id><published>2010-02-26T23:08:00.004+01:00</published><updated>2010-02-26T23:20:52.327+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma scuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='campagna elettorale'/><title type='text'>Aumentano gli iscritti ma si chiudono le facoltà universitarie in Piemonte</title><content type='html'>Il Piemonte in controtendenza, più iscritti all'Università. In tutta Italia si registra un calo delle immatricolazioni ma a Torino e negli altri atenei piemontesi il tasso è in aumento. Un sistema che funziona, anche grazie alle borse di studio&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La terza industria del Piemonte è l'Università. I dati emersi da una ricerca dell'osservatorio e raccolti in un fascicolo di circa 400 pagine, dimostrano come gli atenei piemontesi siano in netta controtendenza rispetto alla media nazionale. Se il mondo universitario, incapace di fornire, il più delle volte, sbocchi professionali certi e bersagliato da anni di politiche di tagli, che danneggiano più di tutto la ricerca, sembra, tutto sommato, poco attraente, il Piemonte si dimostra una valida eccezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un anno all'altro, la percentuale di 19enni immatricolati nel 2008/2009 era il 55,9 per cento in Italia, scesa al 47,4. In Piemonte, dal 49,4 per cento si è saliti al 55,7. Altri dati, quelli relativi agli abbandoni, in positiva flessione: 17,5 per cento degli studenti in Italia abbandona dopo il primo anno, il 13 per cento in Piemonte dove si registra un aumento di defezioni al Politecnico. Complessivamente in 5 anni, gli studenti immatricolati negli atenei piemontesi sono aumentati del 22 per cento: da 17 mila a 20 mila 700.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A leggere questi dati, pare che l'Università sia ancora attraente per i giovani, ma l'università di Torino, il Politecnico e l'università del Piemonte Orientale, è giusto ribadirlo, rappresentano, insieme, un'eccezione considerevole. I dati nazionali sono infatti molto negativi: 290 mila matricole contro le oltre 330 di cinque anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Alberto Silvani del Centro per l'innovazione e trasferimento tecnologico dell'Università di Milano, i meriti di Torino stanno nella buona capacità di programmazione che hanno sviluppato un sistema "che funziona e cresce". A questo si può aggiungere la qualità degli atenei, sottolineata dall'assessore Bairati il quale ricorda anche come gli atenei piemontesi rappresentino un'attrattiva per gli studenti provenienti da fuori Piemonte - anche se, forse, questo è merito degli affitti in città, più bassi rispetto ad altre città universitarie. "Il sistema del diritto allo studio ha funzionato" ricorda Bairati ad ulteriore conferma: in Piemonte le borse di studio raggiungono tutti gli studenti idonei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A leggere questa notizia, se non fossimo in piena campagna elettorale, ci sarebbe da porsi molte domande. Infatti la realtà delle iscrizioni a Torino e nelle altre città piemontesi, tra cui Alessandria, corrisponde a quanto annunciato ma allora come mai il Politecnico di Alessandria viene chiuso e molti corsi dell'Università del Piemonte Orientale vengono cancellati? Non è che, per caso, si voglia perseguire anche per le Università la politica Torino-centrica già dominante in tutti i comparti, vedi Sanità, a danno delle altre Province piemontesi e quindi della maggioranza dei cittadini abitanti in questa Regione? &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-5067101570276841727?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/5067101570276841727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=5067101570276841727' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5067101570276841727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/5067101570276841727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/02/aumentano-gli-iscritti-ma-si-chiudono.html' title='Aumentano gli iscritti ma si chiudono le facoltà universitarie in Piemonte'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3503955196123505315</id><published>2010-02-26T22:41:00.004+01:00</published><updated>2010-02-26T22:48:51.970+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dirigenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunicazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crescita professionale'/><title type='text'>Migliorare il proprio modo di comunicare per essere vincenti</title><content type='html'>&lt;strong&gt;SPESSO SI SCOPRE LA NECESSITA' DI MIGLIORARE LA PROPRIA CAPACITA' COMUNICATIVA E QUANDO SI E' DIRIGENTI QUESTA PREROGATIVA DIVENTA ESTREMAMENTE IMPORTANTE. PARTECIPARE AL CORSO CHE VIENE PROPOSTO SIGNIFICA IMPARARE AD AVERE PIU' EFFICACIA ATTRAVERSO L'APPLICAZIONE DI TECNICHE ELEMENTARI MA DETERMINANTI.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INVITO ALLA PARTECIPAZIONE AL CORSO:&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PUBLIC SPEAKING - essere un oratore convincente&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;OBIETTIVI DEL CORSO:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fornire gli strumenti per progettare un intervento in pubblico efficace, saper catturare l’attenzione del pubblico ed essere in grado di gestire le proprie emozioni davanti alla platea&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;CONTENUTI DEL CORSO:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;IL PROCESSO COMUNICATIVO: COME INFLUENZARE?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;LA PREPARAZIONE DI UN DISCORSO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·   Gli obiettivi e la finalità del discorso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·   Il  vostro pubblico: analizzare ed anticipare le attese del pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·   La vostra nota personale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·   Dare forza emotiva al discorso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·   Suggerimenti utili per rendere il discorso più efficace&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;LA COMUNICAZIONE NON VERBALE:&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’importanza del saper gestire e comprendere la comunicazione non verbale &lt;br /&gt;Abilità e competenza non-verbale &lt;br /&gt;I significati della comunicazione non verbale &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;L’EROGAZIONE DEL DISCORSO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;·  L’uso distintivo della vostra personalità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·  Il ruolo dell’autostima e della fiducia in se stessi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·  Gestire la paura di parlare in pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·  Prendere possesso dello spazio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·  L’atteggiamento giusto rispetto alle interferenze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;ROLE PLAY&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DATE: martedì 9 e giovedì 18 marzo 2010 dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18           SEDE:   UNIONE INDUSTRIALE DI ASTI – Piazza Medici 4 – 14100 ASTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOCENTE:   CHRISTINE GALLAIRE Executive Master in Strategia e Direzione d’Impresa. Dopo varie esperienze nel campo del marketing e della comunicazione nell’ambito delle multinazionali, si è appassionata allo sviluppo del potenziale umano seguendo un percorso formativo certificato nel business coaching con Corporate CoachU. Svolge attività di Business coaching con dirigenti e amministratori delegati di PMI in Italiano, Inglese e Francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A CHI SI RIVOLGE:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ø    DIRIGENTI occupati presso le PICCOLE e MEDIE IMPRESE aderenti a FONDIRIGENTI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ø    DIRIGENTI DISOCCUPATI da non più di 12 mesi dalla pubblicazione dell’Avviso 1/2009 Fondirigenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ø Agli interventi formativi possono partecipare anche i DIRIGENTI di GRANDI IMPRESE,  IMPRENDITORI,  QUADRI  e i DIRIGENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QUOTA DI PARTECIPAZIONE:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aziende associate sistema Confindustria e Federmanager                                  € 390+IVA 20% per partecipante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aziende non associate sistema Confindustria e Federmanager                                  € 590+IVA 20% per partecipante&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·  &lt;strong&gt;IL CORSO E’ GRATUITO PER I DIRIGENTI DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE AVVISO 1/2009 FONDIRIGENTI&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le aziende o i singoli dirigenti interessati possono aderire comunicando al fax n 0141.594644  o all'e-mail: ferraro@consorzioperform.net  entro il 4 MARZO 2010. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claudia Ferraro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER.FORM - Unione Industriale di Asti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piazza Medici 4 - 14100 ASTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tel. 0141.436965 Fax 0141.594644 Cell. 347.3441267&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sito web: www.consorzioperform.net  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E-mail: ferraro@consorzioperform.net&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3503955196123505315?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3503955196123505315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3503955196123505315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3503955196123505315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3503955196123505315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/02/migliorare-il-proprio-modo-di.html' title='Migliorare il proprio modo di comunicare per essere vincenti'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-3426281713863197722</id><published>2010-01-30T16:53:00.003+01:00</published><updated>2010-01-30T17:06:17.325+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='direttori delle risorse umane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='relazioni industriali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='contratto di lavoro'/><title type='text'>Discussione sul futuro dei Direttori Risorse Umane</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Riprendono i Forum dedicati ai Direttori delle Risorse Umane&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie all’ospitalità di una primaria azienda operante nel campo dell’imballaggio flessibile, si riuniranno nella sua sede, in provincia di Alessandria il 19/02/10, i partecipanti al V° Forum Direttori Risorse Umane in rappresentanza di alcune delle più importanti aziende presenti sul territorio.&lt;br /&gt;Il tema dell’incontro verterà sulla evoluzione della figura professionale del Direttore delle Risorse Umane, con riferimento al contesto delle relazioni industriali degli ultimi vent’anni e delle mutate esigenze aziendali nella gestione della principale risorsa, le persone.&lt;br /&gt;Il dibattito sarà introdotto dal dr. M. Bramardi, già direttore di Confindustria Alessandria, con un quadro storico delle relazioni industriali ed a cui seguiranno brevi testimonianze sulla figura del direttore delle risorse umane nel passato (dr. C. Sangiovanni), di quella attuale (dr. C. Pagani) e di quella prospettica (dr.ssa E. Pittaluga). Alla discussione non mancheranno le testimonianze di importanti professionisti attivi a livello locale e nazionale, per cui si prevede una discussione vivace e costruttiva data anche l’eterogeneità delle realtà aziendali, di settore, di personali esperienze e di visione sul futuro.&lt;br /&gt;Il compito di gestire il meeting e di tirare le conclusioni è affidato al dr. M .Bramardi.&lt;br /&gt;Nell’occasione saranno anche presentate tutte le attività formative, rivolte ai dirigenti delle Province di Alessandria e Asti, promosse da Federmanager, Confindustria e Perform.&lt;br /&gt;Il programma, aperto a tutti i Direttori delle Risorse Umane, prevede anche una presentazione dell’azienda ospitante, una visita alle sue strutture produttive e, per chiudere, un aperitivo di commiato in vista del successivo Forum di giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-3426281713863197722?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/3426281713863197722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=3426281713863197722' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3426281713863197722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/3426281713863197722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/01/discussione-sul-futuro-dei-direttori.html' title='&lt;strong&gt;Discussione sul futuro dei Direttori Risorse Umane&lt;/strong&gt;'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7051671350374410264</id><published>2010-01-05T22:35:00.000+01:00</published><updated>2010-01-05T22:37:44.191+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='unione europea'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='previsioni economiche 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='futuro unione europea'/><title type='text'>Unione Europea, specchietto per allodole o logica prospettiva?</title><content type='html'>In data 29 ottobre 2004 i 25 paesi dell'Unione hanno sottoscritto a Roma la costituzione europea: il documento fondamentale che, oltre a stabilire il funzionamento degli organismi europei, sancisce la carta dei diritti dei cittadini europei. La costituzione europea, composta da 450 articoli suddivisi in quattro parti, sostituisce la maggior parte dei Trattati esistenti ed entrerà in vigore a partire dal 2009. E così l’Italia ha condiviso il proprio destino politico economico con gli altri 24 Paesi aderenti, poi passati a 27, andando a sottoscrivere il PREAMBOLO &lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;della stessa:&lt;br /&gt;”ISPIRANDOSI alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, e dello Stato di diritto;&lt;br /&gt;CONVINTI che l'Europa, ormai riunificata dopo esperienze dolorose, intende avanzare sulla via della civiltà, del progresso e della prosperità per il bene di tutti i suoi abitanti, compresi i più deboli e bisognosi; che vuole restare un continente aperto alla cultura, al sapere e al progresso sociale; che desidera approfondire il carattere democratico e trasparente della vita pubblica e operare a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo;&lt;br /&gt;PERSUASI che i popoli d'Europa, pur restando fieri della loro identità e della loro storia nazionale, sono decisi a superare le antiche divisioni e, uniti in modo sempre più stretto, a forgiare il loro comune destino;&lt;br /&gt;CERTI che, "Unita nella diversità", l'Europa offre ai suoi popoli le migliori possibilità di&lt;br /&gt;proseguire, nel rispetto dei diritti di ciascuno e nella consapevolezza delle loro responsabilità nei confronti delle generazioni future e della Terra, la grande avventura che fa di essa uno spazio privilegiato della speranza umana;&lt;br /&gt;RISOLUTI a proseguire l'opera compiuta nel quadro dei trattati che istituiscono le Comunità europee e del trattato sull'Unione europea, assicurando la continuità dell'acquis comunitario; ….omissis ”. e poi i 450 articoli.&lt;br /&gt;Nobili principi ispiratori cui è facile aderire, andando poi, e soprattutto, a leggerne i contenuti espressi nella PARTE II : CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE:             “I popoli d'Europa, nel creare tra loro un'unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.&lt;br /&gt;Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Unione si fonda sui valori indivisibili e&lt;br /&gt;universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.&lt;br /&gt;L'Unione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di questi valori comuni nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d'Europa, nonché dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale; essa si sforza di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, nonché la libertà di stabilimento….omissis”&lt;br /&gt;Potremmo sintetizzare: unione nel rispetto della diversità di origini, di cultura, di tradizioni, di razza, di religione, di governo, dei pubblici poteri, quindi una unione “sui generis”. Come tutti gli obiettivi cui tendere, ha in sé una dose di utopia che, come il lievito, dovrebbe far crescere e orientare ogni passaggio intermedio. &lt;br /&gt;Ma in termini realistici, provando a traguardarne i tempi realizzativi, si fatica a vederne la conclusione. Tre osservazioni al riguardo: &lt;br /&gt;- la prima è quella della necessità di un forte governo centrale che detti tempi e modi agli Stati membri, &lt;br /&gt;- la seconda è quella della continuità dell’interesse economico politico degli stessi nel tempo&lt;br /&gt;- la terza infine è il superamento delle barriere culturali e della storia recentemente vissuta.&lt;br /&gt;Nei modelli federali internazionali oggi già presenti e cioè gli U.S.A, la Russia, il Canada, l'India, il Brasile, il Messico, la Svizzera, sussistono condizioni non presenti nella U.E. come:&lt;br /&gt;- Il numero degli abitanti : U.E = 500 mil., U.S.A. = 305 mil., Russia = 142 mil., Brasile = 192 mil., India = 1.148 mil., Canada = 34 mil., Svizzera = 7,5 mil., Messico = 110 mil.&lt;br /&gt;- La densità abitativa : U.E. = 116 ab.per kmq, U.S.A. = 31, Russia = 8,3 Brasile = 21,   India = 394, Canada = 3,4  Svizzera = 181,  Messico = 50 &lt;br /&gt;- Numero medio di abitanti per stato federato: U.E. = 18,52 mil. in 27 Stati, U.S.A. = 6,1 mil. in 50 Stati, Russia = 1,6 mil. in 89 Amministrazioni, Brasile = 7,1 mil. in 27 Stati, India = 32,8 mil. in 35 Stati, Canada = 2,6 mil. in 13 Province, Svizzera = 0,29 mil. in 26 Cantoni, Messico = 3,4 mil. in 32 Stati.&lt;br /&gt;Dati che ci indicano come l’U.E. abbia il maggior numero di abitanti in assoluto dopo Cina ed India, ma anche per ciascuno Stato componente e una delle maggiori densità abitative (India a parte). Inoltre, come sappiamo, è stata fondata da Nazioni che hanno sviluppato in modo indipendente una propria storia politico economica, ma anche geografica, costruendo una realtà individuale spesso in conflitto e a danno delle altre. Le due guerre mondiali sono state vissute e sofferte da ognuno e bene si fa a citarle nel preambolo istitutivo della Costituzione Europea. L’uomo è stato posto giustamente al centro di questo trattato, ma ciascuno di noi è figlio della propria cultura, della propria storia, dei propri bisogni economici, dei propri diritti acquisiti, della propria fede e dei propri pregiudizi. La imposizione dell’Euro, come moneta unica, ha certamente fatto fare il primo passo in termini di mercato unico, globalizzazione del sistema finanziario, maggior tutela delle realtà più deboli (come l’Italia) ma ha anche messo alla corda molte economie e attività produttive e commerciali. Nella media, direi un passo avanti, ma sul terreno più facile e sul quale più rapidamente trovare intese. Ma come fare un salto di qualità, se di qualità si trattasse, nel superamento di ciò che divide italiani da tedeschi, francesi da inglesi, spagnoli da austriaci e così via nel gioco delle problematiche incrociatesi nei secoli? &lt;br /&gt;La maggioranza degli Stati sta ancora affrontando le diatribe interne tra nord e sud, tra autonomie regionali ottenute o pretese, mentre di fatto sta crescendo il “ventottesimo stato” un eterogeneo mondo costituito da quasi cinquanta milioni di immigrati tra regolari e non. Problema molto accentuato nelle metropoli dove vivono in periferia, se non in veri e propri ghetti, centinaia di migliaia di persone di colore o di poveri o comunque emarginate per questioni razziali, di cui i vari governi locali si occupano poco o niente.&lt;br /&gt;Riprendendo il confronto con le federazioni sopra citate si può osservare che pressoché tutte hanno un governo centrale dotato di un effettivo potere su quelli locali, se non addirittura dominante in senso assoluto, agevolando così i tempi per la concretizzazione delle decisioni anche se, talvolta, prescindendo da alcuni concetti democratici esistenti in quasi tutti i Paesi europei. La partenza del 2009, in termini di governo dell’U.E., ha messo in evidenza più la storica abilità di realizzare compromessi che la volontà di perseguire la Carta Costituzionale. D’altra parte l’U.E. non è una vera federazione, ma è un'organizzazione di tipo sovra nazionale e intergovernativo alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Insomma un modello completamente innovativo politicamente. &lt;br /&gt;Le diverse religioni praticate tra gli europei vedono 340 milioni di cristiani (cattolici, anglicani, protestanti, evangelici, ortodossi, battisti, avventisti, greco-ortodossi), 15 milioni di islamici, 1 milione di ebrei, minoranze di buddisti, induisti, ecc. e quasi 100 milioni di atei ed agnostici. Naturalmente è piuttosto difficile rilevare il numero di praticanti rispetto agli aderenti specie per i cristiani, ma comunque la differenziazione religiosa non sembra essere un ostacolo alla integrazione nella Unione Europea che peraltro afferma il diritto alla libera confessione. Probabilmente la partecipazione della Turchia con i suoi 70 milioni di islamici sunniti e le dichiarate preoccupazioni per il pericolo “cristiano” potrebbe modificare l’equilibrio.&lt;br /&gt;Sembra proprio che il terreno su cui si muova meglio l’U.E. sia quello economico che da anni ha globalizzato i rapporti internazionali e quindi facilitato gli scambi inducendo verso politiche fiscali agevolative. I governi hanno sempre più bisogno di entrate erariali e collaborano sia nella lotta all’evasione sia all’incremento dell’export. Ma, un ma espresso sulle attività degli istituti di credito e delle banche, getta sul panorama un’ombra persistente. Quale reale controllo del sistema Europa, verso la realizzazione degli obiettivi della Carta Costituzionale, sarà possibile senza una efficace regolamentazione del sistema finanziario che si è dimostrato, da un lato, incapace di vedere oltre un palmo dal naso (o di volerlo fare), e dall’altro, più forte dei governi e capace di dominare la politica? Comunque sia la strada è stata intrapresa, le intenzioni sembrano buone e il futuro, come ci ha ricordato papa Benedetto XVI, è solo nelle mani di Dio! Auguri!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7051671350374410264?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7051671350374410264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7051671350374410264' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7051671350374410264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7051671350374410264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2010/01/unione-europea-specchietto-per-allodole.html' title='Unione Europea, specchietto per allodole o logica prospettiva?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-6435602547854781794</id><published>2009-12-31T12:23:00.001+01:00</published><updated>2009-12-31T12:27:39.315+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dirigenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='previsioni economiche 2010'/><title type='text'>Gli auguri di Federmanager e….quale 2010 per i nostri “manager”?</title><content type='html'>Il termine “manager” è definito dagli inglesi: “A person who directs the affairs of a business, a sports team, a singer, etc.” , ma in Italia lo accostiamo quasi esclusivamente alla figura del dirigente e dell’imprenditore. In questi due termini sono raccolte figure professionali diversissime.&lt;br /&gt;Vi annoveriamo i titolari attivi nella propria azienda, non semplici soci, con qualifica di Presidente, di Amministratore Delegato, di Consigliere Delegato, poi i Direttori Generali, quelli di Divisione, di Marketing, di Finanza &amp; Controllo, di Stabilimento, di Area di Mercato, delle Risorse Umane, della R&amp;D, degli Acquisti e così via per arrivare ai Capi Ufficio ed ai Capi Reparto. &lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente nelle realtà di medio grande dimensione, nazionali ed internazionali, anche le massime cariche sopra citate sono affidate a dei dirigenti non titolari, i Top manager.&lt;br /&gt;Una prima importante differenza separa in due gruppi questi manager: quello di essere o non essere titolari.&lt;br /&gt;Tutti sono normalmente iscritti e regolati economicamente dal C.C.N.L. Dirigenti, fatte salve le eccezioni dettate da alcune normative o contratti, ma la maggioranza di essi dipende in ordine gerarchico dai colleghi dirigenti di qualifica superiore fino al Top Manager che resta comunque il “primo dei dipendenti” davanti alla Proprietà/Titolare. &lt;br /&gt;All’interno del foltissimo gruppo dei dirigenti/dipendenti si rileva una struttura fortemente disomogenea per tipo di competenze, incarichi, responsabilità e retribuzioni. Un mare magnum di attori nominati alla qualifica di dirigente per effetto della posizione gerarchica acquisita, delle competenze maturate, della preferenza ottenuta dai vertici aziendali, dei meriti riconosciuti ad una vita di lavoro, ecc. Questa premessa e gli altrettanti distinguo, per non generalizzare troppo nel tentativo di valutare quale futuro prossimo si prospetti per i nostri manager.&lt;br /&gt;La prima attenzione verso i manager imprenditori. Su di loro pesano ormai ventiquattro mesi di risultati economici poco o del tutto insoddisfacenti accompagnati dalla miope politica degli istituti finanziari che, prima, hanno creato l’enorme bolla speculativa, poi, hanno stretto i cordoni della borsa incuranti del loro preciso ruolo e incamerando gli aiuti pubblici. Per le PMI l’applicazione delle norme di rating, autodefinite dal sistema bancario con gli accordi di Basilea, ed elaborate da asettici algoritmi, hanno solo significato perdere il contatto operativo con il secondo “socio di maggioranza” dopo l’Erario! Per le aziende PMI essere trattate come “numeri” con l’interfaccia di direttori di agenzia o filiale svuotati di ogni potere decisionale, ha e sta significando una sfida molto forte alla volontà di intraprendere. Alcuni hanno gettato la spugna cedendo l’attività, altri hanno tagliato decisamente gli organici, altri ancora stanno chiudendo. Ma la maggioranza ha raccolto il guanto, cercando di reinventarsi il business sia in termini di mercato che di prodotto e di tecnologia.&lt;br /&gt;Secondo la scuola degli economisti avrebbero dovuto studiare a fondo i mercati, i loro bisogni discutendone le opportunità, misurandone i ritorni e poi decidendo le azioni da compiere proiettandone i risultati nel futuro. Quindi mettere in campo risorse di tempo, denaro e competenze.&lt;br /&gt;Ma quanto tempo si sarebbe dovuto attendere e quanto denaro nel frattempo speso, ammettendo di avere le competenze? Non si poteva e non si può aspettare perché anche i competitors vivevano la stessa realtà e occorreva arrivare tra i primi; inoltre ogni mese trascorso avrebbe registrato un ammanco ulteriore nella già depauperata cassa a causa delle ridotte vendite e dei tagli al credito. Tutto ciò ha fatto scattare in m olti l’istinto imprenditoriale del voler salvaguardare l’azienda a tutti i costi e si è deciso di andare, almeno in parte, contro le regole logiche e si sono decisi i cambiamenti, le strategie e le tattiche conseguenti, sulla scorta di pochi numeri e di molto coraggio. Queste azioni hanno attraversato la rete delle PMI come una scarica elettrica, alcune ne sono rimaste colpite ma le altre hanno iniziato, o lo stanno facendo, un nuovo cammino virtuoso cambiando il mondo del lavoro, delle sue regole, del mercato e della propria organizzazione. Come in tutti i cambiamenti c’è un prezzo da pagare. Lo pagano gli imprenditori alle banche e le strutture interne alla loro riorganizzazione. Si cerca maggiore efficienza, si eleva la produzione aumentando la produttività e tagliando i costi interni. Si attaccano i tabù facendo vibrare il sistema. Ci si lancia su nuovi settori, mercati e prodotti finalizzando ogni risorsa a cogliere questi obiettivi. &lt;br /&gt;In questo gigantesco impegno emergono le figure dei manager dipendenti o per meglio dire dirigenti. Collaborazioni indispensabili se considerate adeguate dagli imprenditori. Ma molto spesso non è così. Il loro elevato costo e le nuove competenze richieste non sempre rispondono ai nuovi progetti organizzativi. Per primi cadono sotto la scure dei tagli. NewsWeek pubblica un articolo al riguardo dal titolo “Why the boss really had to say goodbye?” e alla domanda; “Perché hai perso il lavoro?” 1087 dirigenti hanno risposto così:&lt;br /&gt;il 31% non ha saputo gestire il cambiamento&lt;br /&gt;il 28% ha ignorato il “cliente”&lt;br /&gt;il 27% non ha migliorato la performance&lt;br /&gt;il 23% ha negato o rifiutato di riconoscere la realtà emergente.&lt;br /&gt;Una sconfitta per loro, hanno perso il lavoro, e per gli imprenditori, che non sono stati capaci di far emergere prima i limiti di queste persone e curarne la formazione in ordine ad una crescita professionale. Molto denaro speso per gli anni di collaborazione. Va detto anche che troppo spesso la mancata crescita va a braccetto degli uni e degli altri. Gli uni perché non vedono di buon occhio l’impegno extra aziendale dei dirigenti per le giornate di formazione, gli altri perché o presumono di non averne bisogno o non hanno il coraggio di richiederla agli imprenditori sapendo come la pensano. Questo fenomeno è diffusissimo nelle PMI e molto meno nelle grandi aziende.&lt;br /&gt;Il fatto è che se è vero che alcuni imprenditori falliscono o tagliano i manager, moltissimi dirigenti perdono il posto e questo trend apparterrà purtroppo anche al 2010. &lt;br /&gt;Nuovi business, nuove sfide e uomini pronti a raccoglierle ma forse con regole nuove.&lt;br /&gt;La tranquillità delle abitudini, il lavoro sotto casa, i diritti acquisiti, sociali ed economici, e la sicurezza del lavoro sono aspetti di una passato reale, per molti, ma da rimettere in discussione per il futuro. Una vera classe manageriale non dovrebbe avere alcuna paura di questo cambiamento perché dovrebbe essere forte della propria professionalità e la maggioranza lo è.&lt;br /&gt;Purtroppo, la minoranza è rappresentata da alcune migliaia di dirigenti con ruoli che vanno dal top manager al caporeparto o capoufficio, in questa bizzarra ed estemporanea ammucchiata di competenze completamente diverse che hanno impedito alla categoria dirigente di essere oggi professionalmente riconosciuta, al di là di un CCNL di scarso valore qualitativo. &lt;br /&gt;I dirigenti dipendenti hanno pagato e pagheranno la mancanza di regole nella loro professione e la scarsa attenzione alla loro crescita professionale. Qualcosa sembra che si stia movendo se, oggi, il dr. G.Ambrogioni, presidente Federmanager, scrive nei suoi auguri: “…Il Paese attraversa una fase difficile che impone scelte serie per modernizzare, per premiare il merito, per rendere tutto più etico e trasparente, per ridurre il più possibile le rendite di posizione, per accrescere la competitività di sistema:  sono i “terreni” su cui, con azioni e proposte, possiamo e dobbiamo legittimare il nostro ruolo di classe dirigente…..”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-6435602547854781794?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/6435602547854781794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=6435602547854781794' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/6435602547854781794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/6435602547854781794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2009/12/gli-auguri-di-federmanager-equale-2010.html' title='Gli auguri di Federmanager e….quale 2010 per i nostri “manager”?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8021062811868912725</id><published>2009-12-29T19:28:00.001+01:00</published><updated>2009-12-30T13:46:28.888+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gestione  crisi sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>Crisi economica 2008/2009 …….  ed oltre?</title><content type='html'>Dall’ OCSE arrivano segnali di una debole ripresa del sistema Europa e qualche leggero miglioramento particolarmente dall’Italia. Il sistema politico governante si è prontamente rivolto agli elettori vantandone il merito ed insistendo sulla propria previsione che l’Italia sarebbe uscita per prima e meglio degli altri Paesi europei. Naturalmente l’opposizione ha immediatamente replicato la poca o nulla consistenza degli interventi governativi in materia, sottolineando come la ripresa sia di fatto molto lontana da venire e come sia in continua ascesa il numero dei lavoratori o disoccupati o soggetti ad interventi legati agli ammortizzatori sociali.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L’opinione degli economisti propende verso la prudenza sottolineando che la parte finanziaria della crisi, che poi ne è in buona parte la causa, è ben lungi da essere risolta. I cosiddetti “derivati” giacciono nelle mani di tutti gli Istituti Bancari e sono stati in larga parte finanziati da generosissime erogazioni statali in tutto il mondo. Ne sono però in possesso anche enti pubblici come le Regioni ed i Comuni che hanno voluto “investire” i contributi erariali aprendo così un buco di cui si preferisce sottacere. &lt;br /&gt;L’impoverimento della fascia sociale debole è ulteriormente cresciuto a causa dei continui aumenti del costo minimo della vita e per contro i depositi bancari hanno fatto registrare un incremento sensibile. Italiani formichine! &lt;br /&gt;Le ore pagate per la Cassa integrazione sono diminuite nel secondo semestre e la disoccupazione è risalita ai valori massimi degli ultimi dieci anni. I sindacati hanno confermato che oramai rappresentano, e male, solo se stessi portando il numero dei loro iscritti pensionati a superare di gran lunga quello dei lavoratori. CGIL sta sull’Aventino e CISL e UIL cercano di contrattare discutendo quel poco che resta nelle loro possibilità. I loro vertici attendono solo il momento propizio per saltare sul carro della politica e “sistemarsi” definitivamente. Gli iscritti partecipano, poco convinti, a manifestazioni di piazza con sventolio di bandiere “rosse” ignorando che quest’anno va di moda il “nero”. &lt;br /&gt;I parlamentari si sono ritoccati gli emolumenti con un aumento di oltre 1.300,00 Euro all’anno. Nessuno dei media ha fatto circolare la notizia per non turbare le coscienze degli elettori, che hanno ben altro a cui pensare. Infatti stiamo dibattendo sulla opportunità o meno di abbreviare i processi ponendo rigidi limiti temporali, oppure se dividere o no le carriere dei giudici da quelle dei PM, oppure se sia necessario ed urgente dare il voto agli immigrati, oppure se la politica di Di Pietro sia pro o contro le fortune di Berlusconi che uno squilibrato ha quasi trasformato in un martire della politica facendoci assistere ad un “ammorbidimento politico” non facile da spiegare.   &lt;br /&gt;Sta di fatto che l’ultimo semestre del 2009 rileva una crescita dell’export da parte delle PMI italiane&lt;br /&gt;che altro non sono che la quasi totalità del sistema imprenditoriale italiano e l’inflazione ha ripreso a crescere. Buone notizie ma non per tutti.&lt;br /&gt;Partiamo da una storica frase del politico Luigi Einaudi : “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi”.&lt;br /&gt;Nessuno nega alla politica la sua partecipazione verso la direzione auspicata per l’uscita dalla crisi, ma la sostanza ci dice che se i piccoli imprenditori non avessero adottato la strategia del “decidere prima di capire” avendo una comprensione limitata della situazione, non avremmo potuto registrare questa tendenza. Né tantomeno questa si sarebbe creata se al loro fianco non si fossero sacrificati milioni di collaboratori a tutti i livelli, dirigenti, quadri, impiegati ed operai, che hanno creduto nelle loro aziende e nelle loro strategie. Spesso hanno creduto senza sapere o capire. Hanno rispolverato quell’atteggiamento vincente che aveva portato l’Italia fuori dal disastro della seconda guerra mondiale, hanno bocciato le spese superflue, hanno cercato di salvaguardare la propria famiglia. Certamente oggi le spese superflue non sono quelle degli anni 60/70 come anche la famiglia che va intesa secondo la realtà della sua trasformazione intercorsa. Qui si potrebbe aprire un capitolo infinito sui valori di oggi e di allora, ma quello che conta è l’aver riportato tanti atteggiamenti verso una dimensione economicamente sostenibile e da cui ripartire sia pur in un  confronto aperto e dialettico. Sarebbe il momento di prendere le redini di questa opportunità e guidarla nella sua evoluzione futura per uscire dalla crisi e quindi guardando agli anni a venire per averne tutti un vantaggio. Noi cittadini lavoratori, imprenditori, pensionati e casalinghe. La guida sta nel “governare” che i nostri vocabolari definiscono: “avere cura di qualcuno, darne la direzione”. &lt;br /&gt;Ma subito sorgono delle perplessità dopo aver vissuto per decenni la nuova definizione: “assumere il potere, averne l’autorità per dare forza a se stessi ed al proprio partito”. Infatti sembra di capire che il “loro” obiettivo prossimo siano le elezioni di marzo, la crisi può aspettare&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8021062811868912725?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8021062811868912725/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8021062811868912725' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8021062811868912725'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8021062811868912725'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2009/12/crisi-economica-20082009-ed-oltre.html' title='Crisi economica 2008/2009 …….  ed oltre?'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-233850305657281922</id><published>2009-11-25T16:58:00.002+01:00</published><updated>2009-11-25T17:02:55.085+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma Amministrazione Pubblica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fannulloni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='brunetta'/><title type='text'>Come ti liquido Brunetta</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Riporto, di seguito la veemente filippica letta su AGORA VOX contro l’on. Brunetta: &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“«Il Tesoro esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell’intero governo». Secondo Brunetta, il titolare dell’Economia «non può sostituirsi al Consiglio e al premier Berlusconi: non è questo che vogliono gli italiani». Il responsabile della Pubblica Amministrazione, da parte sua, respinge l’ipotesi di voler prendere ad interim il posto del suo collega a Via XX Settembre: «Non ho ambizioni personali. Io sto bene qui - assicura - dove combatto una battaglia epocale per la modernizzazione dello stato». Ed eccolo il risultato della sua "battaglia": le assenze per malattia dei dipendenti pubblici hanno fatto il pieno nel mese di ottobre. Crescita netta del 28,3%, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Picchi soprattutto nel settore dell’istruzione con un preoccupante +41,1% per gli insegnanti e +38,8% per il personale tecnico-amministrativo.I dati, spiega il ministero della pubblica amministrazione in una nota, risentirebbero anche del picco attuale del virus H1N1. Una scusa che non basta a prendere per il naso i cittadini. Secondo il Ministero, la crescita delle assenze per malattia avrebbe diverse spiegazioni: oltre ai fattori di tipo sanitario, concorrono "l’aggiustamento dei comportamenti individuali" e una "ripresa dei comportamenti opportunistici". Ma la verità sta nel fatto che Brunetta ha fallito! Ci aveva garantito una macchina pubblica efficace ed efficiente, come una Ferrari, ma qui gli uffici pubblici fanno acqua da tutte le parti! I "fannulloni" hanno preso le contromisure, si sono organizzati e sono tornati alla carica. Quando il gatto non è… all’altezza della situazione, i topi ballano, e con loro sono tornate a ballare le assenze per malattia. La cura-brunetta non funziona proprio per niente nella Pubblica Amministrazione, dove i danni del suo operato sono sotto gli occhi di tutti, figuriamoci se gli lasciano mettere becco nelle "casse dello stato", allora sì che siamo rovinati!” A questo punto vorrei offrire un mio commento:Mi sembra che liquidare il tutto puntando il dito contro l'unica persona che ha avuto quantomeno il coraggio di dire e tentare di fare delle azioni controcorrente, sia ,se non di parte, almeno superficiale. Innanzitutto chi scrive si ritiene equidistante politicamente dai due "Poli" e non ha appartenenze politiche, poi credo che si debbano considerare più elementi da porre nella valutazione.&lt;br /&gt;Il primo riguarda il fatto oggettivo che una persona, specie se Ministro, promuove delle politiche indirizzandole al suo Ministero che è costituito al 99% da funzionari statali. Sono proprio questi ultimi ad essere nella mira di Brunetta e quindi a offrire quella indegna forma di collaborazione che si chiama in gergo "muro di gomma". Penso non sia difficile immaginare il comportamento di alcune centinaia di funzionari di carriera, ben saldi alle poltrone, politicamente ben accasati e avvezzi a rapportarsi con il via vai di Ministri che hanno visto passare, mentre loro sono rimasti tranquillamente nel loro posto.&lt;br /&gt;In secondo luogo il confronto con i sindacati di categoria che altro non sono che degli aspiranti politici a sedie sempre più remunerative e sicure, preoccupati di difendere gli status quo, gli aumenti di produttività uguali per tutti, la riduzione dell'orario di lavoro, la tutela ad oltranza degli assenteisti, cose che però garantiscono voti su voti.&lt;br /&gt;In terzo luogo, quando si lasciano per almeno cinquanta anni, alcuni milioni di persone abbandonate a se stesse da una schiera di dirigenti incompetenti che hanno accettato e magari appoggiato leggi e pseudo-riforme senza prendere una posizione professionalmente etica, distorcendo gli obiettivi della Pubblica Amministrazione per finalizzare unicamente l'equazione " posto statale = posto fisso = posto sicuro = nessuna responsabilità(quindi nessun aspetto meritocratico)= aumenti uguali per tutti =vita facile(anche se talvolta umiliante per chi lavora seriamente)" .&lt;br /&gt;In quarto luogo quando medici compiacenti rilasciano certificati di malattie a pioggia ed in particolare dovute a sintomi di stress nervosi e procuratori o giudici che si affannano ad occuparsi di fatti meritori di cronaca nera o rosa pur di apparire sui media, anziché agire a tutela dei diritti del cittadino che cammina sulla strada dei doveri, ed a cui spesso conviene evitare quella dei diritti per non doversi poi sentire becco e bastonato.&lt;br /&gt;In quinto luogo, io non ho mai sentito parlare tanto negativamente di Brunetta da coloro che hanno sempre fatto il loro dovere e si sono posti l'obiettivo dignitoso di rapportarsi al cittadino come richiesto dalla funzione occupata e magari lottando contro la burocrazia interna, i capi servizio incapaci e le leggi assurde in materia. E' vergognoso che non si parli di loro e li si accomunino ai cosiddetti "fannulloni" indirizzandosi molto banalmente verso un capro espiatorio. Troppo semplice!&lt;br /&gt;Ovviamente inutile attendersi un miracolo. Né Brunetta né nessun altro può compierlo. Certo è corretto rivolgere delle critiche ma per costruire un cambiamento di sistema e non per dare sfogo ad interpretazioni legittime ma forse troppo soggettive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-233850305657281922?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/233850305657281922/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=233850305657281922' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/233850305657281922'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/233850305657281922'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2009/11/come-ti-liquido-brunetta.html' title='Come ti liquido Brunetta'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-6482018076834920956</id><published>2009-11-25T09:57:00.000+01:00</published><updated>2009-11-25T09:59:18.268+01:00</updated><title type='text'>Verso la professione di Manager, quello che non si impara nelle business school</title><content type='html'>Divenire manager, dirigere un’Azienda, o un‘Area di essa, ha sempre  rappresentato l’obiettivo di una carriera di lavoro. In essa, la gratificazione della propria immagine ed i risvolti economici conseguenti. &lt;br /&gt;Abbiamo però l’evidenza di una casistica, connessa a tale promozione, che ci mostra quanto siano diverse le motivazioni di questa scelta.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Tra i tanti manager possiamo scoprire che ad una parte di essi è stata così riconosciuta la fedeltà all’Azienda, ad altri l’anzianità di servizio, ad altri ancora la competenza tecnica nel proprio lavoro, per non parlare di quelli con affinità di parentela con la proprietà, per arrivare alla identificazione della qualifica con il ruolo aziendale.&lt;br /&gt;Sarebbe lungo, anche se interessante, entrare nel merito di queste situazioni che ci narrerebbero un po’ la storia delle Aziende italiane, con la predominanza delle PMI, e del modo con cui si sono sviluppate con questa classe manageriale così culturalmente diversa e disomogenea nella formazione. Rivolgendo lo sguardo al passato, certamente il numero di coloro che si sono “fatti da sé” è molto grande anche se eroso, negli ultimi due decenni, da quello crescente dei manager formati dapprima a livello universitario e poi specializzati da master, in Italia e U.S.A. &lt;br /&gt;Ma la professione di manager è un mestiere che non si finisce mai di imparare. La complessità della gestione delle risorse si è fatta man mano sempre più complessa sia che si tratti del capitale umano, sia dei mezzi tecnici sia di quelli finanziari. Senza voler nulla togliere ai manager degli anni sessanta che hanno sviluppato le loro Aziende ma in un periodo di costante crescita dei bisogni , bisogna riconoscere che oramai le problematiche gestionali di tutte le Aziende, grandi o piccole che siano, si sono uniformate nella complessità imposta dalle normative, dal cambiamento sociale e dalla crescita competitiva.  &lt;br /&gt;Da qui la necessità di dover assolvere il proprio ruolo di manager con sempre maggiore professionalità e quindi con una adeguata formazione.&lt;br /&gt;Qui sta il problema, perché riceverla in ambito scolastico nelle scuole superiori o nel triennio universitario è oggi impensabile, parzialmente possibile in quello universitario nei corsi di cinque anni, accettabile nei master di specializzazione. Ovviamente è indispensabile la formazione sul campo ma solo le grandi Aziende ed alcune illuminate PMI si adoperano per far crescere professionalmente i propri collaboratori per disporre domani di un avvicendamento manageriale qualificato.&lt;br /&gt;Serve esperienza da trasmettere, tempo da dedicare e lungimiranza.&lt;br /&gt;Tullio Miscoria e Vincenzo Patti si sono posti, con il libro “Da domani sarò un “nuovo” manager”, edito da CSE, e con i loro precedenti saggi, nel ruolo di tutor e coach mettendo a disposizione di tutti la propria esperienza di manager attenti e preparati in un mondo aziendale in continuo cambiamento. Viene così proposto un equilibrato compendio delle prospettive e dei problemi afferenti il ruolo di manager  nelle tante aziende italiane. L’acutezza nell’individuazione delle situazioni rappresentate e delle osservazioni ad esse inerenti saranno di grande aiuto al lettore poiché ambientate in un contesto assolutamente realistico e frutto di tante esperienze vissute. Originale ed efficace è stato il metodo di rappresentarle attraverso una serie di casi concreti che rendono facile ed immediata tanto la lettura che la comprensione.&lt;br /&gt;In essi ho potuto rivivere la mia esperienza trentennale di manager e riconoscermi in tante situazioni ma non sempre nelle soluzioni proposte. Infatti la velocità con cui avvengono importanti cambiamenti sul mercato mondiale, e di riflesso nelle Aziende, è tale da richiedere un continuo aggiornamento formativo. Ho molto apprezzato quello degli Autori che con semplicità e simpatia affrontano le situazioni, le analizzano e le ripropongono all’intelligenza del lettore.&lt;br /&gt;Penso che possa essere una buona palestra per i giovani colleghi manager e un ottimo spunto di riflessione per i senior che hanno cominciato a rendersi conto che non tutti possono essere “certificati di diritto come manager per tutte le stagioni dell’impresa”!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-6482018076834920956?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/6482018076834920956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=6482018076834920956' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/6482018076834920956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/6482018076834920956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2009/11/verso-la-professione-di-manager-quello.html' title='Verso la professione di Manager, quello che non si impara nelle business school'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-4589024306348444183</id><published>2009-11-22T19:41:00.001+01:00</published><updated>2009-11-22T20:52:42.166+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronaca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='media'/><title type='text'>I media hanno la capacità di deformare il senso della vita</title><content type='html'>“Non importa che si parli male o bene di me, basta che se ne parli”. Sull’onda di questo slogan assistiamo da anni agli show incredibili e disgustosi di politici, prostitute, arrivisti, pseudo attori ed attrici, ninfette, travestiti, esibizionisti ed edonisti che sbattono in prima pagina o serata, nei talk show e nelle riviste patinate, il “meglio di sé”.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La assoluta modestia professionale dei direttori dei media, che guardano quasi unicamente alla tiratura dei giornali o all’audience, fa sì che questa mediocrità sia sottoposta o imposta alle masse ben sapendo come sia fruttifero speculare sulle debolezze umane. Più perversa o assurda è la notizia, il fatto o il caso, più accanimento giornalistico viviamo.&lt;br /&gt;Da un lato il battage sulle esperienze sessuali dei personaggi che contano, sugli intrighi di palazzo, sull’invio di avvisi di garanzia (ma una volta non erano comunicazioni a tutela dei soggetti?), sulle notizie raccolte da “fonti attendibili” (in genere tendenziose) per spingere la politica in una direzione cui l’elettore non avrebbe neppure pensato e dall’altro quello sulle cronache più abiette riguardanti spaventosi eventi sociali che sono proposti, reiterati con analisi che impegnano seri professionisti ad uso e consumo di quelle masse che si trovano a nutrirsi di tanta disumanità.&lt;br /&gt;Certo, sembra che questi insulsi pranzi nutrano folle di amanti del genere, moderni spettatori di un Colosseo sempre pronto ad offrire loro in pasto i propri gladiatori (che proprio eroi certamente non erano) o vittime innocenti di fiere affamate. Uno spettacolo oggi mediamente disgustoso alimentato da personaggi vuoti, ma in ogni modo molto furbi, che offrono la propria dignità, la propria immagine e quel poco di vita vissuta all’immagine deformata di sé attraverso i media.&lt;br /&gt;Da sempre le riviste rosa hanno offerto ai propri lettori (spesso lettrici) ogni tipo di scoop o non scoop costruendo, in piena collaborazione con i soggetti interessati, avventure amori e tradimenti di un piccolo, ma famoso, gruppo di attori/attrici magari sulla cresta dell’onda o in da troppo tempo in ombra. Ma questa tecnica vincente ha trovato sempre più spazio nei ben più titolati quotidiani e trasmissioni televisive. Solo le guerre sono riuscite a “rubare la piazza”. Da quella ebraica dei sette giorni per passare all’Iraq e finire in Afganistan passando attraverso la Bosnia e la Serbia. Abbiamo sempre visto con parecchia “chiarezza” chi erano i buoni e chi i cattivi. Mi pare però che israeliani, americani ed europei se la siano cavata sempre piuttosto bene in quanto ad immagine. Un numero imprecisato di “nemici”, siano stati essi ungheresi, bosniaci, serbi, croati, palestinesi, egiziani, irakeni, afgani, cittadini dei Paesi ex sovietici irredenti, somali, eritrei, sudanesi del Darfur, tibetani, congolesi, ivoriani, nepalesi, cingalesi sono rimasti e sono, invece, le vittime invisibili. Loro non fanno notizia, sono comparse in un’opera lirica che solo gli interpreti principali portano all’onore delle cronache. Se poi dalla loro terra non sgorga il petrolio, ma solo sassi, fame e malattie, sono proprio da dimenticare!&lt;br /&gt;Ma torniamo a noi, ai nostri "opinion leader" o "modelli", che si ergono a tale autoattribuita posizione per aver partecipato al Grande Fratello, ai programmi della Defilippi e della RAI, accompagnati dalle attestazioni di “orgoglio dei genitori”! Va bene che la scuola e l’università giacciono in condizioni pietose, ma così è troppo! Ed i media che fanno? Beh, qui lascia fare ai palinsesti, talk show e interviste che “educano” e “propongono” le immagini in una farisea farsa di critiche.&lt;br /&gt;Dalla strage di Novi Ligure al delitto di Cogne, dal mostro di Firenze agli stupri, passando dall’omicidio di Garlasco a quello di Perugia, viviamo processi mediatici che assolvono e condannano approfondendo fatti che dovrebbero essere parte della valutazione di merito dei giudici, se non addirittura "soffiate" dei soliti ben informati. Di questi giorni, la notizia bomba! Forse è stata raggiunta la pace in Medio Oriente? No, c’è una insulsa giornalista, in cerca di notorietà, che sarebbe pronta a sposare l’assassino (confesso) del Circeo. Strano? No, sennonché ha dichiarato che vuole riaprire i processi per le due stragi in quanto si tratta di errori giudiziari, lui sarebbe innocente. Questo non lo hanno ammesso né l’interessato né il suo avvocato, ma tutto ciò basta a fare notizia e quindi la hanno sbattuta sugli schermi delle più importanti TV e delle cronache. &lt;br /&gt;Forse basta questo per cominciare a riflettere e ricordare ai più giovani che la vita è anche e soprattutto un’altra cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-4589024306348444183?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/4589024306348444183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=4589024306348444183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4589024306348444183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/4589024306348444183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2009/11/i-media-hanno-la-capacita-di-deformare.html' title='I media hanno la capacità di deformare il senso della vita'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-2778148838040909719</id><published>2009-11-14T18:49:00.003+01:00</published><updated>2009-11-14T18:56:25.133+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gelmini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforma scuola'/><title type='text'>La contestazione dell'Onda ed i professori sessantottini</title><content type='html'>&lt;strong&gt;La nostra posizione sulla scuola non cambia, quando è rivolta ai professori che appoggiano con complicità i manifestanti dell’Onda ad Alessandria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Luca Lavezzaro&lt;br /&gt;Mario Bocchio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni passati abbiamo più volte preso posizione in riguardo alle proteste contro la riforma Gelmini. Il nostro duro intervento comparso sui giornali locali, nei confronti degli insegnanti che appoggiano simili atti di inciviltà, basati sulla calunnia verso forze di polizia e dirigenti scolastici, verso ministri e pubblici amministratori crediamo, però, sia stato in qualche modo frainteso.&lt;br /&gt;Affermando che i professori di stampo sessantottino abbiano nel tempo creato una generazione di alunni inetti e violenti, siamo convinti di non dire un’eresia e di circoscrivere molto bene il “raggio d’azione” del nostro attacco.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Non crediamo assolutamente che tutti i professori sentano di essere ed appartenere a quei sessantottini che, a partire dal diciotto politico o dal sei politico, alle lauree di gruppo, fino ad arrivare alle promozioni miracolose nel campo della sanità, in particolare della psichiatria, dove semplici infermieri vennero promossi, senza troppi sforzi al ruolo di psicologi che, ovviamente, comportava un carico di responsabilità professionali e morali ben superiori, hanno rovinato numerosi settori della Repubblica Italiana di cui, purtroppo, ancora oggi tutti paghiamo le conseguenze.&lt;br /&gt;Non vogliamo pensare che ci siano persone che, per il solo fatto di aver vissuto il sessantotto o per aver insegnato in quegli anni, possano definirsi sessantottini con così tanta leggerezza.&lt;br /&gt;La scuola italiana, che con la riforma Gelmini-Tremonti si è cercato di elevare qualitativamente, crediamo non possa permettersi di annoverare tra le sue fila quei professori e quel personale Ata che, pubblicamente, su tutti i mezzi di informazione locale e nazionale, ha sostenuto l’Onda Anti riforma Gelmini.&lt;br /&gt;Il motivo della nostra affermazione, chiaramente, va ricercato nell’esempio positivo che i professori dovrebbero trasmettere ai giovani, agli studenti.&lt;br /&gt;Nei casi di calunnie, di occupazioni turbolente seguite da atti di inciviltà urbana, come l’imbrattamento dei muri delle scuole cittadine, alcune delle quali recentemente ristrutturate, coloro che non intervengono o non sono intervenuti pur essendone preposti per incarico professionale crediamo che non lo facciano o non lo abbiano fatto per motivi di sola tolleranza delle diversità ideologiche o di manifestazione del pensiero ma, bensì, che fiancheggino o abbiano fiancheggiato con complicità, visti gli interessi contrattuali in gioco, un movimento che di democratico ed edificante, dal punto di vista della crescita civica e morale, non ha nulla.&lt;br /&gt;I professori che, giustamente, si sono espressi in maniera critica verso le vigliacche calunnie anonime indirizzate al Preside dell’istituto “Saluzzo” Picchio, alla Polizia, ai Dirigenti Scolastici, con un atto di grande coscienza e professionalità, hanno assunto quella posizione pubblica che noi ci auspicavamo, in onore di tutta quella serie di regole e&lt;br /&gt;norme morali che, comunemente, rappresentano l’educazione civica.&lt;br /&gt;La critica di crescere ragazzi inetti ed incivili, ovviamente, non è da sollevare verso queste coscienze, maturate da anni ed anni di duro lavoro a contatto con gli studenti, verso questi professionisti che hanno cresciuto ed indirizzato verso il mondo di lavoro giovani, scalmanati e non, che da loro hanno tratto innumerevoli insegnamenti scolastici e di vita.&lt;br /&gt;La lezione che dobbiamo e, soprattutto, i manifestanti devono trarre da questi professori, alcuni dei quali, tra l’altro, abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente, è il senso della civiltà, il senso della dignità e l’educazione che va oltre all’orientamento politico, che va oltre l’intimo assenso o rifiuto riguardo all’impostazione voluta per la scuola dal Ministro Gelmini.&lt;br /&gt;Non tolleriamo, però, che si voglia utilizzare un nostro pensiero per renderlo banalmente l’emblema di quella che fu una delle cause degli anni di piombo, vera e propria guerra contro lo Stato, per sminuire i danni di quella rivoluzione sbagliata che fu il ’68, quella enorme diseducatività insita nell’imbrattare pubblici edifici, nello sperperare fondi pubblici che, quindi, appartengono alla collettività e non soltanto al movimento studentesco di protesta.&lt;br /&gt;Affermare che i professori compiano enormi sforzi per insegnare, per correggere i compiti in classe, per i ricevimenti dei genitori, per l’assistenza dei ragazzi cosiddetti difficili, corrisponde alla verità e la condividiamo pienamente.&lt;br /&gt;Ergere a difesa dei professori sessantottini l’inesistenza dei diciotto politici, del lassismo dei pubblici funzionari, dell’ inciviltà di certe squallide ed irritanti proteste, spendendo richiami alla carta di Oxford, al pensiero di Gaetano Martino, al fascismo, al becerismo, così come abbiamo avuto modo di desumere dalla lettera dell’amico Antonio, però, non ci pare possa corrispondere alla verità storica del nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-2778148838040909719?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/2778148838040909719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=2778148838040909719' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2778148838040909719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/2778148838040909719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2009/11/la-contestazione-dellonda-ed-i.html' title='La contestazione dell&apos;Onda ed i professori sessantottini'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-8202079575437371482</id><published>2009-10-28T10:06:00.005+01:00</published><updated>2009-10-28T10:19:33.570+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attività manageriali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='aiuti alle imprese'/><title type='text'>La ricerca tecnologica: dai bandi generici sui finanziamenti ad un sostegno della ricerca richiesta dalle Aziende da inserire nei futuri bandi</title><content type='html'>Partire dalle reali esigenze delle Imprese, progettare l’intervento di innovazione non al buio, ma soltanto dopo “aver acceso la luce” su ciò che davvero necessita alle aziende e ricercare i finanziamenti necessari. &lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Questa la filosofia che fa da sfondo al progetto “Tecnogate PMI”, presentato venerdì scorso all’API di Alessandria da parte degli Imprenditori che compongono la rete associativa di NordOvest Imprese e che ha subito raccolto l’interesse e l’adesione dei rappresentanti delle Istituzioni. &lt;br /&gt;“ Si è trattato di un evento completamente diverso dai soliti nei quali si discute di innovazione, perché è stata presentata una metodologia operativa di grande novità, una inversione di tendenza rispetto al percorso utilizzato fin qui da parte di Istituzioni ed Imprese - ha dichiarato il Presidente di NOI Roberto Roveta - Infatti, finora, si è sempre cercato, dopo l’emanazione di bandi nazionali o europei, di adattare le richieste di fondi ai temi esposti dai documenti stessi, con il risultato di ottenere una frantumazione a pioggia dei finanziamenti, con risultati non sempre efficaci. Con questo progetto si incomincia dall’azienda,entrandoci dentro e raccogliendone le reali esigenze, mettendo così fine al “teatrino” dei soliti informati su tutto, come abbiamo visto sempre verificarsi in questi anni". &lt;br /&gt;Dov’è, allora, la novità del progetto presentato dall’Associazione delle Piccole e medie Industrie? &lt;br /&gt;“In accordo tra l’Associazione e gli esponenti degli Atenei piemontesi e liguri verrà costituito un panel di 500 aziende, che saranno visitate dai funzionari tecnici delle varie sedi di NordOvest Imprese unitamente ad esponenti del mondo universitario per monitorare le loro esigenze in ambito dell’innovazione di prodotto o processo.- ha spiegato il Direttore generale di NOI Enrico Taverna - Le principali richieste verranno trasferite in un software realizzato specificatamente e saranno trasferite ai rappresentanti del Politecnico e dell’Università, ai vari consulenti tecnici ed economico/finanziari partner del progetto al fine di trovare le opportune soluzioni. Attraverso l’applicazione di un sistema certificato di valutazione sarà definita in maniera attendibile e chiara la situazione tecnologica delle imprese, dando modo alle Istituzioni competenti di verificare l’efficacia degli strumenti, anche economici, di supporto all’innovazione ed introdurre eventualmente nuove agevolazioni o correggere quelle esistenti. E’ la prima volta che, in maniera strutturata e con monitoraggio scientifico costante, si entra nelle aziende per raccoglierne le reali esigenze al fine di trasformarle in risposte mirate e concrete.” &lt;br /&gt;Il nuovo servizio, denominato “Tecnogate PMI”, opererà nell’ambito delle sinergie attivate da NordOvest Imprese nei confronti di partner istituzionali, quali il Politecnico, le Università piemontesi, liguri ed emiliane, gli Istituti Bancari, grandi Imprese eventualmente interessate e i Centri di Eccellenza nella Ricerca e nello Sviluppo. &lt;br /&gt;A questo proposito il responsabile della sede alessandrina del Politecnico di Torino, Guido Saracco, ha affermato che “ sarà intensa e continua la collaborazione con la Cittadella della Tecnologia e della Scienza di Alessandria. Questo progetto consentirà di sviluppare un lavoro congiunto nella definizione e attuazione di una nuova concezione del rapporto tra Aziende e Atenei.” &lt;br /&gt;L’obiettivo generale è infatti proprio quello di aiutare le imprese associate a sviluppare la cultura della ricerca e innovazione e sviluppare una collaborazione con il mondo accademico, dando la possibilità ai ricercatori di affinare le competenze pratiche sul campo e ai neo laureati di trovare una effettiva e rapida collocazione nel mondo del lavoro. &lt;br /&gt;“Esiste inoltre un aspetto qualificante del progetto che si rivolge espressamente alle aziende - ha concluso Taverna - Ci prefiggiamo infatti l’obiettivo di sviluppare, insieme con gli Atenei, un percorso finalizzato al raggiungimento del “rating tecnologico dell’impresa”, per attestare il grado di innovazione di una specifica impresa esistente al momento della verifica. Il rating, che certificherà il “tasso di futuro”, non verrà definito in modo artigianale, ma sarà una certificazione determinata sulla base di un protocollo elaborato dalla società TUV ThuringenItalia Srl, uno dei maggiori Enti certificatori esistenti al mondo. La valutazione di questo aspetto sarà utile per aiutare gli imprenditori ad ottenere sul mercato del credito un accesso privilegiato al finanziamento dei progetti di innovazione.” &lt;br /&gt;L’interesse all’iniziativa presentata nella sede API ad un folto pubblico composto dai rappresentanti delle Istituzioni, del mondo accademico e imprenditoriale si è fatto sentire immediatamente. &lt;br /&gt;Il Direttore delle Attività Produttive, Industria e Ricerca della Regione Piemonte, Giuseppe Benedetto si è dichiarato disponibile da subito ad incontrare i rappresentanti dell’Associazione insieme con l’Assessore Bairati ed a verificare le forme di finanziamento necessarie allo sviluppo del progetto. &lt;br /&gt;Il Presidente della Camera di Commercio di Alessandrina e Vicepresidente nazionale di Unioncamere Renato Viale ha elogiato l’iniziativa, affermando la disponibilità a sostenerla in ambito locale e a presentarla come esempio di reale novità al consiglio nazionale di Unioncamere. &lt;br /&gt;Oggi “Tecnogate PMI” verrà presentato da parte dei responsabili di NOI al Rettore ed a tutto il corpo accademico della Facoltà di Ingegneria di Genova, in un incontro fissato a Villa Cambiaso, sede dell’Ateneo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-8202079575437371482?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/8202079575437371482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=8202079575437371482' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8202079575437371482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/8202079575437371482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://manageriando.blogspot.com/2009/10/la-ricerca-tecnologica-dai-bandi.html' title='La ricerca tecnologica: dai bandi generici sui finanziamenti ad un sostegno della ricerca richiesta dalle Aziende da inserire nei futuri bandi'/><author><name>Grabov</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12599886981944775677</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-388645550728227247.post-7034326712105071088</id><published>2009-10-21T12:00:00.011+02:00</published><updated>2009-10-21T12:14:26.456+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dirigenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formazione manageriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi economica'/><title type='text'>La crisi colpisce anche tanti dirigenti</title><content type='html'>"Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie"Sergio Favero&lt;br /&gt;Credo che questa poesia ermetica di Ungaretti rappresenti molto bene la stagione dei dirigenti in questo momento di profonda crisi (l'autunno) quando basta un pò di vento e le foglie (i dirigenti) cadono.In tutti questi anni ho assistito molti colleghi sul piano contrattuale e legale e sovente mi sono chiesto perchè l'autunno ne avesse colti parecchi impreparati: eppure si trattava di dirigenti anche con mansioni apicali o comunque preposti a funzioni importantissime che comportavano elaborazione di strategie finanziarie, di pianificazione di attività aziendali.Colleghi esperti di marketing che hanno trovato nicchie di mercato per le loro aziende, a volte, non si sono accorti della voragine che si stava aprendo sotto i loro piedi.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente tanti (troppi!) colleghi pensano di essere indispensabili e insostituibili per l'azienda. Sono convinti che a loro non capiterà mai di essere chiamati per risolvere il rapporto di lavoro, perchè la loro valutazione professionale è eccellente, perchè sono competenti e professionalmente preparati. Qualcuno crede di avere anche rapporti di amicizia con l'imprenditoree, sicuramente, con il direttore del personale.L'autunno può avere molte sfumature di colore che vanno dal disinteresse degli azionisti verso l'attività produttiva per spostarsi verso l'aspetto finanziario, i figli ed i nipoti della proprietà che stanno per entrare o sono già entrati nell'azienda, le friziionature dei rapporti interni tra i soci che, a volte, comporta il doversi schierare da una parte o dall'altra. Come i colri dell'autunno che cambiano a seconda della luce o del punto di osservazione, anche la valutazione pprofessionale di un dirigente cambia nel tempo, proprio perchè sovente bisogna schierarsi proprio come abiamo detto prima. Si verificano poi in azienda piccole riorganizzazioni che comportano raggruppamenti diversi di funzioni su cui spesso non si riflette abbastanza.Anche alle prime nebbie di autunno non si presta attenzione: la riluttanza o il diniego a partecipare a fiere, viaggi all'estero, o peggio, l'affiancamento di parenti dell'imprenditore , la richiesta incessante di ridurre i costi si accompagna con l'ipotesi di affidare settori specifici a "consulenti" esterni, ecc.Non si coglie il vento, per esempio l'improvviso interesse dell'imprenditore o del direttore generale, per il possesso o meno dei requisiti pensionistici o sugli interessi personali che si potrebbero coltivare quando si starà a casa, il tutto mentre si prende il caffè alla macchinetta!Tutto questo spiega perchè in molti colleghi si riscontri un rifiuto psicologico ad accettare la comunicazione della direzione aziendale, perchè crollano tutte quelle certezze che costituiscono il quotidiano.L'aspetto economico è sicuramente fra le cose meno importanti mentre quello che spaventa è il futuro inimmaginabile senza un lavoro che ha permesso a molti di realizzarsi sia sul piano professionale sia su quello econommico sociale con lo status di dirigente. Il valore del lavoro è proprio questa autorealizzazione a cui si dedicano le migliori energie, molto tempo sottratto alle famiglie e rinunciando sovente alle vacanze. Sintomatica è la prima presa di contatto con l'associazione dei dirigenti: quasi non si presentano e si lanciano a capofitto nella descrizione particolareggiata delle proposte e scenari che, a volte, hanno già (purtroppo) discusso con l'azienda. Il telefonino continua a squillare, si danno ordini, perchè a loro dire, si tratta di problemi importantissimi per l'azienda, come se il problema della perdita del posto di lavoro non fosse altrettanto importante....A questo punto normalmente vengono invitati a presentarsi meglio: si accenna ad un brevissimo exrcursus professionale per riprendere la filastrocca interrotta. Si cerca di spiegare che solo un quadro dettagliato delle effettive esperienze professionali acquisite, dei periodi lavorativi ai fini dei contributi pensionistici, della situazione famigliare e del contesto sociale, permetterà di elaborare una strategia che enga conto di questi parametri. Finalmente è possiile fare un quadro completo del percorso da fare e della difficile e delicata situazione in cui occorre operare nel contesto del rapporto lavorativo ancora in essere.La conclusione si sta avvicinando, negli ulteriori contatti con l'associazione dirigenti il telefonino è spento e non disturba più la valutazione delle proposte aziendali che sovente sono degli odiiosi ricatti "o si firma subito o ti licenziamo.... ti consigliamo di accettare subito questi soldi perchè se la questione la prendono in mano "loro" non ti daranno niente". E' il solito giochetto del buono e del cattivo fatto tra la direzione di funzione e quella centrale.Non esiste però solo l'autunno e proprio per questo si è avuto il piacere di conoscere splendide figure di colleghi che, anticipando le decisioni aziendali, hanno saputo rimettersi in gioco e cogliere altre opportunità. Colleghi che hanno reagito molto bene alla momentanea battuta di arresto professionale trasformandola in un fatto positivo attraverso la ricollocazione.&lt;br /&gt;"Mi illumino di immenso"&lt;br /&gt;Anche questa volta la poesia di Ungaretti ci può aiutare a capire certi meccanismi.Il collega dirigente che si presenta alla sua associazione, dopo aver discusso e trattato con l'azienda la sua buonuscita, in quanto ha capito che non c'è più spazio per lui, esordisce di solito con ".. mi offrono tot....." oppure ".. mi pagano ancora un anno ...mi offrono anche della consulenza..". La ciliegina sulla torta è quasi sempre l'auto aziendale regalata. Proprio su alcuni semplici conteggi, distinguendo bene il costo aziendale da quanto proposto (lordo o netto?) con i riflessi contrattuali su TFR, FASI, ecc. il collega si illumina e sbotta "..ma mi vogliono fregare..". Cominciano le recriminazioni :"se avessi saputo di finire così, avrei fatto dei corsi che mi sarebbero stati utili adesso.... Ho ancora un centinaio di giorni di ferie da fare, se fosse adesso....li farei con la mia famiglia..."Si scopre, poi, dopo un esame sereno, il pozzo senza fondo della voce "indennità di trasferta" mai erogata per anni, le ferie non godute azzerate ogni anno, per cuui, in caso di impugnativa del licenziamento si evita il ricorso al Collegio Arbitrale perchè competente sugli aspetti dell'applicazione del contratto.Alcune considerazioni: le aziende sanno molto bene le date in cui effettuare licenziamenti: la vigilia delle festività natalizie o del periodo di chiusura per ferie e questo aggiunge al trauma del licenziamento risvolti famigliari non indifferenti. Ma lo shock più grande rimane quello di capire che il lavoro fatto fino ad ieri sembra che non serva più, perchè sarà diviso come uno spezzatino tra i collaboratori o assunto in parte direttamente dal direttore generale per rendere più credibile la motivazione del risparmio dei costi.Alcuni colleghi dirigenti si accorgono, poi, che tutti gli amici in azienda o fuori, da cui era certo che avrebbero avuto un aiuto nella ricerca di una nuova sistemazione, adagio adagio spariscono o non si fanno più trovare al telefono.Si torna allora all'associazione dirigenti per farsi spiegare meglio le convenzioni con le società di outplacement; ovviamente questa volta non c'è bisogno di spegnere il telefonino, tanto non suona più.Alla conclusione di questa vertenza e ricerca, alcuni dirigenti si rivolgono con parole di ringraziamento all'associazione dei dirigenti, la Federmanager, ed in questi casi è proprio chi li ha aiutati ad "illuminarsi di immenso", perchè hanno capito la strada fatta insieme in un difficile percorso condividendo ansie, difficoltà e frustrazioni, ma anche, poi, il senso di libertà conseguente alla definizione della cosa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/388645550728227247-7034326712105071088?l=manageriando.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://manageriando.blogspot.com/feeds/7034326712105071088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=388645550728227247&amp;postID=7034326712105071088' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227247/posts/default/7034326712105071088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/388645550728227
